#4375 TAR Veneto, Venezia, Sez. I, 19 novembre 2018, n. 1058

Ricercatore universitario-Concorso pubblico-Commissione esaminatrice-Discrezionalità tecnica

Data Documento: 2018-11-19
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il giudizio delle commissioni giudicatrici dei concorsi universitari, in quanto inteso a verificare e a misurare il livello di maturità scientifica raggiunto dai candidati, costituisce espressione della discrezionalità tecnica riservata dalla legge a tali organi, le cui valutazioni, riflettendo specifiche competenze solo da essi possedute, non possono essere sindacate nel merito dal giudice della legittimità: a questo spetta solo verificare se il relativo procedimento sia conforme al parametro normativo e non risulti inficiato da vizi di manifesta illogicità, difetto di istruttoria e travisamento dei fatti (cfr., ex plurimis, Consiglio di Stato, Sez. VI, 11 settembre 2003, n. 5095; TAR Puglia, Bari, Sez. I, 7 febbraio 2005, n. 367; TAR Sicilia, Palermo, Sez. I, 22 gennaio 2004, n. 161).

Contenuto sentenza
N. 01058/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00283/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso con motivi aggiunti numero di registro generale 283 del 2018, proposto dal 
dr. ing. arch. Alessio Pipinato, rappresentato e difeso dagli avv.ti Marco Bertazzolo ed Elisa Toffano e con domicilio stabilito presso gli indirizzi di “P.E.C.” indicati nell’atto introduttivo del giudizio
contro
Università degli Studi di Padova, in persona del Rettore pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Marika Sala, Roberto Toniolo e Sabrina Visentin e con domicilio stabilito presso gli indirizzi di “P.E.C.” indicati nell’atto di costituzione in giudizio
nei confronti
dr.ssa Flora Faleschini, rappresentata e difesa dagli avv.ti Alessandro Calegari ed Edoardo Furlan e con domicilio stabilito presso gli indirizzi di “P.E.C.” indicati nell’atto di costituzione in giudizio
dr. Michele Fabio Granata, non costituito in giudizio 
a) con il ricorso introduttivo:
per l’annullamento,
previa tutela cautelare,
- di tutti gli atti della procedura selettiva per l’assunzione di un ricercatore a tempo determinato presso l’Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (ICEA), per il settore concorsuale 08/B3 – Tecnica delle costruzioni (profilo settore scientifico disciplinare ICAR/08 – Tecnica delle costruzioni), indetta con il decreto rettorale n. 1847 del 31 maggio 2017, il cui avviso è stato pubblicato nella G.U. – IV^ Serie speciale, n. 46 del 20 giugno 2017 (“RUA04 – Secondo bando”), inclusi tutti gli atti e i verbali prodotti dalla Commissione;
- di ogni altro atto o provvedimento presupposto, connesso o conseguente, incluso il provvedimento, non noto, con cui l’Università degli Studi di Padova ha effettuato la ricognizione dei risultati e degli atti relativi ed ha chiamato in ruolo il vincitore
e per la condanna
dell’Università degli Studi di Padova al risarcimento di ogni danno subito e subendo dal ricorrente in conseguenza dell’illegittimo operato della medesima Università, quantificato in € 11.700,00 a titolo di pregiudizio per la perdita di tempo subita ed € 2.000.000,00 a titolo di pregiudizio all’immagine e professionale, con rivalutazione monetaria ed interessi fino all’effettivo saldo
nonché per la condanna
del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al risarcimento di ogni danno subito e/o subendo dal ricorrente in ragione dell’assoluta mancanza di vigilanza sull’operato dell’Università degli Studi di Padova
b) con i motivi aggiunti depositati il 6 giugno 2018:
per l’annullamento,
previa sospensione cautelare,
- del decreto del Rettore dell’Università degli Studi di Padova n. 769 del 28 febbraio 2018, l’avviso del quale è stato pubblicato in G.U., IV^ Serie speciale, n. 25 del 27 marzo /2018, recante indizione della procedura selettiva n. 2018RUA03 ed in particolare dell’Allegato 3 e cioè della selezione per l’assunzione di un ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale per il settore concorsuale 08/B3 – Tecnica delle costruzioni (profilo: settore scientifico disciplinare ICAR/09 – Tecnica delle costruzioni),
- di ogni altro atto presupposto, connesso o consequenziale, compresa la deliberazione del 18 gennaio 2018, con cui il Consiglio del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale ha autorizzato l’emanazione del bando relativo all’ora vista nuova procedura selettiva.
