#2529 TAR Piemonte, Torino, Sez. I, 3 giugno 2017, n. 698

Procedura di valutazione comparativa copertura posto di professore associato-Interpretazione art. 18, comma 4, legge 30 dicembre 2010, n. 240-Professore a contratto presso ateneo che bandisce procedura-Esclusione dalla selezione

Data Documento: 2017-06-03
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

L’ articolo 18, comma 4, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, consente alle università di riservare una parte del budget disponibile per la chiamata di professori di prima e seconda fascia a copertura di procedure concorsuali riservate alla partecipazione di soggetti esterni alla università e ciò allo scopo di acquisire competenze professionali formatesi in un diverso contesto culturale e, perciò, maggiormente idonee a garantire quel fermento e quel ricambio di idee che dovrebbe caratterizzare un ambiente accademico. Per tale ragione, la succitata norma va interpretata nel senso di escludere dalla partecipazione alle selezioni indette (ai sensi della disposizione medesima) coloro che abbiano svolto, presso la medesima università, l’attività di insegnamento, in qualità di professore a contratto, nel triennio anteriore alla pubblicazione del decreto che indice la procedura.

Contenuto sentenza
N. 00698/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00332/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 332 del 2017, proposto da: 
Maria Grazia Turri, rappresentata e difesa dall'avvocato Alessandra Carozzo, con domicilio eletto presso lo studio di costei in Torino, c.so Vinzaglio 2; 
contro
Universita' degli Studi Torino, rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Torino, domiciliata in Torino, corso Stati Uniti, 45; 
nei confronti di
Pierluigi Lecis, Andrea Clemente Maria Bottani, rappresentati e difesi dall'avvocato Riccardo Viriglio, con domicilio eletto presso il di lui studio in Torino, via Ettore De Sonnaz 3; 
Amoretti Maria Cristina, Cariolato Alfonso, Gamba Ezio, Tarizzo Davide, Prof. Bottani Andrea Clemente, Vegetti Matteo non costituiti in giudizio; 
Alessandro Giovanni Bertinetto, rappresentato e difeso dall'avvocato Bruno Sarzotti, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, corso Re Umberto, 27; 
e con l'intervento di
ad opponendum:
Maurizio Ferraris, rappresentato e difeso dall'avvocato Riccardo Viriglio, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, via Ettore De Sonnaz 3; 
per l'annullamento, previa sospensione cautelare:
A) quanto riguarda il ricorso introduttivo:
del D.R. n. 669 del 1/3/2017 di approvazione degli atti della procedura selettiva (riservata ai sensi dell'art. 18, comma 4 della legge 240/2010) per 1 posto di Professore Universitario di ruolo - seconda fascia - da coprire mediante chiamata ai sensi dell'art. 18 comma 1, Legge 240/2010 - Dipartimento di Management - Settore concorsuale 11/C1 (Filosofia teoretica) - ssd M-FIL/01 (Filosofia teoretica) indetta con bando D.R. n. 1704 del 27/05/2016 (avviso G.U. n. 46 del 10/06/2016).
B) quanto riguarda il ricorso incidentale depositato il 12 maggio 2017, presentato da Bertinetto Alessandro Giovanni :
del D.R. n. 669 del 1/3/2017 di approvazione degli atti della procedura selettiva (riservata ai sensi dell'art. 18, comma 4 della legge 240/2010) per n. 1 posto di Professore Universitario di ruolo-seconda fascia da coprire mediante chiamata ai sensi dell'art. 18 comma 1, Legge 240/2010 – Dipartimento di Management – Settore concorsuale 11/C1 (Filosofia teoretica) ssd M-FIL/01 (Filosofia teoretica) (omissis), indetta con bando D.R. n. 1704 del 27/5/2016 (avviso G.U. n. 46 del 10/6/2016 (omissis);
di tutti gli atti presupposti, consequenziali e comunque connessi, anche se non conosciuti, con particolare riferimento al D.R. n. 2738 del 01/08/2016 di nomina della Commissione nella procedura selettiva (omissis), al verbale di prima seduta e insediamento della Commissione Giudicatrice in data 8/10/2016 (omissis), al D.R. n. 244 del 26/1/2017 di prosecuzione dei lavori della Commissione giudicatrice (omissis), alla Relazione Finale della Commissione Giudicatrice in data 30/01/2017 (omissis), nonché
della delibera 27/7/2016 del Consiglio di Dipartimento - Dipartimento di Management - di designazione dei nominativi dei componenti della Commissione giudicatrice, e, in ogni caso, a tutti gli atti e verbali della procedura selettiva con particolare riferimento alle schede di valutazione dei candidati (omissis), al provvedimento di chiamata, qualora adottato, del candidato individuato dalla Commissione quale maggiormente qualificato a ricoprire il ruolo del posto bandito.
