#4507 TAR Piemonte, Torino, Sez. I, 1 febbraio 2019, n. 138

Dottorato di ricerca-Non ammissione esame finale dottorato-Discrezionalità tecnica

Data Documento: 2019-02-01
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

La decisione del Collegio dei Docenti di non ammttere un dottorando all’esame finale,  è espressione di discrezionalità c.d. tecnica che non può essere sindacata dal Giudice Amministrativo se non ove emerga un evidente travisamento o una macroscopica illogicità o irragionevolezza, tale da far dubitare della inattendibilità del giudizio.

Contenuto sentenza
N. 00138/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00308/2013 REG.RIC.
 REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 308 del 2013, proposto da
-OMISSIS- -OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avvocato Guido Luciano Fusca', con domicilio eletto presso il di lui studio in Torino, corso Re Umberto, 23;
contro
Universita' degli Studi di Torino, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa nel presente giudizio dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino, presso la stessa anche domiciliata ex lege in Torino, via Arsenale 21;
per l'annullamento
- del provvedimento dell'Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Giurisprudenza, -OMISSIS-, Dottorato in -OMISSIS-, emesso dal Collegio Docenti del Dottorato in -OMISSIS- in data -OMISSIS-, il quale ha deliberato all'unanimità la non ammissione della Dott.ssa -OMISSIS- -OMISSIS- all'esame finale di dottorato (provvedimento conosciuto dalla ricorrente con nota dell'Università degli Studi di Torino, Divisione Ricerca e Relazioni Internazionali, Servizio Ricerca e Formazione Avanzata, -OMISSIS-, ricevuta con raccomandata A/R in data-OMISSIS-);
- di ogni ulteriore atto preliminare, presupposto conseguente e consequenziale, anche non noto, ivi compresa la suindicata nota dell' Università degli Studi di Torino, Divisione Ricerca e Relazioni Internazionali, Servizio Ricerca e Formazione Avanzata, -OMISSIS-, ricevuta con raccomandata A/R in data-OMISSIS-;
- nonchè del Decreto Rettorale 08/11/2011 n. 6914, recante il "Regolamento di Ateneo per il Funzionamento delle Scuole di Dottorato e dei Dottorati di Ricerca dell'Università di Torino”.
- nonchè per la condanna dell'Università degli Studi di Torino al risarcimento dei danni cagionati alla ricorrente ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 30 C.p.a..
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza smaltimento del giorno 23 gennaio 2019 la dott.ssa Roberta Ravasio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. La ricorrente, laureatasi nel -OMISSIS- presso l’Università degli Studi di Torino in Giurisprudenza, a pieni voti, nel -OMISSIS- partecipava al concorso di Dottorato di Ricerca in Diritto, -OMISSIS-, indetto con decreto del Rettore dell’Università n. -OMISSIS- -OMISSIS-.
2. La ricorrente risultava “vincitrice con borsa” e quindi nel gennaio -OMISSIS- le veniva assegnata la borsa di studio ed iniziava il percorso didattico: quale “tutor” veniva assegnata alla ricorrente la professoressa -OMISSIS-, già relatrice della tesi di laurea discussa dalla dott.ssa -OMISSIS-.
3. Riferisce, quest’ultima, di aver seguito le attività didattiche curriculari ed axtracurriculari con diligenza ed assiduità, e di aver poi redatto la tesi di dottorato, e tutto ciò senza mai ricevere critiche e/o consigli dalla professoressa -OMISSIS-, con la quale “soprattutto nel corso dell’anno 2011, conclusosi con la richiesta di proroga, e dell’anno 2012”, la ricorrente avrebbe avuto difficoltà a rapportarsi, non dimostrando la tutor un interesse concreto a motivare, stimolare e formare la propria dottoranda.
4. La tesi di dottorato della dott.ssa -OMISSIS- è dunque stata presentata al Collegio dei Docenti senza che la tutor la restituisse, prima, revisionata e corretta.
