La contestazione disciplinare deve delineare l’addebito, anche al fine di consentire un’effettiva attività difensiva dell’interessato


Con sentenza n. 560 del 18 gennaio 2021, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha ribadito un importante punto fermo che riguarda l’irrogazione delle sanzioni disciplinari dei Professori Ordinari.

Confermando la sentenza di primo grado, il Supremo consesso ha infatti confermato che il provvedimento con cui viene irrogata la sanzione disciplinare della sospensione dall’ufficio e dallo stipendio, con conseguente pena accessoria ex art. 89 comma 2 RD n. 1592/1933 (oltre la perdita degli emolumenti, l’esonero dall’insegnamento, dalle funzioni accademiche e da quelle ad esse connesse, e la perdita, ad ogni effetto, dell’anzianità per tutto il tempo della sua durata) deve delineare puntualmente l’addebito e quindi la condotta ritenuta disciplinarmente rilevante, anche al fine di consentire un’effettiva attività difensiva dell’interessato.
Nel caso di specie, la nota di contestazione (basata su un esposto anonimo, in cui si rappresentavano diversi profili critici dell’attività del docente) evidenziava la potenziale sussistenza di disfunzioni gravi all’interno del Corso di studio, sotto diversi e plurimi profili, peraltro non tutti direttamente riconducibili all’interessato appellato.
Tale denuncia, proprio per i plurimi e differenti fatti denunciati, imponeva però un adeguato approfondimento e, soprattutto, una sistematizzazione delle plurime e differenti criticità ivi evidenziate che, laddove riscontrate, dovevano poi essere specificamente correlate a ciascun addebito contestato all’appellato, attraverso il loro inquadramento giuridico-disciplinare.
In base al principio di specificità, la contestazione disciplinare deve fornire le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari, in modo che non ci sia incertezza circa l’ambito delle questioni sulle quali il lavoratore è chiamato a difendersi.
ciò che si censura non è la modalità formale “per relationem” con la quale è stata formulata la lettera di contestazione, bensì il contenuto della stessa, che non permette di individuare una precisa ed immediata relazione tra i fatti evidenziati nella denuncia (come rilevato dal TAR, “i fatti in contestazione risultano “affollati”, nel confuso lessico studentesco dell’esposto, in un arco temporale tutt’altro che esiguo che va dal 2014 al 2019”) e le contestazioni, genericamente rilevate senza alcun inquadramento giuridico fattuale specifico delle stesse.
Anche esposti anonimi possano far emergere fattispecie rilevanti dal punto di vista disciplinare, come potenzialmente anche nel caso in esame, è tuttavia necessaria una loro rielaborazione al fine di individuare in modo compiuto le specifiche responsabilità individuali dell’incolpato, al fine di un preciso inquadramento dei fatti storici rispetto alla fattispecie giuridica contestata.

Leggi il testo completo: Cons. Stato, Sez. VI, 18 gennaio 2021, n. 560