Riedizione del giudizio di conferma per ricercatori universitari a tempo indeterminato: il TAR Lazio si pronuncia sui termini della procedura di cui all’art. 31 d.P.R. 382/1980.


Con sentenza n. 8176 del 15 luglio 2021, la sez. III del TAR Lazio ha avuto modo di pronunciarsi sulla scansione temporale definita dall’art. 31, comma 3, D.P.R. 382/1980.
Secondo il giudice laziale, tale norma impone una precisa cadenza per determinare i momenti in cui deve essere compiuto il giudizio di conferma che, in caso positivo, stabilizza il ricercatore con un contratto a tempo indeterminato (ai sensi della normativa precedente la Legge Gelmini).

Secondo il giudicante, benché sa evidente che la comunicazione dell’esito del giudizio dovrebbe avvenire in un tempo il più prossimo alla scadenza del triennio indicato dall’art. 31 DPR 382/1980, ciò non significa che la decorrenza dell’eventuale ulteriore biennio da valutare in caso di primo giudizio negativo possa decorrere dalla comunicazione della prima valutazione.
Il ricorrente, invece, avrebbe equivocato sulla ratio del secondo termine, che non è offerto perché il ricercatore da stabilizzare possa prendere conoscenza della ragioni per cui non è stato ritenuto idoneo e correggere il tiro. Il ricercatore, infatti, secondo il TAR, deve compiere la sua attività secondo quanto  richiesto nello specifico settore di impiego e anche dopo il primo giudizio negativo deve svolgere il suo compito in base a ciò che ritiene più appropriato. Sarà poi la Commissione che valuterà la bontà del suo operato ed esprimerà il proprio giudizio relativo.

Viceversa, se si accedesse all’interpretazione del ricorrente (secondo cui un’interpretazione letterale della norma porterebbe a concludere che il biennio per la ripetizione del giudizio di conferma decorre dal primo giudizio sfavorevole), i tempi di effettuazione del secondo giudizio dipenderebbero dalla più o meno tempestiva comunicazione del primo giudizio negativo, mentre la legge intende che il periodo complessivamente da valutare sia predeterminato.

Testo completo della sentenza, qui.