#4533 TAR Sicilia, Catania, Sez. I, 11 marzo 2019, n. 516

Accesso a numero programmato corsi a numero chiuso-Ammissione ad anno successivo al primo-Test di ingresso

Data Documento: 2019-03-11
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Coerentemente con quanto statuito dal Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 28 gennaio 2015, n. 1, è possibile  per il laureato essere ammesso alla frequenza di anni anche successivi al primo senza sottoporsi al test di ingresso previsto per le ammissioni al primo anno a determinate condizioni.

Contenuto sentenza
N. 00516/2019 REG.PROV.COLL.
N. 02010/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
sezione staccata di Catania (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2010 del 2018, proposto da 
Michele Rugeri, rappresentato e difeso dall'avvocato Giovanni Ferraù, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; 
contro
Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale Catania, domiciliato in Catania, via Vecchia Ognina, 149; 
Università degli Studi di Catania, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Rosaria Maria Pulvirenti, Vincenzo Reina, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; 
per l'annullamento
1) del silenzio diniego reso dall'Università di Catania, quale provvedimento implicito per mezzo del quale, in applicazione delle norme del bando per il quale l'unica possibilità di accedere ai corsi di laurea in medicina e chirurgia e odontoiatria è quella del superamento del test, si è omesso di dare seguito all'istanza di iscrizione di parte ricorrente del 17 aprile 2018 non consentendo dunque l'iscrizione anche ad anno successivo al primo al corso di laurea in odontoiatria;
2) ove occorra del bando di concorso per l'ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria nella parte in cui impone l'onere di sottoporsi al test di ammissione e collocarsi in posizione utile rispetto ai posti banditi per il I anno, anche ai candidati in possesso della laurea in materie affini;
3) ove occorre, del D.R. 22 giugno 2018, n. 2410, nella parte in cui non consente l'immatricolazione, anche al primo anno, dei soggetti in possesso di una Laurea in materie affini presso i CDL in Odontoiatria;
4) del Regolamento di Ateneo e del Regolamento didattico del Corso di Laurea in Odontoiatria;
5) del D.M. 26 aprile 2018, n. 337 e relativi allegati, nella parte in cui stabilisce che è consentito accedere al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria, senza il superamento del test preselettivo “esclusivamente a coloro i quali sono già iscritti ai medesimi corsi di laurea magistrale a ciclo unico … per i quali è previsto il superamento della stessa prova di ammissione”;
6) del diniego tacito di ammissione e di ogni altro atto prodromico, connesso, successivo e conseguenziale ancorché non conosciuto, nella parte in cui lede gli interessi del ricorrente
in ogni caso per l'accertamento, ex artt. 31 e 117 c.p.a. della declaratoria di illegittimità del silenzio serbato sull'istanza di iscrizione ad anno successivo al primo al corso di laurea d'interesse rivolta da parte ricorrente all'Ateneo in epigrafe in data 17 aprile 2018 e mai riscontrata;
per l'accertamento
del diritto del ricorrente ad essere ammesso al Corso di laurea in questione e di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi a causa del diniego all'iscrizione opposta e
per la condanna in forma specifica ex art. 30, comma 2, c.p.a.
delle Amministrazioni intimate all'adozione del relativo provvedimento di ammissione al corso di laurea per cui è causa nonché, ove occorra e, comunque, in via subordinata, al pagamento delle relative somme, con interessi e rivalutazione, come per legge.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e dell’Università degli Studi di Catania;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 febbraio 2019 la dott.ssa Giuseppina Alessandra Sidoti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. Parte ricorrente ha premesso di essere in possesso della laurea triennale in Igiene Dentale conseguita con votazione di 110/110 e lode presso l’Ateneo di Catania.
Ha rappresentato di avere chiesto all’Amministrazione resistente, con istanza del 17 aprile 2018, di essere ammesso, senza il previo superamento del test di ammissione, al corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria, con valutazione della carriera pregressa.
Ha rappresentato che, nonostante i continui solleciti inoltrati all’Ateneo, l’istanza rimaneva inevasa e pertanto ha impugnato il silenzio-diniego alla suddetta istanza.
