#4426 TAR Sicilia, Palermo, Sez. I, 13 novembre 2018, n. 1238

Professore universitario-Specificazione settore concorsuale

Data Documento: 2018-11-13
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

L’articolo 18, legge 30 dicembre 2010, n. 240,  va inteso nel senso che, a garanzia dell’imparziale svolgimento della procedura di selezione dei candidati al posto di professore universitario, si impone la regola della preventiva specificazione del settore concorsuale, che deve effettuarsi esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico disciplinari, il cui contenuto non è rimesso alla discrezionalità dell’Ateneo, ma a un apposito decreto ministeriale.

Contenuto sentenza
Pubblicato il 04/12/2018
N. 02562/2018 REG.PROV.COLL.
N. 02848/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2848 del 2017, integrato da motivi aggiunti, proposto da Nicola De Luca, rappresentato e difeso dagli avvocati Riccardo Villata e Andreina Degli Esposti, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Salvatore Catalano in Palermo, via Galletti, n. 111;
contro
Università degli studi di Palermo, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici in via Alcide De Gasperi, n. 81, è domiciliato per legge;
nei confronti
- Renato Mangano, rappresentato e difeso dagli avvocati Guido Corso e Francesca Scardina, presso il cui studio in Palermo, via Rodi, n. 1, è elettivamente domiciliato;
- Roberto Natoli e Agostino Ennio La Scala non costituiti in giudizio;
per l’annullamento
quanto al ricorso introduttivo:
- del decreto del Rettore dell’Università degli studi di Palermo n. 2494/2017 prot. n. 66358 del 14 settembre 2017, pubblicato nella medesima data, conclusivo della procedura selettiva, ai sensi dell’art. 18 della legge n. 240 del 2010, per la copertura di un posto di professore universitario di prima fascia IUS/04 - diritto commerciale presso il Dipartimento di giurisprudenza (concorso n. 8 - priorità 1 - settore concorsuale 12/B1), con il quale il Prof. Renato Mangano viene dichiarato “candidato più qualificato a ricoprire il posto”;
- del decreto del Rettore dell’Università degli studi di Palermo n. 4691/2016 prot. n. 100407 del 22 dicembre 2016, pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 3 del 13 gennaio 2017 e all’albo dell’ateneo nella medesima data, con cui sono state indette le procedure di selezione relative alla copertura di minimo n. 8 e massimo n. 24 posti di professore universitario di prima fascia mediante chiamata ex art. 18, comma 1, della l. n. 240 del 2010;
- dei verbali della Commissione n. 1 del 5 luglio 2017 e n. 2 (relazione finale) dell’8 settembre 2017 con i relativi allegati;
- di tutti gli atti presupposti connessi o consequenziali, anteriori e successivi, che possono ledere i diritti e gli interessi del ricorrente, ancorché di data e tenore sconosciuto;
quanto ai motivi aggiunti:
- della delibera del Consiglio di amministrazione dell’Università degli studi di Palermo, di data e contenuto sconosciuti, con cui si è deliberato positivamente sull’approvazione della “proposta di chiamata nel ruolo di professore ordinario dei Professori: Prof. Renato Mangano, Prof. Roberto Natoli, Prof. Agostino Ennio la Scala, vincitori della procedura selettiva n. 8, bandita ai sensi dell'art. 18, comma 1, della legge n. 240/2010”, di cui il ricorrente è venuto a conoscenza a seguito della pubblicazione sul sito dell’ateneo del documento rubricato “Esiti del Consiglio di Amministrazione del 6 giugno 2018 ore 15.30” ;
