#2184 TAR Sardegna, Cagliari, Sez. I, 21 maggio 2014, n. 379

Diniego nulla osta trasferimento da università straniera-Legittimità test preselettivo

Data Documento: 2014-05-21
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Ai sensi dell’art. 21 octies, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, la mancata comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento delle istanza di trasferimento studenti non comporta l’annullamento del provvedimento finale di diniego di nulla osta, trattandosi di attività amministrativa vincolata (cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. VI, 22 novembre 2013, n. 5561).
Dall’esame degli artt. 1, lett. a), e 4, della legge 2 agosto 1999, n. 264, non emerge in alcun modo che l’obbligo di sostenere il test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso operi limitatamente al primo anno di corso, dovendosi, invece, ritenere-stante l’inequivoco disposto normativo- che detto obbligo sussista anche nel caso di domanda di accesso dall’esterno ad anni di corso successivi al primo.

Contenuto sentenza
N. 00379/2014 REG.PROV.COLL.
N. 00258/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 258 del 2013, proposto da: 
Marco Cannella, rappresentato e difeso dagli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia e Gianfranco Carboni, con domicilio eletto presso l’avv. Gianfranco Carboni in Cagliari, via Bruscu Onnis n. 6; 
contro
l’Università degli Studi di Cagliari, in persona del Rettore pro tempore;
il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Cagliari, via Dante n. 23; 
per l'annullamento
- del bando con cui sono stati decretati i posti disponibili per l'a.a. 2012/2013 per i trasferimenti da altri atenei e del bando approvato con decreto rettorale 686 del 6.7.2012;
- della graduatoria nella parte in cui non prevede l'ammissione del ricorrente al corso di laurea prescelto;
- del provvedimento di diniego, n. 7314 del 28.3.2013, emesso dall'Università degli Studi di Cagliari;
- del non accoglimento della domanda di trasferimento prot. 18393/02 del 10.9.2012, nonché del diniego al trasferimento di cui provvedimento prot. 5019 del 27.02.2013;
e per l’accertamento
del diritto del ricorrente ad ottenere l’iscrizione al II anno del corso di laurea di cui alla domanda di trasferimento;
del diritto al risarcimento dei danni subiti per effetto del diniego.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Università degli Studi di Cagliari e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 ottobre 2013 il dott. Giorgio Manca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. – Il ricorrente, iscritto al secondo anno del corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana (Albania), in data 30 luglio 2012 ha presentato domanda di trasferimento e iscrizione al 2° anno del corso di laurea magistrale in “Odontoiatria e Protesi Dentaria” dell’Università degli Studi di Cagliari, per l’anno accademico 2012/2013. Con nota del 16 ottobre 2012, prot. n. 21769, l’Università comunicava al ricorrente che nei corsi a numero programmato, come quello oggetto dell’istanza, gli studenti provenienti da Università straniere possono essere ammessi soltanto dopo che gli stessi abbiano superato la prova di ammissione e vi sia disponibilità di posti per l’anno di interesse.
Il 24 gennaio 2013 il ricorrente presentava una seconda domanda, asseritamente motivata dalla necessità di emendare l’errata indicazione dell’Università straniera di provenienza, contenuto nella prima. Con nota del 27 febbraio 2013, prot. n. 5019, l’Università rilevava la tardività della seconda domanda, sul presupposto che, a norma del “Manifesto Generale degli Studi per l’A.A. 2012/2013” le domande di iscrizione agli anni successivi al primo dovevano essere presentate entro il 31 dicembre 2012. Rilevava, peraltro, che la domanda non poteva essere accolta anche perché il ricorrente risultava iscritto, nell’A.A. 2011/2012, contemporaneamente all’Università “Vasile Goldis” (Arad, Romania) e all’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana; e nell’A.A. 2010/2011, sia presso l’università di Cagliari, sia presso l’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana.
2. - Con ricorso avviato alla notifica il 2 aprile 2013 e depositato il successivo 8 aprile, il sig. Marco Cannella chiede l’annullamento dei dinieghi sopra richiamati, nonchè degli altri provvedimenti meglio indicati in epigrafe, deducendo cinque articolati motivi.
3. - Si è costituita in giudizio l’Università degli Studi di Cagliari, chiedendo in via preliminare che il ricorso sia dichiarato irricevibile per tardività, in relazione al primo provvedimento di diniego; e comunque inammissibile o infondato.
