#4442 TAR Veneto, Venezia, Sez. I, 4 dicembre 2018, n. 1111

Studente universitario-Voto di laurea

Data Documento: 2018-12-04
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Sussiste un interesse concreto ad ottenere l’’attribuzione di un voto di laurea più elevato, tenuto conto delle maggiori chances di carriera legate ad un tale voto, essendo fatto notorio (ex art. 115, comma 2, cod. proc. civ., applicabile al processo amministrativo in forza del rinvio esterno exart. 39 cod. proc. amm.) che in molte selezioni ovvero concorsi pubblici il punteggio di laurea conseguito dal candidato può consentire allo stesso – in sede di valutazione dei titoli, sulla base di criteri predeterminati – di ottenere un punteggio via via crescente fino al punteggio massimo riconosciuto alla votazione di 110 con lode.

Contenuto sentenza
N. 01118/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00216/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 216 del 2017, proposto da: 
Chiara Morossi, rappresentata e difesa dall'avvocato Francesco Fersini, con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R. Veneto, in Venezia Cannaregio 2277/2278 e con domicilio ex legepresso l’indirizzo PEC indicato nel ricorso; 
contro
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio; 
Università degli Studi di Padova, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Marika Sala, Roberto Toniolo e Sabrina Visentin, con domicilio eletto presso i rispettivi indirizzi PEC come indicati nell’atto di costituzione;
Scuola di scienze umane, sociali e del patrimonio dell’Università degli Studi di Padova, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
Dipartimento di studi linguistici e letterari dell’Università degli Studi di Padova, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio;
Commissione d’esame della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee ed americane dell’Università degli Studi di Padova del 28 novembre 2016, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
per l'annullamento
del provvedimento cert. 25811 processo verbale della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane del 28 novembre 2016;
di tutti gli atti comunque connessi, conseguenti e/o presupposti, ancorché non conosciuti;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Università degli Studi di Padova;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 novembre 2018 il dott. Giovanni Giuseppe Antonio Dato e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
1. Espone la ricorrente di aver conseguito la laurea di primo livello in lingue, letterature e culture moderne presso l'Università degli Studi di Padova in data 11 dicembre 2013 e di essersi iscritta al corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane LM – 37 sempre presso l'Università degli Studi di Padova nell'anno accademico 2013/2014.
Rappresenta, inoltre, che durante il suo percorso di studi (in parte trascorso presso la Universidade Catòlica Portugesae presso l'Universidade Federal de Santa Caterina in Brasile) ha superato brillantemente gli esami, acquisendo i relativi crediti formativi, riportando una media ponderata pari a 28,5 che, rapportata in centodecimi, è pari al punteggio di partenza di 104,5.
Durante il predetto soggiorno di studi la ricorrente ha sviluppato la sua tesi di laurea; relatore di detta tesi era la prof.ssa Sandra Bagno mentre correlatore era la dott.ssa Lia Ferreira.
Completata la stesura della tesi, sotto il controllo dei summenzionati docenti, la ricorrente ha inoltrato in segreteria la domanda di richiesta di laurea corredata della relativa documentazione necessaria.
In data 28 novembre 2016 l'odierna ricorrente ha sostenuto l'esame di laurea innanzi alla commissione nominata con decreto dal direttore del Dipartimento di studi linguistici e letterari e presieduta dalla prof.ssa Carmen Castillo Pena dell'Università degli Studi di Padova.
Espone parte ricorrente che la prof.ssa Carmen Castillo Pena, prima che la commissione potesse iniziare una qualsiasi discussione di merito e di definizione del voto di laurea, ha dichiarato pubblicamente che il voto curriculare di 104,50 era da intendersi arrotondato a 104,00 e che pertanto questo sarebbe stato il voto di partenza per la definizione del voto di laurea. Dal momento che la commissione di laurea ha stabilito all'unanimità di assegnare alla tesi della ricorrente il punteggio di 5 punti, la presidente della commissione prof.ssa Carmen Castillo Pena ha proclamato dottoressa la ricorrente con il voto finale di 109/110.