- nonché di tutti gli atti presupposti, connessi, collegati e/o consequenziali, anteriori e successivi, compresi quelli di estremi sconosciuti, ivi inclusi: (i) la delibera del Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo, di data e contenuto sconosciuti, con la quale il Consiglio medesimo ha proposto, ai sensi dell’art. 8, comma 1, del Regolamento per la chiamata dei professori di prima e seconda fascia dell’Università degli Studi di Palermo, la chiamata nel ruolo di professore ordinario del Prof. Renato Mangano, con riferimento alla procedura selettiva n. 8, bandita ai sensi dell’art. 18, comma 1, della legge n. 240/2010; (ii) la delibera del Senato Accademico dell’Università degli Studi di Palermo, di data e contenuto sconosciuti, con cui il Senato Accademico medesimo ha deliberato positivamente sull'approvazione della “Proposta di chiamata nel ruolo di professore ordinario dei Professori: Prof. Renato Mangano, Prof. Roberto Natoli Prof. Agostino Ennio la Scala, vincitori della procedura selettiva n. 8, bandita ai sensi dell'art. 18, comma 1, della legge n. 240/2010”, di cui il ricorrente è venuto a conoscenza a seguito di pubblicazione sul sito dell'ateneo del documento rubricato “ Seduta del 6 giugno 2018 … Esiti seduta”.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Università degli studi di Palermo e i documenti presentati;
Visti l’atto di costituzione in giudizio e la memoria del signor Renato Mangano;
Viste le memorie delle parti;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, nell’udienza pubblica del 25 ottobre 2018, il consigliere Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato.
FATTO
Con ricorso, notificato il 10 novembre 2017 e depositato il 1° dicembre successivo, il signor Nicola De Luca esponeva che l’Università degli studi di Palermo, con decreto del Rettore n. 4691 del 2016, aveva indetto una procedura selettiva, ex art. 18, comma 1, della l. n. 240 del 2010, per la copertura di minimo 8 e massimo 24 posti di professore universitario di prima fascia.
Con riferimento al Dipartimento di giurisprudenza, aveva, in particolare, individuato 3 posti, contraddistinti da priorità 1, 2 e 3, rispettivamente in: diritto commerciale IUS/04; diritto dell’economia IUS/05; diritto tributario IUS/12.
Relativamente al primo, il bando aveva precisato che era richiesta “una figura di Professore di I fascia cui affidare, prioritariamente nell’ambito dei corsi di laurea attivi nel dipartimento, e, in particolare, quello magistrale in giurisprudenza di Trapani, insegnamenti di diritto commerciale e di diritto fallimentare, con particolare riguardo al diritto dell’impresa e al diritto della crisi di impresa e dell’insolvenza”; aveva, altresì, stabilito che potevano essere presentate al massimo 12 pubblicazioni scientifiche e aveva richiesto, come competenze linguistiche, la conoscenza della lingua inglese e di quella tedesca.
Con istanza del 10 febbraio 2017, aveva chiesto di partecipare alla selezione per il posto in diritto commerciale; la Commissione, a conclusione delle operazioni di valutazione, aveva selezionato l’unico altro partecipante alla procedura, ovverosia il prof. Renato Mangano, il quale, con decreto del Rettore n. 2494/2017 prot. n. 66358 del 14 settembre 2017, era stato dichiarato il candidato più idoneo a ricoprire il posto.
Il giudizio della Commissione era stato motivato facendo riferimento alla circostanza che si trattava del partecipante alla selezione maggiormente qualificato a svolgere le funzioni didattiche e scientifiche specificate nel bando, le quali riguardavano: diritto dell’impresa; diritto della crisi e dell’insolvenza.
Conclusa l’esposizione dei fatti, ha chiesto l’annullamento del decreto del Rettore n. 2494/2017 prot. n. 66358 del 14 settembre 2017 e degli ulteriori atti impugnati per i seguenti motivi:
1) Violazione e falsa applicazione: dell’art. 18, comma 1, della legge n. 240 del 2010; dell’art. 4, comma 5, del d.P.R. n. 117 del 2000; dell’art. 1 del decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 855 del 2015; del bando di concorso, nella parte in cui non viene definito il profilo del candidato mediante esclusivo riferimento al settore scientifico disciplinare, ovvero, ove necessario, illegittimità derivata dall’illegittimità del bando di concorso.