Con i provvedimenti consequenziali di legge.
Con riserva di ogni diritto e interesse.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Universita' degli Studi Torino, di Pierluigi Lecis, di Alessandro Giovanni Bertinetto e di Andrea Clemente Maria Bottani;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 maggio 2017 la dott.ssa Roberta Ravasio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Con D.R. n. 1704 del 27/5/2016 (avviso G.U. n. 46 del 10/6/2016) l’Università degli Studi di Torino ha indetto una procedura selettiva (riservata ai sensi dell’art. 18, comma 4 della legge 240/2010) per n. 1 posto di Professore Universitario di ruolo - seconda fascia - da coprire mediante chiamata ai sensi dell’art. 18 comma 1, Legge 240/2010 - Dipartimento di Management - settore concorsuale 11/C1 (Filosofia teoretica) - ssd M-FIL/01 (Filosofia teoretica) (v. doc. 2). La dott.ssa Turri, odierna ricorrente, ha partecipato alla selezione (doc. 8), conseguendo un punteggio di punti 70/110, classificandosi quinta nella graduatoria finale, che ha visto dichiarare vincitore il prof. Giovanni Bertinetto, con punti 107/110.
La ricorrente ha impugnato gli atti della selezione deducendo, in via principale, la illegittima composizione della Commissione giudicatrice, per mancanza di requisiti in capo a due dei commissari scelti dalla Università; in via subordinata la ricorrente ha altresì dedotto l’illegittimo operato della Commissione perché, ai fini della valutazione delle pubblicazioni dei candidati, essa ha stabilito solo il punteggio massimo da attribuire a ciascuna pubblicazione nonché il punteggio da attribuire “alla complessiva consistenza della produzione scientifica”, senza specificare il peso dei singoli criteri indicati nel bando ai fini della valutazione di ciascuna pubblicazione; il giudizio della Commissione con riguardo alla pubblicazioni dei vari candidati risulterebbe quindi, secondo la ricorrente, generico e “criptico”.
Deducendo questi due vizi la ricorrente ha quindi azionato l’interesse strumentale alla invalidazione della intera procedura selettiva, a partire dalla nomina della Commissione o, in subordine, a partire da quanto da essa deliberato in occasione della riunione dell’8 ottobre 2016.
Si sono costituiti in giudizio per resistere al ricorso l’Università degli Studi di Torino, il prof Bertinetto, nonché i professori Lecis, Bottani, rispetto ai quali la ricorrente ha contestato il difetto dei requisiti necessari a ricoprire il ruolo di commissario. Ha spiegato intervento ad opponendum il prof. Ferraris, pure membro della Commissione.
Con il ricorso incidentale, in particolare, il prof. Bertinetto, vincitore della selezione, ha dedotto la illegittimità dell’operato della Commissione per non aver escluso la ricorrente: trattandosi infatti di selezione indetta ai sensi dell’art. 18 comma 4 della L. 240/2010, la ricorrente non avrebbe potuto parteciparvi in quanto nell’ultimo triennio essa ha prestato servizio per l’Università di Torino in qualità di professore a contratto; la ricorrente avrebbe inoltre dovuto essere esclusa dalla selezione per avere, nella domanda di partecipazione, falsamente dichiarato di non aver prestato servizio per l’Università di Torino nel triennio anteriore alla pubblicazione del decreto del Rettore che ha indetto la selezione.