Rappresenta l’esponente che la madre della stessa, professore ordinario nell'Università degli Studi di Padova, ha contestato apertamente l'arrotondamento a 104,00 del voto curriculare di 104,50, sostenendo che questo andasse arrotondato per eccesso; la professoressa Castillo Pena, tuttavia, ha ribadito con forza la sua posizione dichiarando chiusa la questione.
Rappresenta la ricorrente, altresì, che in data 21 dicembre 2016 la prof.ssa Bagno ha inviato una lettera (depositata in allegato al ricorso) al presidente della Scuola di scienze umane, sociali e del patrimonio culturale nonché al direttore del Dipartimento di studi linguistici e letterari ove, dopo aver ricostruito il fatto, ha spiegato le ragioni per le quali dissente dal criterio di arrotondamento annunciato dalla prof.ssa Castillo Pena nonché dalle modalità con cui questa ha annunciato detto criterio; tale lettera è stata sottoscritta dalla dott.ssa Lia Ferreira la quale ha precisato di non essere intervenuta nella discussione vertente sulle modalità di arrotondamento del punteggio di partenza non avendo certezza di quale fosse la corretta interpretazione ma che, conoscendo ora il criterio, concorda sul fatto che l'arrotondamento dovesse essere fatto a 105,00.
La ricorrente espone di essersi prodigata, nei giorni successivi, per conoscere le eventuali delibere del Dipartimento di studi linguistici e letterari in merito ai criteri di arrotondamento del voto di laurea, rivolgendosi al difensore civico dell'Ateneo, che in data 17 gennaio 2017 ha risposto che la direzione del Dipartimento di studi linguistici e letterari ha confermato che il Dipartimento non ha mai deliberato sull'incremento/decremento di voto di cui al punto b) del comma 2 dell'art. 6 del regolamento didattico del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane, così come previsto dal successivo comma 3 dell'art. 6 del medesimo regolamento didattico del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane.
1.1. Il provvedimento indicato in epigrafe unitamente agli atti comunque connessi, conseguenti e/o presupposti sono stati impugnati con il gravame introduttivo del giudizio.
1.2. Si è costituita in giudizio l’Università degli Studi di Padova; non si sono costituiti il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, la Scuola di scienze umane, sociali e del patrimonio dell’Università degli Studi di Padova, il Dipartimento di studi linguistici e letterari dell’Università degli Studi di Padova e la commissione d’esame della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee ed americane dell’Università degli Studi di Padova del 28 novembre 2016.
1.3. All’udienza pubblica del 20 novembre 2018, presenti i difensori delle parti, come da verbale, i quali si sono riportati alle conclusioni già prese chiedendone l’accoglimento, il Collegio si è riservato di provvedere e ha trattenuto il ricorso in decisione.
DIRITTO
1. In limine litis, il Collegio dichiara l’inutilizzabilità della memoria di replica depositata dalla parte ricorrente in data 31 ottobre 2018 (come risulta dal sistema), in violazione del termine perentorio fissato dall'art. 73, comma 1, cod. proc. amm. (arg. exCons. Stato, sez. III, 8 giugno 2018, n. 3477; Cons. Stato, sez. VI, 16 aprile 2018, n. 2247; T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 30 maggio 2018, n. 3602; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, 11 maggio 2018, n. 1053), non avendo peraltro la parte autrice del deposito fornito dimostrazione dell’estrema difficoltà di produzione nei termini di legge (art. 54, comma 1, cod. proc. amm.; cfr. Cons. Stato, sez. V, 27 luglio 2017, n. 3705; Cons. Stato, sez. VI, 18 luglio 2016, n. 3192).
2. La parte resistente ha eccepito in via preliminare l’inammissibilità e/o improcedibilità del ricorso per tardività nella proposizione dell’impugnativa.
