#4257 TAR Sardegna, Cagliari, Sez. I, 20 settembre 2018, n. 794

Assegno ad personam a professore II fascia - Restituzione emolumenti non dovuti

Data Documento: 2018-09-20
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Per consolidata giurisprudenza (cfr., per tutte, Cons. St., Sez. III, 9 giugno 2014, n. 2903), la percezione di emolumenti non dovuti da parte dei pubblici dipendenti impone all’Amministrazione l’esercizio del diritto a ripetere le relative somme, ai sensi dell’art. 2033 c.c.. Il recupero è atto dovuto, privo di valenza provvedimentale e costituisce il risultato di attività amministrativa di verifica e controllo.

Contenuto sentenza
N. 00794/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00107/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 107 del 2018, proposto da 
Gavina Manca, rappresentato e difeso dagli avvocati Andrea Berto e Rossella Piana, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Maria Graziella Atzeni in Cagliari, via Alghero n. 45; 

contro
Università degli Studi Sassari, in persona del Rettore pro tempore;
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata ex lege in Cagliari, via Dante n. 23/25; 

per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia:
- del decreto n. 3320 - prot. 85058 del 1° dicembre 2017, con il quale il Direttore generale dell'Università ha disposto che “con decorrenza dal 1 gennaio 2018 l'Ufficio stipendi ed adempimenti fiscali è autorizzato ad operare una trattenuta mensile sullo stipendio della prof.ssa Gavina Manca, nei limiti del quinto della retribuzione mensile, fino alla completa estinzione del debito pari ad Euro 188.353,40;
nonché, della busta paga di gennaio 2018 tramite la quale è stata applicata la prima trattenuta pari ad euro 1.100,00;
e di ogni altro atto presupposto e/o consequenziale, ivi compreso il Decreto del Direttore Generale n. 250 del 2 febbraio 2017.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Università degli Studi Sassari e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 giugno 2018 il dott. Giorgio Manca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. - La ricorrente è professore associato presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Sassari, nominata con decreto del Rettore del 23 ottobre 2002, n. 721/2002 (con decorrenza 1 novembre 2002). Con decreto del Rettore del 15 maggio 2006, n. 714/2006, la ricorrente è stata nominata professore associato confermato, con decorrenza dal 1 novembre 2005, con inquadramento nella classe 3, progressione economica 1, stipendio annuo lordo pari a euro 28.132,18, oltre l’assegno aggiuntivo annuo lordo pari a euro 6.348,40, dovuto per il regime del tempo pieno.
Peraltro, alla medesima ricorrente era stato erogato, fin dalla nomina iniziale del 2002, un assegno ad personam, che, a seguito di verifiche effettuate nel corso del 2016, il competente ufficio dell’Ateneo sassarese riteneva indebitamente corrisposto. Con decreto del 2 febbraio 2017, n. 250, il Direttore Generale ha disposto il recupero delle somme «indebitamente erogate a titolo di assegno ad personam relative al periodo 01.11.2002-31-01.2017». Faceva seguito il decreto dirigenziale del 1 dicembre 2017, n. 3320, con il quale il Direttore Generale ha disposto che «con decorrenza dal 1° gennaio 2018 l'ufficio stipendi e adempimenti fiscali è autorizzato ad operare una trattenuta mensile sullo stipendio della prof.ssa Gavina Manca, nei limiti del quinto della retribuzione mensile, fino alla completa estinzione del debito pari ad € 188.353,40.», importo calcolato tenendo conto dei termini di prescrizione decennale (come asserito nella nota del 25 settembre 2017, n. 62758, della stessa Università).
2. - Con il ricorso in esame, la ricorrente chiede l’annullamento dei decreti da ultimo richiamati, nonché degli altri atti meglio descritti in epigrafe, deducendo plurime censure che saranno esaminate nella parte in diritto.
3. - Si sono costituiti in giudizio l’Università degli Studi di Sassari e il Ministero dell’Università, producendo ampia documentazione ed eccependo preliminarmente l’irricevibilità del ricorso avverso il decreto dirigenziale n. 250/2017, richiamato nella nota prot. 8180 del 23.3.2017, non tempestivamente impugnato, con la conseguente inammissibilità dell’impugnativa e delle censure proposte avverso gli atti conseguenziali o esecutivi, qual è il decreto del 1 dicembre 2017. Nel merito, conclude per la reiezione del ricorso.
4. - Alla pubblica udienza del 6 giugno 2018, la causa è stata trattenuta in decisione.
5. - Si può prescindere dall’esame della questione preliminare sollevata dalla difesa delle amministrazioni resistenti, considerata l’infondatezza nel merito del ricorso.
6. - Passando, quindi, all’esame dei motivi, con il primo la ricorrente deduce il difetto di motivazione e la conseguente violazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990, in quanto dalla busta paga di gennaio 2018 non è chiaro quale sia l’effettivo importo che l’Università pretende, dato che vengono indicati importi diversi tra loro e diversi anche rispetto all’importo da ultimo determinato con il decreto dirigenziale del 1 dicembre 2017, n. 3320.
Con il secondo motivo, la ricorrente deduce la violazione dell’art. 2033 del codice civile, nonché eccesso di potere sotto diversi profili, in quanto l’Università ha operato la restituzione degli arretrati non al netto percepito dalla ricorrente, ma al lordo, ossia nell’importo comprensivo delle ritenute fiscali e previdenziali. Richiamando conforme giurisprudenza in tal senso, sostiene che il corretto metodo di calcolo porterebbe a determinare l’importo da restituire in euro 108.081,56.
La medesima censura è sostanzialmente ribadita con il quarto motivo.