L’art. 1 del bando, nel fare riferimento al “diritto dell’impresa e al diritto della crisi di impresa e dell’insolvenza” non aveva introdotto un criterio di valutazione comparativa, ma aveva semplicemente specificato le “funzioni da svolgere - tipologia dell’impegno didattico e scientifico”.
L’art. 7 del bando, laddove si prevedeva che la Commissione avrebbe proceduto collegialmente “alla valutazione comparativa dei candidati rispetto al profilo individuato dal bando”, se inteso nel senso che si doveva avere riguardo alla descrizione delle funzioni da svolgere, contrasterebbe con l’art. 18 della l. n. 240 del 2010 e con l’art. 4, comma 5, del d.P.R. n. 117 del 2000.
2) Eccesso di potere per violazione di quanto stabilito all’art. 3 del bando di concorso. Travisamento dei fatti.
L’omessa valutazione dei titoli asseritamente non attestati con dichiarazione sostitutiva di certificazione ex d.P.R. n. 445 del 2000 sarebbe illegittima, in quanto l’art. 3 del bando prevedeva soltanto la presentazione di un elenco datato e firmato di quelli ritenuti utili ai fini della selezione.
All’istanza di partecipazione erano, comunque, stati allegati una dichiarazione generale, valevole ai sensi degli artt. 46 e 47 del d.P.R. n. 445 del 2000, riferita a tutti i titoli indicati nell’elenco e nel curriculum, nonché i giudizi ottenuti in sede di abilitazione scientifica nazionale, i quali contenevano un preciso riferimento ai titoli indicati nell’elenco.
Per l’Università degli studi di Palermo si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato, che ha depositato vari documenti.
Si è costituito in giudizio anche il signor Renato Mangano, controinteressato, il quale ha depositato una memoria con cui ha chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese. Ha, in particolare, rappresentato che:
- con riferimento al primo motivo: il diritto fallimentare andava ricompreso nel settore concorsuale “diritto commerciale” e la commissione avrebbe legittimamente valorizzato l’attività di ricerca svolta in tale ambito; non sarebbe, comunque, illegittima la considerazione, nell’ambito di un più ampio giudizio comparativo, delle funzioni che il professore selezionato avrebbe dovuto svolgere;
- relativamente al secondo motivo: il ricorrente non aveva prodotto i propri titoli, ma un elenco degli stessi datato e firmato in violazione dell’art. 3 del bando, il quale imponeva l’inoltro degli stessi scansionati corredati da dichiarazione di conformità resa con dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi dell’art. 47 del d.P.R. n. 445 del 2000; agli atti del concorso mancherebbe la dichiarazione generale valevole ai sensi degli artt. 46 e 47 del d.P.R. n. 445 del 2000; l’accesso ai giudizi ottenuti in sede di abilitazione scientifica nazionale non era più possibile al momento della selezione; il bando (art. 3) non avrebbe, comunque, consentito il riferimento a titoli, documenti, pubblicazioni presentati relativamente ad altre procedure selettive.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato il 2 luglio 2017 e depositato il giorno 6 successivo, il ricorrente ha chiesto l’annullamento, vinte le spese, della delibera, di cui non conosceva gli estremi, con cui il Consiglio di amministrazione dell’Università degli studi di Palermo aveva approvato la proposta di chiamata nel ruolo di professore ordinario del Professore Renato Mangano, in quanto affetta da illegittimità derivata.
Dopo avere precisato che era venuto a conoscenza dell’esistenza del provvedimento impugnato dalla pubblicazione sul sito internet dell’università degli esiti della selezione, ha anche avanzato istanza istruttoria relativamente agli atti conclusivi della procedura selettiva.
In vista dell’udienza, il ricorrente e il controinteressato hanno depositato memorie con cui hanno insistito nelle proprie domande.