Visti il ricorso originario e i relativi allegati;
Vista l’istanza di sospensione dell’esecuzione degli atti impugnati, presentata in via incidentale dal ricorrente;
Visti l’atto di costituzione in giudizio, la memoria difensiva e i documenti dell’Università degli Studi di Padova;
Visti, altresì, l’atto di costituzione in giudizio, la memoria difensiva e i documenti della dr.ssa Flora Faleschini;
Vista l’ordinanza n. 126/2018 del 5 aprile 2018, contenente la presa d’atto della rinuncia all’istanza cautelare ad opera del ricorrente;
Visti i motivi aggiunti depositati il 6 giugno 2018;
Vista l’istanza di sospensione dell’esecuzione degli atti impugnati, presentata in via incidentale con i motivi aggiunti, e preso atto del suo rinvio al merito;
Viste la memoria di replica ai motivi aggiunti e l’ulteriore documentazione dell’Università degli Studi di Padova;
Viste la memoria conclusiva e la documentazione depositate dal ricorrente;
Vista la memoria di replica dell’Università di Padova;
Visti tutti gli atti della causa;
Nominato relatore nell’udienza pubblica del 7 novembre 2018 il dott. Pietro De Berardinis;
Uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue
 
 
FATTO
Il ricorrente, dr. ing. arch. Alessio Pipinato, espone di aver presentato domanda di partecipazione alla procedura selettiva per l’assunzione di un ricercatore a tempo determinato presso l’Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale, per il settore concorsuale 08/B3 – Tecnica delle costruzioni (profilo settore scientifico disciplinare ICAR/08 – Tecnica delle costruzioni), indetta con decreto rettorale n. 1847 del 31 maggio 2017 (“RUA04 – Allegato 5 – cd. secondo bando”).
La Commissione giudicatrice, visto il numero dei candidati iniziali (undici), decideva, in base all’art. 8, comma 7, del regolamento di Ateneo, di procedere ad una valutazione preliminare dei candidati, per individuare quelli da ammettere alla fase successiva della discussione pubblica e della prova orale di lingua inglese, ma tra gli ammessi a tale fase non figurava l’ing. Pipinato.
Vincitrice della procedura concorsuale risultava, al termine delle relative operazioni, la dr.ssa Flora Faleschini (la quale, peraltro, ha optato per il posto previsto da altra analoga procedura di selezione che era stata indetta nella stessa occasione – Allegato 4/cd. primo bando – e della quale era parimenti risultata vincitrice).
Avverso gli atti della succitata procedura selettiva l’ing. Pipinato ha proposto ricorso straordinario al Capo dello Stato e, quindi, dopo l’opposizione formulata dall’Università di Padova ai sensi dell’art. 10 del d.P.R. n. 1199/1971, ha trasposto il ricorso straordinario nella sede giurisdizionale, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, degli atti impugnati.
