#4495 TAR Veneto, Venezia, Sez. I, 7 febbraio 2019, n. 181

Procedura concorsuale posto ricercatore-Chiamata-Pubblicazioni-Rivista fascia A

Data Documento: 2019-02-07
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Alla pubblicazione di uno scritto in una rivista di elevato prestigio non può non riconoscersi una valenza sintomatica del pregio dello scritto stesso. Il che non toglie, però, che la valutazione – debitamente motivata – del concreto valore dello scritto pubblicato rientri tra i compiti della commissione.
 

Contenuto sentenza
N. 00181/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00723/2018 REG.RIC.
 REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 723 del 2018, proposto dal
dott. -OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv.ti Luigi Biondaro ed Antonio Sartori e con domicilio eletto presso lo studio del secondo, in Venezia, San Polo, n. 2988
contro
Università degli Studi di -OMISSIS-, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia e domiciliata presso gli Uffici della stessa, in Venezia, S. Marco, n. 63
nei confronti
dott.ssa -OMISSIS-, rappresentata e difesa dagli avv.ti Carlo Fratta Pasini e Giovanni Vanti e con domicilio eletto presso gli indirizzi di “P.E.C.” dei difensori quali risultanti dal ReGIndE
per l’annullamento,
previa sospensione dell’efficacia,
- del decreto del Rettore dell’Università di -OMISSIS- 2018-UNVRCLE-0131090, n. 2705 del 4 aprile 2018, pubblicato in G.U. il 20 aprile 2018, recante accertamento della regolarità della procedura di rinnovazione dei giudizi della valutazione comparativa per n. 1 posto di ricercatore per il settore scientifico-disciplinare M-EDF/02 “Metodi e didattiche delle attività sportive” presso il Dipartimento di Neuroscienze Biomedicina e Movimento, di cui è risultata vincitrice la candidata dott.ssa -OMISSIS-, e di tutti i relativi allegati e o atti connessi comunque denominati;
- della nota del Rettore prot. n. 285741 del 16 ottobre 2017, recante trasmissione alla commissione giudicatrice della sentenza del T.A.R. Veneto n. 861/2017 del 27 settembre 2017 “con l’invito a dare esecuzione a quanto in essa statuito”;
- del verbale del 7 marzo 2018 redatto dalla commissione giudicatrice nella stessa seduta e di tutti i relativi allegati;
- di ogni ulteriore atto comunque denominato e connesso alla presente procedura
per l’ordine
all’Università di adottare gli atti in esecuzione alle sentenze già emesse dai giudici amministrativi ed alla normativa di settore
in via subordinata, per la nomina
di una nuova Commissione giudicatrice, con nomina, se del caso, di un Commissario ad acta avente il compito di supervisionarne i lavori.
Visti il ricorso ed i relativi allegati;
Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione degli atti impugnati, presentata in via incidentale dal ricorrente, e preso atto del suo rinvio al merito;
Visti il controricorso e i documenti dell’Università degli Studi di -OMISSIS-;
Viste la memoria di costituzione e difensiva e la documentazione della dott.ssa -OMISSIS-;
Visto il decreto presidenziale n. 674/2018 del 20 ottobre 2018;
Visti le memorie, i documenti e le repliche delle parti;
Visti tutti gli atti della causa;
Nominato relatore nell’udienza pubblica del 5 dicembre 2018 il dott. Pietro De Berardinis;
Uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue
FATTO
Il dr. -OMISSIS- espone di aver partecipato alla procedura di valutazione comparativa indetta dall’Università degli Studi di -OMISSIS- con bando pubblicato nella G.U. n. 41 del 25 maggio 2010, per la copertura di un posto di ricercatore universitario per il settore scientifico disciplinare M-EDF/02 – Metodi e didattiche delle attività sportive (Dipartimento di Neuroscienze Biomedicina e Movimento), all’esito della quale risultava vincitrice la dr.ssa -OMISSIS-.
Considerando l’operato della commissione giudicatrice illegittimo, il dr. -OMISSIS- impugnava gli atti della procedura concorsuale innanzi a questo T.A.R., che, con sentenza n. 1318 del 30 ottobre 2012, accoglieva il ricorso, annullando gli atti impugnati.
