#3119 TAR Piemonte, Torino, Sez. I, 12 febbraio 2018, n. 201

Studenti-Tasse Universitarie-Beneficio Edisu-Revoca-Sanzione-Presupposti

Data Documento: 2018-02-12
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo nel settore delle sanzioni non penali avviene tradizionalmente mediante la distinzione tra sanzioni a carattere punitivo e sanzioni di tipo ripristinatorio.
Nel primo caso, trattandosi di sanzioni che hanno finalità afflittiva, le medesime vengono condizionate al verificarsi in concreto della fattispecie legale delineata e resta esclusa ogni discrezionalità in ordine alla loro irrogazione, se non quanto alla misura, da parte della PA. In tali ipotesi, si ritiene sussistente la giurisdizione del giudice ordinario, il quale è chiamato a conoscere della controversia avente ad oggetto la lesione di un diritto soggettivo perfetto, di natura patrimoniale.
Nel secondo caso, invece, poiché le misure ripristinatorie tendono a realizzare direttamente l’interesse pubblico leso dalla condotta illecita e, come tale, sanzionata, all’amministrazione viene riconosciuta la facoltà di individuare la misura più idonea a realizzare tale interesse. Permanendo dunque una discrezionalità amministrativa, cui si contrappone la necessità di tutela degli interessi legittimi dei privati e della collettività, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo.
Tale criterio distintivo del riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario è stato già da tempo espresso (cfr Cass. civ., Sez. Un., 27 gennaio 2014, n. 1528 e Cons. Stato, Sez. V, sent. 3787 del 27.06.2012) e costituisce un orientamento condiviso dalla giurisprudenza.
Nella fattispecie in esame, il contenuto punitivo della sanzione irrogata emerge chiaramente dalla circostanza che l’importo della stessa è triplicato rispetto a quello delle somme indebitamente percepite.

Contenuto sentenza
N. 00201/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01050/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1050 del 2017, proposto da: 
Filippo Vinci, rappresentato e difeso dall’avvocato Salvatore Giacalone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Alessandra Cavagnetto in Torino, corso San Martino 4; 
contro
E.Di.S.U. Piemonte, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Danilo Tassan Mazzocco, domiciliato ex art. 25 cpa presso la Segreteria del T.A.R. Piemonte in Torino, via Confienza, 10; 
per l’annullamento
- della determinazione dirigenziale n. 490 del 29.9.2017 di irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie ex art. 10 c. 3 D. Lgs. n. 68/2012 e art. 38 c. 3 D. L. n. 78/2010, comunicata con nota pervenuta il 13.10.2017
- nonché di tutti gli atti connessi, presupposti e consequenziali ed in particolare:
- della stessa nota del Dirigente E.DI.SU. Piemonte di comunicazione della occorsa irrogazione delle predette sanzioni amministrative pecuniarie;
- occorrendo, in parte qua, del Capitolo II art. 2 c. 13 del “Regolamento accertamenti economici” E.DI.SU. Piemonte approvato con Deliberazione CdA n. 73 del 24.11.2016 nei sensi indicati in ricorso
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di E.Di.S.U. Piemonte;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2017 il dott. Domenico Giordano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;
1) Il ricorrente, Filippo Vinci ha frequentato il corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università degli Studi di Torino beneficiando, per gli anni accademici 2012/13 e 2013/14 della Borsa di Studio erogata dall’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte (E.DI.SU.) in forza di specifico bando di concorso universitario riservato a studenti meritevoli il cui nucleo familiare avesse limite massimo di reddito ISEE/ISEEU di € 13.064,00.
A seguito di controlli effettuati da E.DI.SU. la dichiarazione dei redditi del Sig. Vinci risultava non veritiera, non essendo riportata nella certificazione l’indicazione di alcuni beni immobili di proprietà dei genitori del ricorrente. Opportunamente integrata la dichiarazione, il corretto valore ISEE dello studente risultava superiore al valore massimo consentito dal bando.
Conseguentemente E.DI.SU., previa comunicazione di avvio del procedimento, revocava prima la borsa di studio dell’anno accademico 2012/2013 e successivamente quella relativa all’anno 2013/2014.
A seguito della revoca della borsa di studio per l’a.a. 2013/2014 veniva irrogata, ai sensi dell’art. 10 del D. Lg. 68/2012 e mediante la Determinazione dirigenziale n. 490 del 29.9.2017 la relativa sanzione amministrativa, quantificata in € 15.159,00 (mentre per l’anno 2012/2013 le sanzioni applicate furono in un secondo momento revocate a seguito dell’acquisizione della dichiarazione del CAF che riconosceva di aver commesso un errore materiale).