La ricorrente ha resistito al ricorso incidentale deducendo che: a) in applicazione dei principi desumibili dalle pronunce rese dalla Corte di Giustizia della Unione Europea nelle cause “Puligenica” C-689/13, nonché “Fastweb” C-100/12, il ricorso incidentale non potrebbe comunque considerarsi paralizzante, dovendosi ritenere doveroso l’esame del ricorso principale in tutti i casi in cui questo comporti l’annullamento della intera gara ; b) sulla interpretazione dell’art. 18 comma 4 della L. 240/10 si era verificato un contrasto di giurisprudenza, talune pronunce avendo affermato che ai fini della applicazione di tale disposizione la locuzione “prestare servizio” non comprende l’attività lavorativa prestata a favore della Università in forza di contratti temporanei, altre pronunce avendo invece affermato il principio opposto; secondo la ricorrente tale contrasto di giurisprudenza sarebbe stato risolto dallo stesso legislatore, che con la Legge n. 232/2016 ha modificato l’art. 23 comma 4 della L. 240/2010, chiarendo che “La stipulazione di contratti per attività di insegnamento ai sensi del presente articolo non dà luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli universitari, ma consente di computare le eventuali chiamate di coloro che sono stati titolari dei contratti nell'ambito delle risorse vincolate di cui all'articolo 18, comma 4”: secondo la ricorrente tale previsione confermerebbe che il servizio prestato in una certa università a titolo di professore a contratto non costituirebbe causa impeditiva a partecipare ai concorsi indetti, dalla medesima università, ai sensi dell’art. 18 comma 4 della L. 240/2010. Quanto al secondo motivo di ricorso incidentale la prof.ssa Turri ha sostenuto di non aver dolosamente reso alcuna falsa dichiarazione, per la ragione che in realtà non è chiaro, ed il bando non puntualizza, cosa debba intendersi per “servizio prestato” per l’Università, e comunque l’aver prestato servizio “a contratto” nell’ultimo triennio non è causa di esclusione in base al bando.
Ha replicato sul punto il prof. Bertinetto, il quale ha ricordato in fatto che la ricorrente ha insegnato presso l’Università di Torino quale professore a contratto dall’a.a. 2012/2013 all’a.a. 2015/2016 quale titolare del corso “Fondamenti di comunicazione. Precorso”, nonché dall’a.a. 2010/2011 all’a.a. 2016/2017 quale titolare del corso “Linguaggi della comunicazione aziendale”; il controinteressato ha altresì sostenuto la natura meramente finanziaria della disposizione invocata dalla ricorrente e, in ogni caso, la inapplicabilità di tale norma alla procedura oggetto di causa, che è stata avviata con decreto del 27 maggio 2016, e quindi in data anteriore alla entrata in vigore della L. 232/2016, che ha modificato l’art. 23 comma 4 della L. 240/2010.
Il ricorso è stato chiamato alla camera di consiglio del 24 maggio 2017, allorché, previo avviso ai difensori, è stato introitato a decisione sussistendo i requisiti di cui all’art. 60 c.p.a. per la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata.
Precisato, in via preliminare di fatto, che la ricorrente non contesta di aver insegnato presso l’Università di Torino in qualità di professore a contratto nell’ultimo triennio anteriore alla pubblicazione del decreto del Rettore che ha indetto il concorso oggetto di causa, il Collegio ritiene che il ricorso incidentale sia fondato e che non sussistono le condizioni per affermare che esso non ha efficacia paralizzante del ricorso introduttivo del giudizio.