Avendo l’Università, a seguito della formulazione dei giudizi individuali, collegiali e finale espressi dalla nuova commissione all’uopo nominata, attribuito nuovamente il posto messo a concorso alla dr.ssa -OMISSIS-, il dr. -OMISSIS- presentava un secondo ricorso, che veniva anche stavolta accolto da questo Tribunale Amministrativo con sentenza n. 407 del 14 aprile 2015. Avverso siffatta decisione l’Università proponeva appello, che, però, veniva respinto dal Consiglio di Stato, Sezione VI^, con sentenza n. 1385 del 18 luglio 2016.
Con ulteriori atti emanati tra il mese di agosto e quello di settembre del 2016 l’Università di -OMISSIS- riconfermava l’esito della procedura favorevole alla dr.ssa -OMISSIS- e, nuovamente, il dr. -OMISSIS- adiva questo Tribunale per ottenere l’annullamento degli atti impugnati. Ed anche stavolta il ricorso è stato accolto dal T.A.R. con sentenza n. 861 del 27 settembre 2017, che ha condiviso talune delle censure formulate dal ricorrente con il terzo motivo: in specie, quella indirizzata avverso la mancata valutazione, da parte della commissione, dell’importanza delle pubblicazioni presentate dai candidati e quella rivolta a sanzionare il concreto utilizzo, sempre da parte della commissione, del criterio della congruenza delle pubblicazioni stesse.
L’esponente lamenta che, tuttavia, nel dare esecuzione alla sentenza n. 861/2017 cit., l’Università di -OMISSIS- sarebbe incorsa nuovamente in molteplici illegittimità, le quali ancora una volta lo avrebbero penalizzato. Segnatamente:
a) con nota prot. n. 285741 del 16 ottobre 2017 il Rettore ha trasmesso alla commissione giudicatrice la sentenza de qua, invitandola a dare esecuzione alle sue statuizioni;
b) la predetta commissione, riunitasi in data 7 marzo 2018, ha proceduto all’attività di “rinnovazione dei giudizi (……) in ordine ai criteri valutativi della congruenza delle pubblicazioni scientifiche dei candidati e della loro importanza (…..)”;
c) il Rettore, con decreto n. 2705 del 4 aprile 2018 ha accertato la regolarità della suvvista procedura di rinnovazione dei giudizi della valutazione comparativa, in esito alla quale è risultata vincitrice la dr.ssa -OMISSIS-.
Pertanto, con il ricorso indicato in epigrafe, l’esponente ha impugnato gli atti elencati sub a), b) e c), chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia e deducendo, a supporto del gravame, i seguenti motivi:
1) violazione ed elusione del giudicato, eccesso di potere per arbitrarietà, nonché violazione della par condicio dei concorrenti; violazione dell’art. 6 del bando, dell’art. 4, comma 1, della l. n. 117/2000 e dell’art. 97 Cost.; violazione dell’art. 3, comma 4, del d.m. n. 89/2009, violazione dell’art. 97 Cost. e degli artt. 1 e 3 della l. n. 241/1990; mancanza di trasparenza ed imparzialità dell’attività della P.A.; eccesso di potere sotto i profili dell’illogicità e contraddittorietà e per contrasto con atti anteriori del procedimento;
2) illegittimità sotto ulteriore profilo per carenza di motivazione, illogicità ed eccesso di potere per arbitrarietà, violazione dell’art. 97 Cost., nonché degli artt. 1 e 3 della l. n. 241/1990, mancanza di trasparenza ed imparzialità dell’attività della P.A.;
3) illegittimità sotto l’ulteriore profilo della contraddittorietà e illogicità dell’azione amministrativa, nonché per contraddittorietà, erroneità, perplessità, carenza di istruttoria e sviamento, elusione del giudicato e violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost..
Il ricorrente ha chiesto, altresì, che fosse ordinato all’Università di adottare gli atti in esecuzione alle sentenze già emesse dai giudici amministrativi ed alla normativa di settore. In subordine, ha chiesto la nomina di una nuova Commissione giudicatrice e, se del caso, di un Commissario ad acta avente il compito di supervisionarne i lavori.
Si è costituita in giudizio l’Università degli Studi di -OMISSIS-, depositando controricorso con documenti sui fatti di causa e resistendo alle domande attoree.