Alla pubblica udienza del 25 ottobre 2018, su conforme richiesta dei difensori delle parti presenti come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
1. La controversia ha ad oggetto la procedura selettiva indetta dall’Università degli studi di Palermo per la copertura di vari posti di professore universitario di prima fascia relativamente a quello riferito al settore concorsuale 12/B1 – diritto commerciale, settore scientifico disciplinare IUS/04 – diritto commerciale.
Si impugnano, in particolare, gli atti conclusivi con cui il professor Renato Mangano (controinteressato) è stato individuato come candidato più qualificato a ricoprire il posto e, pertanto, proclamato vincitore.
Preliminarmente va precisato che il collegio non ritiene di dare corso all’istanza istruttoria avanzata dal ricorrente in quanto non necessaria ai fini dell’accoglimento del ricorso.
2. Ciò posto, va esaminato il primo motivo con cui si deduce: in via principale, che l’art. 1 del bando, nel fare riferimento al “diritto dell’impresa e al diritto della crisi di impresa e dell’insolvenza” non aveva introdotto un criterio di valutazione comparativa, ma aveva semplicemente specificato le “funzioni da svolgere” e la “tipologia dell’impegno didattico e scientifico”; la Commissione avrebbe, pertanto, errato nel valorizzare non la coerenza del profilo dei candidati con il diritto commerciale, ma la familiarità con i temi del “diritto fallimentare” e del “diritto della crisi dell’impresa e dell’insolvenza”; in via subordinata, che l’art. 7 del bando, laddove si prevedeva che la Commissione avrebbe proceduto collegialmente “alla valutazione comparativa dei candidati rispetto al profilo individuato dal bando”, se inteso nel senso che si doveva avere riguardo alla descrizione delle funzioni da svolgere, contrasterebbe con l’art. 18 della l. n. 240 del 2010 e con l’art. 4, comma 5, del d.P.R. n. 117 del 2000; al settore concorsuale “12/B1 - diritto commerciale” corrisponderebbe, infatti, esclusivamente il settore scientifico – disciplinare “IUS/04 – diritto commerciale” e non anche altri riferiti al diritto fallimentare o al diritto della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che non avrebbero, pertanto, potuto assurgere al rango di criteri selettivi.
La censura non è di agevole definizione.
Invero, l’art. 18, comma 1, lettera a), della l. n. 240 del 30 dicembre 2010, come modificato dall’art. 49, comma 1, lettera h), punto 1, del d.l. n. 5 del 9 febbraio 2012, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 35 del 4 aprile 2012, dispone che: “Le università, con proprio regolamento (…) disciplinano (…) la chiamata dei professori di prima e di seconda fascia nel rispetto (…) dei seguenti criteri: a)(…) specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari; informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni (…)”.
Il precedente art. 15, comma 1, come modificato dall’art. 49, comma 1, lettera f), del d.l. n. 5 del 9 febbraio 2012, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 35 del 4 aprile 2012 prevede, a sua volta che: “(…) il Ministro, con proprio decreto di natura non regolamentare, (…), definisce (…) i settori concorsuali in relazione ai quali si svolgono le procedure per il conseguimento dell’abilitazione di cui all’articolo 16. I settori concorsuali sono raggruppati in macrosettori concorsuali. Ciascun settore concorsuale può essere articolato in settori scientifico-disciplinari, che sono utilizzati esclusivamente per quanto previsto agli articoli 16,18, 22, 23 e 24 della presente legge (…)”.
In merito all’interpretazione di tali disposizioni è intervenuta di recente la VI sezione del Consiglio di Stato con la condivisa decisione n. 5050 del 24 agosto 2018, nella quale ha affermato che l’art. 18 va inteso nel senso che, a garanzia dell’imparziale svolgimento della procedura di selezione dei candidati al posto di professore universitario, si impone la regola della preventiva specificazione del settore concorsuale, che deve effettuarsi esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico disciplinari, il cui contenuto non è rimesso alla discrezionalità dell’Ateneo, ma a un apposito decreto ministeriale.