4. - All’udienza pubblica del 23 ottobre 2013, la causa è stata trattenuta in decisione.
5. – Si può prescindere dall’esame delle questioni pregiudiziali di rito sollevate dalla difesa erariale, stante l’infondatezza del ricorso in esame.
6. - Con il primo motivo, il ricorrente si duole della violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241/1990.
6.1. – Il motivo non è fondato, per le condivisibili ragioni enunciate dal Consiglio di Stato in diverse occasioni (cfr. da ultimo Cons. St., sez. VI, 22 novembre 2013, n. 5561), ponendo in evidenza come, nella fattispecie, si tratti di attività amministrativa vincolata; nel cui ambito, ai sensi dell’art. 21-octies, comma 2, l. n. 241 del 1990, la mancata comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento delle istanze di trasferimento in esame, non comporta l’annullamento del provvedimento finale impugnato.
7. – I restanti motivi del ricorso possono essere esaminati congiuntamente, considerato che – anche se sotto diversi profili – si incentrano sulla fondamentale questione della necessità, o non, del superamento della prova selettiva per l’accesso ai corsi di laurea a numero programmato, ai sensi della legge 2 agosto 1999, n. 264, anche per chi, come il ricorrente, intenda iscriversi ad anni successivo al primo; ovvero, abbia superato una prova di ammissione a corsi di insegnamento superiore, universitario, in altro Stato membro dell’Unione Europea.
7.1. - Con il secondo motivo, il ricorrente sostiene che il diniego al trasferimento sarebbe illegittimo per manifesta ingiustizia, illogicità, violazione degli artt. 34 e 97 della Costituzione, violazione articoli 2 e 14 del protocollo addizionale alla convenzione (senza ulteriori indicazioni: cfr. pag. 10 del ricorso), poiché il sistema di accesso in Albania sarebbe del tutto analogo a quello italiano, anche perchè i programmi sarebbero stati predisposti dal Ministero dell’Istruzione italiano e la prova preselettiva sarebbe uguale a quella prevista presso l’Università Tor Vergata di Roma.
7.2. - Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 34 e 97 della Costituzione, eccesso di potere per irragionevolezza e difetto di motivazione, violazione della legga 2 agosto 1999, n. 264, in quanto il provvedimento di diniego sarebbe generico e non preciserebbe la disponibilità effettiva dei posti liberi nell’Ateneo cagliaritano; e comprimerebbe illegittimamente il diritto costituzionale allo studio.
7.3. - Con il quarto motivo, il ricorrente deduce la violazione dell’art. 2 della legge 11 luglio 2002, n. 148, (Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno), che impone alle Università di esaminare i trasferimenti valutando previamente i programmi di studio svolti all’estero; nonché dell’art. 31 del d.lgs. 9 novembre 2007, n. 206, e degli articoli 3, 14, 17-21, in relazione all’art. 165 del Trattato CE (rectius: T.F.U.E.), posto che imporre di superare un nuovo test di ingresso sarebbe illogico sia per il fatto che il ricorrente ha superato analogo test per l’iscrizione all’Università straniera, sia perché quando vi siano posti disponibili negli anni successivi al primo l’accoglimento delle istanze di trasferimento non inciderebbe sulla programmazione nazionale.
7.4. - Con il quinto motivo, il ricorrente deduce la violazione degli articoli 10 e 12 del regio decreto n. 1269/1938, del D.M. 22 ottobre 2004, n. 270, della legge n. 264/1999.
8. – I motivi sopra riassunti sono infondati.
8.1. - In primo luogo, deve rilevarsi che dall’esame dell’art. 1, lett. a), e dell’art. 4, della l. n. 264/1999 non emerge in alcun modo che l’obbligo di sostenere il test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso operi limitatamente al primo anno di corso, dovendosi, invece, ritenere – stante l’inequivoco disposto normativo – che detto obbligo sussista anche nel caso di domanda di accesso dall’esterno ad anni di corso successivi al primo. In questo senso deve essere inteso l’art. 4, comma 1, cit., il quale, nel prevedere che “l’ammissione ai corsi di cui agli articoli 1 e 2 è disposta dagli atenei previo superamento di apposite prove”, non fa alcuna distinzione fra l'accesso al primo anno di corso e l’ammissione agli anni di corso successivi (in senso conforme si veda la giurisprudenza costante del Consiglio di Stato: di recente sez. VI, 22 novembre 2013, n° 5561).