A supporto del gravame, il ricorrente ha dedotto i seguenti motivi:
1) violazione dell’art. 24, comma 2, della l. n. 240/2010, eccesso di potere, violazione dei principi generali in tema di procedure concorsuali, violazione del d.m. n. 243/2011, poiché la Commissione avrebbe assegnato punteggi del tutto irragionevoli ai criteri selettivi previsti dall’art. 2, comma 1, del d.m. n. 243/2011 (recante criteri e parametri per la valutazione preliminare dei candidati destinatari dei contratti di cui all’art. 24 della l. n. 240/2010). In particolare, sarebbero stati previsti, in maniera arbitraria ed illogica, punteggi eccessivi per l’attività didattica e per quella di formazione o di ricerca, rispetto alla realizzazione di attività progettuale ed all’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca nazionali ed internazionali;
2) violazione dell’art. 24, comma 2, della l. n. 240/2010, eccesso di potere, violazione dei principi generali in tema di procedure concorsuali, violazione del d.m. n. 243/2011, perché la Commissione avrebbe assegnato punteggi del tutto irragionevoli anche al criterio selettivo delle “pubblicazioni su riviste internazionali”, omettendo di considerare gli indicatori previsti dall’art. 3, comma 4, del d.m. n. 243/2011;
3) violazione dell’art. 24, comma 2, della l. n. 240/2010, eccesso di potere, violazione dei principi generali in tema di procedure concorsuali, violazione del d.m. n. 243/2011, per le medesime ragioni di cui al motivo precedente;
4) violazione dell’art. 24, comma 2, della l. n. 240/2010, eccesso di potere, violazione dei principi generali in materia di procedure concorsuali, violazione del d.m. n. 243/2011, perché le valutazioni dei candidati compiute dalla Commissione (e in particolare quelle dei candidati Faleschini e Zanini) sarebbero illogiche, irreali ed illegittime sotto molteplici profili (mancata organizzazione, direzione o coordinamento di gruppi di ricerca internazionali; non attinenza delle pubblicazioni presentate con il settore scientifico-disciplinare messo a concorso; mancata specificazione dell’apporto individuale alle pubblicazioni; ed ancora: lettere di referenza, esperienze in procedure di abilitazione nazionale, premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali per attività di ricerca, anzianità ed esperienza nel campo della ricerca, ecc.).
L’ing. Pipinato ha, da ultimo, trasposto in sede giurisdizionale la domanda di risarcimento dei danni dal medesimo subiti e/o subendi ed in specie la domanda di condanna:
- dell’Università di Padova, al risarcimento dei danni derivanti dall’illegittimità del suo operato, che ha indicato in € 11.700,00 per la perdita di tempo subita ed € 2.000.000,00 per il danno all’immagine e professionale;
- del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, al risarcimento dei danni conseguenti all’omissione di ogni vigilanza sull’operato dell’Università.
Si è costituita in giudizio l’Università degli Studi di Padova, depositando una memoria e documenti ed eccependo, in via preliminare, l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, in quanto gli atti impugnati avrebbero cessato di produrre effetti. Ha, poi, eccepito l’inammissibilità, l’irrilevanza o inconferenza e comunque l’infondatezza dei motivi di ricorso, contestando, altresì, le pretese risarcitorie avanzate dal ricorrente.
Si è, altresì, costituita in giudizio la dr.ssa Flora Faleschini, depositando memoria con cui ha eccepito: a) l’inammissibilità del ricorso, per la radicale inesistenza della notificazione del ricorso straordinario (inviatole direttamente dall’ing. Pipinato mediante “P.E.C.”); b) la sopravvenuta carenza di interesse ad agire in capo al ricorrente, perché gli atti impugnati riguarderebbero una procedura selettiva ormai venuta meno e sostituita da una nuova, non ancora conclusa.
L’altro controinteressato evocato in giudizio (il dr. Michele Fabio Granata) non si è invece costituito nel giudizio stesso.
Con ordinanza n. 126/2018 del 5 aprile 2018 il Tribunale ha dato atto della rinuncia, ad opera della parte ricorrente, all’istanza cautelare.
In data 6 giugno 2018 l’ing. Pipinato ha depositato ricorso per motivi aggiunti, con cui ha impugnato, in aggiunta, il decreto del Rettore dell’Università di Padova n. 769 del 28 febbraio 2018, recante l’indizione della (nuova) procedura selettiva per l’assunzione di un ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale per il settore concorsuale 08/B3 – Tecnica delle costruzioni (settore scientifico disciplinare ICAR/09 – Tecnica delle costruzioni). Ha impugnato, altresì, la deliberazione del Consiglio di Dipartimento di autorizzazione all’emanazione del bando attinente alla procedura di che trattasi.