Si rammenta che il reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia è regolamentato dall’art. 18 della L. 240/2010, il quale, dopo aver precisato, al comma 1, che la chiamata dei professori di prima e seconda fascia avviene nel rispetto di determinati principi, al comma 2 afferma che “Nell'ambito delle disponibilita' di bilancio di ciascun ateneo i procedimenti per la chiamata dei professori di prima e di seconda fascia di cui al comma 1, nonche' per l'attribuzione dei contratti di cui all'articolo 24, di ciascun ateneo statale sono effettuati sulla base della programmazione triennale di cui all'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e di cui all'articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, nonche' delle disposizioni di cui all'articolo 5, comma 4, lettera d), della presente legge. La programmazione assicura la sostenibilita' nel tempo degli oneri stipendiali, compresi i maggiori oneri derivanti dall'attribuzione degli scatti stipendiali, dagli incrementi annuali e dalla dinamica di progressione di carriera del personale. La programmazione assicura altresi' la copertura finanziaria degli oneri derivanti da quanto previsto dall'articolo 24, comma 5.”. La norma prosegue precisando al comma 4 che “Ciascuna universita' statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'universita' stessa.”
Come già è stato chiarito da questa Sezione con la sentenza n. 372/2016, il comma 4 dell’art. 18 L. 240/2016 consente alle università di riservare una parte del budget disponibile per la chiamata di professori di prima e seconda fascia a copertura di procedure concorsuali riservate alla partecipazione di soggetti esterni alla università e ciò allo scopo di acquisire competenze professionali formatesi in un diverso contesto culturale e, perciò, maggiormente idonee a garantire quel fermento e quel ricambio di idee che dovrebbe caratterizzare un ambiente accademico. Per tale ragione con il ricordato pronunciamento la Sezione si è già pronunciata interpretando l’art. 18 comma 4 della L. 240/2010 nel senso che l’attività di insegnamento prestata per una università in qualità di professore a contratto è ostativa alla partecipazione alle selezioni indette ai sensi della disposizione medesima.
Da tale orientamento il Collegio non vede ragione di discostarsi, non solo perché l’interpretazione della norma ivi accreditata ha ricevuto avallo anche da parte del Consiglio di Stato (con la sentenza della Sez. VI n. 3626/2016) , ma anche per la ragione che la modifica apportata dalla legge n. 232 del 2016 all’art. 23 della legge n. 240/2010 conferma che l’insegnamento svolto in qualità di professore a contratto deve essere considerato un servizio svolto per l’università e come tale preclude la partecipazione ai concorsi indetti ai sensi dell’art. 18 comma 4, evidentemente laddove l’incarico di insegnamento risulti svolto nel triennio anteriore alla pubblicazione del decreto che indice la procedura.
L’art. 23 comma 4 della L. 240/2010, dedicato agli incarichi di docenza “a contratto”, si legge oggi come segue: “La stipulazione di contratti per attività di insegnamento ai sensi del presente articolo non dà luogo a diritti in ordine all’accesso ai ruoli universitari, ma consente di computare le eventuali chiamate di coloro che sono stati titolari dei contratti nell’ambito delle risorse vincolate di cui all’articolo 18, comma 4”. Detta norma è stata modificata, come già precisato, dalla legge n. 232/2016, che vi ha aggiunto l’attuale secondo alinea.
E’ opinione del Collegio che la previsione in esame abbia, effettivamente, solo portata finanziaria: infatti essa consente di valorizzare la chiamata di professori a contratto ad un fine specifico, precisamente al fine di determinare “le risorse vincolate indicate all’art. 18 comma 4”, e cioè il budget che le università debbono accantonare a copertura della chiamata di professori esterni. In altre parole la norma consente alle università di determinare il budget destinato ed utilizzabile per la sola chiamata di professori “esterni” maggiorandolo del costo relativo a uno o più dei professori con i quali una università ha avuto in essere un rapporto contrattuale precario o comunque a tempo determinato. Verosimilmente tale previsione si fonda sulla presunzione che nella misura in cui le università hanno la capacità economica necessaria a finanziare, con risorse proprie, incarichi di insegnamento a contratto, esse hanno anche la capacità economica necessaria a sostenere nel tempo gli oneri stipendiali derivanti dalla assunzione di professori di ruolo, in sostituzione di professori a contratto, ragione per cui si può consentire loro di utilizzare tale voce di spesa per la assunzione di un numero di professori di ruolo maggiore di quello che, magari, risulterebbe consentito dalla applicazione delle regole generali, che oggi si fondano, come noto, sul sistema dei c.d. “punti organico”. La norma peraltro non obbliga le università a computare la spesa relativa ai professori a contratto nel budget vincolato a copertura dei concorsi riservati a professori “esterni”, ma lascia a ciascuna di esse un potere discrezionale che esse possono utilizzare decidendo di non tenere conto in alcun modo delle precedenti chiamate di professori a contratto ovvero di tenere conto di una sola di esse o di talune, ad esempio al fine di rendere permanenti corsi già attivati mediante incarico a contratto.