Detta determinazione veniva comunicata all’interessato con nota dirigenziale il 13.10.2017.
La Determinazione e la relativa nota di comunicazione sono state impugnate dal parte del ricorrente, il quale ne ha contestato la legittimità per i seguenti motivi:
- eccesso di potere sotto i profili del difetto di presupposto, della contraddittorietà e della irrazionalità manifesta: parte ricorrente ha osservato che l’errore sul fatto commesso nella redazione dell’attestazione ISEE sarebbe stato riconosciuto come escludente la responsabilità del Sig. Vinci dallo stesso Ente il quale, in riferimento alla borsa di studio dell’anno 2012/2013, revocò le sanzioni pecuniarie applicate, proprio perché la non veridicità della dichiarazione non era imputabile allo studente, ma al CAF. Da ciò conseguirebbe la manifesta irrazionalità di una diversa e contraria valutazione della medesima situazione di fatto da parte di E.DI.SU. che avrebbe più correttamente dovuto applicare il medesimo principio anche nel successivo anno accademico;
- violazione dell’art. 3 l. 689/1981 per mancanza dell’elemento soggettivo del dolo e della colpa nella condotta dello studente ed eccesso di potere sotto i profili del difetto di presupposto, della carenza di istruttoria e della illogicità manifesta, posto che la mancanza di veridicità dell’attestazione sarebbe riconducibile ad un errore materiale dell’operatore del CAF che ebbe a provvedere alla sua elaborazione, come da quest’ultimo riconosciuto;
L’Ente resistente si è costituito in giudizio, deducendo la piena legittimità del proprio operato e la debenza delle somme oggetto di sanzione pecuniaria.
Preliminarmente, parte resistente ha eccepito l’inammissibilità del ricorso del sig. Vinci per carenza di giurisdizione, stante la natura vincolata del provvedimento di irrogazione delle sanzioni, ovvero per la mancata impugnazione dell’atto presupposto di revoca del beneficio della borsa di studio.
Nel merito, la stessa ha poi eccepito che l’invocata esimente dall’applicazione della sanzione da parte del ricorrente si riferisse a un precedente Regolamento (approvato con deliberazione n. 66 del 14.11.2007 del CdA di E.DI.SU) non più in vigore al momento dell’applicazione delle sanzioni pecuniarie contenute nel provvedimento impugnato, in quanto sostituito da un nuovo Regolamento (approvato con laDeliberazione n. 73 del 24.11.2016 del CdA di E.DI.SU) che non prevede più la possibilità di esonero dalle sanzioni previste in caso di errore nell’indicazione della situazione economica e patrimoniale.
Inoltre, tale esimente non potrebbe considerarsi operante per l’a.a. 2013/2014, poiché la posizione del ricorrente sarebbe da ritenersi palesemente differente, per la consapevolezza, acquisita a seguito della comunicazione di avvio del procedimento di revoca della borsa di studio per l’a.a. 2012/2013, di non possedere il requisito del reddito inferiore ai livelli massimi consentiti; il che avrebbe dovuto indurre lo studente alla rinuncia e alla restituzione della borsa di studio indebitamente percepita per l’a.a. 2013/2014 senza attendere l’atto di contestazione, evitando in tal modo l’applicazione delle sanzioni secondo le previsioni dell’art. 2, settimo comma, capitolo II, del nuovo regolamento.
Alla camera di consiglio fissata per l’esame collegiale della domanda cautelare il ricorso veniva trattenuto in decisione ai sensi dell’art. 60 c.p.a., dandone avviso alle parti.
2) Sussistono i presupposti di legge per definire il giudizio nella presente sede cautelare, con sentenza in forma semplificata.
Occorre innanzitutto precisare che il ricorrente non contesta la sussistenza dei presupposti per la revoca della borsa di studio per l’anno accademico 2013/2014 indebitamente percepita, avendone fatta (tardiva) restituzione, ma si duole unicamente dell’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, invocando l’esimente da responsabilità per essere stato indotto all’inesatta indicazione dei cespiti patrimoniali da un errore riconosciuto dal CAF.
Ciò posto, il Collegio reputa fondata e dirimente la questione preliminare di giurisdizione sollevata dalla parte resistente.
2.1) Occorre brevemente ricordare che il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo nel settore delle sanzioni non penali avviene tradizionalmente mediante la distinzione tra sanzioni a carattere punitivo e sanzioni di tipo ripristinatorio.