5. Con grande stupore, dunque, la ricorrente si è vista comunicare la decisione del Collegio dei Docenti del Dottorato in diritto del 17 -OMISSIS-, che ha stabilito di non ammettere la ricorrente all’esame finale di dottorato sulla base della seguente motivazione: “Sull’elaborato, presentato per l’ammissione all’esame finale, prendono la parola diversi componenti del Collegio per rilevare che il lavoro svolto dalla candidata è insoddisfacente sotto diversi profili. Esso giunge ad affrontare il tema proposto dopo una lunga trattazione introduttiva di taglio prettamente manualistico, che non è strettamente pertinente rispetto all’oggetto della ricerca; quanto allo svolgimento dedicato al tema centrale, lo sforzo di ricerca risulta scarsamente consistente, disorganico, approdando a risultati superficiali, in parte dovuti ad inesattezze, contraddittorietà e lacune. Inoltre alcune parti dell’elaborato sono meramente riproduttive di testi disponibili on line, che non vengono ascritti ai loro autori. Il Collegio delibera all’unanimità la non ammissione della dott.ssa -OMISSIS- -OMISSIS- all’esame finale”.
6. Avverso tale decisione la dott.ssa -OMISSIS- ha proposto impugnazione deducendone l’illegittimità per i seguenti motivi:
I) violazione dell’art. 10 bis della L. 241/90, stante che la decisione sfavorevole non è stata preannunciata alla ricorrente, che non è stata posta in grado di replicare;
II) violazione dell’art. 3 della L. 241/90, carenza e insufficienza di congrua motivazione, essendo la decisione del Collegio dei Docenti supportata da una motivazione scarna, non preceduta da idoneo approfondimento istruttorio; secondo la ricorrente la tesi era, di converso, ben strutturata ed esauriente, e trattava di argomenti pertinenti al titolo;
III) eccesso di potere per difetto di istruttoria, contraddittorietà e illogicità: si lamenta, con la censura in esame, che la tutor non avrebbe svolto il ruolo assegnatole, che la stessa avrebbe disatteso l’impegno a seguire il percorso formativo della dottoranda, e che, comunque, a fronte della totale mancanza, negli anni della scuola, di rilievi critici sul lavoro svolto dalla ricorrente, appare assolutamente contraddittorio il fatto che la professoressa -OMISSIS- abbia, essa pure, votato a favore della non ammissione della ricorrente all’esame finale.
IV) sotto diverso profilo viene ancora eccepito difetto di istruttoria, contraddittorietà ed illogicità della decisione impugnata non ravvisandosi la ragione per cui alla ricorrente non è stata data la possibilità di ripresentare la tesi, possibilità che invece il Regolamento della Scuola di Dottorato, all’art. 28, prevede esplicitamente in caso di non superamento dell’esame finale.
7. L’Avvocatura Distrettuale dello Stato si è costituita in giudizio per l’Università degli Studi di Torino con memoria di stile, nulla deducendo o producendo.
8. Il ricorso è stato chiamato all’udienza pubblica del 25 luglio 2018 e 23 gennaio 2019, allorché è stato introitato a decisione.
9. Esso non può trovare accoglimento.
10. Si osserva preliminarmente che la decisione del Collegio dei Docenti, sulla qualità della tesi svolta dalla ricorrente, è espressione di discrezionalità c.d. tecnica che non può essere sindacata dal Giudice Amministrativo se non ove emerga un evidente travisamento o una macroscopica illogicità o irragionevolezza, tale da far dubitare della inattendibilità del giudizio: nel caso di specie, tuttavia, non si apprezza, nel giudizio del Collegio dei Docenti, una tale macroscopica illogicità o travisamento, tenuto conto anche del grado di approfondimento e di rigore logico che una tesi di dottorato richiede. L’eventuale annullamento del giudizio del Collegio dei Docenti non potrebbe dunque essere pronunciato al fine di verificare, in sede di riesame, la possibilità che la ricorrente sia ammessa direttamente all’esame finale di dottorato.
Sulla legittimità del giudizio finale espresso in sede di valutazione della tesi per l'ammissione all’esame finale di dottorato non può in alcun modo incidere il mancato supporto scientifico e formativo della tutor, atteso che il giudizio di non ammissione all’esame si basa esclusivamente sulla constatazione dei risultati scientifici conseguiti e della formazione scientifica raggiunta dai candidati. La tesi finale di un dottorato di ricerca deve essere frutto di una ricerca, che in parte può essere anche oggetto di rielaborazione di questioni problematiche altrui, ma pur sempre con quella originalità e novità dell'attività scientifica che sono elementi indispensabili per un giudizio positivo sull’attività del dottorando. Nella fattispecie, l’apprezzamento della commissione circa il valore scientifico della candidata riposa sul giudizio di non innovatività del suo lavoro per la ripetizione dei contenuti da altre fonti e sul carente ampliamento di conoscenza scientifica e di riflessione offerto dai risultati delle ricerche svolte.