A supporto dei motivi aggiunti, con cui ha chiesto l’annullamento, previa sospensione cautelare, degli atti impugnati, il ricorrente ha dedotto i seguenti motivi:
5) violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990 ed eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione, violazione dei principi generali dell’ordinamento in materia di reclutamento del personale, violazione dei principi di buon andamento ed economicità dell’azione amministrativa ex art. 97 Cost., eccesso di potere per sviamento, giacché, da un lato, l’Università avrebbe dovuto procedere allo scorrimento della graduatoria della procedura selettiva, anziché indirne una nuova, peraltro senza fornire alcuna motivazione circa la necessità di dar luogo alla nuova procedura; d’altro lato, l’indizione della nuova procedura violerebbe i principi di buon andamento ed economicità dell’azione amministrativa ex art. 97 Cost, e sarebbe affetta da sviamento, perché la stessa sarebbe stata indetta al solo fine di tentare di far venir meno l’interesse dell’ing. Pipinato alla decisione della causa;
6) violazione dell’art. 6-bis della l. n. 241/1990, nonché dell’art. 6 del decreto rettorale n. 3269 del 7 novembre 2014, recante il Codice di comportamento dell’Università degli Studi di Padova, eccesso di potere per sviamento, in quanto l’indizione della nuova procedura selettiva sarebbe inficiata dalla partecipazione della dr.ssa Faleschini alla deliberazione del Consiglio di Dipartimento del 10 gennaio 2018, con cui è stata autorizzata l’emanazione del relativo bando: ciò, nonostante il palese conflitto di interessi in cui si sarebbe trovata la predetta dr.ssa Faleschini.
L’Università di Padova ha replicato con memoria ai motivi aggiunti, eccependone: in via preliminare di rito, l’inammissibilità e/o l’improcedibilità, per la mancanza di alcuna utilità ad una pronuncia da parte dell’adito G.A. e, comunque, per l’assenza in capo al ricorrente di un interesse ad agire concreto ed attuale; nel merito, l’infondatezza delle censure del ricorrente.
Nella Camera di consiglio del 4 luglio 2018, su richiesta del ricorrente, l’istanza cautelare proposta con i motivi aggiunti è stata rinviata al merito.
In vista dell’udienza pubblica l’ing. Pipinato ha depositato memoria conclusiva, ricapitolando i fatti ed insistendo per l’accoglimento di tutte le domande proposte. L’Università di Padova, dal canto suo, ha depositato replica, reiterando le eccezioni di rito e di merito già sollevate.
All’udienza di merito del 7 novembre 2018 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
Formano oggetto di impugnativa: con il ricorso originario, nascente dalla trasposizione di un ricorso straordinario, gli atti della procedura selettiva per l’assunzione di un posto da ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale – Settore 08/B3 (Tecnica delle costruzioni) dell’Università di Padova (“Allegato 5 – secondo bando”); con i motivi aggiunti, il decreto del Rettore della predetta Università che ha indetto – in sostituzione della precedente, la cui vincitrice, dr.ssa Faleschini, ha rinunciato – una nuova procedura selettiva per un posto da ricercatore a tempo determinato per il settore scientifico disciplinare di cui si tratta.
La procedura di selezione impugnata con l’atto introduttivo del giudizio si è articolata in una prima fase di valutazione preliminare dei curriculum dei candidati (verbale n. 3 del 27 settembre 2017: doc. 3 dell’Università), che il ricorrente non ha superato, non venendo ammesso alla seconda fase, avente ad oggetto la discussione di titoli e pubblicazioni e la contestuale prova orale di lingua inglese (verbale n. 4 del 26 ottobre 2017: doc. 4 dell’Università), all’esito della quale è risultata vincitrice la dr.ssa Flora Faleschini. Costei, però, – come già detto – ha rinunciato, avendo vinto anche l’altra procedura di selezione, di analogo contenuto, di cui all’Allegato 4 (“primo bando”), e avendo optato per il posto previsto da quest’ultima.
Così riassunta la vicenda, il Collegio deve preliminarmente scrutinare le eccezioni di rito sollevate dall’Università degli Studi di Padova e dalla controinteressata, attesa la loro idoneità, qualora accolte, a precludere l’esame del merito del ricorso.
È, anzitutto, infondata e da respingere l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla dr.ssa Faleschini sulla base del fatto che il ricorso straordinario – poi trasposto in sede giurisdizionale – le sarebbe stato notificato direttamente e personalmente dall’ing. Pipinato, mediante posta elettronica certificata (“P.E.C.”), anziché con le modalità e le forme prescritte per i ricorsi giurisdizionali, come stabilito dall’art. 9 del d.P.R. n. 1199/1971.