Sostiene la parte resistente, invero, che il provvedimento avversato reca la “certificazione” del punteggio assegnato alla esponente dalla commissione all’esito della prova finale tenutasi in data 28 novembre 2016, e, dunque, noto alla stessa ricorrente fin dalla medesima data; tuttavia, il ricorso risulta notificato all’Ateneo in data 3 febbraio 2017 (Amministrazione centrale), 2 febbraio 2017 (Dipartimento di studi linguistici e letterari e commissione di laurea) e 1 febbraio 2017 (Scuola di scienze umane, sociali e del patrimonio); anche presso l’Avvocatura dello Stato risulta protocollato in data 1 febbraio 2017.
In ogni caso tutte le copie depositate per la notifica recano il timbro dell’UNEP del Tribunale di Padova con la data 30 gennaio 2017 e, pertanto, risultano decorsi i 60 gg. previsti per l’ammissibilità del ricorso (la data di scadenza del termine per la notifica è quella del 27 gennaio 2017).
2.1. L’eccezione è infondata.
Deve premettersi che la giurisprudenza costituzionale ha affermato che gli artt. 3 e 24 Cost. impongono che “le garanzie di conoscibilità dell’atto, da parte del destinatario, si coordinino con l’interesse del notificante a non vedersi addebitato l’esito intempestivo di un procedimento notificatorio parzialmente sottratto ai suoi poteri d’impulso” ed ha individuato come “soluzione costituzionalmente obbligata della questione […] quella desumibile dal principio della sufficienza […]del compimento delle sole formalità che non sfuggono alla disponibilità del notificante”; “in ossequio ai richiamati principii costituzionali, gli effetti della notificazione a mezzo posta devono, dunque, essere ricollegati - per quanto riguarda il notificante - al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, ossia alla consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, essendo la successiva attività di quest’ultimo e dei suoi ausiliari (quale appunto l’agente postale) sottratta in toto al controllo ed alla sfera di disponibilità del notificante medesimo” (cfr. Corte cost., 26 novembre 2002, n. 477; cfr. anche Corte cost., 6 dicembre 2002, n. 520, Corte cost., 23 gennaio 2004, n. 28 e Corte cost., 2 aprile 2004, n. 107).
Orbene, nella ricevuta della somma versata per la notificazione del ricorso - UNEP Padova risulta la data del 27 gennaio 2017, e da ciò si può ricavare che nella stessa data il ricorso è stato consegnato al predetto ufficio per la notifica.
Orbene, posto che è da tale adempimento - e non dalla data della successivamente effettuata notifica - che risultano integrati gli estremi dell’assolvimento dell’onere di tempestiva proposizione del gravame da parte del ricorrente (cfr., ex plurimis, Cons. Stato, sez. III, 14 dicembre 2016, n. 5269; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. IV, 26 luglio 2018, n. 1615; T.A.R. Liguria, Genova, sez. I, 23 gennaio 2018, n. 32), ne discende che è stato rispettato il termine decadenziale per la proposizione dell’azione caducatoria.
3. Parte resistente ha ulteriormente eccepito - sia pure in modo non del tutto perspicuo (cfr. pag. 10 della memoria depositata in data 15 ottobre 2018) - la carenza di interesse dell’esponente, evidenziando che parte ricorrente ha solo enunciato l’ipotesi di lesione che potrebbe subire, non avendo dimostrato neppure esemplificativamente un possibile vantaggio - e in quali ambiti - a fronte di un superiore punteggio di laurea; fermo restando che ordinariamente nei bandi di concorso viene previsto il rangedi riferimento quale presupposto per un’ottima valutazione a partire da un punteggio di 105/110.
3.1. L’eccezione è infondata.
E’ di palmare evidenza la sussistenza in capo alla ricorrente di un interesse processualmente rilevante a conseguire l'annullamento della provvedimento avversato, potendo da esso ricavare quantomeno un vantaggio morale.
