La Corte di Giustizia esclude l’incompatibilità con il diritto europeo della disciplina nazionale relativa all’assunzione dei ricercatori


Con sentenza del 3 giugno 2021, in riferimento alla causa C-326/19, E.B. contro Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca– MIUR e altri Corte di giustizia UE, sez. VII, ha chiarito che la disciplina nazionale sull’assunzione dei ricercatori non è incompatibile con il diritto europeo.

Infatti, chiamato a pronunciarsi in via pregiudiziale dal TAR Lazio, il Giudice europeo ha stabilito che la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa non osta a una normativa nazionale in forza della quale è prevista, per quanto riguarda l’assunzione dei ricercatori universitari, la stipulazione di un contratto a tempo determinato per un periodo di tre anni, con una sola possibilità di proroga per un periodo massimo di due anni, subordinando, da un lato, la stipulazione di tali contratti alla condizione che siano disponibili  risorse «per la programmazione, al fine di svolgere attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti», e, dall’altro, la proroga di tali contratti alla «positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte», senza che sia necessario che tale normativa stabilisca i criteri oggettivi e trasparenti che consentano di verificare se la stipulazione e il rinnovo di tali contratti rispondano effettivamente a un’esigenza reale, se essi siano idonei a conseguire l’obiettivo perseguito e siano necessari a tal fine.

Leggi il testo completo: Corte di giustizia UE, sez. VII, sentenza 3 giugno 2021, C-326/19, E.B. contro Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca– MIUR e altri