Detta eccezione risulta, invero, infondata alla stregua del principio dettato dell’art. 156, terzo comma, c.p.c., secondo il quale le nullità non possono essere pronunciate, se l’atto ha raggiunto lo scopo: in sostanza, nel processo civile vige la regola – valevole anche per il processo amministrativo (v. Corte cost., 26 giugno 2018, n. 232, che è intervenuta sul testo dell’art. 44, comma 3, c.p.a.) – in base alla quale, se si notifica erroneamente un ricorso, ma l’effettivo destinatario si costituisce comunque in giudizio, la lite deve intendersi come correttamente attivata, perché l’errore è sanato dalla costituzione in giudizio.
Orbene, poiché l’art. 9 del d.P.R. n. 1199/1971 richiama, per quanto riguarda la notifica del ricorso straordinario, le modalità e le forme previste per i ricorsi giurisdizionali, è evidente che esso richiama implicitamente anche il principio del raggiungimento dello scopo sancito dall’art. 156, terzo comma, c.p.c. (e, per il processo amministrativo, dall’art. 44, comma 3, c.p.a.). Ne consegue che l’avvenuta costituzione in giudizio della dr.ssa Faleschini ha comportato la sanatoria di qualsivoglia vizio della notifica, tanto di quella del ricorso giurisdizionale, quanto di quella del ricorso straordinario: ciò, in quanto, se il fine della notificazione degli atti di vocatio in ius è attuare il principio del contraddittorio, tale finalità viene raggiunta con la costituzione in giudizio del destinatario dell’atto (Cass. civ., Sez. VI, 9 febbraio 2018, n. 3240).
Sono, invece, fondate e da condividere le eccezioni di inammissibilità e di improcedibilità del ricorso originario, nonché di inammissibilità dei motivi aggiunti, sollevate dalla difesa dell’Università degli Studi di Padova.
Va premesso, sul punto, che le censure dedotte dall’ing. Pipinato con il ricorso originario si possono raggruppare in due categorie:
- da una parte, i motivi dal primo al terzo (quest’ultimo meramente riproduttivo del secondo), con cui il deducente contesta i punteggi assegnati dalla Commissione di concorso nel verbale del 14 settembre 2017 (all. 3 al ricorso) ai criteri di selezione/titoli previsti dal d.m. n. 243/2011, mirando ad ottenere la riedizione della procedura;
- dall’altra, il quarto motivo del ricorso originario, con cui contesta l’attività svolta dalla Commissione giudicatrice in relazione alla valutazione dei candidati; in particolare, asserisce che egli presenterebbe un curriculum ben più “ricco” e attinente al profilo scientifico disciplinare messo a concorso (Tecnica delle costruzioni) rispetto ai candidati “interni” dell’Ateneo (Zanini e Faleschini). Con detta censura il deducente intende dimostrare la sua superiorità sugli altri candidati e, quindi, che, se la procedura si fosse svolta legittimamente, egli ne sarebbe stato il vincitore.
Orbene, quest’ultimo motivo va esaminato in via prioritaria, poiché dal suo eventuale accoglimento il ricorrente otterrebbe il soddisfacimento dell’interesse sostanziale al bene della vita avuto di mira (il conferimento dell’incarico di ricercatore), mentre i primi tre motivi sono volti a soddisfare il più limitato interesse strumentale del candidato alla ripetizione della procedura concorsuale (cfr. T.A.R. Veneto, Sez. I, 15 maggio 2018, n. 528).
Si richiama, sul punto, l’insegnamento della giurisprudenza, secondo cui i vizi che denotano una più radicale illegittimità dei provvedimenti impugnati sono preminenti rispetto agli altri, cosicché il loro eventuale accoglimento dispensa il giudice dall’esame degli ulteriori motivi (v. C.d.S., A.P., 27 aprile 2015, n. 5; T.A.R. Veneto, Sez. I, 17 luglio 2017, n. 670).
Ciò premesso, deve tuttavia osservarsi come il suddetto quarto motivo sia affetto da plurimi profili di inammissibilità, evidenziati dall’Università nelle sue difese.