Nel primo caso, trattandosi di sanzioni che hanno finalità afflittiva, le medesime vengono condizionate al verificarsi in concreto della fattispecie legale delineata e resta esclusa ogni discrezionalità in ordine alla loro irrogazione, se non quanto alla misura, da parte della PA. In tali ipotesi, si ritiene sussistente la giurisdizione del giudice ordinario, il quale è chiamato a conoscere della controversia avente ad oggetto la lesione di un diritto soggettivo perfetto, di natura patrimoniale.
Nel secondo caso, invece, poiché le misure ripristinatorie tendono a realizzare direttamente l’interesse pubblico leso dalla condotta illecita e, come tale, sanzionata, all’amministrazione viene riconosciuta la facoltà di individuare la misura più idonea a realizzare tale interesse. Permanendo dunque una discrezionalità amministrativa, cui si contrappone la necessità di tutela degli interessi legittimi dei privati e della collettività, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo.
Tale criterio distintivo del riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario è stato già da tempo espresso (cfr Cass. civ., sez. un., 27 gennaio 2014, n. 1528 e Cons. Stato, Sez. V, sent. 3787 del 27.06.2012) e costituisce un orientamento condiviso da questo Collegio.
Nella fattispecie in esame, il contenuto punitivo della sanzione irrogata emerge chiaramente dalla circostanza che l’importo della stessa è triplicato rispetto a quello delle somme indebitamente percepite.
2.2) Come dianzi precisato, le censure formulate da parte del ricorrente investono esclusivamente l’applicazione della sanzione pecuniaria da parte di E.DI.SU., senza estendersi alla contestazione dell’atto di revoca della borsa di studio in un primo tempo riconosciuta al ricorrente (decisione oggetto di provvedimento non impugnato).
Al riguardo, l’art. 2, comma 13, del Capitolo II della Deliberazione n. 73 del 24.11.2016 del CdA di E.DI.SU, recante il “Regolamento su misure procedurali e criteri per l’accertamento delle condizioni economiche e patrimoniali autocertificate dagli studenti… e disciplinare per l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal D. Lgs. 68/2012” prevede espressamente che “non sono previsti casi di esclusione dall’applicazione della sanzione amministrativa ai sensi del D. Lgs. 68/2012 art. 10 c. 3”.
Va anche annotato che la sanzione è stata irrogata in esito all’accertamento, seppure ex post, dell’assenza in capo al ricorrente dei requisiti di reddito stabiliti dalla normativa applicabile. Da ciò consegue che nel caso in esame non vi è alcun esercizio di discrezionalità da parte della P.A., la quale, una volta accertato l’illecito amministrativo (cui nel caso di specie è seguita la revoca del beneficio), non può che procede con l’applicazione della sanzione pecuniaria.
La contestazione del ricorrente non riguarda la legittimità della revoca della borsa di studio ma attiene alla mera debenza o meno di somme di denaro corrispondenti alla sanzione pecuniaria. La tutela invocata, dunque, riguarda il diritto soggettivo del ricorrente a non subire un ingiusto depauperamento economico in casi e modi non stabiliti dalla legge.
In altri termini, il ricorrente ha impugnato un provvedimento incidente esclusivamente sul diritto alla integrità del suo patrimonio, diritto soggettivo perfetto la cui tutela non è ricompresa nelle materie di giurisdizione esclusiva indicate nell’art. 133 c.p.a..
2.3) Per le esposte ragioni, di natura assorbente, deve pervenirsi ad una pronuncia di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere della presente controversia, attratta nell’ambito di cognizione del giudice ordinario quale giudice munito di giurisdizione nelle cause intentate avverso i provvedimenti sanzionatori nel cui ambito confluiscono eventuali vizi degli atti prodromici e funzionali alla loro adozione.
Sussiste dunque il difetto di giurisdizione di questo TAR sulla controversia in esame in favore del Giudice ordinario presso il quale la controversia potrà essere riproposta nel termine di legge (art. 11 c.p.a.).
Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio, stante le incertezze interpretative che, talvolta, accompagnano l’applicazione dei criteri di riparto degli affari tra le diverse giurisdizioni.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
dichiara il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo e individua, ai sensi dell’art. 11 c.p.a., nel giudice ordinario l’autorità giurisdizionale cui spetta la cognizione delle domande proposte.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2017 con l’intervento dei magistrati:
Domenico Giordano, Presidente, Estensore
Silvana Bini, Consigliere
Roberta Ravasio, Consigliere
Pubblicato il 12/02/2018