Letto come sopra l’art. 23 comma 4 della L. 240/2010, come modificato dalla L. 232/2016, va in senso esattamente opposto a quello indicato dalla ricorrente, poiché anziché favorire i professori a contratto nella partecipazione ai concorsi riservati agli “esterni”, in un certo senso li penalizza ulteriormente, dal momento che agevola l’ingresso nelle università, in qualità di professori di ruolo, di un maggior numero di “esterni”, cioè di soggetti che nel triennio precedente la indizione del concorso non hanno svolto alcun servizio per le università, consumando le risorse disponibili per gli incarichi a contratto. Tale constatazione non può tuttavia condurre a respingere l’interpretazione che qui si sta accreditando, dovendosi piuttosto ritenere che il legislatore abbia consapevolmente inteso limitare il ricorso agli incarichi a contratto, che non sono conferiti a seguito di concorso e che pertanto si prestano alla creazione di incarichi di insegnamento creati “su misura”.
Ciò detto va pure sottolineato che l’art. 18 comma 4 della Legge n. 240 del 2010 non è stato in alcun modo toccato o modificato dalla legge n. 232 del 2016, sicché ancora oggi tale norma continua ad escludere, dalla partecipazione ai concorsi finalizzati alla chiamata di professori di ruolo “esterni”, coloro che nell’ultimo triennio hanno prestato servizio per la università chiamante, senza eccezione alcuna, ma in particolare senza che una eccezione sia stata introdotta a favore dei professori a contratto.
Il combinato disposto dell’art. 18 comma 4 e 23 comma 4 della L. 240 del 2010, come modificata dalla legge n. 232 del 2016, conferma, allora, che la seconda delle due disposizioni ha – come si diceva – natura contabile/finanziaria, perché ove così non fosse il legislatore avrebbe apportato anche una contestuale modifica all’art. 18 comma 4, appunto allo scopo di consentire espressamente la partecipazione dei professori a contratto alle procedure concorsuali indette per la chiamata di professori “esterni”.
La interpretazione che parte ricorrente tenta di accreditare, peraltro, non è soltanto distonica rispetto alla lettera dell’art. 18 comma 4, ma crea anche un ulteriore problema interpretativo: atteso il fatto che l’art. 23 comma 4 non obbliga le università a computare, nel budget vincolato per la assunzione di esterni, tutte le eventuali chiamate di soggetti titolari di incarichi a contratto, occorre chiedersi cosa succederebbe – accedendo alla interpretazione prospettata dalla ricorrente - ove una università optasse – in ipotesi - per computare in tale budget solo due chiamate a contratto su 10: quanti e quali degli ex professori a contratto potrebbero ritenersi legittimati partecipare ai concorsi riservati per “esterni”? due, dieci o un numero diverso? Finché la chiamata di un professore a contratto viene computata nel budget vincolato al fine di consentire l’assunzione di un professore di ruolo per il medesimo insegnamento, si può pensare che legittimato a partecipare alla procedura concorsuale riservata sia l’ex professore a contratto titolare del medesimo corso; ma se l’università computi, nel budget vincolato, la chiamata di taluni professori a contratto al fine di attivare in via permanente insegnamenti completamente diversi da quelli svolti dai vari professori a contratto, con quale criterio si dovrebbe distinguere tra ex professori a contratto legittimati a partecipare alle procedure riservate e quelli non legittimati? E qui si constata che solo attribuendo una valenza contabile all’art. 23 comma 4, nel senso sopra precisato, si evita di incorrere in aporie simili a quella appena prospettata, la cui soluzione imponeva un intervento del legislatore anche nel corpo dell’art. 18 comma 4 della legge n. 240 del 2010.
