I conflitti di interesse tra partecipante alla procedura concorsuale e commissario


Con sentenza del 18 marzo 2020, n. 3373, il TAR Lazio, Roma, Sez. III, ha chiarito che in materia di concorsi universitari,  le cause di astensione obbligatoria ‒ da ricondurre a ragioni di parentela, amicizia o inimicizia personale, interessi da intendere nel senso strettamente economico sopra indicato, o ancora a peculiari rapporti con una delle parti ‒ devono essere adattate alla realtà del mondo accademico, in cui rapporti continuativi di collaborazione scientifica rappresentano di per sé non solo indice di conoscenza (se non anche di familiarità e apprezzamento personale), ma anche fonte di sostanziale utilità sia per il professore, che di tale collaborazione si avvale per le proprie attività di ricerca e di didattica, sia per l’allievo, che acquisisce nozioni e possibilità di introduzione nel mondo scientifico, con presumibile convergenza di interessi, sicchè – in ragione dello specifico contesto di riferimento – anche in presenza di rapporti di collaborazione meramente intellettuale, cui siano estranei interessi patrimoniali, “non può che ritenersi incompatibile con il ruolo di commissario d’esame il docente, chiamato ad esprimere una valutazione comparativa di candidati, uno dei quali sia dello stesso stabile e assiduo collaboratore, anche soltanto nell’attività accademica e/o pubblicistica”, atteso che “il giudizio di valore, da esprimere sui lavori scientifici dei concorrenti, difficilmente potrebbe restare pienamente imparziale, quando una parte rilevante della produzione pubblicistica di un candidato fosse riconducibile anche al soggetto, chiamato a formulare tale giudizio” (in tal senso, Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 3206/2017).
In definitiva, se non può escludersi, in linea di principio, l’ammissibilità di una Commissione esaminatrice composta da uno o più membri che abbiano avuto un rapporto di collaborazione scientifica con uno dei candidati, tale ammissibilità deve negarsi, qualora la relazione sia tale, in ragione all’intensità della cooperazione, da impedire radicalmente qualsiasi possibilità di valutazione indipendente dello stesso candidato.

Leggi il testo completo: TAR Lazio, Roma, Sez. III, 18 marzo 2020, n. 3373