Un eventuale annullamento del giudizio del Collegio dei Docenti, in tesi fondato sull’inadeguato apporto dato alla dottoranda dalla professoressa -OMISSIS-, non potrebbe però essere utilmente pronunciato al fine di consentire alla ricorrente di disporre di ulteriore tempo per lavorare sull’elaborato, per integrarlo o modificarlo e quindi ripresentarlo al Collegio dei Docenti: la ricorrente, infatti, non ha più tempo a disposizione per lavorare alla tesi di dottorato.
11.1. Dal combinato disposto degli articoli 21 e 27 del Regolamento della Scuola di Dottorato, prodotto in giudizio dalla dottoressa -OMISSIS-, si desume che la durata del corso non può essere inferiore a tre anni né superiore a quattro e che a richiesta del candidato il Collegio dei Docenti può concedere, una sola volta, una proroga fino ad un massimo di dodici mesi.
11.2. La ricorrente, come essa scrive nel ricorso introduttivo del giudizio, ha già ottenuto la proroga di un anno, tanto che la di lei tesi è stata portata per la prima volta in discussione innanzi al Collegio dei Docenti a -OMISSIS-, e non già entro il -OMISSIS-, come avrebbe dovuto essere ove la proroga non fosse stata concessa, tenuto conto del fatto che il dottorato era iniziato nel gennaio -OMISSIS-.
12. L’annullamento del giudizio che il Collegio dei Docenti ha espresso sulla tesi di dottorato della ricorrente non può, dunque, essere disposto né al fine di provocare una decisione di senso contrario, cioè l’ammissione all’esame finale, né al fine di mettere la ricorrente in condizione di lavorare ancora alla tesi e di modificare l’elaborato rendendolo conforme a criteri di ammissibilità all’esame finale, innanzi alla Commissione giudicatrice. Da questo punto di vista la ricorrente non ha comunque interesse a coltivare l’azione di annullamento per ragioni diverse da quelle indicate nel secondo motivo di ricorso, che è infondato nel merito per le già indicate ragioni.
13. Né, peraltro, sussiste interesse della ricorrente ad una decisione che accerti la mera illegittimità degli atti impugnati, in relazione ad eventuali profili risarcitori, stante che la ricorrente in giudizio non ha dedotto né dimostrato la sussistenza di danni risarcibili, che non possono ritenersi in re ipsa.
13.1. In particolare, per quanto riguarda il danno patrimoniale da perdita di chances, e cioè il danno insito nel lucro cessante conseguente alla perdita dell’occasione di superare l’esame di dottorato, va detto che la ricorrente non ha fornito alcun parametro di valutazione per stabilire quale professione essa svolga, quale sia il suo reddito attuale, come esso avrebbe potuto essere influenzato dal conseguimento del titolo di dottore. La Corte di Cassazione ha avuto modo di precisare che “ La liquidazione equitativa del lucro cessante, ai sensi degli artt. 2056 e 1226 cod. civ., richiede comunque la prova, anche presuntiva, circa la certezza della sua reale esistenza, prova in difetto della quale non vi è spazio per alcuna forma di attribuzione patrimoniale. Occorre pertanto che dagli atti risultino elementi oggettivi di carattere lesivo, la cui proiezione futura nella sfera patrimoniale del soggetto sia certa, e che si traducano, in termini di lucro cessante o in perdita di chances, in un pregiudizio economicamente valutabile ed apprezzabile, che non sia meramente potenziale o possibile, ma che appaia invece - anche semplicemente in considerazione dell'"id quod plerumque accidit" connesso all'illecito in termini di certezza o, almeno, con un grado di elevata probabilità.” (Cass. Civ.Sez. II, sentenza n. 1443 del 30/01/2003). Pertanto, nell’ambito della liquidazione del danno patrimoniale da perdita di chances la liquidazione del giudice benché equitativa deve comunque ancorarsi a dati certi, che costituiscono un punto di partenza che solo la parte, nell’adempimento dell’onere probatorio su essa gravante, può e deve fornire al giudice e che sono necessari sia per la quantificazione del danno sia, prima di ciò, per stabilire se l’occasione mancata possa considerarsi causa di danno in base alla regola del più probabile che non.