Si è costituita in giudizio, altresì, la controinteressata dr.ssa -OMISSIS-, depositando a sua volta una memoria e documentazione sui fatti di causa ed eccependo l’infondatezza nel merito delle censure di parte ricorrente.
Su concorde richiesta delle parti, l’istanza cautelare è stata rinviata al merito.
In vista dell’udienza pubblica le parti hanno depositato memorie e repliche, insistendo nelle rispettive difese e conclusioni.
In particolare, il ricorrente, che ha ottenuto l’autorizzazione a depositare un documento in formato video inerente la causa non a mezzo P.A.T. (processo amministrativo telematico), stante l’eccessiva “pesantezza” dello stesso (v. decreto presidenziale n. 674/2018 del 20 ottobre 2018), ha insistito per l’accoglimento del gravame. L’Università ha depositato memoria di replica. La controinteressata ha, infine, depositato memoria illustrativa e replica, contestando, tra l’altro, l’ammissibilità e la rilevanza ai fini del decidere del “video” prodotto da parte ricorrente.
All’udienza pubblica del 5 dicembre 2018 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
In via preliminare, va dichiarata l’assoluta irrilevanza, ai fini del decidere, del documento in formato video depositato dal dr. -OMISSIS-, tratto da una nota trasmissione televisiva, nel corso della quale il predetto ricorrente è stato intervistato, e che servirebbe – secondo la prospettazione dell’interessato – a dimostrare la correttezza della sua condotta processuale e l’estraneità a tale condotta di qualsiasi intento “denigratorio” nei confronti della dr.ssa -OMISSIS-.
Poiché, come precisa lo stesso ricorrente, la sua iniziativa processuale ha ad oggetto esclusivamente il sindacato dell’operato dell’Università di -OMISSIS-, tradottosi in atti e provvedimenti amministrativi, il documento video in discorso appare del tutto ininfluente ai fini di detto sindacato, ciò che consente di prescindere dalla questione della sua ammissibilità.
Passando, ora al merito del ricorso, forma oggetto del primo motivo un articolato ordine di censure, che di seguito si riportano.
Il dr. -OMISSIS- lamenta, anzitutto, che la commissione giudicatrice avrebbe ritenuto parte integrante del verbale un atto (il verbale n. 1 del 24 agosto 2016 con il relativo allegato 2), sebbene fosse stato annullato dalla sentenza n. 861/2017 cit..
Contesta, poi, che la commissione avrebbe proceduto all’integrazione dei giudizi, anziché alla loro rinnovazione, come prescritto da tale sentenza. La commissione, inoltre, avrebbe ribadito i precedenti giudizi individuali, pur se anch’essi annullati e ciò sarebbe tanto più grave perché della stessa sarebbe divenuto componente (in luogo di un commissario venuto nel frattempo a mancare) il prof. -OMISSIS-, il quale, però, non avrebbe mai espresso alcun giudizio individuale sui candidati.
Sotto altro profilo, del tutto illegittimamente la commissione avrebbe parzialmente modificato i criteri valutativi a cui si sarebbe dovuta attenere ed in particolare i criteri dell’importanza e della congruenza delle pubblicazioni e l’applicazione degli indici bibliometrici. Nello specifico, sarebbe illegittima la decisione di attribuire, per l’importanza delle pubblicazioni, un giudizio derivante non dall’Impact Factor (I.F.) della singola rivista, bensì dall’I.F. parametrato alla collocazione editoriale delle riviste nell’ambito del settore a concorso (“Sport Sciences”). Si tratterebbe, infatti, di un criterio valutativo nuovo, che per di più sarebbe stato elaborato dopo che i commissari avevano già preso conoscenza dei concorrenti, dei loro titoli e delle loro pubblicazioni.
Oltre all’illegittimità legata al momento dell’adozione del criterio in parola, lo stesso sarebbe altresì illegittimo per ulteriori profili: infatti, la decisione della commissione di ancorare la valutazione circa l’importanza delle pubblicazioni ad un I.F. parametrato alla collocazione editoriale delle riviste nel settore delle “Sport Sciences” correlerebbe e collegherebbe inevitabilmente il criterio dell’importanza a quello della congruenza, laddove, invece, questi avrebbero dovuto essere tenuti distinti e autonomi, come previsto dal bando e come ricordato dalla sentenza n. 861/2017 cit..