Ha anche affermato che le specifiche funzioni, cui è eventualmente chiamato il vincitore della selezione, rilevano solo sul distinto piano della finalità informativa (come previsto dalla lettera a del comma 1 dell’art. 18) e non coincidono con quelle del settore scientifico disciplinare da prendere a riferimento ai fini della valutazione dei concorrenti.
Ha, pertanto, concluso nel senso che, in forza del combinato disposto dell’art. 15, comma 1, e dell’art. 18, comma 1, lett. a), della legge n. 240/2010, la procedura comparativa di chiamata dei professori universitari deve esclusivamente incentrarsi sul tipizzato settore scientifico disciplinare, cosicché ai fini della legittimità di detta procedura non può che rilevare il “settore” concorsuale nel suo insieme, senza che sia consentito dare preminenza ad uno dei campi di competenza rientranti nel settore stesso.
Si è poi precisato che tale conclusione riguarda la fase della valutazione comparativa e non la predisposizione del bando, con cui l’Università può certamente dettare informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni.
In merito a quest’ultimo profilo va, per completezza, richiamato l’art. 4, comma 5, del d.P.R. n. 117 del 23 marzo 2000, avente ad oggetto il regolamento sulle modalità di espletamento delle procedure per il reclutamento dei professori universitari di ruolo, laddove si prevede che la tipologia di impegno scientifico e didattico eventualmente indicata nel bando non costituisce elemento di valutazione del candidato.
In ordine all’interpretazione di tale norma è intervenuta la decisione della VI sezione del Consiglio di Stato n. 1032 del 23 febbraio 2012, nella quale si è affermato che si è voluto escludere che un’eccessiva specificazione degli impegni scientifici e didattici futuri dei soggetti da assumere potesse assurgere al rango di criterio selettivo assorbente tra i candidati al fine di evitare che il bando, nello stabilire una correlazione troppo stretta tra esperienze pregresse e funzioni di destinazione, potesse in qualche modo essere confezionato a misura del profilo curriculare di taluno dei candidati.
Nella fattispecie in esame, l’art. 1 del bando individuava il posto oggetto della selezione nei seguenti termini: “area CUN: 12 scienze giuridiche; settore concorsuale: 12/B1- Diritto commerciale; settore scientifico: IUS/04–Diritto commerciale”.
Precisava poi le “funzioni da svolgere”e la “tipologia di impegno didattico e scientifico” nei seguenti termini: “il Dipartimento richiede una figura di Professore di I fascia cui affidare, prioritariamente nell’ambito dei corsi di laurea attivi nel Dipartimento, ed in particolare in quello magistrale in giurisprudenza-canale di Trapani, insegnamenti di Diritto Commerciale e di Diritto Fallimentare, con particolare riguardo al diritto dell’impresa e al diritto della crisi di impresa e dell’insolvenza”.
Il successivo art. 7, avente ad oggetto i criteri di valutazione dei candidati, disponeva, a sua volta, che la Commissione procedeva collegialmente alla valutazione comparativa dei candidati “rispetto al profilo individuato dal bando”.
Orbene, ad avviso del collegio, il “profilo individuato dal bando” era quello riferito al settore concorsuale e a quello scientifico disciplinare e non alle funzioni da svolgere, cosicchè la valutazione comparativa avrebbe dovuto essere riferita al “diritto commerciale” nel suo insieme e non al “diritto dell’impresa, della sua crisi e dell’insolvenza”, che ne costituivano campi di competenze.
Giova, sotto questo profilo, precisare che il decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 855 del 30 ottobre 2015, con cui sono stati determinati, ai sensi del surrichiamato art. 15, i macrosettori e i settori concorsuali, nonché i settori scientifico disciplinari, prevede, nell’allegato “A”, che nel macro settore 12/B “Diritto commerciale e del lavoro” rientrano i settori concorsuali 12/B1 “Diritto commerciale” e 12/B2 “Diritto del lavoro”, i quali corrispondono ai settori scientifico – disciplinari IUS/04 “Diritto commerciale” e IUS 07 “Diritto del lavoro”.