Ritiene parte ricorrente che: a) Il Miur e l’Università resistente, subordinando per tutti l'immatricolazione al corso di studi al superamento della prova di ammissione prevista dalla L. n. 264/99, avrebbero, in maniera del tutto arbitraria, adottato un’interpretazione errata delle disposizioni ivi contenute, anche alla luce della normativa europea e di una interpretazione costituzionalmente orientata sull’accesso programmato, definita con la sentenza 368 del 1999; b) l’Ateneo dovrebbe essere condannato alla verifica della carriera e, in ipotesi di positivo esame della stessa con convalida di C.F.U., all’ammissione ad anno successivo al primo, “sussistendo la disponibilità di posti liberi ad anni successivi al primo nel contingente di appartenenza in base a disposizione Ministeriale anche con riferimento ai posti vacanti extracomunitari e facendo riferimento alla complessiva coorte dei tre anni”; c) in ogni caso, in considerazione del decorso del termine di legge senza alcun riscontro, il silenzio sarebbe illegittimo.
Ha quindi chiesto: l’annullamento degli atti impugnati solo per quanto di interesse, con riconoscimento del diritto del ricorrente ad essere ammesso al corso di laurea a cui aspira; in via subordinata, ove ritenuto di carattere preminente, l'accertamento e la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dall’amministrazione; il risarcimento in forma specifica e, in via subordinata, in termini economici, per i danni da mancata promozione e da perdita di chance subiti.
2. Si sono costituiti Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e l’Università degli Studi di Catania per resistere al giudizio.
L’Università, in particolare, ha sostenuto che: a) l’istanza, a differenza di quanto riferito in ricorso, è stata riscontrata dall’Università con provvedimento espresso e motivato (nota prot. n.89740 del 4 luglio 2018), ove si è chiarito che la documentazione relativa alla pregressa carriera doveva essere inviata, affinché venisse valutata, tramite la procedura indicata dal bando “trasferimenti di sede e passaggi di corso di studio”; l’iscrizione ad anni successivi al primo era in ogni caso subordinata all’esistenza di posti vacanti; il ricorrente non ha partecipato al detto bando, né lo avrebbe impugnato; b) le contestazioni del ricorrente che involgono la questione dell’accesso programmato dovrebbero essere rivolte al MIUR e non all’Università, che ha dato attuazione ai decreti ministeriali.
3. Con ordinanza n. 54 del 25 gennaio 2019, il Collegio ha respinto l’istanza cautelare e rinviato alla camera di consiglio del 28 gennaio 2019 per la trattazione dell’istanza sul silenzio.
4. In data 25 febbraio 2019 l’Università ha prodotto la ricevuta della notifica della nota del 4 luglio 2018, inviata dalla stessa all’Avv. Ferraù in riscontro alla richiesta di parte ricorrente prot. n.53155.
5. Alla camera di consiglio del 28 febbraio 2019 il ricorso è stato posto in decisione.
6. Il ricorso va respinto.
7. Preliminarmente il Collegio ritiene la propria competenza, come già anticipato con ordinanza cautelare n.54 del 2019.
Infatti, quest’ultima ha chiarito che “la stessa parte ricorrente, piuttosto che avversare, come sembrerebbe dall’epigrafe del ricorso, l’Atto ministeriale presupposto, conclude che, a fronte del silenzio, <non può ritenersi applicabile neppure il D.M. 26 aprile 2018, n. 337 e relativi allegati, nella parte in cui stabilisce che è consentito accedere al corso di Laurea in Odontoiatria, senza il superamento del test preselettivo, “esclusivamente a coloro i quali sono già iscritti ai medesimi corsi di laurea magistrale a ciclo unico … per i quali è previsto il superamento della stessa prova di ammissione”>, di guisa che la competenza rimane incardinata presso questo Tribunale”.