Innanzitutto, pur se si riconoscesse che, in esito alla procedura per cui è causa, sia stata formata una vera e propria graduatoria concorsuale – ciò che è contestato dall’Università –, rimarrebbe fermo che l’ing. Pipinato non ha superato la prima fase della procedura, quella della valutazione dei curriculum dei concorrenti, e, pertanto, non è stato ammesso alla sua seconda e ultima fase, quella della pubblica discussione: egli, quindi, non potrebbe comunque trovare collocazione in una graduatoria di tal tipo, quand’anche se ne ammettesse la formazione.
Ne discende l’inammissibilità del quarto motivo perché, come condivisibilmente eccepito dalla difesa dell’Università, l’ing. Pipinato, non essendo ricompreso tra i candidati ammessi alla fase finale della procedura selettiva, non rientra neppure tra coloro in relazione ai quali la Commissione giudicatrice ha potuto effettuare una valutazione comparativa, ai fini dell’individuazione del vincitore: pertanto, anche con riguardo agli aspetti “di classifica” censurati dal ricorrente, non sussiste alcun interesse del medesimo alla decisione.
Né potrebbe obiettarsi che le censure del ricorrente si propongono di dimostrare la superiorità del suo curriculum rispetto agli altri candidati – ammessi alla seconda fase –, perché in realtà egli concentra le sue doglianze unicamente nei confronti dei curriculum di due concorrenti (la dr.ssa Faleschini e il dr. Zanini) e solo in via del tutto residuale nei confronti degli altri, senza peraltro fornire in proposito alcuna argomentazione decisiva: si veda, ad es., la tabella contenuta a pag. 19 del ricorso, da cui il deducente ricava che egli avrebbe un numero superiore di lavori indicizzati rispetto a tutti i candidati, “ad eccezione del candidato Palermo” (il quale, perciò, lo supererebbe sul punto), un numero più alto di citazioni rispetto agli altri, “ex aequo con il candidato Palermo”, “il maggiore h-index di tutti i candidati” e l’anzianità maggiore di tutti, “superato solo dal candidato Granata” (il quale meriterebbe, dunque, una valutazione migliore sul punto).
Non vi è, quindi, in atti la prova di una superiorità del curriculum dell’ing. Pipinato rispetto a tutti gli altri concorrenti (sia quelli ammessi alla seconda fase, sia quelli che, al pari di lui, non vi sono stati ammessi), tale da far emergere macroscopiche illegittimità in cui sarebbe incorsa la Commissione di concorso nella formulazione dei giudizi.
Si richiama, al riguardo, l’insegnamento giurisprudenziale, per il quale il giudizio delle Commissioni giudicatrici dei concorsi universitari, in quanto inteso a verificare e a misurare il livello di maturità scientifica raggiunto dai candidati, costituisce espressione della discrezionalità tecnica riservata dalla legge a tali organi, le cui valutazioni, riflettendo specifiche competenze solo da essi possedute, non possono essere sindacate nel merito dal giudice della legittimità: a questo spetta solo verificare se il relativo procedimento sia conforme al parametro normativo e non risulti inficiato da vizi di manifesta illogicità, difetto di istruttoria e travisamento dei fatti (cfr., ex plurimis, C.d.S., Sez. VI, 11 settembre 2003, n. 5095; T.A.R. Puglia, Bari, Sez. I, 7 febbraio 2005, n. 367; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 22 gennaio 2004, n. 161). Ma, come detto, il ricorrente non riesce a dare la prova della presenza di siffatte macroscopiche illegittimità nelle valutazioni dei concorrenti: rectius, nelle valutazioni di tutti gli altri concorrenti ammessi alla seconda fase.
Per questo verso, anzi, si ravvisa un’ulteriore ragione di inammissibilità del quarto motivo di ricorso, a sua volta eccepita dall’Università, e consistente nel fatto che con esso il ricorrente mira a sostituire le proprie valutazioni, e quelle del giudice adito, ai giudizi espressi dalla Commissione di concorso: ciò, in violazione della regola per cui è preclusa al G.A. la sostituzione di proprie valutazioni rispetto a quelle espresse dalla stessa Commissione, dovendo il giudice limitarsi a una generale verifica della congruità del punteggio attribuito, poiché si tratta di attività afferente alla cd. discrezionalità tecnica, che – come appena detto – è sindacabile solo in presenza di valutazioni macroscopicamente incoerenti o irragionevoli, tali da comportare un vizio della funzione (cfr., ex multis, T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 13 gennaio 2015, n. 404, con la giurisprudenza ivi richiamata).
