#2111 TAR Sicilia, Palermo, Sez. III, 2 maggio 2017, n. 1203

Procedura di valutazione comparativa copertura posto di professore associato-Interpretazione art. 18, legge 30 dicembre 2010, n. 240

Data Documento: 2017-05-02
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Come chiarito da Consiglio di Stato, Sez. VI, 12 agosto 2016, n. 3626, la norma di cui all’art. 18 della legge 30 dicembre 2010, n. 240,  deve essere intesa nel senso di precludere la partecipazione alla procedura a tutti coloro che, a qualunque titolo, abbiano prestato servizio presso l’Università, alla luce sia di una interpretazione letterale sia della ragione giustificatrice della norma stessa. Infatti – per un verso – se il legislatore avesse voluto limitare l’ambito applicativo della norma soltanto a coloro che hanno stipulato con l’amministrazione un contratto a tempo indeterminato avrebbe dovuto esplicitarlo in maniera chiara. Per altro verso, non può essere trascurata la ratio della disposizione che va individuata nell’attuazione del principio costituzionale di imparzialità dell’azione amministrativa, escludendo, pertanto, coloro abbiano avuto rapporti con l’Università ( cfr. in terminis TAR Piemonte, Torino, Sez. I , 18 marzo 2016, n. 372).

Contenuto sentenza
N. 01203/2017 REG.PROV.COLL.
N. 03916/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3916 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 
Filippo Mignosi, rappresentato e difeso dall'avvocato Riccardo Rotigliano C.F. RTGRCR72C23G273J, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Filippo Cordova N.95; 
contro
Universita' degli Studi di Palermo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello stato e presso la stessa domiciliata in Palermo, via A. De Gasperi 81; 
per l'annullamento
- del decreto del rettore dell'Università di Palermo n. 3151 del 25 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie concorsi n. 77 del 6 ottobre 2015 ed in pari data affisso all'albo (n.1237), con il quale è stata indetta la procedura di selezione per la copertura di un posto di professore universitario di prima fascia, S.S.D. INFO/01, ove inteso nel senso di precludere la partecipazione alla procedura al candidato in relazione al quale l'Ateneo di appartenenza abbia stipulato con quello di Palermo una convenzione ai sensi dell'art. 6, co. 11.1.30/12/2010, n. 240;
- di ogni altro atto presupposto, conseguente e/o comunque connesso, ed in particolare, ove occorra, delle delibere del Consiglio di Amministrazione (n. 10 del 6 maggio 2015, n. 23 giugno 2015, n. 20 del 23 settembre 2015), del Senato Accademico (n.8 del 24 marzo 2015, del Consiglio di Dipartimento di Matematica e Informatica e della Scuola Politecnica citate nelle premesse del decreto impugnato, per i motivi di cui al presente ricorso;
- nonchè, ove occorra, del decreto n. 3912 del 29 ottobre 2015, affisso all'albo in data 17 novembre 2015 (n. 1237), nella parte in cui non include tra i posti di professore di prima fascia quello relativo al S.S.D. INF/01;
ed inoltre per motivi aggiunti
- del decreto del rettore dell'Università di Palermo n. 273 del 2 febbraio 2016, e della relativa nota di trasmissione prot. n. 7028 del 2.2.16, con il quale il Prof. Mignosi è stato escluso dalla procedura selettiva per la copertura di un posto di professore universitario di prima fascia S.S.D. INF/01.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Universita' degli Studi di Palermo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 febbraio 2017 la dott.ssa Solveig Cogliani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
I - Con l'atto introduttivo del giudizio, il ricorrente, professore ordinario di Informatica presso l'Università de L'Aquila, impugnava il decreto del Rettore dell'Università di Palermo n. 3151 del 25 settembre 2015, con il quale era indetta la procedura di selezione - cui lo stesso ha partecipato - per la copertura di un posto di professore universitario di prima fascia, S.S.D. INF/01 (Informatica), ove inteso nel senso di precludere la partecipazione alla procedura al candidato in relazione al quale l'Ateneo di appartenenza abbia stipulato con quello di Palermo una convenzione ai sensi dell'art. 6, co. 11, 1. 30/12/2010, n. 240, avente i contenuti di quella in effetti sottoscritta tra l'Università de L'Aquila e quella di Palermo in relazione alla posizione del prof. Mignosi nell'a.a. 2014/2015.