Per di più, il criterio sarebbe fondato su presupposti erronei, poiché se è vero che una pubblicazione nell’ambito delle “Sport Sciences” tratta di sport, non è vero il contrario (una pubblicazione in tema di sport non è detto che rientri nelle “Sport Sciences”) e, comunque, considerato il basso impatto delle riviste di sport, sarebbe legittimo e comprensibile che un autore preferisca pubblicare i propri lavori su riviste più prestigiose e di maggiore impatto, magari multidisciplinari e senza un’apposita sezione dedicata allo sport: proprio a questo mirerebbe il criterio della congruenza.
Da ultimo, la commissione non si sarebbe avveduta del fatto che il criterio dell’I.F. parametrato alla collocazione editoriale delle riviste nell’ambito delle “Sport Sciences”, ove applicato ai titoli – e non solo alle pubblicazioni – avrebbe fortemente avvantaggiato il dr. -OMISSIS-: da questo punto di vista, pertanto, si renderebbe necessario che il T.A.R. dichiarasse illegittima l’intera procedura e non solo la parte relativa alla valutazione delle pubblicazioni, stante la completa omissione di una valutazione autonoma dei titoli.
Così riassunte le doglianze di parte ricorrente, osserva il Collegio che le stesse sono fondate entro i termini e nei limiti che di seguito si vanno ad esporre.
Occorre premettere che la censura di omessa valutazione dei titoli è stata già effettuata dalla sentenza n. 861/2017 cit., che la respinta, cosicché la stessa non può formare nuovamente oggetto di analisi in questa sede.
Ciò premesso e venendo ai profili di fondatezza del motivo, osserva in primo luogo il Collegio che la commissione di concorso non ha proceduto alla rinnovazione dei giudizi in ordine ai parametri della congruenza delle pubblicazioni scientifiche presentate dai candidati e della loro importanza, ma ad una mera integrazione dei giudizi stessi: in altre parole, non ha effettuato una nuova valutazione, ma ha mantenuto ferme le valutazioni precedenti, limitandosi ad una spiegazione dell’iter logico ad esse sotteso.
Che questo sia stato l’effettivo operato della commissione giudicatrice, emerge dalla piana lettura del verbale del 7 marzo 2018 (all. 2 al ricorso), dov’è scritto che “la Commissione, in aggiunta a quanto già precedentemente verbalizzato, stabilisce di procedere all’integrazione dei giudizi dei candidati -OMISSIS-, -OMISSIS- e -OMISSIS-, attraverso la formulazione di una griglia, riportante un giudizio sintetico e i parametri bibliometrici per ciascuna delle pubblicazioni presentate”. Sempre nel suddetto verbale si legge, ancora, che la commissione “concordando pienamente sulla valutazione attribuita ai candidati” (id est, quella precedentemente effettuata e che, però, avrebbe dovuto essere in parte qua rinnovata), “ribadisce i precedenti giudizi individuali e pertanto ritiene di non procedere alla stesura di ulteriori giudizi individuali da parte di ogni commissario”.
Ma, allora, già per questa ragione, l’attività posta in essere dalla commissione e recepita dal Rettore con il decreto impugnato si rivela illegittima, in quanto non dà puntuale esecuzione alle statuizioni contenute nella sentenza n. 861/2017 cit., le quali disponevano “la rinnovazione dei giudizi ad opera della commissione giudicatrice in ordine ai due criteri valutativi della congruenza delle pubblicazioni scientifiche dei candidati e della loro importanza, secondi i principi delineati nella motivazione” (così il secondo paragrafo del dispositivo).
Il punto richiede un approfondimento sul piano processuale.
Ai sensi dell’art. 112, comma 2, lett. b), c.p.a., per l’esecuzione delle sentenze esecutive del G.A. è esperibile il rimedio del giudizio di ottemperanza.
