Il Consiglio di Stato si pronuncia nuovamente in tema di incompatibilità di cui all’art. 18, comma 1, lett. b), della legge Gelmini


Con la sentenza del 18 gennaio 2019, n. 477, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha affermato che l’articolo 18, comma 1, lett b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, stigmatizza una delle condotte che più spesso inficiano il corretto svolgimento della procedura, ovvero la partecipazione di candidati legati da vincoli familiari ai componenti della struttura di appartenenza, proprio al fine di prevenire il rischio di (una potenziale) compromissione dell’imparzialità che governa la decisione. Lo scopo perseguito risulterebbe, quindi, frustrato qualora si ammettesse la partecipazione al concorso del membro stesso della struttura: di fatto, ad absurdum, l’ipotetica (massima) compromissione dell’imparzialità non troverebbe alcuna preventiva sanzione.

Di conseguenza, a giudizio del Supremo Consesso, nel predetto contesto assiologico e giuridico, va restituito un ruolo specifico al regolamento dell’ateneo – la cui potestà discende dall’autonomia universitaria garantita dall’articolo 33 della Costituzione – il quale, nel caso di specie, ha positivamente in via ricognitiva colmato lo spazio sull’incompatibilità ad personam lasciato aperto dalla normativa statale richiamata.

Leggi il testo completo: Consiglio di Stato, Sez. VI, 18 gennaio 2019, n. 477