Rinnovazione della procedura concorsuale di chiamata per professori di seconda fascia, tra cessazione della materia del contendere e improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.


Con sentenza n. 6824 del 11 ottobre 2021, la Sezione VI del Consiglio di Stato, nel decidere una controversia scaturita dall’impugnazione degli atti di una procedura di chiamata di due professori di seconda fascia, ha avuto modo di pronunciarsi in punto di distinzione tra cessazione della materia del contendere e sopravvenuta carenza d’interesse.

Più in particolare, dopo l’appello dell’Amministrazione universitaria, il Giudice di seconde cure è stato chiamato a decidere se la sopravvenuta nomina del ricorrente quale professore associato determini l’improcedibilità del ricorso di primo grado per sopravvenuta carenza di interesse, la cessazione della materia del contendere, ovvero il mero accertamento dell’illegittimità degli atti impugnati a fini risarcitori.

Il Consiglio di Stato ha quindi rammentato che la cessazione della materia del contendere postula la realizzazione piena dell’interesse sostanziale sotteso alla proposizione dell’azione giudiziaria, permettendo al ricorrente in primo grado di ottenere il bene della vita agognato, sì da rendere inutile la prosecuzione del processo, mentre l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse risulta riscontrabile qualora sopravvenga un assetto di interesse ostativo alla realizzazione dell’interesse sostanziale sotteso al ricorso, anche in tale caso rendendo inutile la prosecuzione del giudizio – anziché per l’ottenimento – per l’impossibilità sopravvenuta del conseguimento del bene della vita ambito dal ricorrente.

Quanto alla previsione di cui al terzo comma dell’art. 34 c.p.a., il giudicante ha ritenuto che la stessa deve essere interpretata nel senso che l’unico interesse deducibile per evitare l’adozione di una sentenza che dichiari la sopravvenuta carenza di interesse sarebbe quello di natura risarcitoria.

La possibilità che sia sufficiente un mero “interesse morale”, secondo il giudicante, sarebbe tuttavia condizionata alla circostanza che tale interesse venga dedotto per dimostrare la sussistenza dei presupposti per la proposizione di una, anche successiva, azione risarcitoria per danno non patrimoniale nella forma del danno morale ovvero di un danno anche di natura diversa correlato alla tipologia di diritto della persona che viene in rilievo

In definitiva, secondo la lettura offerta dal Giudice di secondo grado, sarebbero individuabili tre evenienze che si possono realizzare nel corso del processo: a) “causa” che rende impossibile la realizzazione del bene della vita originariamente preteso, con improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse; b) “causa” che realizza pienamente l’interesse al bene della vita, con cessazione della materia del contendere; c) “causa” che, pur privando la parte dell’interesse all’adozione di una sentenza costitutiva di annullamento degli atti, impone l’adozione di una sentenza di accertamento della illegittimità degli atti ai soli fini risarcitori.

Posto che la dichiarazione di cessazione della materia del contendere presuppone – per riconoscimento della stessa amministrazione, nel caso di specie – l’illegittimità dei provvedimenti impugnati e il riconoscimento della spettanza del bene della vita, è immanente al sistema che la parte possa proporre un’azione risarcitoria sul presupposto dell’esistenza dell’elemento oggettivo costituito dalla condotta illegale, senza necessità di evocare il citato art. 34, comma 3.

Nel caso in esame, però, la proposizione di tale azione è preclusa per essersi formato un giudicato interno in ordine alla domanda di risarcimento dei danni. Il primo giudice, infatti, si è espressamente pronunciato con un capo autonomo della sentenza, ritenendo infondata la domanda di risarcimento del danno proposta, mentre la parte resistente non ha proposto appello incidentale, non potendo pertanto entrare nel giudizio né in altri eventuali successivi un’azione finalizzata ad ottenere i danni, patrimoniali o non patrimoniali.

Il testo completo della sentenza qui.