Ancora di recente, questo Tribunale (T.A.R. Veneto, Sez. III, 19 giugno 2017, n. 580) ha affermato che i provvedimenti amministrativi adottati in contrasto con pronunce cautelari o con sentenze di primo grado, non sospese, del G.A., debbono considerarsi nulli ex art. 21-septies della l. n. 241/1990 e non soltanto annullabili: ciò, tra l’altro, sulla base di una lettura estensiva del concetto di giudicato tale da portare all’individuazione di una nullità per violazione o elusione del giudicato inteso in senso ampio. E la violazione e/o l’elusione del giudicato debbono essere fatte valere attraverso il rimedio dell’ottemperanza (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 13 giugno 2016, n. 2536; id., Sez. VI, 8 aprile 2016, n. 1402). Il medesimo ricorrente, inoltre, ha elencato nella rubrica del primo motivo, tra i vizi dedotti, quelli di violazione e di elusione del giudicato.
Sorge, dunque, l’interrogativo se la suindicata doglianza incentrata sull’attività di “integrazione” dei giudizi, svolta dalla commissione in luogo di quella di rinnovazione prescritta dal giudice di prime cure, dovesse essere fatta valere con il rito dell’ottemperanza.
Nondimeno, la sentenza n. 861/2017 cit., oltre a statuire con prescrizioni di natura conformativa la necessità di una rinnovazione dei giudizi sull’importanza e sulla congruenza delle pubblicazioni dei candidati, ha lasciato “margini liberi di discrezionalità” alla P.A. (circa il contenuto dei giudizi stessi), relativamente ai quali – per giurisprudenza consolidata – non sono configurabili né la violazione, né l’elusione del giudicato (cfr. C.d.S., Sez. III, 28 novembre 2018, n. 6764; id., 3 giugno 2015, n. 2732; id., 13 maggio 2014, n. 2449). Il che ovviamente non esclude l’assoggettabilità della rinnovata attività provvedimentale al sindacato generale di legittimità (C.d.S., Sez. III, m. 2732/2015, cit.; id., Sez. V, 27 maggio 2014, n. 2730). E questo è ciò che è avvenuto nel caso di specie, in cui il ricorrente – oltre alle suesposte doglianze di violazione/elusione del giudicato – ha censurato l’attività amministrativa della commissione giudicatrice nei “margini liberi di discrezionalità” ad essa lasciati dalla sentenza n. 861/2017.
Pertanto, avendo il ricorrente proposto cumulativamente censure di violazione/elusione dei giudicato e censure di mera illegittimità della rinnovata attività provvedimentale, le prime assoggettate al rito dell’ottemperanza, le seconde a quello ordinario, nel caso de quo risulta applicabile la disciplina sul cumulo di azioni ex art. 32, comma 1, c.p.a., secondo cui: a) è sempre possibile nello stesso giudizio il cumulo di domande connesse, proposte in via principale o incidentale; b) se le azioni sono soggette a riti diversi, si applica quello ordinario, salvo quanto previsto dal Titolo V del Libro IV (artt. 119 e ss. c.p.a.). Dunque, alla fattispecie all’esame si applica il rito ordinario, stante la regola di cui all’ora vista lett. b), con il corollario della piena ammissibilità della doglianza in discorso, incentrata sulla mancata rinnovazione dei giudizi.
In ogni caso, poiché il ricorso è stato notificato il 12 giugno 2018 e depositato il successivo 21 giugno, appare rispettata anche la regola sul dimezzamento dei termini processuali che, ai sensi dell’art. 87, commi 2, lett. d), e 3, c.p.a., si applica al giudizio di ottemperanza. Di tal ché anche per questo verso la censura in esame appare pienamente ammissibile.
Tornando al merito della doglianza, non possono condividersi le obiezioni formulate sul punto dalla controinteressata, che contesta la “natura prettamente “formale-nominalistica” (…..) della correlata censura avversaria”, in quanto la commissione sarebbe stata chiamata a pronunciarsi dalla sentenza in parola unicamente sull’applicazione dei criteri dell’importanza e congruenza delle pubblicazioni e, quindi, avrebbe dovuto compiere solo una parziale rinnovazione dei giudizi, limitata appunto agli ora visti criteri. La commissione – sostiene la dr.ssa -OMISSIS- – avrebbe disposto la rinnovazione in parte qua, e solo in parte qua, delle proprie precedenti valutazioni, agendo esattamente nel solco tracciato dalla sentenza n. 861/2017.