Peraltro, la circostanza che l’ing. Pipinato concentri le proprie doglianze sulle valutazioni solo di due candidati, e non riesca a fornire idonei elementi relativamente agli altri, indica che egli non riesce ad assolvere alla cd. prova di resistenza e cioè alla prova che, in difetto delle illegittimità lamentate, egli avrebbe vinto la procedura selettiva (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 14 aprile 2016, n. 1495; id., Sez. VI, 5 ottobre 2010, n. 7300; T.A.R. Veneto, Sez. I, 23 agosto 2017, n. 796; id., 9 novembre 2016, n. 1251). E questa rappresenta un’altra ragione di inammissibilità del motivo di ricorso in esame, poiché, per giurisprudenza costante, è inammissibile per carenza di interesse il ricorso che non sia sorretto dalla dimostrazione del superamento della cd. prova di resistenza (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 14 giugno 2017, n. 2900; id., n. 1495/2016, cit.; id., Sez. III, 17 dicembre 2015, n. 5696; T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 23 marzo 2018, n. 3331).
Invero, anche ad ammettere che nel caso di specie sia stata formata una graduatoria, il ricorrente non solo non vi sarebbe collocato, ma in detta graduatoria vi sarebbero altri candidati, senza che egli abbia fornito la prova di poterli sopravanzare tutti. Donde, in definitiva, l’inammissibilità anche per questo aspetto del motivo ora analizzato (quarto del ricorso originario).
Passando ai primi tre (rectius: due, il terzo essendo la ripetizione del secondo) motivi dedotti con il ricorso originario, osserva il Collegio che, in relazione ad essi, è fondata e da accogliere l’eccezione di improcedibilità sollevata dalla difesa dell’Università.
Invero, già si è visto che tali motivi mirano a una riedizione della procedura selettiva, ma detta utilità risulta già ottenuta dall’ing. Pipinato per effetto della decisione dell’Università di bandire – a seguito della rinuncia della vincitrice dr.ssa Faleschini – una nuova procedura di selezione, in sostituzione di quella a cui si riferisce il gravame.
In altre parole, pur non essendo stata rimossa in autotutela la procedura concorsuale impugnata, la P.A. ha deciso di sostituirla con un’altra, indetta con il decreto rettorale gravato con i motivi aggiunti, e in questo modo l’interesse del ricorrente alla riedizione della procedura risulta soddisfatto: né qui rileva che tale soddisfacimento derivi solo indirettamente dall’attività dell’Università, la quale non si è mossa in accoglimento delle doglianze del deducente, ma al fine di risolvere il problema generato dalla scelta della dr.ssa Faleschini di rinunciare alla procedura e di optare per un’altra, dove parimenti era risultata vincitrice.
E va sottolineato, in argomento, che l’ing. Pipinato risulta aver presentato domanda di partecipazione alla nuova procedura selettiva e che in quest’ultima, essendo state presentate (solo) sei domande, tutti i candidati sono stati ammessi alla fase di discussione pubblica dei titoli e delle pubblicazioni e della prova orale di lingua inglese, fissata per il 26 ottobre 2018 (v. verbale della Commissione giudicatrice n. 2 del 14 maggio 2018, all. 21 al ricorso).
Con il ché, deve in conclusione pervenirsi ad una declaratoria di improcedibilità dei primi tre motivi del ricorso originario per sopravvenuta carenza di interesse alla loro decisione, non residuando alcuna utilità che il ricorrente possa ottenere da una pronuncia sugli stessi (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. III, 1° marzo 2018, n. 1279; id., Sez. V, 28 febbraio 2018, n. 1214; T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. II, 20 luglio 2018, n. 1787).
Neppure residua un interesse alla pronuncia in relazione alla presentazione, da parte del ricorrente, di una domanda di risarcimento dei danni subiti e subendi, essendo tale domanda del tutto sfornita della prova dei danni asseritamente patiti e, perciò, infondata e da respingere.
