Il Consiglio di Stato conferma la necessità di disapplicare la normativa nazionale sui subappalti


Con sentenza del 29 luglio 2020, pronunciata nell’ambito di una controversia concernente la procedura di gara per l’affidamento quinquennale del servizio di pulizia dei locali in uso dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, presso la Città Universitaria e le sedi esterne, il Consiglio di Stato ha recepito la decisione della Sezione V della CGUE, che, con sentenza 27 novembre 2019, ha affermato che la direttiva n. 2004/18/CE, in materia di appalti pubblici, deve essere interpretata nel senso di ostare a una normativa nazionale – nel caso di specie, l’art. 118 del d.lgs. 163/2006 – che limita al trenta per cento la parte dell’appalto che l’offerente è autorizzato a subappaltare a terzi, nonchè quella che limita al venti per cento la possibilità di ribassare i prezzi applicabili alle prestazioni subappaltate rispetto ai prezzi risultanti dall’aggiudicazione.

Pur trattandosi di fattispecie che riguardava, ratione temporis, l’applicazione dell’art. 118 del citato Codice Appalti del 2006, la pronuncia è destinata ad avere effetti concreti anche sull’art. 105 dell’attuale Codice appalti, avente contenuto analogo, pur rideterminando il livello “soglia”, ancor più stringente (30% sull’intero importo dell’appalto, invece che sulla sola categoria prevalente, ancorché innalzata poi al 40% dal decreto Sbloccacantieri).

La decisione della Corte di Giustizia, pur giunta prima dell’approvazione del “Decreto Semplificazioni” (d.l. 76/2020), non è stata considerata dal più recente intervento con decretazione d’urgenza, confermando invece espressamente all’art. 2 co. 4 e all’art. 9 co. 1 lett. b) la vigenza delle disposizioni in materia di subappalto (ossia il già menzionato art. 105 del Codice vigente).

Leggi il testo completo: Consiglio di Stato, Sez. VI, sent. 29 luglio 2020, n. 4832