Con un successivo decreto rettorale (n. 272 del 02/02/16), impugnato con i primi motivi aggiunti, il ricorrente era escluso per aver svolto il 50% del suo impegno totale (attività di ricerca e di didattica) presso l'Ateneo di Palermo, in base alla predetta convenzione.
Secondo l'Università di Palermo, infatti, tale circostanza impediva al ricorrente di partecipare alla procedura ai sensi dell'art. 2 del bando, che prescriveva che: "Non possono partecipare i candidati che nell'ultimo triennio abbiano prestato servizio, o siano stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'Università degli Studi di Palermo". Tale prescrizione, peraltro, era assunta in coerenza con quanto disposto dall’art. 18, co. 4, 1. n. 240/10, secondo cui "Ciascuna università statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'università stessa”.
Con ordinanza n. 529 del 28/4/2016, questa TAR respingeva la domanda cautelare proprio in considerazione di quanto previsto dall’art. 18 comma 4 legge 240 del 2010. Tuttavia il Consiglio di giustizia amministrativa, in sede di appello cautelare, con ordinanza 27/5/16, n. 388, riformava la predetta pronunzia, ai fini di una rapida trattazione del merito, rilevando che in ogni caso si dovesse valutare in concreto se e come sia stato rispettato, nella specie, il vincolo di un quinto dei posti disponibili per l'assunzione di "esterni", ponendo a confronto questa procedura con le altre bandite in epoca coeva.
In seguito, l'Amministrazione ha in un primo tempo individuato quale candidata più qualificata a ricoprire il posto oggetto della procedura selettiva, la prof.ssa. Stefania Montani, la quale ha, però, successivamente rinunciato (cfr. Decreto rettorale n. 1228/2016).
Col decreto n. 1644/2016, impugnato con il secondo ricorso per motivi aggiunti, il Rettore, preso atto delle determinazioni assunte dalla commissione giudicatrice (nelle more riuntasi a seguito della rinuncia della prof.ssa Stefania Montani), ha dichiarato, quale candidato maggiormente qualificato, il Prof. Davide Rocchesso, a cui era notificato il ricorso per motivi aggiunti.
Alla luce del principio di sinteticità, possono essere esaminati congiuntamente i motivi di ricorso (introduttivo e dei successivi motivi aggiunti), essendo dedotto con un’unica articolata, rubrica, la violazione e/o la falsa applicazione dell'art. 18, co. 4, 1. n. 240/10, perché la procedura seguita non sarebbe funzionale all'esigenza predicata di osservare la norma dell'art. 18, co. 4, cit; sia perché, nel caso di specie, l'affermazione che tra il ricorrente e l'Ateneo resistente sia intercorso un "rapporto di servizio" - alla base della motivazione del provvedimento di esclusione - confliggerebbe con consolidati principi in materia di accesso al pubblico impiego; sia, infine per contraddittorietà del bando con le altre decisioni assunte (d.r. n. 3912 del 29/10/15, c.d. "11/33"), in quanto per tutti gli altri settori concorsuali relativi a posti per professori di prima fascia, l'Università avrebbe previsto che la qualità di intraneus rilevasse solo ex post, ai soli fini della determinazione del numero di posti assegnabili , mentre col bando gravato con l'atto introduttivo ha previsto che per il posto di professore di prima fascia di Informatica la qualità di professore "interno" costituisse una barriera all'ingresso.