A ben vedere, anzi, l’eventuale accoglimento dei motivi di gravame in esame si risolverebbe di fatto, paradossalmente, in uno svantaggio per il deducente, poiché costui si troverebbe a prendere parte alla riedizione di una procedura di selezione con dieci candidati (gli undici concorrenti originari, meno la dr.ssa Faleschini), mentre la nuova procedura, come già riferito, vede la partecipazione di un numero inferiore di candidati (sei) e, quindi, in essa l’ing. Pipinato ha, ex ante, maggiori chances di risultarne vincitore.
Il punto necessita di una duplice precisazione.
Nella memoria conclusiva l’ing. Pipinato replica all’eccezione di sopravvenuta carenza di interesse, da un lato, allegando il permanere di un interesse all’annullamento della nuova procedura selettiva, giacché le censure relative a quella precedente, se accolte, lo porterebbero ad esserne il vincitore, in ragione dell’asserita netta superiorità del suo valore scientifico rispetto a quello della vincitrice, dr.ssa Faleschini; dall’altro, evidenziando che anche la Commissione giudicatrice della nuova procedura di selezione avrebbe avviato le operazioni ripartendo i punteggi tra i criteri previsti dal d.m. n. 243/2011 nello stesso modo – censurato dal ricorrente – della precedente (e, dunque, continuando ad attribuire un punteggio eccessivo ad alcuni indicatori rispetto ad altri).
Le repliche ora esposte non sono suscettibili di positivo apprezzamento.
In ordine alla prima replica, infatti, la stessa è confutata dal richiamo a quanto poc’anzi detto circa la non ammissione dell’ing. Pipinato alla seconda fase della procedura, che gli ha precluso di partecipare alla valutazione finale dei candidati e, perciò, di essere collocato nella graduatoria conclusiva (ove se ne ammetta la formazione). È confutata, altresì, da quanto osservato circa la mancata dimostrazione, da parte del ricorrente, che il suo curriculum scientifico era tale da consentirgli di sopravanzare tutti gli altri concorrenti (e non solo i candidati Faleschini e Zanini).
In relazione alla seconda, poi, si osserva che, anche ove la nuova Commissione abbia riproposto gli stessi punteggi già censurati dal deducente con il ricorso in epigrafe, mancherebbe allo stato l’attualità del pregiudizio, non potendosi ad oggi sapere se detti punteggi saranno o meno pregiudizievoli per la valutazione del deducente stesso ad opera della suddetta Commissione (da effettuarsi nel quadro della nuova procedura selettiva). Se ne evince la carenza di un interesse dell’ing. Pipinato a una pronuncia di questo giudice sul punto.
E tale carenza di interesse tanto più emerge, ove si consideri che – come poc’anzi riferito –, visto il ridotto numero di domande di partecipazione, la nuova Commissione giudicatrice nel verbale n. 2 del 14 maggio 2018 ha deciso l’ammissione di tutti i candidati alla fase di discussione pubblica di titoli e pubblicazioni e contestuale prova orale di lingua inglese: con il ché, è scongiurato per il ricorrente il rischio di fermarsi di nuovo – sulla base di una valutazione preliminare del curriculum – alla prima fase della procedura selettiva, senza essere ammesso alla successiva.
Per di più, essendo quella di cui si discute una nuova procedura concorsuale indetta dall’Università di propria iniziativa – e non in conseguenza dell’annullamento giurisdizionale, o della declaratoria di illegittimità ex art. 34, comma 3, c.p.a., della precedente – e visto che la nuova procedura, da quanto si ricava in atti, non è ancora terminata (la discussione pubblica essendo stata fissata per il 26 ottobre 2018, senza che se ne conoscano gli esiti), deve escludersi che il Collegio possa pronunciarsi in ordine alla legittimità di poteri non ancora esercitati dalla ridetta Università, ostandovi il divieto ex art. 34, comma 2, c.p.a..
In definitiva, pertanto, il ricorso introduttivo va dichiarato improcedibile quanto ai primi tre motivi ivi contenuti e inammissibile quanto al quarto motivo, mentre la domanda di risarcimento del danno con esso presentata va respinta, come già accennato, in quanto infondata nel merito, per non avere il