Università: nessun rimborso delle spese legali al dipendente pubblico che non alleghi la fattura attestante l’avvenuto pagamento degli onorari del difensore


Con la sentenza del 13 marzo 2017, n. 1154, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha stabilito che la ratio della normativa di cui all’art. 18, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni in legge 23 maggio 1997, n. 135, e art. 10-bis, comma 10, del decreto-legge 30 settembre 2005 n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248 – la quale declina e traduce un principio generale dell’ordinamento, quale il divieto di locupletatio cum aliena iactura (così Consiglio di Stato, Comm. Spec., 6 maggio 1996, n. 4) – è quella di tenere indenne i soggetti che abbiano agito in nome e per conto, ed anche nell’interesse, dell’amministrazione di appartenenza, sollevando i funzionari pubblici dal timore di eventuali conseguenze giudiziarie connesse all’espletamento delle loro attività istituzionali (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 7 marzo 2005, n. 913). Tuttavia, Il rimborso può essere chiesto in presenza delle seguenti condizioni normativamente previste: 1) l’esistenza di una connessione dei fatti e degli atti oggetto del giudizio con l’espletamento del servizio e l’assolvimento degli obblighi istituzionali; 2) l’esistenza di una sentenza definitiva che abbia escluso la responsabilità del dipendente; 3) una valutazione di congruità da effettuarsi da parte dell’Avvocatura dello Stato. Di conseguenza, ai fini dell’accertamento del diritto al rimborso delle spese di lite avanzata da un docente universitario, appartenente al personale in regime di diritto pubblico, il cui rapporto di impiego e le connesse pretese patrimoniali sono devolute alla giurisdizione esclusiva del g.a. (in ragione della deroga alla giurisdizione ordinaria sancita dall’art. 63 del decreto legislativo n. 165 del 2001), è necessario provare di aver effettivamente sopportato l’onere economico di cui si chiede il ristoro. Laddove, infatti, la domanda di rimborso non sia stata corredata dalle fatture attestanti l’avvenuto pagamento degli onorari al difensore (bensì soltanto da meri “progetti di liquidazione” redatti dallo stesso difensore), l’amministrazione non può che astenersi da ogni iniziativa di pagamento.

Leggi il testo completo: Consiglio di Stato, Sez. VI, 13 marzo 2017, n. 1154