Sul risarcimento del danno per effetto dell’illegittima revoca di una convenzione tra due Atenei


Con sentenza del 30 agosto 2021, n. 6111, il Consiglio di Stato, Sez. VI, riformando la sentenza di primo grado, ha riconosciuto il risarcimento del danno per effetto dell’illegittima revoca di una convenzione tra due Atenei.

Nel caso di specie, infatti, due Università avevano concluso convenzioni quinquennali per ovviare alla scarsità di docenti in uno specifico settore scientifico, prevedendo uno scambio fra docenti. A seguito della revoca unilaterale e anticipata di uno dei due Atenei, ritenuta giurisdizionalmente illegittima in altro giudizio presupposto, un docente aveva chiesto la condanna dell’Ateneo al risarcimento dei danni subiti (per effetto dell’illegittima revoca della convenzione) a seguito della impossibilità di proseguire nell’insegnamento nell’Università di destinazione per la durata residua della convenzione (danni commisurati agli esborsi settimanalmente sostenuti dal ricorrente per recarsi nell’Università di partenza, mancati introiti per fondi di ricerca ecc.).

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso, ritenendo che il docente “era titolare di una situazione giuridica soggettiva qualificabile in termini di interesse legittimo oppositivo, essendo interessato […] alla conservazione dell’utilità riconosciuta dall’atto convenzionale, tale da legittimare la sua opposizione ad eventuali provvedimenti di autotutela adottabili dalle parti pubbliche firmatarie. Una revoca della disciplina convenzionale avrebbe infatti imposto un anticipato rientro del docente presso l’Ateneo di appartenenza, con conseguente lesione dell’affidamento individuale a proseguire l’attività didattica e di ricerca presso l’Università ricevente, fino al termine naturale della relativa convenzione” […] A fronte di un interesse legittimo oppositivo, l’invalidità dell’atto lesivo e la lesione dell’interesse privato alla conservazione dell’utilità negata dall’organo procedente sono, dunque, sufficienti per riscontrare sul piano oggettivo una responsabilità civile dell’Amministrazione procedente“. Allo stesso tempo, per il Consiglio di Stato, sussiste anche una condotta colposa dell’amministrazione universitaria, dato che “la violazione riscontrata nel giudicato di annullamento formatosi tra le parti concerneva […] disposizioni dal chiaro contenuto precettivo, riguardanti la comunicazione di avvio del procedimento e l’adeguata motivazione della scelta amministrativa“, applicando a tal fine l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui “il riscontrato illegittimo esercizio della funzione amministrativa non integra di per sé la colpa dell’Amministrazione, dovendo anche accertarsi se l’adozione o la mancata o ritardata adozione del provvedimento amministrativo […] si sia verificata in un contesto di fatto ed in un quadro di riferimento normativo tale da palesare la negligenza e l’imperizia degli uffici o degli organi dell’amministrazione ovvero se per converso la predetta violazione sia ascrivibile all’ipotesi dell’errore scusabile, per la ricorrenza di contrasti giurisprudenziali, per l’incertezza del quadro normativo o per la complessità della situazione di fatto” (cfr. Cons. Stato V, 9 ottobre 2013, n. 4968; VI, 14 novembre 2014, n. 5600).

Leggi la sentenza: Cons. Stato, Sez. VI, 30 agosto 2021, n. 6111