Inoltre, esiste per la ricorrente un ulteriore interesse concreto giuridicamente rilevante ad ottenere, se del caso, l’attribuzione di un voto di laurea più elevato, tenuto conto delle maggiori chancesdi carriera legate ad un tale voto, essendo fatto notorio (ex art. 115, comma 2, cod. proc. civ., applicabile al processo amministrativo in forza del rinvio esterno exart. 39 cod. proc. amm.) che in molte selezioni ovvero concorsi pubblici il punteggio di laurea conseguito dal candidato può consentire allo stesso - in sede di valutazione dei titoli, sulla base di criteri predeterminati - di ottenere un punteggio via via crescente fino al punteggio massimo riconosciuto alla votazione di 110 con lode.
La stessa ricorrente, invero, evidenzia che l'attribuzione del punteggio di 110/110 ha una sua rilevanza anche ai fini pratici dal momento che, per taluni concorsi pubblici, il curriculum per titoli verrebbe valutato diversamente permettendo alla ricorrente di avere maggiori possibilità di successo e maggiori aspettative (cfr. pag. 12 del ricorso).
4. Con unico ed articolato motivo di gravame parte ricorrente ha dedotto la violazione di legge per violazione degli artt. 3 e 97 Costituzione; dell'art. 41 della Carta Fondamentale dei Diritti dell'Unione Europea; degli artt.1 e 3 della legge 241/1990. Violazione di legge per violazione dell'art. 11, comma 3 lettera d) del D.M. 22 ottobre 2004 n. 270; dell'art. 10, comma 7 del Regolamento Didattico di Ateneo; dell'art. 6 comma 3 del Regolamento Didattico del Corso di Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane. Violazione di legge ed eccesso di potere per violazione dei principi di buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione nonché delle regole sovrintendenti il funzionamento di un organo collegiale. Eccesso di potere sotto il profilo del travisamento ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, del difetto di istruttoria, del difetto di motivazione, del difetto di ragionevolezza, della disparità di trattamento e dell'ingiustizia manifesta, dell'illogicità, della contraddittorietà.
4.1. Parte ricorrente evidenzia innanzitutto che la commissione d'esame della prova finale in data 28 novembre 2016 non ha applicato correttamente la regola tecnica circa l'arrotondamento del punteggio di partenza, travisando così i presupposti di fatto che stanno alla base del provvedimento impugnato.
Secondo la ricorrente - che ribadisce di aver riportato dalla carriera esami sostenuta una media ponderata pari a 28,5 e una media aritmetica pari a 28,58 - basterebbe consultare un qualsiasi manuale di matematica per accorgersi (in sintesi) che “per scegliere l'approssimazione corretta bisogna guardare la cifra decimale successiva a quella a cui ci si ferma: se è maggiore o uguale a 5 si approssima per eccesso, se é minore di 5 si approssima per difetto”. Dunque, “per arrotondare un numero ad una certa cifra decimale, si eliminano le cifre superflue a destra, quando la prima di esse é: 1, 2, 3, 4; se invece la prima di esse é: 5, 6, 7, 8, 9, oltre a eliminare tali cifre, si aumenta di una unità l'ultima cifra conservata del numero”.
Pertanto il provvedimento impugnato risulta viziato per evidente travisamento ed erronea valutazione dei presupposti di fatto.
4.2. Parte ricorrente lamenta, altresì, che le regole aritmetiche succitate, comunemente conosciute, avrebbero dovuto essere applicate al caso in esame, a maggior ragione se si considera che il Dipartimento di studi linguistici e letterari non ha mai deliberato alcunché sull'incremento/decremento di voto, come risulta chiaramente dalla risposta del difensore civico alla ricorrente datata 17 gennaio 2017.
