Il Consiglio di Stato esclude la sindacabilità, in sede di legittimità, della congruità del tempo di correzione delle prove da parte della Commissione nell’ambito di una procedura di chiamata


Con sentenza del 14 gennaio 2021, n. 454, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha chiarito, nell’ambito di una procedura di chiamata per un posto di professore di prima fascia, che “non è sindacabile, in sede di legittimità, la congruità del tempo dedicato dalla commissione giudicatrice alla valutazione delle prove d’esame di candidati“.

Ciò, per diverse ragioni: in primo luogo, perché “manca una predeterminazione, sia pure di massima, ad opera di legge o di regolamenti, dei tempi da dedicare alla correzione degli scritti“; in secondo luogo, poiché “non è possibile, di norma, stabilire quali concorrenti abbiano fruito di maggiore o minore considerazione e se, quindi, il vizio dedotto infici in concreto il giudizio contestato“; ancora, in quanto “i calcoli risultano scarsamente significativi laddove siano stati effettuati in base ad un computo meramente presuntivo, derivante dalla suddivisione della durata di ciascuna seduta per il numero dei concorrenti o degli elaborati esaminati” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 11 dicembre 2013, n. 5947); infine, poiché, nello specifico settore concorsuale oggetto della procedura, “le pubblicazioni dei candidati stessi sono solitamente già conosciuti nella ristretta comunità di studiosi di cui fanno parte sia i candidati che i componenti della Commissione (non a caso, la diffusione all’interno della comunità scientifica delle pubblicazioni è uno dei criteri di valutazione), cosicché è ben possibile che questi ultimi abbiano maturato il proprio convincimento, anche prima e al di fuori delle riunioni collegiali della Commissione“.

Leggi il testo completo: Consiglio di Stato, Sez. VI, 21 gennaio 2021, n. 454