Ne deriva che l’Università non poteva che bandire un posto per il settore concorsuale “diritto commerciale” e incentrare la valutazione comparativa sullo stesso.
Conseguentemente va ritenuto illegittimo il giudizio comparativo espresso della Commissione, la quale, dopo avere precisato di avere tenuto conto delle funzioni che il professore selezionato doveva svolgere all’esito della procedura, ha testualmente affermato che: “il candidato maggiormente qualificato a svolgere le funzioni didattiche e scientifiche specificate nel bando, concernenti tanto il diritto dell’impresa quanto il diritto della crisi e dell’insolvenza sia (era) il prof. Renato Mangano, che alla luce dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche denota pari qualificazione relativamente ad entrambi gli ambiti predetti”.
Contrariamente a quanto sostenuto dal difensore del controinteressato, il professore Mangano è prevalso nella comparazione proprio perché si è occupato di diritto della crisi dell’impresa.
Precisato che, fermo restando quanto si dirà al punto successivo, il giudizio sui titoli è stato formulato nei medesimi termini, valga, infatti, quanto di seguito rappresentato.
Il giudizio collegiale sulle pubblicazioni scientifiche del prof. De Luca è stato conclusivamente espresso nei seguenti termini: “Complessivamente la produzione presentata denota il profilo scientifico di uno studioso di rilievo, con ampia sensibilità per la comparazione giuridica, i cui interessi sono tuttavia prevalentemente incentrati sui temi del diritto societario, con limitata attenzione per il diritto della crisi d’impresa e dell’insolvenza”.
Quello sul prof. Mangano è stato, invece, articolato come di seguito indicato: “Complessivamente, dalla produzione presentata emerge il profilo scientifico di uno studioso di rilievo, con ampia sensibilità per la comparazione giuridica, con pubblicazioni presenti nel panorama anche internazionale e con varietà di interessi, anche per il diritto della crisi d’impresa e dell’insolvenza”.
A ben vedere, è sufficientemente chiaro che è stata proprio l’attenzione dedicata alle competenze oggetto delle funzioni didattiche e scientifiche specificate nel bando a far prevalere il controinteressato nella valutazione comparativa.
Come verificatosi nel caso oggetto della succitata sentenza del Consiglio di Stato n. 5050 del 2018, può, pertanto, concludersi sul punto nel senso che dall’analisi degli atti emerge come la specificazione informativa sulle funzioni da svolgere e sulla tipologia d’impegno didattico/scientifico ha illegittimamente finito con l’essere considerata quale requisito principale fondante la valutazione comparativa finale a favore del controinteressato, minando in radice l’attendibilità della valutazione.
2. Esaurito l’esame del primo motivo, va esaminato il secondo con cui si deduce che l’omessa valutazione dei titoli asseritamente non attestati con dichiarazione sostitutiva di certificazione ex d.P.R. n. 445 del 2000 sarebbe illegittima, in quanto l’art. 3 del bando prevedeva soltanto la presentazione di un elenco datato e firmato di quelli ritenuti utili ai fini della selezione.
Si rappresenta, comunque, che all’istanza di partecipazione erano stati allegati:
- una dichiarazione, valevole ai sensi degli artt. 46 e 47 del d.P.R. n. 445 del 2000, in cui il candidato aveva espressamente dato atto “di possedere tutti i titoli indicati nell’apposito elenco”, nonché “tutti i titoli e le pubblicazioni indicati nel curriculum vitae scientifico e didattico allegato”;
- i giudizi ottenuti in sede di abilitazione scientifica nazionale, i quali contenevano un preciso riferimento ai titoli indicati nell’elenco in quanto si afferma testualmente: “Il Candidato è ricercatore di diritto commerciale. Supera tutte le mediane. Partecipa alle redazioni di tre riviste. Gli sono stati attribuiti incarichi di ricerca e insegnamento presso Università straniere. Ha vinto il premio Campobasso 2005 per la migliore tesi di dottorato. Supera i criteri fissati dalla Commissione. I prodotti scientifici presentati sono coerenti con il settore concorsuale. La produzione scientifica è ampia e continua”.