Qualora il Dipartimento di studi linguistici e letterari avesse provveduto ad emanare espressamente una delibera prevedendo un differente criterio circa l'arrotondamento, allora sarebbe stato possibile per la commissione discostarsi dalla comune regola aritmetica. Non avendo però il predetto Dipartimento provveduto in tal senso, per evitare situazioni arbitrarie e di evidente disparità di trattamento, la commissione della seduta di laurea del 28 novembre 2016 avrebbe dovuto attenersi alle regole aritmetiche di comune esperienza ed in uso nella prassi o, quantomeno sorreggere la propria decisione da adeguata motivazione.
Il giudice amministrativo, in un caso non dissimile, ha ritenuto infatti che ove una prassi incontestata non venga seguita si realizza un evento del tutto abnorme e, conseguentemente occorre un'adeguata motivazione che sorregga tale decisione (T.A.R Emilia Romagna, Bologna, sez. I, sentenza 212/1999).
4.3. Secondo la ricorrente, inoltre, il provvedimento impugnato si appalesa viziato anche sotto il profilo del difetto d'istruttoria e della violazione dell'obbligo di motivazione ex art. 3 della legge 241/1990.
Secondo l’esponente, la vivace discussione - durante la seduta di laurea - in merito al criterio di arrotondamento del punteggio di partenza tra la presidente della commissione e la madre della ricorrente avrebbe dovuto indurre, perlomeno, ad una più approfondita istruttoria in merito al criterio da utilizzare ed avrebbe dovuto consigliare, perlomeno, di dar conto delle ragioni per le quali si riteneva corretto procedere all'arrotondamento per difetto anziché per eccesso.
All’uopo parte ricorrente, nell’evidenziare che la motivazione è elemento essenziale dell’atto amministrativo richiama l’art. 3 della legge n. 241/1990, l'art. 41, comma 2, della Carta Fondamentale dei Diritti dell'Unione Europea e la pertinente giurisprudenza sul dovere di motivazione.
Lamenta parte ricorrente che tutta la vicenda si è svolta in un clima di totale indeterminatezza circa i criteri da utilizzare e le regole da adottare tale da trasformare la legittima discrezionalità amministrativa in puro arbitrio ed in tale contesto ancor più cogente era la necessità di una motivazione precisa e puntuale.
4.4. Secondo parte ricorrente, in sintesi, l'assenza di motivazione si configura quale violazione non solo dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione (art. 97, comma 1, Cost.) ma anche del diritto di difesa nei confronti della stessa amministrazione (artt. 24 e 113 Cost).
La circostanza che il provvedimento impugnato non contenga alcuna motivazione in ordine alla scelta di arrotondamento, unita al fatto che il Dipartimento di studi linguistici e letterari non ha mai deliberato alcunché nel merito (nonostante quanto previsto dall'art. 10, comma 7, del regolamento didattico di Ateneo e dall'art. 6, comma 3, del regolamento didattico del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane) configura un'illegittimità anche per violazione dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione nonché del diritto di difesa nei confronti degli atti della Pubblica Amministrazione.
4.5. Parte ricorrente evidenzia poi un ulteriore profilo di illegittimità consistente nella violazione delle regole di collegialità da parte della presidente della commissione d'esame della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee ed americane del 28 novembre 2016.
