Il Consiglio di Stato si pronuncia sulle regole di astensione dei commissari di una procedura di chiamata: il carattere ristretto della comunità scientifica di un determinato settore di riferimento, che può giustificare la deroga alle norme di astensione che presiedono a qualsiasi procedura concorsuale, deve essere accertato dal giudice?


Con sentenza del 24 settembre 2020, n. 5610, il Consiglio di Stato, sez. VI, ha chiarito, nell’ambito di una procedura di chiamata per la copertura di un posto da professore di prima fascia ai sensi dell’art. 24, comma 6 della legge Gelmini, che “non v’è dubbio che, in passato, il carattere ristretto della comunità scientifica di un determinato settore di riferimento potesse giustificare la deroga alle norme di astensione che presiedono a qualsiasi procedura concorsuale. Ma nel momento in cui le Università ed i docenti ad esse addetti raggiungono un’ampia diffusione numerica sul territorio, il giudice della legittimità deve poter valutare se quel carattere di ristrettezza degli appartenenti al determinato settore scientifico in questione sussista ancora”.

In relazione alla procedura succitata, infatti, l’originario ricorrente aveva messo in luce profili di illegittimità relativi alla composizione della Commissione e al rigetto di un’istanza di ricusazione di uno dei commissari per la sussistenza di rapporti di natura fiduciaria e patrimoniale tra questi e la vincitrice della procedura. Il Giudice di primo grado aveva rigettato il ricorso e fatto proprio l’indirizzo pretorio in base al quale, nell’ambito dei concorsi universitari, “dato il carattere ristretto della comunità scientifica”, non costituisce ragione d’incompatibilità la sussistenza di rapporti di collaborazione meramente intellettuale, mentre l’obbligo di astensione sorge nella sola ipotesi di comunanza di interessi economici di intensità tale da far ingenerare il ragionevole dubbio che il candidato sia giudicato non in base alle risultanze oggettive della procedura, ma in virtù della conoscenza personale con il commissario” (così, Cons. Stato, Sez. V, n. 4782/2011), nonché in caso di un “concreto sodalizio di interessi economici di lavoro e professionali talmente intensi da ingenerare il sospetto che la valutazione del candidato non sia obiettiva e genuina, ma condizionata da tale cointeressenza” (così, TAR Lazio, Roma, n. 6945/2013). Il Consiglio di Stato, con l’affermazione di cui in premessa, rilevando un numero non ristretto di docenti di prima fascia per il SSD oggetto della procedura operanti nel territorio nazionale, ha accolto l’appello e riformato la sentenza di primo grado.

Leggi il testo completo: Consiglio di Stato, Sez. VI, sent. 24 settembre 2020, n. 5610