In conseguenza di quanto sin qui argomentato a proposito della corretta interpretazione dell’art. 23 comma 4 della legge n. 240 del 2010, come modificato dalla legge n. 232 del 2016, la ricorrente, che pacificamente ha insegnato presso l’Università di Torino nel periodo 2014-2016, non avrebbe potuto partecipare alla procedura concorsuale oggetto degli atti impugnati, dalla quale avrebbe dovuto essere esclusa, e neppure potrà partecipare alle future procedure concorsuali che saranno indette, ai sensi dell’art. 18 comma 4, nel triennio successivo alla cessazione degli incarichi conferiti dalla Università di Torino alla ricorrente.
Tale considerazione consente al Collegio di superare l’argomento opposto dalla ricorrente per sostenere la efficacia non paralizzante del ricorso incidentale spiegato dal controinteressato, argomento che si fonda sul vis espansiva dei principi che la Corte di Giustizia della Unione Europea ha dettato nelle note sentenze Fastweb e Puligenica.
Il Collegio rammenta, a tale proposito, che la ragione che ha indotto la Corte di Giustizia ad affermare che in talune circostanze, anche laddove il ricorso incidentale abbia, secondo il diritto processuale italiano, efficacia “paralizzante” del ricorso introduttivo del giudizio questo ultimo deve, ciò nondimeno, essere esaminato e deciso, riposa sulla esigenza di salvaguardare l’interesse strumentale del ricorrente principale a partecipare ad una nuova edizione della gara, esigenza che nell’ottica del diritto europeo della concorrenza va tutelata al fine di garantire l’espletamento di una gara corretta ed aperta al maggior numero di partecipanti.
Orbene, ammesso che l’accesso al pubblico impiego di uno Stato Membro costituisca materia di competenza della Unione Europea (affermazione questa affatto scontata) e che per tale ragione i sopra ricordati principi di valenza processuale debbano, anche in applicazione dell’art. 67 T.F.U.E., trovare applicazione anche ai contenziosi che riguardino non la concorrenza ma, appunto, i concorsi per l’accesso al pubblico impiego, non si può non rilevare che, comunque, nel caso di specie la ricorrente non può dirsi titolare di un interesse strumentale alla riedizione della procedura concorsuale, stante che a seguito dell’eventuale annullamento degli atti impugnati essa non sarebbe in condizioni di poter partecipare alla riedizione della selezione, a causa della preclusione determinata dall’essere stata titolare di incarichi di insegnamento a contratto conferitile dalla Università di Torino nel periodo 2014-2016, e che forse sono ancora in atto.
Va conclusivamente accolto il ricorso incidentale spiegato dal professor Bertinetto per la assorbente ragione che la ricorrente avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura concorsuale per cui è causa, a ciò ostando gli incarichi di insegnamento che le sono stati conferiti dalla Università degli Studi di Torino nel periodo – tra l’altro – 2014-2016.
Segue da ciò la improcedibilità, per sopravvenuto difetto di interesse, del ricorso introduttivo del giudizio, dal cui eventuale accoglimento non potrebbe conseguire alcun effetto utile per la ricorrente, segnatamente la possibilità di partecipare alla procedura nel caso di ipotetica riedizione della stessa con diversa Commissione.
La novità della questione trattata giustifica tuttavia la compensazione delle spese del giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, così provvede:
- accoglie il ricorso incidentale;
- dichiara improcedibile il ricorso principale.
Compensa tra tutte le parti le spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 24 maggio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Domenico Giordano, Presidente
Roberta Ravasio, Consigliere, Estensore
Giovanni Pescatore, Primo Referendario
Pubblicato il 03/06/2017