Sull’interpretazione della locuzione “qualificati istituti di ricerca internazionale” relativa alla disciplina della chiamata diretta degli studiosi di chiara fama


Con sentenza 22 aprile 2021, n. 4739, il TAR Lazio, Roma, Sez. III, ha chiarito il significato della locuzione “qualificati istituti di ricerca internazionali” relativo alla disciplina della chiamata diretta dei studiosi per chiara fama, prevista dall’art. 1, comma 9 della legge n. 230/2005 e dal D.M. 25 luglio 1997. Decreto, quest’ultimo, che, al comma 1 del suo articolo unico, specifica che la chiamata diretta di studiosi, italiani o stranieri, di chiara fama, richiede che tali soggetti siano “in possesso di uno dei seguenti requisiti: occupino, da almeno un triennio, analoga posizione in università straniere; siano stati insigniti di altri riconoscimenti scientifici in ambito internazionale; abbiano ricoperto per almeno un triennio incarichi direttivi in qualificati istituti di ricerca internazionali”

Nel caso in esame, il Ministero aveva dichiarato inammissibile la proposta di chiamata diretta dell’Ateneo ritenendo che, in riferimento agli studiosi in esame che avevano svolto gli incarichi direttivi presso l’Istituto nazionale Spallanzani, mancasse tale ultimo requisito, in quanto l’aggettivo internazionale – presente nella locuzione “qualificati istituti di ricerca internazionali” – deve essere interpretata restrittivamente, specie a seguito del sistema di reclutamento delineato dalla legge n. 240/2010.

Il giudice amministrativo, tuttavia, ha annullato i provvedimenti ministeriali, chiarendo che l’aggettivo internazionale non delineerebbe il carattere straniero o sovranazionale dell’Istituto, quanto il semplice rilievo internazionale della struttura, con la conseguenza che ricomprenderebbe, nell’alveo della norma, anche gli istituti di ricerca nazionali come appunto l’Istituto Spallanzani, annoverato tra gli istituti di livello internazionale per l’assoluta eccellenza delle ricerche svolte e per la fitta rete di rapporti internazionali tenuti. Infatti, “il primo alinea dell’art. 1 D.M. 25 luglio 1997 riguarda studiosi, italiani o stranieri, che occupino, da almeno un triennio, analoga posizione in università straniere; se il terzo alinea, cioè quello in discussione, fosse interpretato nel senso auspicato dal Ministero, costituirebbe un’inutile duplicazione del primo alinea, mentre, invece, il fatto che si faccia riferimento ad istituti di ricerca internazionali evidenzia come si voglia poter attingere da realtà scientifiche di alta qualificazione non aventi natura universitaria. Se questa è la ragione per cui le due ipotesi sono differenziate, internazionale non può essere equivalente a straniero, poiché la norma, quando ha voluto riferirsi alla nazionalità estera, lo ha precisato come nel primo alinea“.

Leggi il testo completo: TAR Lazio, Roma, Sez. III, 22 aprile 2021, n. 4739