#3314 TAR Veneto, Venezia, Sez. I, 8 marzo 2018, n. 271

Professori universitari-Sanzione disciplinare-Avvio del procedimento-Competenza

Data Documento: 2018-03-08
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

L’art. 10 della l. 30 dicembre 2010, n. 240 (contenente “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”) regolamenta il procedimento disciplinare per docenti universitari, stabilendo, al comma 2, che: “L’avvio del procedimento disciplinare spetta al rettore che, per ogni fatto che possa dar luogo all’irrogazione di una sanzione più grave della censura tra quelle previste dall’articolo 87 del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore di cui al regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, entro trenta giorni dal momento della conoscenza dei fatti, trasmette gli atti al collegio di disciplina, formulando motivata proposta”.

Contenuto sentenza
N. 00271/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01543/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1543 del 2015, proposto dal 
-OMISSIS- rappresentato e difeso dall’avv. Nicola Da Settimo Passetti e con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Federica Pizzolla, in Venezia, p.zzale Roma, n. 464 
contro
-OMISSIS-“-OMISSIS-”, in persona del Rettore pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia e domiciliata presso gli Uffici della stessa, in Venezia, San Marco, n. 63 
per l’annullamento
- del decreto del Retore dell’Università “-OMISSIS-” -OMISSIS-; 
- degli atti presupposti ed in particolare:
- del verbale – deliberazione del -OMISSIS-
- dei verbali del -OMISSIS- -OMISSIS-del 28 (rectius 29) aprile 2015 e del 23 giugno 2015.
Visti il ricorso ed i relativi allegati;
Visti il controricorso e la documentazione dell’-OMISSIS-“-OMISSIS-”;
Vista l’ulteriore documentazione depositata dal ricorrente;
Vista la memoria depositata dalla difesa erariale;
Viste la memoria conclusiva e la replica del ricorrente;
Visti tutti gli atti della causa;
Nominato relatore nell’udienza pubblica del 24 gennaio 2018 il dott. Pietro De Berardinis;
Uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;
Visto l’art. 74 del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (c.p.a.)
Considerato che con il ricorso indicato in epigrafe il -OMISSIS-ha impugnato – unitamente agli atti presupposti del pari indicati in epigrafe – il decreto del Rettore dell’Università “-OMISSIS-” di -OMISSIS-;
Considerato che in punto di fatto il ricorrente espone:
- di essere stato -OMISSIS-“-OMISSIS-” di -OMISSIS-
- che con lettera -OMISSIS-, con nota assunta al protocollo il giorno seguente, delle -OMISSIS- “-OMISSIS-” (cd. -OMISSIS-), -OMISSIS-
- di aver fatto pervenire le proprie osservazioni al -OMISSIS-, il quale, riunitosi nelle sedute del 29 aprile e del 23 giugno 2015, procedeva all’audizione dello stesso prof. -OMISSIS-;
- che in esito all’istruttoria svolta, il -OMISSIS- formulava il parere che i fatti addebitati al prof. -OMISSIS- integrassero la fattispecie prevista dall’art. 89, lett. d), del r.d. 31 agosto 1933, n. 1592 (atti in genere che comunque ledano la dignità o l’onore del professore) e che risultasse rispondente al principio di proporzionalità la sospensione dall’ufficio e dallo stipendio per un periodo di quaranta giorni;
- che il Rettore, visti il parere vincolante del -OMISSIS- e la conseguente deliberazione del Consiglio d’amministrazione dell’Università “-OMISSIS-” del 10 luglio 2015, con il provvedimento impugnato infliggeva all’incolpato la suesposta sospensione;
Considerato che a supporto del gravame l’esponente ha dedotto i seguenti motivi:
- violazione dell’art. 10 della l. n. 240/2010 con riguardo alla tardività della contestazione, violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990, motivazione e istruttoria inesistenti, travisamento dei fatti e difetto dei presupposti, violazione dell’art. 6, par. 1, della C.E.D.U., poiché il procedimento disciplinare avrebbe violato per più versi i propri termini di attivazione e risulterebbe, dunque, tardivo e perento. Sul punto, anzi, il -OMISSIS- sarebbe incorso nel difetto di istruttoria, non essendo stata consentita la verifica delle ragioni difensive addotte dall’incolpato circa la previa conoscenza delle sentenze penali da parte dell’Università e/o dei suoi organi. La P.A., inoltre, non avrebbe in alcun modo valutato le circostanziate difese dell’incolpato, né esposto i motivi per i quali si sarebbe omessa ogni verifica sul loro contenuto; infine, non si sarebbe valutata la possibilità, per il Rettore, di avviare il procedimento disciplinare anche dopo i primi gradi del giudizio penale;