7. - I motivi possono essere trattati congiuntamente, osservando, in premessa, come, in linea generale, la consolidata giurisprudenza (cfr., per tutte, Cons. St., Sez. III, 9 giugno 2014, n. 2903, citata anche da parte ricorrente), la percezione di emolumenti non dovuti da parte dei pubblici dipendenti impone all’Amministrazione l’esercizio del diritto a ripetere le relative somme, ai sensi dell’art. 2033 c.c.. Il recupero è atto dovuto, privo di valenza provvedimentale e costituisce il risultato di attività amministrativa di verifica e controllo.
In tali ipotesi, l’interesse pubblico è non solo concreto ma anche attuale, per cui la decisione di procedere al recupero non richiede nemmeno una approfondita motivazione, sia perché, come sottolineato, si tratta di attività vincolata e non discrezionale; sia in quanto, a prescindere dal tempo trascorso, l’indebita erogazione di denaro pubblico produce di per sé un danno per l’Amministrazione ed un vantaggio ingiustificato per il dipendente
Il solo temperamento al principio dell’ordinaria ripetibilità dell’indebito è rappresentato dalla regola per cui le modalità di recupero devono essere, in relazione alle condizioni di vita del debitore, non eccessivamente onerose, ma tali da consentire la duratura percezione di una retribuzione che rassicuri un’esistenza libera e dignitosa (cfr., la sentenza sopra richiamata).
Pertanto, nel caso di indebita erogazione di denaro ad un pubblico dipendente, anche l’affidamento di quest’ultimo e la stessa buona fede non sono di ostacolo all’esercizio da parte dell’Amministrazione del potere di recupero e l’Amministrazione non è tenuta a fornire un’ulteriore motivazione sull’elemento soggettivo riconducibile all’interessato (cfr., ancora, la sentenza Cons. St., Sez. III, n. 2903 del 2014 cit.).
8. - Nel caso di specie, l’indebita erogazione emerge per tabulas dall’esame del decreto del Rettore (23 ottobre 2002, n. 721/2002, cfr. doc. 4 di parte ricorrente), nella parte in cui è attribuita la retribuzione annuale spettante a seguito della nomina a professore associato: “a decorrere dalla data di assunzione in servizio alla Prof.ssa Gavina Manca compete la retribuzione annua lorda di € 19.568,28 corrispondente alla progressione economica 0, classe 0, oltre l'assegno aggiuntivo a.l. di € 4.445.43 a norma dell'art. 39 del D.P.R. 382/80”. Nessun cenno è fatto alla corresponsione dell’assegno ad personam (oggetto del recupero); né la ricorrente dimostra che la previsione dell’assegno era comunque giustificata dalla necessità di impedire il trattamento economico in pejus, nel passaggio da ricercatore a professore associato.
Ne derivano le conseguenze sopra descritte in tema di recupero delle somme indebitamente percepite.
9. – Quanto, invece, alla questione del recupero al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali a suo tempo applicate sulle somme erogate, la decisione dell’amministrazione di procedere detraendo l’importo al lordo (e non al netto) non è censurabile alla luce di quanto previsto dall’art. 10, comma 1, lett. d)-bis, del D.P.R. n. 917/1986 (testo unico delle imposte sui redditi), che riconosce la deducibilità dal reddito complessivo ai fini IRPEF delle «somme restituite al soggetto erogatore, se assoggettate a tassazione in anni precedenti»; ovvero, per le somme non dedotte, la facoltà di chiedere il rimborso dell'imposta corrispondente. La ricorrente, pertanto, potrà dedurre dal reddito IRPEF gli importi trattenuti a titolo di recupero dell’indebito, salva la possibilità ottenere il rimborso dell’imposta.
10. - Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta che la decisione dell’Università di applicare unilateralmente una trattenuta mensile di euro 1.100,00, si pone in contrasto col principio giurisprudenziale secondo cui le modalità di recupero devono essere, in relazione alle condizioni di vita del debitore, non eccessivamente onerose, ma tali da consentire la duratura percezione di una retribuzione che rassicuri un’esistenza libera e dignitosa.
11. - Il motivo non può essere accolto, per una serie di ragioni.
In primo luogo, risulta che la ricorrente, prima di determinare l’importo della trattenuta mensile da operare sulla retribuzione, sia stata invitata a concordare le modalità di restituzione (cfr. nota del 25 settembre 2017, n. 62758, doc. 9 di parte ricorrente), invito alla quale la ricorrente non risulta aver dato riscontro. In secondo luogo, non può ritenersi applicabile nel caso di specie il temperamento al principio dell’ordinaria ripetibilità dell’indebito, rappresentato dalla regola giurisprudenziale sulle modalità di recupero, come sopra richiamata, ove si tenga conto che, pur dopo l’applicazione della trattenuta pari a un quinto dello stipendio, la retribuzione mensile (cfr. cedolino di gennaio 2018, doc. 2 di parte ricorrente) è comunque pari a euro 2.410,31 netti. Importo che si colloca sicuramente al di sopra della media nazionale delle retribuzioni e che non impedisce un’esistenza libera e dignitosa.
12. - Anche il quinto motivo (con cui la ricorrente deduce il difetto di istruttoria perché l’amministrazione avrebbe dovuto preventivamente verificare se la ricorrente avesse avuto diritto o meno alla corresponsione dell’assegno ad personam) è privo di pregio, per le ragioni già enunciate, ossia che in alcun provvedimento dell’amministrazione è prevista l’attribuzione dell’assegno in questione.
13. - Tenuto conto del tempo trascorso e della complessità del caso si ritiene di disporre la compensazione delle spese del presente giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 6 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:
Caro Lucrezio Monticelli, Presidente
Antonio Plaisant, Consigliere
Giorgio Manca, Consigliere, Estensore

Pubblicato il 20/09/2018