Il Consiglio di Stato si pronuncia sulla revoca degli atti di una procedura di chiamata


Con sentenza del 20 ottobre 2021, n. 7043, il Consiglio di Stato, Sez. VI, confermando la sentenza di primo grado (TAR Lombardia, Milano, Sez. I, n. 192/2021), ha rigettato l’appello dell’Università, risultata soccombente in primo grado, che aveva revocato gli atti di una procedura di chiamata per la copertura di un posto da professore associato.

La revoca, in particolare, era stata giustificata dall’iter particolarmente travagliato che ha caratterizzato lo svolgimento della procedura, e cioè sulla base di diverse circostanze che integravano, per l’Università, i presupposti dell’art. 21-quinques della legge n. 241/90: in particolare, la nomina del Collegio di verifica, le conclusioni divergenti cui sono pervenuti Collegio di verifica e Commissione, l’assoluta incertezza sull’esito della procedura determinata dalla difformità tra le conclusioni della Commissione e del Collegio di verifica, la rilevata impossibilità di nominare una nuova Commissione di valutazione alla luce di reiterate rinunce notificate dai membri nominati, la necessità di assicurare le condizioni di assoluta imparzialità e terzietà per una obiettiva valutazione dei candidati mediante la nomina di una nuova Commissione, la ritenuta inopportunità del mantenimento e completamento della procedura concorsuale.

Per il Consiglio di Stato, tuttavia, la revoca degli atti della procedura risulta illegittima.

Infatti, secondo il Collegio, “la condotta dell’Università appellante […] si pone in evidente contrasto […] con i principi di buon andamento, efficienza ed efficacia che devono ispirare l’agire dell’amministrazione“. Il Consiglio di Stato afferma, altresì: quanto alla assoluta incertezza sull’esito della procedura determinata dalla difformità tra le conclusioni della Commissione e del Collegio di verifica, che “tale situazione non comporta, di per sé, la necessità di revocare l’intera procedura, ben potendosi procedere in altro modo, con l’obiettivo di superare tale incertezza ed addivenire alla conclusione del concorso“; in merito all’ impossibilità di nominare una nuova Commissione di valutazione alla luce di reiterate rinunce notificate dai membri nominati, che, “i professori ordinari e associati appartenenti all’area disciplinare oggetto del concorso, che avrebbero avuto la qualifica necessaria per assumere l’incarico di commissario, sono numerosi, sicché appare ben possibile la formazione di una nuova Commissione per la valutazione dei candidati“.

Pertanto, “i fatti posti a fondamento della motivazione espressa nel provvedimento impugnato non possono ritenersi ascrivibili ai presupposti di cui all’ 21-quinquies, della legge n. 241 del 1990, specie avuto riguardo ai sopravvenuti motivi di pubblico interesse e al mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento“.

Leggi il testo completo: Cons. Stato, Sez. IV, 20 ottobre 2021, n. 7043