Il Consiglio di Stato si pronuncia sull’aspettativa dei docenti ai sensi dell’art. 7 della legge n. 240/2010


Con sentenza del 14 giugno 2021, n. 4632, il Consiglio di Stato, Sez. VI, si è pronunciato sull’aspettativa dei docenti, riformando la sentenza di primo grado (TAR Umbria, Perugia, Sez. I, n. 469/2015) e accogliendo l’appello.

Nel caso di specie, infatti, una ricercatrice aveva proposto domanda di aspettativa, ai sensi dell’art. 7 della l. 24o/2010, per svolgere un periodo di didattica e ricerca presso un’Università straniera. L’Università di appartenenza, tuttavia, aveva respinto tale istanza in quanto: a) l’Università aveva conferito alla ricercatrice l’insegnamento di glottodidattica e la docente aveva accettato, pur con acquiescienza, di svolgerlo; b) la ricercatrice aveva già usufruito in passato di prolungati periodi di aspettative e congedi, per un totale di 43 mesi; c) l’Ateneo si trovava in situazione di difficoltà quanto alle risorse a disposizione, da destinare alla didattica come anche alla partecipazione agli organi collegiali dell’Università, acuito in particolare dal pensionamento del professore che sino all’anno prima era stato titolare dell’insegnamento di Glottodidattica.

Il Giudice di primo grado aveva ritenuto tali motivazioni inidonee a fondare un diniego. Il Consiglio di Stato, di contro, ha ritenuto che “l’Università dispone(va) di un margine di discrezionalità, ossia di apprezzamento, nella valutazione delle istanze di aspettativa dei propri professori e ricercatori, dovendo comparare una serie di interessi diversi (soggettivamente ed oggettivamente) e potenzialmente confliggenti, ricercando una soluzione ragionevole ed equilibrata tra le aspirazioni e le inclinazioni dei singoli docenti e le esigenze organizzative legate alla didattica e alla formazione degli studenti. Ricondotta all’intero di questo quadro più generale, la valutazione qui in esame con la quale l’Università privilegiava le esigenze organizzative dell’Ateneo (e degli studenti) sulle aspirazioni del singolo docente, che già aveva beneficiato di prolungati periodi di assenza, non può reputarsi illogica, né la motivazione che vi faceva riferimento può considerarsi incongrua o insufficiente“.

Leggi il testo completo: Cons. Stato, Sez. VI, 14 giugno 2021, n. 4632