8.2. - In secondo luogo, sono manifestamente infondati anche i dubbi di compatibilità della disciplina di diritto interno con le norme del diritto europeo, primario o derivato, considerato che la Corte di Giustizia UE (cfr., ex multis, Grande Sezione, 23 ottobre 2007, nelle cause riunite C-11/06 e C-12/06, Morgan e Bucher, punto 24; 13 aprile 2010, in causa C-73/08, Bressol, punti 28 e 29) ha costantemente affermato che la materia del diritto all’istruzione e del diritto all’insegnamento è riservata ai singoli stati membri, ai sensi dell’art. 165 del TFUE (già art. 149 del Trattato CE); anche l’ulteriore principio fissato dalla giurisprudenza europea, ossia che tale competenza deve essere esercitata nel rispetto del diritto comunitario e in particolare delle disposizioni del Trattato relative alla libertà di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri quale conferita dall’art. 18, n. 1, del Trattato CE (ora art. 20 del TFUE), non è compromesso nella fattispecie, poiché la previsione o l’obbligo di superare una prova preliminare per accedere a determinati corsi di laurea non ha un contenuto discriminatorio (si applica indistintamente ai cittadini italiani e ai cittadini degli altri stati membri) e non preclude la libertà di circolazione.
8.3. - Anche la Corte costituzionale, con sentenza 27 novembre 1998, n. 383 ha chiarito come l’ammissione ai corsi universitari sia rimessa alla disciplina legislativa, che deve assicurare ai soggetti capaci e meritevoli il raggiungimento dei livelli più alti dell’istruzione, ma in conformità ai successivi articoli 33 e 34 della Cost., i quali non escludono che il percorso formativo possa essere condizionato anche dalle risorse umane e dalle strutture organizzative degli atenei, oltre che dal "fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo" (come previsto dall’art. 3, comma 1, lett. a), della legge n. 264 del 1999, da riferire all’intero ambito comunitario: cfr. Cons. Stato, VI,, 3 settembre 2013, n. 4396).
8.4. - Ne deriva come conseguenza che nessun rilievo assume la circostanza che, con riferimento ai corsi di laurea presso cui intende trasferirsi il ricorrente, sussistano posti disponibili per iscrizioni ad anni successivi al primo; e ciò, appunto, per l’assorbente ragione che la partecipazione e il superamento del test di ammissione costituisce un requisito necessario sia per l’iscrizione al primo anno di corso che per l’iscrizione agli altri anni di corso.
8.5. – Infine, per quanto concerne la censura relativa alla violazione della legge 11 luglio 2002, n. 148 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea fatta a Lisbona l'11 aprile 1997 e norme di adeguamento dell'ordinamento), deve osservarsi che l’art. 2 della legge cit., nell’attribuire alle Università la «competenza per il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all'estero e dei titoli di studio stranieri, ai fini dell'accesso all'istruzione superiore, del proseguimento degli studi universitari e del conseguimento dei titoli universitari italiani», indica come parametro di valutazione dei percorsi di studio svolti all’estero la «conformità ai rispettivi ordinamenti»; formula ampia, il cui significato appare idoneo a ricomprendere il riferimento sia alle norme espressione dell’autonomia universitaria, sia alle norme dell’ordinamento generale, tra le quali quelle che disciplinano l’accesso programmato ai corsi di laurea ai sensi della legge n. 264/1999. La necessità del superamento di una prova selettiva di ammissione, conseguentemente, assorbe e rende inapplicabile, nelle facoltà in cui è contemplata, la valutazione e il riconoscimento dei periodi di studio all’estero.
9. – Il ricorso, in conclusione, deve essere integralmente rigettato.
10. - Tenuto conto di ogni circostanza connotante la presente controversia, si ravvisano sufficienti ragioni per compensare tra le parti le spese del giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Compensa tra le parti le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 29 gennaio 2014, a scioglimento della riserva formulata alla camera di consiglio del 23 ottobre 2013, con l'intervento dei magistrati:
Caro Lucrezio Monticelli, Presidente
Giorgio Manca, Consigliere, Estensore
Gianluca Rovelli, Primo Referendario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 21/05/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)