#2699 TAR Piemonte, Torino, Sez. I, 28 luglio 2017, n. 901

Procedura di valutazione comparativa copertura posto di professore associato-Interpretazione art. 18, legge 30 dicembre 2010, n. 240

Data Documento: 2017-07-28
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

L’ art. 18, comma 4, legge 30 dicembre 2010, n. 240, esclude dalla selezione per chiamata coloro che nell’ultimo triennio hanno prestato servizio, o sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell’università stessa, in quanto la formula utilizzata “aver prestato servizio” letteralmente rinvia, non alla tipologia di contratto con cui il docente è stato incaricato, ma alla prestazione che viene svolta a favore dell’Amministrazione, indipendentemente dalla tipologia del rapporto.

Contenuto sentenza
N. 00901/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00424/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 424 del 2017, proposto da: 
Silvia Pireddu, rappresentata e difesa dall'avvocato Alessandra Carozzo, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, c.so Vinzaglio 2; 
contro
Università degli Studi Torino, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata presso i suoi uffici, in Torino, corso Stati Uniti, 45; 
nei confronti di
Paola Brusasco non costituito in giudizio; 
per l'ottemperanza
della sentenza n. 372/16 del 17/02/16, depositata il 18/03/16 e notificata in data 31/03-01/04/16 con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte ha accolto il ricorso proposto dalla dott.ssa Sivia Pireddu contro l'Università degli Studi di Torino e nei confronti della dott.ssa Paola Brusasco e disposto l'annullamento degli atti di approvazione della procedura selettiva a n.1 posto di Professore Universitario di ruolo di seconda fascia.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Università degli Studi Torino;
Viste le memorie difensive;
Visto l 'art. 114 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2017 la dott.ssa Silvana Bini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
I) La Dott. Pireddu, in possesso della abilitazione scientifica nazionale ai sensi dell’art 16 L. 240/2010 (c.d. Legge Gelmini) per il settore concorsuale 10/L - lingue letterature e cultura inglese e anglo americana - ha impugnato con il ricorso n. 969/2015 gli atti della selezione per il conferimento di un posto di professore Universitario di ruolo di II fascia ai sensi dell'art.18, c.1 della legge 240/2010 - settore concorsuale 10/L1 - Dipartimento di lingue e letterature straniere e culture moderne dell’Università di Torino, pubblicata sulla G. U. n. 19 del 10.3.2015, chiedendone l’annullamento nella sola parte in cui viene indicata come prima classificata la Dott. Paola Brusasco.
Ha lamentato, in particolare, l’illegittima partecipazione della suddetta, in quanto aveva già svolto un incarico di insegnamento presso l’Università di Torino, nel corso degli anni 2012/13, 2013/14 e 2014/15. A causa di detto incarico avrebbe dovuto essere esclusa dalla selezione, ai sensi dell’art 23 L. 240/2010, che testualmente recita “ciascuna Università statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'università stessa”.
Con sentenza n. 372 del 17.2.2016 il ricorso veniva accolto, statuendo che l’art. 18 comma 4 della L. 240/2010 e l’art. 2 del bando escludono dalla selezione per chiamata coloro che nell'ultimo triennio hanno prestato servizio, o sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'università stessa, in quanto la formula utilizzata “aver prestato servizio” letteralmente rinvia, non alla tipologia di contratto con cui il docente è stato incaricato, ma alla prestazione che viene svolta a favore dell’Amministrazione, indipendentemente dalla tipologia del rapporto.
La controinteressata ha prestato servizio nei tre anni precedenti, seppur in forza di un contratto di lavoro autonomo, in forma di collaborazione coordinata e continuativa; questo pregresso servizio le avrebbe dovuto precludere la partecipazione alla selezione, stante la chiara clausola di esclusione normativa ripresa anche dalla lex specialis.
L’accoglimento del ricorso ha comportato l’annullamento degli atti di approvazione della selezione, nella parte in cui indicano la dott. Brusasco candidato qualificato della procedura selettiva a n.1 posto di Professore Universitario di ruolo di II fascia settore concorsuale 10/L1 - Dipartimento di lingue e letterature straniere e culture moderne.