13.2. E’ evidente che in difetto di un simile quadro probatorio la liquidazione equitativa del giudice finirebbe per tradursi nella liquidazione di un danno di natura non patrimoniale, che tuttavia nel caso di specie non è risarcibile, non ravvisandosi lesione ad un bene di primaria rilevanza, costituzionalmente rilevante.
13.3. Rammenta il Collegio che secondo l’ormai consolidato insegnamento della Suprema Corte, il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c. può essere riconosciuto solo in caso di fatto di reato ovvero di lesione di diritti costituzionalmente tutelati, ed in ogni caso la sussistenza di esso va debitamente allegata e dimostrata dalla parte. Si vedano al proposito, tra le più recenti: Cass. Civ., Sez. VI, sentenza n. 17460 del 4/07/2018, secondo cui “In tema di condominio negli edifici, ove l'uso della cosa comune da parte di uno dei condomini avvenga in modo da impedire quello, anche solo potenziale, degli altri partecipanti, mentre il danno patrimoniale per il lucro interrotto è da ritenere "in re ipsa", non altrettanto è da dirsi in relazione al danno non patrimoniale, quale disagio psico-fisico conseguente alla mancata utilizzazione di un'area comune condominiale, potendosi ammettere il ristoro di tale ultima posta risarcitoria solo in conseguenza della lesione di interessi della persona di rango costituzionale o nei casi espressamente previsti dalla legge, ai sensi dell'art. 2059 c.c., e sempre che si tratti di una lesione grave e di un pregiudizio non futile. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva escluso il risarcimento del danno non patrimoniale in un caso di occupazione stabile, mediante un'autovettura lasciata in sosta per l'intero giorno e da oltre un anno, dello spazio antistante la rampa di accesso al garage condominiale).”; ed anche Cass. Civ., Sez. III, n. 13370 del 29/05/2018, secondo cui “L'interesse a conservare memoria di un evento di particolare importanza della propria vita, come il giorno delle nozze, non è oggetto di un diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito, cosicché dall'inadempimento all'obbligo di consegna del servizio fotografico, commissionato in occasione del matrimonio, non deriva l'obbligazione di risarcimento del danno non patrimoniale, ai sensi dell'art. 2059 c.c..”.
13.4. Nel caso di specie il Collegio considera che il disagio patito dalla ricorrente per non essere stata ammessa all’esame finale di dottorato, per quanto significativo non è connotato da oggettiva gravità, in quanto in mancanza di deduzioni specifiche non risulta che abbia prodotto una sofferenza tale da generare un danno biologico, né che abbia determinato uno sconvolgimento nella vita della dottoressa -OMISSIS- tale da essere lesivo altri diritti di primaria rilevanza. Il mancato raggiungimento di determinati obiettivi di studio costituisce, d’altra parte, un evento normale, che usualmente viene elaborato, accettato e superato, proprio per la ragione che, in mancanza di lesioni a interessi di primaria rilevanza ed ove non vi siano chiari risvolti di natura economica, in realtà incide sull’autostima e sulla gratificazione personale, che in sé e per sé non possono ritenersi beni di primaria rilevanza costituzionalmente rilevanti, salvo appunto che essi non (de)generino in un danno alla salute.
14. Quanto dianzi esposto conduce il Collegio ad affermare che la domanda risarcitoria formulata dalla ricorrente, conseguente alla prospettata illegittimità degli atti impugnati, non potrebbe comunque essere accolta, il che fa venir meno l’interesse della ricorrente ad una decisione di mero accertamento della illegittimità degli atti impugnati.
15. Il ricorso va conclusivamente respinto, in parte perché infondato, in parte perché inammissibile.
16. Le spese possono essere compensate in ragione della peculiarità della vicenda.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Compensa le spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente ed ogni altra persona fisica menzionata in motivazione.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 23 gennaio 2019 con l'intervento dei magistrati:
Domenico Giordano, Presidente
Savio Picone, Consigliere
Roberta Ravasio, Consigliere, Estensore
Pubblicato il 01/02/2019