Tuttavia, il concetto di “integrazione dei giudizi” non coincide con quello di “rinnovazione”, anche solo parziale, degli stessi, e la questione non è meramente nominalistica, poiché – come già visto – nel verbale del 7 marzo 2018 si dice espressamente che “la commissione (….) ribadisce i precedenti giudizi individuali e pertanto ritiene di non procedere alla stesura di ulteriori giudizi individuali da parte di ogni commissario”. In realtà, tutta l’attività della commissione è consistita semplicemente in un’illustrazione dell’iter logico seguito – nelle precedenti riunioni – nell’applicazione dei suindicati criteri della congruenza e dell’importanza delle pubblicazioni dei candidati, al fine di “rendere ancora più comprensibili i giudizi espressi” (così esplicitamente il verbale del 7 marzo 2018 con riguardo al criterio della “congruenza”).
Ma, in questo modo, la commissione ha trascurato che è stata proprio l’applicazione dei criteri della congruenza e dell’importanza ad essere giudicata illegittima dalla sentenza n. 861/2017 cit., sicché ad essa spettava non certo il compito di meglio illustrare l’iter seguito nell’applicarli, bensì quello di procedere ad una nuova applicazione dei criteri stessi, sulla base dei principi di diritto desumibili dalla sentenza in questione e così, per es., tenendo nettamente distinti i due criteri, senza “annullare” il parametro dell’importanza all’interno di quello della congruenza.
Del resto, la stessa controinteressata, in altra parte della sua memoria di costituzione e difensiva (pag. 14), ammette che l’attività della commissione giudicatrice è consistita nella mera esplicitazione delle motivazioni alla base dei giudizi dalla stessa già resi in relazione all’importanza delle pubblicazioni dei candidati -OMISSIS- e -OMISSIS-.
Inconferenti sono, poi, le eccezioni mosse dalla difesa dell’Università. Questa, infatti, sostiene che la sentenza n. 861/2017 cit. avrebbe errato nell’imporre un rinnovata valutazione dell’importanza delle pubblicazioni, poiché il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 3185/2016 cit., si sarebbe limitato a censurare la mancata motivazione, da parte della commissione, dell’originalità e dell’innovatività delle pubblicazioni scientifiche, nulla dicendo sull’importanza di esse. Un rilievo di tal tipo, tuttavia, è spendibile nel giudizio di appello avverso la sentenza n. 861/2017 cit., mentre a nulla vale in questa sede.
Palesemente infondata è, poi, l’eccezione dell’Università, per cui i commissari avrebbero rinnovato i propri giudizi rispetto agli elementi problematici individuati dal T.A.R. con la pronuncia in esame, e questo avrebbe comportato l’integrazione dei giudizi già espressi in precedenza riguardo a originalità e innovatività delle pubblicazioni, non censurati dalla sentenza n. 861/2017: in realtà, da un lato si è già detto che la “rinnovazione” dei giudizi è ben diversa dalla “integrazione” degli stessi; dall’altro, alla commissione giudicatrice è stato chiesto di rinnovare i giudizi non su originalità ed innovatività delle pubblicazione, bensì su importanza e congruenza delle stesse, cosicché il richiamo a originalità e innovatività appare fuorviante.
La censura del ricorrente incentrata sull’omessa rinnovazione dei giudizi da parte della commissione si rivela tanto più fondata e condivisibile, alla luce del fatto che uno dei commissari (il prof. -OMISSIS-) era di nuova nomina, essendo subentrato ad altro commissario (il prof. -OMISSIS-) nel frattempo deceduto, cosicché:
a) non si comprende come il nuovo commissario abbia potuto “ribadire” un giudizio individuale sui singoli candidati che non aveva mai formulato;
b) anche alla stregua di quanto detto al punto a), manca del tutto una pur sommaria indicazione delle ragioni che hanno portato il prof. -OMISSIS- a “concordare pienamente” – al pari degli altri commissari – sulla valutazione precedentemente attribuita ai candidati.