8. Il Collegio prende atto che la nota prot. n. 89740 del 4 luglio 2018 – di riscontro all’istanza del ricorrente prot. n. 51355 - è stata trasmessa in pari data dall’Università all’avv. Ferraù, come si evince dal deposito dell’amministrazione del 25 febbraio 2019.
Tuttavia, ritiene di prescindere dalla valutazione del tenore della detta nota e conseguentemente da eventuali profili rilevabili in rito, in quanto la pretesa sostanziale è comunque infondata per le ragioni che seguono.
8.1. Va premesso che questo T.A.R. (Sezione I, 9 marzo 2018, n. 518; Sezione I, 23 febbraio 2018, n. 412; sez. I, 31 ottobre 2018, n.2076) si è già pronunciato sulla possibilità per il laureato di essere ammesso alla frequenza di anni anche successivi al primo senza sottoporsi al test di ingresso previsto per le ammissioni al primo anno a determinate condizioni, coerentemente a quanto stabilito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n.1/2015.
Quest’ultima, con la detta sentenza n. 1 del 28 gennaio 2015, ha chiarito come “in virtù del principio comunitario di libera circolazione, l'accesso agli studi di insegnamento superiore da parte di studenti provenienti da altri Stati membri deve essere sempre garantito, e può subire restrizioni solamente limitatamente a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti dagli Stati membri. Pertanto, atteso che la ratio del sistema introdotto dall’art. 4 l. n. 264 del 1999 (che prevede un test di ammissione per i corsi di laurea a numero programmato) è quella di garantire un’elevata qualità dell’istruzione universitaria nazionale, non risulta strettamente necessario al raggiungimento dei fini perseguiti la previsione di un test di ammissione anche nel caso di trasferimenti presso l’Università italiana di studenti provenienti da Università straniere, considerato che la capacità di tali studenti può essere utilmente accertata (così come avviene per i candidati al trasferimento provenienti da Università nazionali) mediante una rigorosa valutazione della qualificazione dello studente, effettuata in sede di riconoscimento dei crediti formativi acquisiti dai candidati”.
Secondo l’Adunanza Plenaria, infatti, “il trasferimento interviene, sia per lo studente che eserciti la sua “mobilità” in àmbito nazionale che per lo studente proveniente da università straniere, non più sulla base di un requisito pregresso di ammissione agli studi universitari ormai del tutto irrilevante perché superato dal percorso formativo-didattico già seguito in àmbito universitario, ma esclusivamente sulla base della valutazione dei crediti formativi affidata alla autonomia universitaria, in conformità con i rispettivi ordinamenti, sulla base del principio di autonomia didattica di ciascun ateneo”.
Questo T.A.R. Catania, Sezione I (sent. 9 marzo 2018, n. 518; T.A.R. Catania, Sezione I, 23 febbraio 2018, n. 412), ha specificato che tale principio, espressamente affermato dall’Adunanza Plenaria con riferimento agli studenti stranieri che intendano iscriversi presso un’università italiana facendo valere i titoli conseguiti in altro stato membro dell’Unione, non può (ovviamente) non valere anche per gli studenti italiani che siano già in possesso di laurea conseguita presso altra università italiana e chiedano la valutazione del titolo ai fini dell’iscrizione ad un corso universitario a “numero chiuso” (in tal senso anche T.A.R. Campania, Napoli, sezione IV, n. 2489/2017).
Piuttosto, come già precisato da questa Sezione (cfr. T.A.R. Catania, Sezione I, 9 marzo 2018, n. 518; 23 febbraio 2018, n. 412; 10 maggio 2018, n.942; 3 marzo 2018, n. 677), “laddove … lo studente provenga da altro corso di laurea, il problema si sposta sulla necessità di verificare se e quanto il corso di laurea seguito dallo studente fino a quel momento sia oppure no “affine” a quello presso il quale intende iscriversi, al fine del riconoscimento dei c.d. crediti formativi”.
