Il Consiglio di Stato si pronuncia sulla partecipazione dei titolari di contratti di docenza alla procedura di chiamata riservata agli esterni ai sensi dell’art. 18, comma 4 della legge n. 240/2010


Con sentenza del 21 dicembre 2020, n. 8196, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha affermato che, dopo la modifica dell’art. 23, comma 4 della legge n. 240/2010, realizzata dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232, i titolari di contratti di insegnamento possono partecipare alla procedura di chiamata riservata agli esterni prevista dall’art. 18, comma 4 della legge n. 240/2010.

Infatti, secondo il Consiglio di Stato, con la riforma del 2016, “il legislatore ha espresso la manifesta volontà di estendere la platea dei legittimati a partecipare alle selezioni bandite dagli atenei ai sensi dell’art. 18, comma 4, l. 240/2010, e quindi di includere tra coloro che non hanno prestato servizio, proprio i docenti a contratto nominati ai sensi dell’art. 23″. Pertanto, “in seguito alla modifica intervenuta nel 2016, sebbene la stipulazione di contratti per attività di insegnamento ai sensi dell’art. 23 l. 240/2010 non dà luogo a diritti in ordine all’accesso ai ruoli universitari, nondimeno la stipulazione di detti contratti non impedisce ai destinatari degli stessi di essere tenuti in considerazione per le chiamate dei docenti in seguito alla selezione di cui all’art. 18, comma 4, della medesima legge”.

Così facendo, il Consiglio di Stato ha riformato la decisione di primo grado (TAR Lazio, Sez. III, n. 3799/2020), ove il giudice amministrativo, accogliendo il ricorso del ricorrente, aveva annullato gli atti della procedura facendo rientrare la titolarità di contratti di docenza nell’ultimo triennio presso l’Ateneo fra le cause ostative alla partecipazione alla procedura di chiamata di cui all’art. 18, comma 4. Interpretazione, questa, che è appariva al giudice di prime cure necessaria per garantire che la procedura fosse riservata agli esterni, e ciò valorizzando lo scopo di acquisire competenze professionali formatesi in un diverso contesto culturale e, perciò, maggiormente idonee a garantire quel fermento e quel ricambio di idee che dovrebbe caratterizzare un ambiente accademico.

Leggi il testo completo: Consiglio di Stato, Sez. VI, 21 dicembre 2020, n. 8196