É legittima la regola della cd. prima immatricolazione assoluta nell’accertamento dei CFU degli studenti per l’assegnazione dei benefici per il diritto allo studio universitario


Con sentenza 8 aprile 2021, n. 2863, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha ritenuto legittima la regola della cd. prima immatricolazione assoluta nell’accertamento dei crediti degli studenti per l’assegnazione dei benefici per il diritto allo studio, riformando la sentenza di primo grado (TAR Lombardia, Milano, n. 1450/2020).

La vicenda ha preso le mosse da un ricorso di una studentessa a cui era stato negato l’accesso ai benefici del diritto allo studio da parte dell’Università in base all’applicazione della regola in esame. La stessa, infatti – non avendo fin da subito superato il test di accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia e avendo dovuto frequentare un anno di corso presso la facoltà di Infermieristica prima di immatricolarsi presso quella di Medicina e Chirurgia – sosteneva che tale regola fosse irragionevole e lesiva e che, di contro, per determinare il punteggio minimo conseguibile al fine di poter accedere ai benefici del diritto allo studio, l’Università avrebbe dovuto far riferimento al maggior punteggio correlato al quinto anno di corso (e non a quello correlato al suo anno di effettiva iscrizione presso la facoltà di Medicina e Chirurgia, e cioè il quarto).

Il giudice di primo grado aveva parzialmente accolto il ricorso, in quanto tale regola accorderebbe una posizione di favore allo studente che, in attesa di ammissione ad un corso ad accesso programmato, abbia assunto un comportamento del tutto passivo non iscrivendosi ad altro corso di laurea. In particolare, lo stesso aveva annullato il bando nella parte in cui non disponeva deroghe alla regola della prima immatricolazione assoluta per le ipotesi in cui: a) lo studente abbia frequentato altri corsi per non rimanere inerte nell’attesa del superamento del test di ingresso a facoltà ad accesso programmato; b) tali corsi non abbiano consentito di maturare i crediti formativi spendibili in tale ultima facoltà.

A fronte dell’appello promosso dall’Università, il Consiglio di Stato ha, come detto, riformato la decisione del giudice di prime cure.

Infatti, secondo il Collegio, la finalità della norma è quella di non favorire gli studenti che, spesso dimostrando assenza di metodo e rigore nel compimento degli studi universitari, dopo essersi iscritti ad una facoltà, decidono di cambiare corso di studi iscrivendosi ad altre facoltà. Tale regola risulta, allora, primariamente, conforme alla ratio premiale ex art. 34, comma 3, Cost., oltre che congruente coi principi d’uguaglianza sostanziale e di par condicio nell’accesso ai benefici per gli studenti più capaci e meritevoli.

Secondariamente, secondo il Consiglio di Stato, le deroghe introdotte dalla sentenza impugnata possono ingenerare situazioni di disparità di trattamento tra gli studenti.

Ancora, appare ragionevole e di per sé non censurabile valorizzare, nell’ottica del principio di meritevolezza, anche la costanza nella carriera universitaria, risultando invece arbitraria, e comunque difficilmente verificabile, ogni valutazione relativa alle ragioni che hanno comportato il cambio di corso di laurea: infatti, al fatto di non aver superato il test di ingresso valorizzato dal giudice di primo grado, ben possono aggiungersi altre ragioni che, in astratto, risulterebbero altrettanto meritevoli di considerazione, apparendo conseguentemente irrilevante che il cambio di corso sia stato determinato dal mancato superamento del test di ammissione.

Infine, la decisione del giudice di prime cure trascura di considerare che il meccanismo del test di ingresso è volto a premiare i relativi vincitori, ovvero i più meritevoli, risultando coerente con il detto criterio del merito l’esclusione, nel meccanismo di assegnazione delle borse di studio, dei crediti ottenuti in altro corso di studio al quale l’interessato si è iscritto, in quanto non idoneo al test di ingresso per il corso di Medicina.

Leggi il testo completo: Consiglio di Stato, Sez. VI, 8 aprile 2021, n. 2863