Ancora con la memoria depositata per la discussione, l’istante evidenziava che ai sensi della novella del regolamento ASN del 2016 (d.P.R. 4 aprile 2016, n. 95, recante modifiche al d.P.R. 14 settembre 2011, n. 222, concernente il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale). Assume, infatti, a parte ricorrente che l'art. 6, co. 7, d.P.R. n. 95/16 cit. conterrebbe una sorta di definizione del concetto di professore in servizio laddove dispone che , "E' fatto divieto che della stessa commissione faccia parte più di un commissario in servizio presso la medesima università. I professori ordinari che beneficiano delle convenzioni tra università di cui all'articolo 6, comma 11, della legge sono considerati in servizio presso l'università di destinazione SE LA CONVENZIONE PREVEDE UN REGIME DI IMPEGNO DEL 100 PER CENTO PRESSO TALE UNIVERSITÀ".
Orbene – sottolinea la parte istante – nella specie il ricorrente (cfr. art 3 della convenzione tra i due Atenei, doc. n. 4 della produzione) ha svolto solo il 50% del suo impegno totale (didattica e ricerca) presso l'Università di Palermo., sicchè non potrebbe essere considerato "in servizio, derivandone l’illegittimità dell’esclusione.
L’Università i costitutiva per resistere e con memoria del 27 gennaio 2017 rassegnava le conclusioni per l’udienza di discussione.
II – Osserva il Collegio che il ricorso è infondato.
Il Consiglio di Stato (VI Sez., sent. del 12 agosto 2016, n. 3626) ha chiarito che la norma di cui all’art. 18 della legge n. 240 del 2010 “deve essere intesa nel senso di precludere la partecipazione alla procedura a tutti coloro che, a qualunque titolo, abbiamo prestato servizio presso l’Università, alla luce sia di una interpretazione letterale sia della ragione giustificatrice della norma stessa”.
Ritiene il Collegio che non vi siano motivi per discostarsi da tale orientamento. Con la richiamata pronuncia, infatti, il Consiglio di Stato ha precisato che: “L’art. 18 della legge n. 240 del 2010, la cui rubrica reca «Chiamata dei professori», dispone che «Ciascuna Università statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'università stessa».
Ne discende, dunque, senza possibilità di equivoci che la disposizione non può che essere intesa nel senso di precludere la partecipazione alla procedura a tutti coloro che, a qualunque titolo, abbiamo
prestato servizio presso l’Università, alla luce sia di una interpretazione letterale sia della ragione giustificatrice della norma stessa.
Infatti – per un verso - se il legislatore avesse voluto limitare l’ambito applicativo della norma soltanto a coloro che hanno stipulato con l’amministrazione un contratto a tempo indeterminato avrebbe dovuto esplicitarlo in maniera chiara.
Per altro verso, non può essere trascurata la ratio della disposizione che va individuata nell’attuazione del principio costituzionale di imparzialità dell’azione amministrativa, escludendo, pertanto, coloro abbiano avuto rapporti con l’Università ( cfr. in terminis T.a.r. Calabria, Sez. II, 13 novembre 2015, n. 1691; T.a.r. Piemonte, Sez. I , 18 marzo 2016, n. 372).
Ne discende che correttamente il bando gravato con il ricorso introduttivo ha disposto la preclusione alla partecipazione.
Né rispetto alla tutela del superiore principio di imparzialità può giovare in alcun modo il richiamo a differenti comportamenti e decisioni assunti.
Il ricorso ed i successivi motivi aggiunti (con cui si deduce l’illegittimità derivata dei provvedimenti conseguenti), conseguentemente, devono essere respinti.
In ragione della complessità della controversia, sussistono giusti motivi per compensa le spese di lite tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 20 febbraio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Solveig Cogliani, Presidente, Estensore
Caterina Criscenti, Consigliere
Nicola Maisano, Consigliere
Pubblicato il 02/05/2017