- violazione del principio di proporzionalità, ragionevolezza e gradualità della sanzione, violazione degli artt. 87 e 89 del r.d. n. 1592/1933, inesistente motivazione e istruttoria (sotto ulteriore profilo), violazione dell’art. 5, ult. comma, Trattato CE, poiché la sanzione irrogata sarebbe sproporzionata e non adeguatamente motivata, in relazione sia alla tenuità della condotta che dette luogo al processo penale, sia alla stessa misura della sanzione penale inflitta al ricorrente. Inoltre, il decreto impugnato non spiegherebbe in che modo, vista la lieve condanna penale, si sarebbe verificata la lesione della dignità e dell’onore del professore e, soprattutto, la lesione del prestigio e dell’immagine dell’Ateneo di appartenenza. E ciò tanto più rileverebbe, tenuto conto del principio secondo cui per le condotte connotate da minore gravità sarebbe possibile ed opportuno graduare la sanzione anche in relazione alla personalità professionale del dipendente: il prof. -OMISSIS-, infatti, con la sua attività e con i risultati scientifici ottenuti avrebbe fortemente giovato al prestigio ed all’immagine -OMISSIS-e del Consorzio -OMISSIS-, ma tale elemento sarebbe stato immotivatamente ritenuto del tutto irrilevante dal -OMISSIS-;
- eccesso di potere per sviamento, poiché sarebbe incomprensibile la reale motivazione della sanzione inflitta al deducente. Lo sviamento trasparirebbe sia dalla pesantezza della sanzione, sia dal suo essere stata irrogata in modo da incidere sull’attività didattica del primo semestre, sia dalla sua tempistica (un solo anno prima del collocamento in quiescenza del professore), con il corollario che la sanzione parrebbe emessa non per richiamare il dipendente a un più attento svolgimento dei doveri d’ufficio e per punirlo di effettive inadempienze di servizio, che abbiano danneggiato l’Università, ma piuttosto per mettere in discussione e svalorizzare l’operato del deducente, in generale, ed il suo ruolo di “padre fondatore” dell’-OMISSIS-, in particolare;
Considerato che si è costituita in giudizio con controricorso l’-OMISSIS-“-OMISSIS-”, depositando documentazione sui fatti di causa e resistendo alle domande attoree;
Considerato che, in vista dell’udienza pubblica, l’Università ha depositato una memoria, eccependo l’integrale infondatezza del ricorso e concludendo per la sua reiezione;
Considerato che il ricorrente ha depositato altri documenti (l’e-mail del prof. -OMISSIS-, -OMISSIS-), nonché una memoria ed una replica, controdeducendo alle eccezioni della difesa erariale ed evidenziando ulteriori profili di tardività del procedimento disciplinare;
Considerato che all’udienza pubblica del 24 gennaio 2018 la difesa erariale ha eccepito che i profili ulteriori di tardività del procedimento, nonché la mancata sottoposizione al “comitato di controllo” (rectius -OMISSIS-) delle e-mail dell’11 marzo 2015, avrebbero dovuto essere fatti valere dal ricorrente con motivi aggiunti: quindi, la causa è stata trattenuta in decisione;
Ritenuta la sussistenza degli estremi per pronunciare sentenza cd. semplificata ex art. 74 c.p.a., in quanto il ricorso risulta fondato e da accogliere;
Considerato, più in particolare, che sono fondate e da accogliere le censure di tardività dell’avvio del procedimento disciplinare e di difetto di istruttoria dello stesso, dedotte con il primo motivo di ricorso, nei termini che di seguito si espongono;
Considerato, infatti, che:
- l’art. 10 della l. 30 dicembre 2010, n. 240 (contenente “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”) regolamenta il procedimento disciplinare per docenti universitari, stabilendo, al comma 2, che: “L’avvio del procedimento disciplinare spetta al rettore che, per ogni fatto che possa dar luogo all’irrogazione di una sanzione più grave della censura tra quelle previste dall’articolo 87 del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore di cui al regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, entro trenta giorni dal momento della conoscenza dei fatti, trasmette gli atti al -OMISSIS-, formulando motivata proposta”;
- nel caso all’esame, il ricorrente ha depositato in data 29 novembre 2017 un’e-mail datata 11 marzo 2015, indirizzata dal prof. -OMISSIS-, docente -OMISSIS-);