In sintesi, parte ricorrente evidenzia che come risulta dalla lettera della prof.ssa Bagno del 21 dicembre 2016, la presidente avrebbe dichiarato pubblicamente e prima che la commissione potesse iniziare una qualsiasi discussione di merito e di definizione del voto di laurea, che il voto curriculare di 104,50 era da intendersi arrotondato a 104,00 e che pertanto questo sarebbe stato il voto di partenza per la definizione del voto di laurea. Tale atteggiamento, oltre ad aver messo in imbarazzo ed in difficoltà altri membri della commissione di laurea che avrebbero dissentito rispetto la modalità di arrotondamento, non risponde al rispetto delle regole di funzionamento degli organi collegiali, quale una commissione di laurea è, rappresentandone anzi un esempio paradigmatico. All'interno del collegio tutti i componenti hanno la medesima posizione, hanno pari diritti e pari doveri e tale paritarietà non dovrebbe essere violata dalla posizione del presidente del collegio. In sintesi il presidente del collegio è un “primus inter pares” rispetto agli altri componenti. Pure il regolamento didattico dell'Ateneo di Padova prevede, all'art. 10, comma 8, quale unico compito ulteriore del presidente di una commissione d'esame (anche relativo alla prova finale) quello di trasmettere i verbali delle prove effettuate al termine delle stesse agli uffici competenti. Né potrebbe essere diversamente in virtù delle regole generali che sovrintendono il funzionamento di un organo collegiale. Ne consegue che il provvedimento che qui si impugna è illegittimo, anche dal punto di vista procedurale, non essendo state rispettate le regole di funzionamento degli organi collegiali.
4.6. Deduce, infine, parte ricorrente (in sintesi) che il regolamento didattico d'Ateneo prevede, all'art. 10, comma 7, che le modalità di svolgimento della prova finale siano disciplinate nei regolamenti didattici dei corsi di studio; parte ricorrente richiama, dunque, l'art. 6, comma 2, del regolamento didattico del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane ed il successivo comma 3 il quale prevede che “I criteri per la determinazione degli incrementi/decrementi di voto di cui ai punti b) del comma 2 sono deliberati dal Dipartimento di riferimento su proposta del CCLA”; lamenta, tuttavia, che come conferma la lettera maildel difensore civico dell'Ateneo del 17 gennaio 2017 - il Dipartimento di studi linguistici e letterari non ha mai deliberato alcunché nel merito, sicché gli unici criteri esistenti sono quelli summenzionati.
Sostiene parte ricorrente che si tratta di criteri alquanto indeterminati ed assolutamente inadeguati a rendere comprensibile la ragione del risultato ottenuto, occorrendo che vi fosse una motivazione espressa oppure che criteri sufficientemente chiari e determinati tali da ricostruire, perlomeno, ab externola motivazione del giudizio.
Dunque, la commissione di laurea avrebbe potuto/dovuto applicare la regola tecnica aritmetica sopra richiamata oppure avrebbe potuto/dovuto consultare organismi superiori dell'Ateneo, oppure ancora nel dubbio avrebbe potuto/dovuto riferirsi orientativamente alla media aritmetica (usata nel sistema previgente) che essendo pari a 104,81 già dava un'indicazione che il curriculum didattico della ricorrente (più prossimo al punteggio base di 105); oppure, al limite, avrebbe potuto/dovuto applicare, per analogia, i criteri in uso presso altri corsi di laurea dello stesso Ateneo (ad es. regolamento dell'esame di laurea in uso presso la Facoltà di medicina e chirurgia il quale ha previsto un punto aggiuntivo rispetto al punteggio di partenza per le esperienze di studio maturate all'estero, simili a quelle maturate dall'odierna ricorrente, oppure uno 0,2 decimi aggiuntivo per ogni lode).
Lamenta parte ricorrente che l'esercizio della discrezionalità amministrativa non è stato correttamente esercitato sotto il profilo della completezza d'istruttoria, dell'adeguatezza della motivazione e rispetto ai canoni di ragionevolezza e trasparenza che dovrebbero permeare l'attività amministrativa.
Se la discrezionalità amministrativa fosse stata correttamente esercitata da parte della commissione di laurea del 28 novembre 2016 ovvero se il Dipartimento di studi linguistici e letterari avesse provveduto ad attuare il comma 3 dell'art. 6 del regolamento didattico del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee ed americane la ricorrente avrebbe ottenuto un punteggio di partenza di 105/110 che le avrebbe permesso di raggiungere il punteggio di 110/110, posto che la commissione di laurea ha stabilito all'unanimità di assegnare alla tesi della ricorrente il punteggio di 5 punti.