La ricorrente con il ricorso in esame ha chiesto l’ottemperanza della sentenza, poiché dopo la notifica della stessa l’Amministrazione ha presentato appello, rinunciando alla domanda cautelare, senza dare esecuzione alla sentenza.
L’Università ha infatti adottato il decreto n. 3315 del 3.10.2016 di annullamento della nomina della Dott.ssa Brusasco, candidata vincitrice della procedura selettiva, nonché il decreto n. 3681 del 27.10.2016 di sospensione di ogni determinazione, fino al 31.12.2016, in attesa della definizione del giudizio d’appello (tuttora pendente).
Seguiva il decreto n. 249 del 26.1.2017 in cui si confermava l’esclusione della Dott. Brusasco dalla selezione, inviando gli atti alla Commissione giudicatrice nominata con decreto rettoriale del 30.4.2015 ai fini dell’individuazione del candidato maggiormente qualificato a ricoprire il ruolo di professore di seconda fascia, precisando che i lavori dovevano essere conclusi entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento.
Non essendo stato rispettato detto temine, a causa delle dimissioni di uno dei Commissari, la ricorrente ha notificato il presente ricorso, chiedendo l’esecuzione della sentenza n. 372/16, la nomina di un commissario, nonché la dichiarazione di nullità degli atti adottati dall’Università in elusione al giudicato.
Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, depositando gli atti del procedimento, tra cui la relazione dell’Amministrazione, in cui si ricostruiscono i passaggi procedimentali e si evidenzia come il ritardo nell’esecuzione sia stato determinato dalle dimissioni di un componente della commissione.
Alla camera di consiglio del 12 luglio 2017 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
II) Il ricorso è fondato.
E’ opportuno precisare sia il contenuto dispositivo della sentenza, cioè la diretta ed immediata statuizione sul caso deciso, sia il profilo conformativo, ossia l'attività che l'Amministrazione avrebbe dovuto adottare a seguito e in adempimento della sentenza.
Dal prima punto di vista la sentenza annulla gli atti della selezione, nella parte in cui viene individuata come miglior candidata la Dott. Brusasco, poiché la stessa non avrebbe potuto partecipare.
Le ulteriori valutazioni della procedura selettiva, sono invece rimaste valide.
Ciò incide sull’effetto conformativo, relativamente ai segmenti procedimentali successivi alla pronuncia giurisdizionale.
Come già osservato nella sentenza, in risposta all’eccezione di carenza di interesse, “la Commissione non si è limitata a selezionare il docente da incaricare, dichiarando l’idoneità o la non idoneità dei candidati, ma ha attribuito i vari punteggi, valutando i vari titoli e formando comunque una graduatoria.
In base ai principi generali di economicità e di conservazione degli atti amministrativi, vigenti nel nostro ordinamento, salvo particolari e motivate esigenze di pubblico interesse, la P.A. deve mantenere ferma l'attività legittimamente posta in essere, e ciò sia nel caso in cui la medesima amministrazione che ha indetto la selezione intervenga con un provvedimento reso in sede di autotutela, sia allorquando sopravvenga una statuizione giurisdizionale di annullamento degli atti della procedura (cfr. Cons. Stato, sez. V, 08 marzo 2006, n. 1194). 
La dedotta illegittimità della selezione non rende radicalmente e a priori viziata l’intera procedura, in quanto incide solo sulla illegittima ammissione della prima classificata, nell’ambito di una procedura nel suo complesso corretta. Ne consegue che, in ipotesi di accoglimento del ricorso, una volta esclusa la controinteressata, annullato quindi l’atto di individuazione e di nomina, l’iter procedimentale dovrebbe essere rinnovato solo nella fase deliberativa finale, tenendo ferma l'attività legittimamente posta in essere precedentemente a tale momento”.
Ne consegue che, al fine di ottemperare alla sentenza, l’Università avrebbe dovuto non limitarsi a disporre l’esclusione della Dott. Brusasco (effetto prodotto direttamente dalla pronuncia giurisdizionale), ma adottare gli atti di nomina del vincitore della selezione, sulla base della graduatoria già esistente.