- nella ridetta e-mail, il prof. -OMISSIS- comunica ai suoi interlocutori di aver appreso, da un incontro svoltosi presso l’Ufficio Legale dell’Università “il 3 febbraio scorso” (id est: 2015), dell’esistenza di sentenze, a carico del prof. -OMISSIS-, ulteriori rispetto a quella di primo grado, passate in giudicato, da cui discende la condanna di quest’ultimo, in via definitiva, per turbativa d’asta. Il docente precisa di avere acquisito tali sentenze e di averle allegate alla stessa e-mail, e chiede istruzioni sulla condotta che il Consiglio di Dipartimento avrebbe dovuto tenere con il prof. -OMISSIS- ogni volta che questi avesse preso parte a organi collegiali ed a commissioni di valutazione;
- dal contenuto dell’ora vista e-mail si ricava che l’Università era a conoscenza, quantomeno già dal 3 febbraio 2015, del passaggio in giudicato della condanna penale emessa nei confronti del deducente, poiché a tale data l’Ufficio Legale dell’Università sapeva di dette condanne, tanto da poterne rendere edotto il prof. -OMISSIS-: costui ha provveduto ad acquisirle e trasmetterle l’11 marzo 2015, ma è chiaro che il termine di trenta giorni per l’avvio del procedimento disciplinare, ex art. 10, comma 2, della l. n. 241/2010, deve farsi decorrere non da tale data, ma dal 3 febbraio 2015: è a questo momento, infatti, che è dimostrato per tabulas che -OMISSIS-, attraverso il proprio Ufficio Legale, era a “conoscenza dei fatti” (ex art. 10, comma 2, cit.);
- in definitiva, dovendo fissarsi a non oltre il 3 febbraio 2015 il dies ad quem per il decorso del termine di trenta giorni entro cui avviare il procedimento disciplinare, il ridetto procedimento avrebbe dovuto essere attivato, al più tardi, il 5 marzo 2015: nella vicenda in esame, invece, come si è detto, l’avvio del procedimento è avvenuto con la già ricordata lettera del Rettore del 9 aprile 2015, con il corollario della tardività del procedimento stesso;
- donde la fondatezza del primo motivo di ricorso, sotto l’aspetto ora analizzato;
- in argomento la difesa erariale ha eccepito nell’udienza pubblica che l’ora visto profilo di tardività, su cui il ricorrente si sofferma nella memoria depositata il 13 dicembre 2017, sarebbe inammissibile, perché il prof. -OMISSIS- avrebbe dovuto farlo valere con motivi aggiunti “tradizionali”, consistendo esso in “nuove ragioni a sostegno delle domande già proposte”, ex art. 43 c.p.a.: in sostanza, trattandosi dell’enucleazione di un nuovo e distinto profilo di illegittimità degli atti e provvedimenti impugnati, desunto dall’analisi di documenti in precedenza non conosciuti, lo stesso non avrebbe potuto essere fatto valere con una mera memoria non notificata, com’è in concreto accaduto;
- sul punto si osserva, da un lato, che, per giurisprudenza costante, nel processo amministrativo alla memoria difensiva è affidato il solo compito di un’illustrazione esplicativa dei precedenti motivi di gravame, senza possibilità di ampliare il thema decidendum, cosicché sono inammissibili le domande o i motivi nuovi formulati in una memoria difensiva non notificata alla controparte (cfr., ex multis, T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. IV, 24 luglio 2017, n. 1894; T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 19 maggio 2017, n. 1148);
- d’altro lato, però, nella fattispecie all’esame il ricorrente ha esplicitamente dedotto l’illegittimità del procedimento disciplinare attivato a suo carico per violazione dei termini procedimentali entro cui avrebbe dovuto essere avviato, con conseguenti tardività e perenzione del suddetto procedimento (v. p. 9 del ricorso): dunque, le argomentazioni contenute nella memoria depositata il 13 dicembre 2017 costituiscono il mero sviluppo di una censura già ben presente nell’atto di ricorso, cosicché esse sono ammissibili e, per quanto detto, comportano la fondatezza della censura de qua (quella incentrata sulla tardiva attivazione del procedimento disciplinare), contenuta nel primo motivo di gravame, la quale deve, perciò, essere accolta;
- in aggiunta, quanto ora detto circa lo spirare del termine per l’avvio del procedimento disciplinare in una data (5 marzo 2015) anteriore all’avvio effettivo di esso (9 aprile 2015), comprova il difetto di istruttoria che ha caratterizzato l’operato del -OMISSIS-: vizio, questo, che il prof. -OMISSIS- ha specificamente dedotto a pp. 11-13 del ricorso, lamentando, in particolare, che nel caso all’esame sia stato violato il principio secondo cui l’esercizio del potere disciplinare deve svolgersi in modo da consentire l’accertamento dei fatti e la verifica delle ragioni difensive dell’incolpato;
