#2185 TAR Sardegna, Cagliari, Sez. I, 10 giugno 2014, n. 426

Diniego nulla osta trasferimento da università straniera-Legittimità test preselettivo

Data Documento: 2014-06-10
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Ai sensi dell’art. 21 octies, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, la mancata comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento delle istanza di trasferimento studenti non comporta l’annullamento del provvedimento finale di diniego di nulla osta, trattandosi di attività amministrativa vincolata (cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. VI, 22 novembre 2013, n. 5561).
Dall’esame degli artt. 1, lett. a), e 4, della legge 2 agosto 1999, n. 264, non emerge in alcun modo che l’obbligo di sostenere il test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso operi limitatamente al primo anno di corso, dovendosi, invece, ritenere-stante l’inequivoco disposto normativo- che detto obbligo sussista anche nel caso di domanda di accesso dall’esterno ad anni di corso successivi al primo.

Contenuto sentenza
N. 00426/2014 REG.PROV.COLL.
N. 01106/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1106 del 2013, proposto da: 
Domenico Gullace, rappresentato e difeso dagli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R. Sardegna in Cagliari, via Sassari n. 17; 
contro
il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, 
l’Università degli Studi di Cagliari, in persona del Rettore pro tempore,
entrambi rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Cagliari, via Dante n. 23; 
per l'annullamento
- del provvedimento n. 21906 del 24.10.2013, emesso dall'Università di Cagliari, con il quale la domanda di trasferimento da parte del ricorrente non è stata valutata perchè, pur in presenza di posti liberi al secondo anno, il nulla osta verrà concesso solo dopo aver superato l'esame di ammissione al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in Italia, in quanto la parte ricorrente è proveniente da Ateneo non italiano;
- ove occorra della nota M.I.U.R. del 10.6.2013, prot. 720;
nonché, per l’accertamento
del diritto di parte ricorrente di ottenere il trasferimento al II anno del corso di laurea in Medicina dell’Università di Cagliari (o a quello che l’Ateneo ha l’autonomia di indicare sulla base dell’esame del corso di studi tenuto da parte ricorrente presso l’Ateneo pubblico di Arad, Romania) e di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi a causa del diniego all’iscrizione opposta;
e per la condanna in forma specifica
delle Amministrazioni intimate, all’adozione del relativo provvedimento di ammissione al corso di laurea per cui è causa nonché, ove occorra e, comunque, in via subordinata, al pagamento delle relative somme, con interessi e rivalutazione, come per legge.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca e di Universita' degli Studi di Cagliari;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 30 aprile 2014 il dott. Giorgio Manca e uditi l'avv. Silvia Antonellis, in dichiarata sostituzione dell'avv. Michele Bonetti, per la parte ricorrente; e l'avv.to dello Stato Annabella Risi per l'Amministrazione resistente;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. – Il ricorrente, iscritto al II anno del corso di laurea in Medicina della facoltà di Medicina, Farmacia e Medicina Dentale dell’Università WEST UNIVERSITY “Vasile Goldis” di ARAD (Romania) per l’a.a. 2013/2014, ha presentato domanda di trasferimento e iscrizione al corso di laurea magistrale in “Medicina e Chirurgia” presso l’Università degli Studi di Cagliari, per l’anno accademico 2012/2013. Con nota del 24 ottobre 2013, n. 21906, l’Università comunicava al ricorrente che la domanda di trasferimento non poteva essere valutata perchè il nulla osta verrà concesso solo dopo aver superato l'esame di ammissione al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in Italia, mentre il ricorrente proviene da Ateneo non italiano.
2. – Con il ricorso in epigrafe, il sig. Domenico Gullace chiede l’annullamento del diniego sopra richiamato, nonchè degli altri provvedimenti meglio indicati in epigrafe, deducendo cinque articolati motivi.
3. - Si è costituita in giudizio l’Università degli Studi di Cagliari, chiedendo che il ricorso sia respinto.
4. - All’udienza pubblica del 30 aprile 2014, la causa è stata trattenuta in decisione.
5. – Con il primo motivo, il ricorrente si duole della violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241/1990.
5.1. – Il motivo non è fondato, per le condivisibili ragioni enunciate dal Consiglio di Stato in diverse occasioni (cfr. da ultimo Cons. St., sez. VI, 22 novembre 2013, n. 5561), ponendo in evidenza come, nella fattispecie, si tratti di attività amministrativa vincolata; nel cui ambito, ai sensi dell’art. 21-octies, comma 2, l. n. 241 del 1990, la mancata comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento delle istanze di trasferimento in esame, non comporta l’annullamento del provvedimento finale impugnato.
6. – I restanti motivi del ricorso possono essere esaminati congiuntamente, considerato che – anche se sotto diversi profili – si incentrano sulla fondamentale questione della necessità, o non, del superamento della prova selettiva per l’accesso ai corsi di laurea a numero programmato, ai sensi della legge 2 agosto 1999, n. 264, anche per chi, come il ricorrente, intenda iscriversi a corsi di laurea presso Università italiane dopo aver superato una prova di ammissione a corsi di insegnamento superiore, universitario, in altro Stato membro dell’Unione Europea.
6.1. - Con il secondo motivo, il ricorrente deduce la violazione degli articoli 10 e 12 del regio decreto n. 1269/1938, del D.M. 22 ottobre 2004, n. 270, della legge n. 264/1999.