L’Università, seppur in parte per ragioni oggettive (le dimissioni di un componente della commissione), ma anche a causa di una non giustificata sospensione procedimentale, ad oggi, non ha dato esecuzione alla sentenza, a danno della posizione ricoperta dalla ricorrente, che in qualità di prima graduata nella selezione ben aspira al conferimento del posto messo a concorso.
Di conseguenza, in accoglimento al ricorso, il Collegio ordina all’Università di adottare gli atti conclusivi del procedimento, entro 30 giorni dalla notifica della presente sentenza, ovvero dalla sua comunicazione in via amministrativa.
In caso di inutile decorso del termine di cui sopra, si nomina sin d'ora Commissario ad acta il Prefetto di Torino, (con facoltà di delegare gli adempimenti esecutivi ad un funzionario) che, entro trenta giorni dalla scadenza del termine precedente, adotterà gli atti sopra indicati. 
A garanzia dell’effettività dell’adempimento, il Tribunale ritiene necessario disporre che il Commissario ad acta produca una dettagliata relazione sullo stato dell’esecuzione della sentenza, almeno 10 giorni prima della camera di consiglio fissata in dispositivo per il prosieguo della trattazione.
Deve essere inoltre fissata, come domandato da parte ricorrente, una penalità di mora per il ritardo ulteriore nell’esecuzione della sentenza in epigrafe, che sarà dovuta a partire dal giorno della comunicazione in via amministrativa, o notificazione di parte se antecedente, della presente pronuncia, e cesserà all’atto dell’eventuale insediamento del commissario ad acta o al dì del soddisfo, se anteriore; la suddetta penalità viene equitativamente commisurata in euro 30,00 (trenta/00), da corrispondere per ogni giorno di ritardo nell’integrale esecuzione della sentenza.
Quanto alla domanda di annullamento degli atti adottati fino ad oggi, ritiene il Collegio che non si possa ravvisare un interesse attuale, dal momento che il decreto n. 3315/2016 ha disposto l’annullamento della nomina, per cui non è elusivo; il decreto n. 3681 del 27.10.2016 di sospensione di ogni determinazione, fino al 31.12.2016, in attesa della definizione del giudizio d’appello ha cessato di produrre i suoi effetti; il decreto il decreto 249/17 ha assegnato un termine di 60 giorni, per la conclusione del procedimento, termine oramai decorso, ma non rispettato.
Il Collegio si riserva di liquidare in sede di sentenza definitiva le spese del presente giudizio di ottemperanza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), non definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe,
a) accoglie il ricorso e per l’effetto ordina all’Università degli Studi Torino di ottemperare alla suddetta sentenza entro il termine perentorio di giorni trenta dalla notificazione ad istanza di parte o dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, nei termini di cui in motivazione;
b) nomina, per il caso di prolungata inottemperanza oltre il termine perentorio predetto, commissario ad acta il Prefetto di Torino, (con facoltà di delegare gli adempimenti esecutivi ad un funzionario), affinché, previo accertamento della perdurante inottemperanza dell’amministrazione ingiunta, provveda, entro l’ulteriore termine di 30 giorni, all’integrale esecuzione della citata sentenza;
c) ordina al Commissario ad acta di produrre una dettagliata relazione sullo stato dell’esecuzione della sentenza almeno dieci giorni prima della camera di consiglio fissata per il prosieguo della trattazione;
d) fissa in euro 30,00 (trenta/00) la somma di denaro dovuta dall’Università intimata per ogni giorno di ritardo nell’integrale esecuzione della sentenza a decorrere dal giorno della comunicazione in via amministrativa, o notificazione di parte se antecedente, della presente pronuncia, e fino all’eventuale insediamento del Commissario ad acta o al dì del soddisfo, se anteriore; 
e) rinvia, per l’ulteriore corso, alla camera di consiglio del giorno 11 ottobre 2017.
Spese al definitivo.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Domenico Giordano, Presidente
Silvana Bini, Consigliere, Estensore
Giovanni Pescatore, Primo Referendario
Pubblicato il 28/07/2017