Ricercatore confermato-Restituzione delle somme percepite per attività libero-professionale non autorizzata ai sensi dell’art. 53 del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165


Con la sentenza del 24 gennaio 2018, n.200, il TAR Lombardia, Milano, Sez. III, ha ricordato come le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si siano già espresse in materia di compensi non autorizzati dalla P.A. (ordinanza n. 19072 del 2016) affermando, con riferimento ad una controversia involgente un rapporto di lavoro c.d. contrattualizzato (con i conseguenti riflessi in punto di giurisdizione) ed i cui principi possono essere applicati  anche ad una  domanda di annullamento riguardante un’ipotesi di pubblico impiego non contrattualizzato (le cui controversie sono notoriamente attratte alla giurisdizione del Giudice amministrativo), che “la controversia avente ad oggetto la domanda della P.A. rivolta ad ottenere dal proprio dipendente il versamento dei corrispettivi percepiti nello svolgimento di un incarico non autorizzato appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, atteso che l’amministrazione creditrice ha titolo per richiedere l’adempimento dell’obbligazione senza doversi rivolgere alla Procura della Corte dei conti, la quale sarà notiziata soltanto ove possa prospettarsi l’esistenza di danni” . D’altronde, in linea con quanto affermato dalla Suprema Corte, “se l’ipotesi di responsabilità erariale fosse attivata dal mero inadempimento dell’obbligo di denuncia di percezione di compensi da terzi, a prescindere dunque dal danno che dall’inadempimento potrebbe derivare, sarebbe dubbio perfino che l’amministrazione possa richiedere il versamento dei compensi, ossia l’adempimento della obbligazione, prescindendo dall’interessarne la Procura della Corte dei conti; ma, soprattutto, non sarebbe dubbio che il debitore non avrebbe alcuna tutela giurisdizionale, dato che non potrebbe adire, egli, la Corte dei Conti, presso la quale il processo (di responsabilità erariale) inizia esclusivamente ad istanza della Procura: se ne dovrebbe concludere che il dipendente, debitore del versamento dei compensi, può rivolgersi soltanto al giudice delle controversie relative al suo rapporto di lavoro” (Cass. n. 19072 del 2016, cit.). Il giudice di prime cure ha, inoltre, fornito un’interpretazione dell’art. 53, comma 7, d.lgs. 7 agosto 2001, n. 165, precisando che, ai sensi di detto articolo, deve ritenersi che il soggetto obbligato a riversare i compensi, qualora gli stessi siano stati percepiti, sia il percettore degli stessi e che detto obbligo possa far capo al soggetto erogante solo nell’ ipotesi in cui detti compensi non siano stati ancora pagati al lavoratore autore di prestazione non autorizzata (in termini, da ultimo, anche Corte dei Conti, Liguria, n. 83 del 2015). In tal senso è del tutto irrilevante che organi dell’Amministrazione abbiano, in ipotesi, conosciuto aliunde lo svolgimento degli incarichi non autorizzati, sul rilievo che il presupposto per il recupero delle somme (ed anche per l’adozione dei relativi provvedimenti disciplinari) è unicamente l’assenza di formale autorizzazione per le fattispecie in cui la stessa è prevista.