- ed invero, il -OMISSIS-, di fronte alle insistite eccezioni dell’incolpato circa la tardività dell’avvio del procedimento disciplinare, reiterate sia nelle osservazioni scritte (all. 4 al ricorso), sia nell’audizione orale, avrebbe dovuto approfondire la questione e non limitarsi – come si legge nel verbale della seduta del 23 giugno 2015 (allegato alla deliberazione del Consiglio d’amministrazione dell’Università del 10 luglio 2015) – ad affermare che quelle del prof. -OMISSIS- erano “supposizioni”, “mere presunzioni di conoscenza dei fatti da parte dell’Ateneo non suffragate da alcuna prova”: se, infatti, è vero che l’incolpato, nel corso dell’audizione svoltasi nella stessa seduta del 23 giugno 2015, si è riferito soprattutto ad una riunione tenutasi presso il Rettorato il 2 febbraio 2010, nonché ad una riunione del Consiglio direttivo dell’-OMISSIS- del 19 giugno 2009, quali occasioni in cui l’Università, tramite i propri organi, avrebbe avuto conoscenza del processo penale a suo carico, è altrettanto vero che egli ha richiamato l’attenzione del -OMISSIS- sui suoi vani sforzi di sapere chi avesse segnalato al Rettore i fatti in contestazione (cfr. p. 4 del verbale): in altri termini, di essere informato dell’e-mail del prof. -OMISSIS- (di cui solo successivamente ha ottenuto copia);
- al -OMISSIS-, quindi, era stata specificamente sottoposta, durante la succitata audizione, la questione delle modalità con le quali l’Università era venuta a conoscenza dei fatti e, per l’effetto, del modo in cui aveva preso avvio il procedimento disciplinare: questione che – si ripete – il Collegio avrebbe potuto e dovuto approfondire, al fine di verificare la tempestività di tale procedimento e ciò tanto più, perché è inverosimile che il ridetto Collegio fosse del tutto all’oscuro dell’e-mail del prof. -OMISSIS-. Esso, in ogni caso, avrebbe potuto acquisirla molto facilmente, trattandosi di atto interno della stessa Università: la circostanza che non l’abbia fatto, o che comunque non abbia tenuto conto dell’e-mail (e del suo valore ai fini del giudizio di intempestività del procedimento disciplinare), vale di per sé a denotare la fretta e la superficialità dell’istruttoria condotta;
- donde, in definitiva, la fondatezza anche della doglianza di difetto di istruttoria, a sua volta dedotta dal ricorrente con il primo motivo; 
Considerato che la fondatezza delle ora viste censure, ed in specie di quella di tardiva attivazione del procedimento disciplinare, comportando la consumazione in capo alla P.A. del relativo potere, hanno portata assorbente rispetto a tutti gli altri motivi di ricorso;
Considerato che, peraltro, nel caso di specie, pur a fronte di talune “stranezze” circa le modalità di avvio del procedimento disciplinare – in specie per l’inverosimiglianza della tesi che, fino all’incontro del 3 febbraio 2015 presso l’Ufficio Legale dell’Università, a cui ha preso parte il prof. -OMISSIS-, l’Ateneo non avesse avuto sentore della sentenza della Cassazione, risalente al 3 dicembre 2012, che ha confermato in via definitiva la condanna penale del prof. -OMISSIS- – tuttavia lo sviamento di potere, dedotto con il terzo motivo, non è ipotizzabile: ciò, non fosse altro perché all’esercizio “deviato” del potere avrebbero dovuto concorrere organi diversi e con funzioni diverse (l’Ufficio -OMISSIS- il Rettore, il -OMISSIS-, il Consiglio d’Amministrazione), circostanza che, a propria volta, appare poco verosimile;
Ritenuto, quindi, in forza di tutto ciò che si è detto, che il ricorso sia fondato e da accogliere, attesa la fondatezza del primo motivo con esso dedotto, sotto i profili menzionati, e con assorbimento degli ulteriori motivi;
Ritenuto, per conseguenza, di dover annullare gli atti impugnati e, in particolare, il provvedimento di irrogazione della sanzione disciplinare;
Ritenuta, comunque, la sussistenza di giusti motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese tra le parti, tenuto conto del fatto che la fondatezza del ricorso dipende da ragioni procedimentali, più che di ordine sostanziale
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto – Sezione Prima (I^), così definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla la sanzione disciplinare con esso impugnata.
Compensa le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d.lgs. 30 giugno 2003. n. 196 a tutela dei diritti e della dignità degli interessati, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità, nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le persone indicate nel presente provvedimento.
Così deciso in Venezia, nella Camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2018, con l’intervento dei magistrati:
Maurizio Nicolosi, Presidente
Pietro De Berardinis, Consigliere, Estensore
Nicola Fenicia, Primo Referendario
Pubblicato il 08/03/2018

IL SEGRETARIO

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.