Il TAR chiarisce il ruolo del Ministero nell’articolata procedura di accreditamento dei corsi di studio


Con due sentenze depositate a distanza di pochi giorni (7 settembre 2021, n. 9543 e 17 settembre 2021, n. 9814), la Sezione III del TAR del Lazio ha chiarito il ruolo del Ministero e la relativa competenza rispetto alla procedura di accreditamento dei corsi di studio.

In particolare, rispetto alla procedura che riguarda le Università telematiche, il TAR ha rammentato che queste possono chiedere l’accreditamento esclusivamente per i corsi di studio “prevalentemente a distanza” (lett. “c” di cui all’allegato 3 al D.M. n. 989/2019, ossia corsi erogati prevalentemente con modalità telematiche, in misura superiore ai due terzi delle attività formative) e per quelli “integralmente a distanza” (lett. “d”, ossia corsi in cui tutte le attività formative sono svolte con modalità telematiche, fatte salve le prove di esame di profitto e di discussione delle prove finali). Le medesime Università possono inoltre istituire i corsi di studio “con modalità mista” (lett. “b”), i quali prevedono l’erogazione con modalità telematiche di una quota significativa delle attività formative, comunque non superiore ai due terzi, allorchè stipulino specifiche convenzioni con le Università non telematiche italiane che prevedano il rilascio del titolo congiunto ai sensi dell’art. 3, co. 10, del D.M. n. 270/2004.

Dal momento che il procedimento prevede il coinvolgimento di molteplici soggetti istituzionali, quali l’ANVUR (a cui spetta il compito di valutare i requisiti di sostenibilità e qualità dei corsi), il CUN (per le verifiche di conformità agli ordinamenti didattici nazionali ai sensi della L. n. 341/1990), nonché il Co.Re.Co., laddove il procedimento si arresti a una prima fase, in ragione del parere negativo reso dal CUN, che precede il parere rimesso all’ANVUR, non può venire in rilievo la prospettata competenza del Ministro.

Secondo il TAR, quest’ultimo non può cioè adottare il diniego di accreditamento in assenza di una specifica ed espressa individuazione a livello regolamentare dei corsi di studio che siano da attivarsi esclusivamente con modalità in presenza o mista (come era avvenuto tramite il D.M 23 dicembre 2019, n. 1171, poi ritirato dal Ministero come da nota MUR prot. n. 5347 del 24 febbraio 2020). Tale valutazione deve invece svolgersi in concreto, ed è rimessa al CUN, quale organo tecnico chiamato ad esprimersi proprio sull’ordinamento didattico dell’istituendo corso, nell’ambito del procedimento di accreditamento dei corsi. Nel caso di specie, i pareri del CUN e il conseguente provvedimento ministeriale di rigetto dell’istanza di accreditamento non risultavano dare conto di alcuna specifica istruttoria condotta sul punto, riportando una motivazione apodittica che ripropone, per escludere la modalità di istituzione sub “c” (prevalentemente a distanza), le espressioni utilizzate nell’allegato 3 del D.M. n. 989/2019 riferite però all’accreditamento delle tipologie sub “a” (Corsi di studio convenzionali) e “b” (Corsi di studio con modalità mista). Non potendosi per ciò solo ritenere integrata in via automatica la condizione posta dal citato D.M., il TAR ha ritenuto difettosa l’indicazione dell’iter logico giuridico seguito dall’Amministrazione per addivenire al diniego di accreditamento.

Con riferimento, invece, alla verifica di conformità dell’istanza di accreditamento alle “linee generali di indirizzo” definite a livello ministeriale, attinenti alla programmazione su base triennale del sistema universitario (e contenute, per il caso di cui trattasi, nel D.M. 25 ottobre 2019, n. 989, relativo al triennio 2019-2021), lo stesso TAR ha affermato che il riparto di competenze delineato in via legislativa tra MUR e ANVUR non implica una riserva in via esclusiva all’Agenzia della fase di valutazione delle istanze di accreditamento.

L’attribuzione al Ministero di una verifica in via preliminare, in particolare, rinverrebbe il suo fondamento nel combinato disposto dei commi 3 e 4 dell’articolo 7 D.lgs. n. 19/2012, che evoca lo specifico interesse pubblico affidato alla cura del Ministero, trovando poi conferma nella fissazione di un termine (entro i trenta giorni successivi alla presentazione dell’istanza) per la successiva trasmissione all’ANVUR della richiesta, corredata della pertinente documentazione, ai fini dell’acquisizione del relativo parere motivato, postulante la verifica da parte dell’Agenzia – quale attività espressione di discrezionalità tecnica – circa la ricorrenza dei prescritti requisiti didattici, strutturali, organizzativi, di qualificazione dei docenti e di qualificazione della ricerca e della sostenibilità economico-finanziaria delle attività, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del medesimo D.lgs. n. 19/2012.

Qui il testo completo delle due sentenze: 7 settembre 2021, n. 9543 e 17 settembre 2021, n. 9814