4.7. La ricorrente, infine, evidenzia la propria legittima aspettativa a veder applicate le regole tecniche di attribuzione del punteggio di partenza corrette, in particolare per quanto riguarda la modalità di arrotondamento, mettendo in risalto il fatto che l'attribuzione del punteggio di 110/110 ha una sua rilevanza anche ai fini pratici (permettendo alla ricorrente di avere maggiori possibilità di successo e maggiori aspettative che, altrimenti, potrebbero esserle precluse dall'errata attribuzione del punteggio).
4.8. L’Università degli Studi di Padova resistente ha argomentato nel senso della infondatezza dei motivi di impugnazione, chiedendo il rigetto del ricorso.
5. Le doglianze sono infondate.
Si dirà fra breve che l’intera tesi di parte ricorrente - incentrata sul c.d. arrotondamento del “punteggio di partenza” (da 104,5 a 104) - è sfornita del ben che minimo supporto, tale da risultare infondata.
Prima, però, il Collegio ritiene di dover precisare che la deliberazione del Dipartimento di studi linguistici e letterari sarebbe dovuta intervenire non sul c.d. “punteggio di partenza”, in quanto (come anche evidenziato dalla difesa di parte resistente) il comma 3 dell’art. 6 del regolamento didattico del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane prevede che “I criteri per la determinazione degli incrementi/decrementi di voto di cui ai punti b) del comma 2 sono deliberati dal Dipartimento di riferimento su proposta del CCLA”, ed il punto b) del citato comma 2 concerne il voto conseguito nella prova finale.
Ciò preliminarmente rilevato, riprendendo quanto sopra anticipato, il Collegio ritiene che l’intera tesi di parte ricorrente, incentrata sul c.d. arrotondamento del “punteggio di partenza” (da 104,5 a 104), è sfornita del ben che minimo supporto e, dunque, non può che ritenersi priva di base (tale, in definitiva, da riflettersi sull’intera impugnazione).
Ed invero, da un lato, l’avversato provvedimento cert. 25811 processo verbale della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane del 28 novembre 2016 reca il riferimento alla media ponderata (104,50), alla media aritmetica (104,81) e poi l’indicazione del voto di laurea (109 sopra 110); dunque, non si declina l’operazione di arrotondamento, né essa è comunque ricavabile.
Dall’altro, nello stesso provvedimento impugnato non vi è traccia alcuna del punteggio (“incremento”) assegnato alla prova finale (che parte ricorrente sostiene essere pari a 5 punti) e, dunque, non vi è dimostrazione - anche per questa via - che il voto finale (109) sia frutto dell’arrotondamento sfavorevole che parte ricorrente lamenta.
All’uopo pare utile ricordare che la volontà della commissione non può essere accertata con riferimento a postume dichiarazioni dei commissari (arg. exT.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 24 giugno 2004, n. 4591), e ciò alla luce del più generale principio in base al quale il verbale è l’unico mezzo attraverso il quale le deliberazioni e le operazioni del collegio sono conosciute all’esterno e non può essere sostituito o integrato in base a dichiarazioni rese ex post dai componenti della commissione (arg. ex T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 10 aprile 2002, n. 3070).
In altri termini detto, non vi è dimostrazione (alla luce dell’avversato provvedimento cert. 25811 processo verbale della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane del 28 novembre 2016) che il punteggio finale - 109 sopra 110 - sia frutto dell’operazione matematica criticata dalla ricorrente, irrilevante palesandosi la circostanza evidenziata nel gravame che la prof.ssa Carmen Castillo Pena, prima ancora della discussione e definizione ad opera della commissione, dichiarava pubblicamente l’arrotondamento a 104,00 quale voto di partenza, in quanto non vi è dimostrazione (si ribadisce, alla luce dell’avversato provvedimento cert. 25811) che l’organo collegiale abbia poi in questi termini deliberato.