Anche questa censura non è di agevole definizione.
Invero, l’art. 3 del bando prevedeva, per quanto d’interesse, che i candidati dovevano inoltrare i titoli ritenuti utili ai fini della selezione, con relativo elenco datato e firmato; disponeva, altresì, testualmente che: “i titoli, nei casi previsti dalla legge, possono essere attestati con dichiarazione sostitutiva di certificazione, ai sensi dell’art. 46, o di notorietà, ai sensi dell’art. 47 del d.P.R. n. 445/2000, indicando dettagliatamente tutte le informazioni atte a valutare i titoli medesimi”; statuiva, infine, che non era consentito il riferimento a titoli presentati presso altre o la medesima amministrazione per partecipare a differenti procedure selettive.
Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la seconda previsione non poteva che riferirsi ai titoli, per cui i candidati avevano due alternative: o li producevano o li autocertificavano.
Nella specie, dalla documentazione prodotta dal ricorrente si evince che lo stesso ha presentato un elenco dei “titoli ritenuti rilevanti a fini della selezione” (vedi allegato “D” alla pec dell’8 ottobre 2017 depositato sub 7 IV in uno al ricorso introduttivo).
Tale circostanza risulta anche dall’allegato “B” della relazione finale della Commissione giudicatrice, in cui si afferma che il professor De Luca ha dichiarato, ma non attestato con dichiarazione sostitutiva di certificazione, di: avere svolto “un’intesa, articolata e temporalmente estesa attività didattica”; avere partecipato “ai comitati di redazione di importanti riviste scientifiche”; avere conseguito “premi e riconoscimenti nazionali e internazionali per attività di ricerca presso note istituzioni universitarie anche straniere”.
Si ha, pertanto, una situazione in fatto nella quale il candidato non ha prodotto i titoli, ma li ha dichiarati, per cui, stando al disposto del surrichiamato art. 3, avrebbe dovuto autocertificarli.
Così, però, non è stato, per espressa ammissione del ricorrente.
Né tale omissione è sanabile alla luce della dichiarazione, valevole ai sensi degli artt. 46 e 47 del d.P.R. n. 445 del 2000, prodotta in allegato al ricorso, con cui il ricorrente avrebbe espressamente dato atto “di possedere tutti i titoli indicati nell’apposito elenco”, nonché “tutti i titoli e le pubblicazioni indicati nel curriculum vitae scientifico e didattico allegato”.
Dalla documentazione depositata dall’Università e, in particolare, dallo scambio di mails tra il professore Michele Perrino e l’ufficio concorsi (allegato sub 7 alla produzione dell’Università del 15 dicembre 2017) si evince, infatti, che tale dichiarazione, sebbene indicata sub F nella mail di trasmissione dell’istanza, non è mai stata ricevuta dall’Amministrazione.
In assenza di tale attestazione e a fronte di una mera dichiarazione dei titoli, la Commissione non poteva procedere alla loro valutazione.
A diversa conclusione non può, peraltro, pervenirsi sulla base dell’affermazione del ricorrente secondo cui sarebbe stato possibile fare riferimento ai giudizi ottenuti in sede di abilitazione scientifica nazionale, in quanto la parte finale dell’art. 3 del bando precludeva, come detto, tale possibilità.
Concludendo, in forza di quanto esposto, il ricorso è fondato e va accolto con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati per le parti d’interesse.
Si ritiene di compensare le spese avuto riguardo alla complessità delle questioni esaminate.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati per le parti d’interesse.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 25 ottobre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente
Aurora Lento, Consigliere, Estensore
Roberto Valenti, Consigliere