La Corte dei Conti si pronuncia in tema di attività extralavorative non autorizzate o non autorizzabili da parte di pubblici dipendenti


Con sentenza del 3 febbraio 2020, n. 11, la Corte dei Conti, Sez. Giur. Regione Lombardia, ha sancito che, in tema di violazione dell’art.53, co.6-7bis, del d.lgs. n.165 del 2001, a seguito dell’espletamento di attività extralavorative non autorizzate o non autorizzabili da parte di pubblici dipendenti, il criterio guida deve basarsi su un dato fattuale basilare e due indici sintomatici:
a)            il dato fattuale basilare è dato della frequenza temporale dell’attività consulenziale svolta con continuità, assiduità e sistematicità nell’anno solare e/o in più anni, tale da diventare abituale e dunque “professionale”, ovvero un ulteriore “lavoro stabile”, talvolta addirittura primario, ancorchè autonomo; questa interpretazione è confermata dall’art. 2, comma 6, legge 31 dicembre 2012, n. 247, che riserva a chi sia iscritto nell’albo professionale degli avvocati solo le consulenze legali svolte in modo “continuativo, sistematico, ed organizzato”, dunque solo le consulenze svolte “professionalmente”;
b)            l’indice sintomatico  reddituale dell’importo della attività svolta, se da attività extralavorative si consegue un reddito superiore a quello derivante dall’impiego pubblico da professore (elemento indicativo, anche se atomisticamente non fondante in via esclusiva, potendosi svolgere anche una sola consulenza spot annua, ma di importo rilevantissimo, correlato alla rilevante qualificazione del professore e alla complessità del parere o della consulenza). Assolutamente irrilevante è invece il parametro dell’applicazione della c.d. gestione separata INPS di cui all’art. 2, comma 26 della legge 8 agosto 1995, n. 335 (superando i 5.000 euro annui), che nulla dimostra in merito all’assiduità o alla prevalenza della libera professione sull’attività didattica a tempo pieno, posto che trattasi di norma sul trattamento previdenziale il cui tetto può essere superato anche con una sola prestazione occasionale annua (in termini C.conti, Sez.Emilia Romagna n.292/2018);
c)            l’indice sintomatico della apertura di partita IVA (elemento meramente indicativo, anche se in sé non fondante in via esclusiva, potendosi aprire partita IVA per attività occasionali, quali poche consulenze o poche docenze).Questa Corte ha più volte ribadito che professionalità dell’attività non è desumibile dalla mera tenuta di una partita IVA, ma dal suo consapevole e abituale utilizzo per lo svolgimento di una attività libero professionale, cioè non meramente occasionale (cfr. C.conti, Sez.III app., 23.10.2019 n.198; Id., Sez.Emilia Romagna n.150 del 2017; n. 204 del 2017, n. 209 del 2017 e n. 210 del 2017).

Leggi il testo completo: Corte dei conti, Sez. Giur. Regione Lombardia, 3 febbraio 2020, n. 11