In ultimo, la richiamata sentenza di questo T.A.R. n. 412/18, riferendosi sempre alla A.P. 1/2015, rispetto all’effetto elusivo alla partecipazione ai test di ingresso, ha rammentato che <<… il problema “elusione”, e quello connesso “intransigenza/lassismo”, si risolvono invero non con la creazione di percorsi ad ostacoli volti ad inibire la regolare fruizione di diritti riconosciuti dall’ordinamento, ma predisponendo ed attuando un rigido e serio controllo, affidato alla preventiva regolamentazione degli Atenei, sul percorso formativo compiuto dallo studente che chieda il trasferimento provenendo da altro Ateneo; controllo che abbia riguardo, con specifico riferimento alle peculiarità del corso di laurea di cui di volta in volta si tratta, agli esami sostenuti, agli studi teorici compiuti, alle esperienze pratiche acquisite (ad es., per quanto riguarda il corso di laurea in medicina, attraverso attività cliniche), all’idoneità delle strutture e delle strumentazioni necessarie utilizzate dallo studente durante quel percorso, in confronto agli standards dell’università di nuova accoglienza.
<<…Peraltro, una generalizzata prassi migratoria ( prima in uscita da parte degli studenti che non abbiano inteso sottoporsi o che non abbiano superato la prova nazionale di ammissione e poi in ingresso da parte degli stessi studenti che abbiano compiuto uno o più anni di studi all’estero ) in qualche modo elusiva nel senso di cui sopra è da escludersi sulla base dell’indefettibile limite dei posti disponibili per il trasferimento, da stabilirsi in via preventiva per ogni accademico e per ciascun anno di corso dalle singole Università sulla base del dato concernente la concreta potenzialità formativa di ciascuna, alla stregua del numero di posti rimasti per ciascun anno di corso scoperti rispetto al numero massimo di studenti immatricolabili ( non superiore alla offerta potenziale ch’esse possono sostenere ) per ciascuno di quegli anni ad esse assegnato>>.
8.2. Tanto premesso e rilevato, va dato atto che, nel caso, l’Università ha indicato un percorso per i laureati tramite la pubblicazione sul sito dell’Ateneo del bando “trasferimenti di sede e passaggi di corso di studio”, con il quale ha esteso la possibilità anche a chi è già in possesso di laurea di partecipare al bando senza sostenere il test di ammissione, previa valutazione dei crediti formativi ed in presenza dei posti disponibili.
Tale percorso, in sé, non appare al Collegio censurabile in quanto in linea con i principi sin qui esposti.
Il ricorrente, tuttavia, nonostante l’indicazione fornita al riguardo con la nota di riscontro dell’Università, non ha partecipato al bando, né lo ha tempestivamente impugnato.
Tali circostanze, congiuntamente a quella determinante della mancanza di posti disponibili per il corso prescelto (come da allegato B del bando), non consente l’accoglimento del ricorso.
Quanto alla sussistenza dei posti disponibili quale condizione necessaria per la valutazione del curriculum ai fini dell’immatricolazione, la stessa è già stata ritenuta “indefettibile” da questo Tribunale con le sentenze su richiamate.
8.3. Nel ricorso si fa poi cenno ai posti vacanti di extracomunitari, senza però che venga sollevata specificamente una vera e propria censura, comunque inammissibile attesa la genericità della stessa.
Sul punto, in ogni caso, l’Università fa presente che nell’allegato B) del bando “Trasferimenti e passaggi” era chiarito che: “Così come disposto dalla nota ministeriale prot. n. 0014949 del 14/05/2018, i posti eventualmente non utilizzati nella graduatoria dei cittadini extracomunitari residenti all’estero verranno utilizzati con procedure di scorrimento mediante inserimento nelle graduatorie nazionali, secondo tempistiche che saranno dettate dal Miur”.
9. Conclusivamente, il ricorso è infondato e le relative domande vanno rigettate.
Le spese, tuttavia, in considerazione della specificità della materia, possono essere, in via d’eccezione, compensate tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 28 febbraio 2019 con l'intervento dei magistrati:
Maria Stella Boscarino, Presidente FF
Giuseppe La Greca, Consigliere
Giuseppina Alessandra Sidoti, Primo Referendario, Estensore
 Pubblicato il 11/03/2019