Non coglie nel segno, dunque, la difesa dell’Università, quando afferma che non sarebbe ravvisabile alcuna illegittimità nell’attività di un commissario il quale confermi il giudizio del collega che lo ha preceduto all’interno della commissione: anzi, il fatto che il commissario nominato in sostituzione del collega venuto a mancare abbia trovato valido il giudizio del predecessore in esito all’esame della documentazione portata dai candidati, e lo abbia perciò confermato, non trovando alcun motivo per discostarsene, si porrebbe su un piano di normalità e di logica.
In contrario, tuttavia, si deve osservare che la pretesa equipollenza tra “ribadire” i giudizi individuali e “confermare” gli stessi, lascia alquanto perplessi. Infatti, mentre per gli altri commissari superstiti (prof. -OMISSIS- e prof. -OMISSIS-), è ovvio che essi abbiano ribadito o confermato i propri precedenti giudizi, con riguardo alla posizione del prof. -OMISSIS-, in quanto componente di nuova nomina della commissione, non si comprende a quali dei giudizi individuali espressi per ogni candidato da ciascuno degli altri commissari egli abbia inteso riferirsi, per “ribadirli” o “confermarli”: se, cioè, ai giudizi del prof. -OMISSIS-, o a quelli del prof. -OMISSIS-, o ancora a quelli del prof. -OMISSIS- (il commissario sostituito perché nel frattempo deceduto).
In ogni caso, negli atti impugnati non vengono esplicitate le ragioni per le quali il prof. -OMISSIS- ha condiviso i ridetti giudizi individuali, a tal fine non potendo certo bastare che una simile condivisione rientri in un quadro di normalità e di logica. A ben vedere, anzi, proprio perché rimasto estraneo alla formulazione dei giudizi, il nuovo commissario avrebbe dovuto illustrare a fondo i motivi per i quali ha ritenuto di aderirvi.
Neppure coglie nel segno la difesa della controinteressata, lì dove sostiene – richiamandosi ai giudizi del prof. -OMISSIS- (ma si è visto che non vi sono elementi per riferire a detti giudizi la “conferma” fatta dal prof. -OMISSIS-) – che gli stessi sarebbero stati già ritenuti legittimi da questo T.A.R., sicché il nuovo commissario non avrebbe potuto, a pena di nullità delle sue valutazioni, mettere in discussione il suddetto operato, “coperto” dalla sentenza n. 861/2017. La tesi non convince, atteso che nessuna “copertura” è ascrivibile a tale pronuncia per quanto concerne le valutazioni relative alla congruenza e all’importanza delle pubblicazioni dei candidati.
Donde, in definitiva, la fondatezza della censura ora analizzata.
È altrettanto fondata la doglianza avente ad oggetto la valutazione dell’importanza delle pubblicazioni mediante l’applicazione del criterio dell’I.F. (Impact Factor) “parametrato alla collocazione editoriale delle riviste nell’ambito delle Sport Sciences, proprie del settore a concorso” (così il verbale del 7 marzo 2018).
“Questa scelta” – prosegue il ridetto verbale – “è dettata dal fatto che pubblicazioni su riviste in ambiti diversi possono portare a I.F. notevolmente più elevati o comunque non parametrabili. L’I.F. massimo nell’ambito delle Sport Sciences ha un valore di 7,6”: pertanto “se nella valutazione dell’importanza ci si limitasse ad esprimere un mero dato numerico, un candidato con una pubblicazione in ambito oncologico, ad esempio, su (…..) che presenta un IF pari a 187,04, si collocherebbe in una posizione di preminenza rispetto ad altri candidati, anche in un settore dove non ha specifica competenza”. Per tale ragione, la commissione giudicatrice ha sì riportato “accanto a ciascuna pubblicazione il valore dell’I.F. corrispondente alla singola rivista, ma non lo ha ritenuto prevalente ai fini della formulazione dei giudizi”.
Tuttavia, innanzitutto, anche a voler condividere l’iter logico seguito dalla commissione – che invece, come si vedrà infra, non è esente da dubbi di logicità – resta fermo che la suddetta articolazione del criterio dell’importanza delle pubblicazioni scientifiche dei candidati avrebbe dovuto essere effettuata ex ante e non ex post, cioè dopo che la documentazione dei candidati era già stata visionata: invero, in nessuna parte della disciplina concorsuale si rinviene il criterio valutativo dell’I.F. parametrato alla collocazione della rivista nell’ambito delle “Sport Sciences”.