Inconferenti si rivelano pertanto le lagnanze concernenti la necessità di approfondimenti istruttori e le argomentazioni circa le regole matematiche da applicare in caso di arrotondamento.
Anche l’affermata violazione delle regole di funzionamento degli organi collegiali non risulta in alcun modo comprovata: il processo verbale impugnato, invero, risulta sottoscritto dai componenti dell’organo collegiale e non risultano dallo stesso dichiarazioni di dissenso sulle questioni oggetto di discussione e di deliberazione, né risultano “osservazioni” (come anche evidenzia la difesa di parte resistente).
Sul punto giova evidenziare che pur se il verbale si inquadra fra i mezzi di mera documentazione dell'attività collegiale, esso rappresenta pur sempre una prova infungibile, in quanto non surrogabile da altri elementi di prova ovvero presunzioni e indizi (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 1 febbraio 2012, n. 1110, ove si legge anche che è solo il verbale della seduta ad integrare l’elemento essenziale della esternazione e della documentazione delle determinazioni amministrative degli organi collegiali, nonché la condizione necessaria perché le determinazioni stesse acquistino valore di espressione di potestà amministrative).
In estrema sintesi, anche la lagnanza circa la violazione delle regole di funzionamento degli organi collegiali (ivi compreso il principio di paritarietà dei componenti) risulta indimostrata e, dunque, infondata, non potendo essere sorretta da dichiarazioni rese ex post.
Anche le doglianze relative alla parte motiva si rivelano priva di base.
Nell’avversato provvedimento cert. 25811 processo verbale della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane del 28 novembre 2016, dopo aver richiamato la media ponderata e la media aritmetica, si legge: <<[…] La Commissione, proceduto all’esame dell’elaborato […] e valutata la prova finale, LA PROCLAMA […]>>.
Orbene, ritiene il Collegio che tale locuzione costituisca adempimento necessario e sufficiente dell’obbligo di motivazione, tenuto conto che l’art. 6, comma 2, del regolamento del corso di studio in questione - non impugnato dalla parte ricorrente - prevede espressamente che “Il voto finale di laurea magistrale è espresso in centodecimi”, non richiedendo che il voto sia accompagnato da un corredo motivazionale di tipo discorsivo (che il voto sia sempre espresso in centodecimi lo prevede anche l’art. 10, comma 5, del regolamento didattico di Ateneo, parimenti non impugnato).
Ed inoltre, costituisce ius receptumin giurisprudenza il principio in base al quale il giudizio espresso dalla commissione di laurea è espressione di discrezionalità tecnica e la commissione costituita per l'esame di laurea è l'unica autorità abilitata ad esprimere il voto a seguito della discussione orale della tesi, senza poter essere in ciò condizionata né dalla media dei voti riportata dal candidato nei singoli esami di profitto nel corso degli studi, né dal nulla osta dello stesso relatore della tesi (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 16 settembre 2013, n. 4567, T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 13 aprile 2018, n. 873).
Inoltre, la motivazione trasfusa nell’avversato provvedimento cert. 25811 processo verbale della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane del 28 novembre 2016 (come sopra indicato) ha fornito la possibilità alla ricorrente di agire in giudizio, formulare e sostenere le proprie doglianze (che, però, si rivelano come sopra detto infondate).
Fermo quanto sopra, del tutto irrilevanti già sul piano astratto si mostrano le ulteriori argomentazioni.
Inconferenti risultano i richiami alla prassi amministrativa, in quanto la prassi non è fonte del diritto, non ha efficacia erga omnese non ha vero carattere di generalità, limitandosi a connotare il comportamento di fatto dei singoli uffici nei rapporti interni e con il pubblico, senza essere, tuttavia accompagnata dalla convinzione della sua doverosità (cfr. Cass. civ., sez. III, 19 gennaio 2006, n. 1018).
E comunque, il riferimento alle situazio