Impugnazione delle prove di ammissione al corso di studi e irreversibilità degli effetti derivanti dalla pronuncia giurisdizionale cautelare


Con sentenza n. 2315 del 25 febbraio 2021, il TAR Lazio ha ribadito la cornice entro normativa entro cui deve essere inquadrata l’ammissione con riserva al corso di laurea in esecuzione dell’ordinanza cautelare del giudice amministrativo, a cui consegue la frequentazione dei corsi di studio, con superamento con profitto degli esami o, addirittura, conseguimento del diploma di laurea.

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha quindi ribadito che, per quanto la prova di ammissione al corso di studi si configuri nell’immediato come avente i caratteri di una procedura competitiva tra più candidati, una volta che un candidato abbia addirittura terminato il corso di studi, tanto da mutare il suo status (da mero candidato a laureato), o comunque abbia ormai superato gli esami, quantomeno del primo anno del corso di studi, perde siffatto carattere del confronto competitivo tra candidati.

Il superamento degli esami universitari, infatti, si risolve in un nuovo e sopravvenuto “accertamento” da parte dell’Amministrazione, che è completamente privo di qualunque carattere della competitività tra gli aspiranti, non determinando l’esclusione di alcun controinteressato. Il superamento dei test di ammissione al corso di laurea non è finalizzato a verificare la preparazione dei candidati ai fini del conseguimento del titolo di studi, tanto è vero che l’esito di tale prova non ha alcuna incidenza sulla successiva valutazione degli esami del corso di studi, né tantomeno dell’esame finale per il conseguimento della laurea. Esso è unicamente finalizzato a consentire l’accesso di un numero limitato di studenti ai relativi corsi di laurea per assicurare i necessari livelli di istruzione.

Nel caso di specie si è realizzato quel “nuovo accertamento” da parte dell’Amministrazione che produce l’effetto di far conseguire ai ricorrenti il bene della vita cui aspiravano e che la disposizione più volte richiamata rende irreversibile.
Ne consegue che, alla stregua di una lettura logico-funzionale della disposizione di cui all’art. 4, co. 2 bis, del d.l. n. 115/2005, convertito dalla legge n. 168/2005 e della giurisprudenza consolidata,  risulta applicabile la richiamata norma sulla irreversibilità degli effetti derivanti, tra gli altri, da una pronuncia cautelare giurisdizionale.
Il ricorso deve perciò essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Testo integrale della sentenza: TAR Lazio, Roma, Sez. III-bis, 25 febbraio 2021, n. 2315