In dettaglio, il decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 89 del 28 luglio 2009 (avente ad oggetto “valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche”), all’art. 3 (rubricato “valutazione delle pubblicazioni scientifiche”) prevede:
- che le commissioni giudicatrici effettuano la valutazione comparativa delle pubblicazioni sulla base di una serie di criteri, tra cui quelli dell’originalità, innovatività ed importanza (così il punto I) del comma 2);
- che “le commissioni, nel valutare le pubblicazioni, si avvalgono anche dei seguenti indici:
1) numero delle citazioni;
2) numero medio di citazioni per pubblicazioni;
3) “impact factor” totale;
4) “impact factor” medio per pubblicazione;
5) combinazioni dei precedenti parametri atte a valorizzare l’impatto della produzione scientifica del candidato (indice di Hirsch o simili)” (così il comma 4).
Identica formula è pedissequamente riportata sia nell’art. 6 del bando di concorso, di cui al decreto rettorale n. 1431/2010 (all. 1 al ricorso), sia nei “criteri di massima” elaborati dalla commissione e allegati al verbale del 7 marzo 2018 (doc. 2 dell’Università), con la precisazione che né nell’uno, né nell’altro di tali documenti vi è menzione del criterio o sub-criterio valutativo dell’I.F. “parametrato”, come più sopra definito.
Ad avviso del Collegio, non può ritenersi che il suindicato criterio rientri nelle “combinazioni dei precedenti parametri atte valorizzare l’impatto della produzione scientifica del candidato” di cui al n. 5) dell’elenco appena riportato, poiché esso aggiunge all’Impact Factor un elemento – quello della congruenza dell’I.F. con l’ambito messo a concorso – che non è compreso tra i “precedenti parametri” contenuti in detto elenco, ma discende da altro e diverso criterio valutativo: il criterio, appunto, della congruenza. Con il ché, è dimostrata la persistenza, nei giudizi dei commissari, di una commistione tra i parametri della congruenza e dell’importanza, contraria alla necessità (ribadita dalla sentenza n. 861/2017) di tenere distinti e separati i due parametri in discorso.
E va precisato, sul punto, che l’espressione “la commissione si avvale” equivale a “deve avvalersi”, cosicché vi era l’autovincolo dell’Università – in aggiunta al vincolo ex art. 3 del d.m. n. 89/2009 – ad applicare i criteri esplicativi dell’importanza delle pubblicazioni sopra elencati e, in specie, i cc.dd. impact factor totale e impact factor medio per pubblicazione. Che la commissione abbia individuato tali criteri, formando una griglia per ciascun candidato (a parte la dr.ssa -OMISSIS-), in cui sono stati riportati i parametri bibliometrici per ogni pubblicazione presentata (v. all.ti 2, 3 e 4 al verbale del 7 marzo 2018), non è decisivo: ciò che conta, invece, è che si è attribuita preminenza ad un altro criterio non previsto dal bando, né predeterminato ex ante dalla commissione, cioè – si ripete – quello dell’I.F. “parametrato”.
Inoltre, anche ove si voglia sostenere che l’articolazione del criterio o “macrovoce” di valutazione inerente l’importanza delle pubblicazioni nell’ulteriore sub-criterio dell’I.F. “parametrato” potesse configurarsi non come introduzione di un nuovo parametro valutativo, ma come mera specificazione della richiamata “macrovoce” e fosse, perciò, ammissibile (cfr. T.A.R. Calabria, Catanzaro, Sez. II, 15 maggio 2017, n. 755), ugualmente detta articolazione sarebbe illegittima, perché non effettuata prima della visione della documentazione dei candidati, in violazione di una regola fondamentale in tema di procedure concorsuali.
Si richiama sul punto l’insegnamento della costante giurisprudenza, per cui il principio di preventiva fissazione dei criteri e delle modalità di valutazione delle prove concorsuali (e lo stesso vale senz’altro anche per la valutazione delle pubblicazioni) va inquadrato nell’ottica della trasparenza dell’attività amministrativa perseguita dal Legislatore, il quale pone l’accento sulla necessità della determinazione e verbalizzazione dei criteri stessi in un momento in cui non possa sorgere il sospet