6.2. - Con il terzo e il quarto motivo, il ricorrente deduce la violazione dell’art. 2 della legge 11 luglio 2002, n. 148, (Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno), che impone alle Università di esaminare i trasferimenti valutando previamente i programmi di studio svolti all’estero; nonché dell’art. 31 del d.lgs. 9 novembre 2007, n. 206, e degli articoli 3, 14, 17-21, in relazione all’art. 165 del Trattato CE (rectius: T.F.U.E.), posto che imporre di superare un nuovo test di ingresso sarebbe illogico sia per il fatto che il ricorrente ha superato analogo test per l’iscrizione all’Università straniera, sia perché quando vi siano posti disponibili negli anni successivi al primo l’accoglimento delle istanze di trasferimento non inciderebbe sulla programmazione nazionale.
Inoltre, subordinare l’accoglimento dell’istanza di trasferimento al superamento del test di ammissione, anche per studenti provenienti da Atenei comunitari, sarebbe incompatibile con i principi comunitari in materia di libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione Europea.
7. – I motivi sopra riassunti sono infondati.
7.1. - In primo luogo, deve rilevarsi che dall’esame dell’art. 1, lett. a), e dell’art. 4, della l. n. 264/1999 non emerge in alcun modo che l’obbligo di sostenere il test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso operi limitatamente al primo anno di corso, dovendosi, invece, ritenere – stante l’inequivoco disposto normativo – che detto obbligo sussista anche nel caso di domanda di accesso dall’esterno ad anni di corso successivi al primo. In questo senso deve essere inteso l’art. 4, comma 1, cit., il quale, nel prevedere che «l’ammissione ai corsi di cui agli articoli 1 e 2 è disposta dagli atenei previo superamento di apposite prove», non fa alcuna distinzione fra l'accesso al primo anno di corso e l’ammissione agli anni di corso successivi (in senso conforme si veda la giurisprudenza costante del Consiglio di Stato: di recente sez. VI, 22 novembre 2013, n° 5561).
7.2. - In secondo luogo, sono manifestamente infondati anche i dubbi di compatibilità della disciplina di diritto interno con le norme del diritto europeo, primario o derivato, considerato che la Corte di Giustizia UE (cfr., ex multis, Grande Sezione, 23 ottobre 2007, nelle cause riunite C-11/06 e C-12/06, Morgan e Bucher, punto 24; 13 aprile 2010, in causa C-73/08, Bressol, punti 28 e 29) ha costantemente affermato che la materia del diritto all’istruzione e del diritto all’insegnamento è riservata ai singoli stati membri, ai sensi dell’art. 165 del TFUE (già art. 149 del Trattato CE); anche l’ulteriore principio fissato dalla giurisprudenza europea, ossia che tale competenza deve essere esercitata nel rispetto del diritto comunitario e in particolare delle disposizioni del Trattato relative alla libertà di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri quale conferita dall’art. 18, n. 1, del Trattato CE (ora art. 20 del TFUE), non è compromesso nella fattispecie, poiché la previsione o l’obbligo di superare una prova preliminare per accedere a determinati corsi di laurea non ha un contenuto discriminatorio (si applica, infatti, indistintamente ai cittadini italiani e ai cittadini degli altri stati membri) e non preclude la libertà di circolazione.
7.3. - Anche la Corte costituzionale, con sentenza 27 novembre 1998, n. 383 ha chiarito come l’ammissione ai corsi universitari sia rimessa alla disciplina legislativa, che deve assicurare ai soggetti capaci e meritevoli il raggiungimento dei livelli più alti dell’istruzione, ma in conformità ai successivi articoli 33 e 34 della Cost., i quali non escludono che il percorso formativo possa essere condizionato anche dalle risorse umane e dalle strutture organizzative degli atenei, oltre che dal «fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo» (come previsto dall’art. 3, comma 1, lett. a), della legge n. 264 del 1999, da riferire all’intero ambito comunitario: cfr. Cons. Stato, VI,, 3 settembre 2013, n. 4396).
7.4. - Ne deriva come conseguenza che nessun rilievo assume la circostanza che, con riferimento ai corsi di laurea presso cui intende trasferirsi il ricorrente, sussistano posti disponibili per iscrizioni ad anni successivi al primo; e ciò, appunto, per l’assorbente ragione che la partecipazione e il superamento del test di ammissione costituisce un requisito necessario sia per l’iscrizione al primo anno di corso che per l’iscrizione agli altri anni di corso.
7.5. – Infine, per quanto concerne la censura relativa alla violazione della legge 11 luglio 2002, n. 148 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea fatta a Lisbona l'11 aprile 1997 e norme di adeguamento dell'ordinamento), deve osservarsi che l’art. 2 della legge cit., nell’attribuire alle Università la «competenza per il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all'estero e dei titoli di studio stranieri, ai fini dell'accesso all'istruzione superiore, del proseguimento degli studi universitari e del conseguimento dei titoli universitari italiani», indica come parametro di valutazione dei percorsi di studio svolti all’estero la «conformità ai rispettivi ordinamenti»; formula ampia, il cui significato appare idoneo a ricomprendere sia il riferimento alle norme espressione dell’autonomia universitaria, sia quello alle norme dell’ordinamento generale, tra le quali quelle che disciplinano l’accesso programmato ai corsi di laurea ai sensi della legge n. 264/1999. La necessità del superamento di una prova selettiva di ammissione, conseguentemente, assorbe e rende inapplicabile, nelle facoltà in cui è contemplata, la valutazione e il riconoscimento dei periodi di studio all’estero.
8. – Il ricorso, in conclusione, deve essere integralmente rigettato.
9. - Tenuto conto di ogni circostanza connotante la presente controversia, si ravvisano sufficienti ragioni per compensare tra le parti le spese del giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Compensa tra le parti le spese giudiziali.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 30 aprile 2014 con l'intervento dei magistrati:
Caro Lucrezio Monticelli, Presidente
Grazia Flaim, Consigliere
Giorgio Manca, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 10/06/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)