#1914 TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 29 dicembre 2016, n. 2480

Tardivo recepimento delle Direttive diritto dei adeguata remunerazione medici specializzandi-Risarcimento danno-Giudizio di ottemperanza-Termini e notifica titolo esecutivo

Data Documento: 2016-12-29
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Ai sensi dell’art. 14, D.L. 31 dicembre 1996, n. 669, le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici completano le procedure per l’esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali e dei lodi arbitrali aventi efficacia esecutiva e comportanti l’obbligo di pagamento di somme di danaro entro il termine di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo. Prima di tale termine il creditore non può procedere ad esecuzione forzata né alla notifica di atto di precetto. La disposizione richiamata è applicabile anche al giudizio di ottemperanza.

La notificazione del titolo esecutivo, prodromica alla successiva esecuzione, deve essere effettuato nel domicilio reale dell’Amministrazione debitrice e non presso la sede dell’Avvocatura dello Stato. Solo dalla notifica effettuata presso la sede dell’ente intimato decorre il termine dilatorio di120 giorni per il pagamento, di cui all’art. 14 D.L. 31 dicembre 1996, n. 669, allo spirare del quale può essere ritualmente proposto il giudizio di ottemperanza.

Invero la notifica del titolo esecutivo prodromica all’esecuzione, per essere utile ed effettiva, deve connettersi alla conoscenza della pretesa esecutiva da parte dell’amministrazione, non altrimenti sostituibile o intermediabile dalla notifica all’organo incaricato ex lege del patrocinio nel giudizio esecutivo che eventualmente il creditore insoddisfatto intenda intentare nel prosieguo.

Contenuto sentenza
N. 02480/2016 REG.PROV.COLL.
N. 02918/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2918 del 2015, proposto da: 
Dario Ballarin, Laura Mariachiara Barisoni, Emilia Battaglia, Paola Cagliani, Milena Gilda Dorta, Andreina Folli, Daniela Augusta Gussoni, Roberto Mangiarotti, Marina Molgora, Dolores Motta, Giovanni Reschini, Fabio Scaccini, Massimo Eugenio Ambrogio Tos, Nadia Zanchetta, rappresentati e difesi dall'avvocato Mattia Pascale, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, via Macchi, n. 35; 
contro
Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, con domicilio eletto in Milano, via Freguglia, n. 1; 
nei confronti di
Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ministero della Salute, Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro tempore, nonchè Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, con domicilio eletto in Milano, via Freguglia, n. 1;
per l'ottemperanza
al giudicato formatosi in relazione alla sentenza n. 264/2012 della Corte d'Appello di Milano.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio delle Autorità intimate;
Viste le memorie difensive;
Visto l'art. 114 cod. proc. amm.;
Visti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2016 la dott.ssa Valentina Mameli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’Appello di Milano, in riforma della sentenza del Tribunale di Milano n. 12965/2006, ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute e il Ministero dell'Economia e delle Finanze, in solido tra loro, al pagamento a favore degli odierni ricorrenti delle somme nella stessa liquidate a titolo di risarcimento del danno conseguente al tardivo recepimento delle Direttive 75/363/CEE, 75/362/CEE e 82/76/CEE che prevedono il diritto dei medici specializzandi ad un’adeguata remunerazione.
La sentenza, fatta oggetto di ricorso per cassazione, è stata confermata nella parte qui di interesse dalla Suprema Corte con la decisione n. 6029/2015.
La predetta sentenza, munita di formula esecutiva, è stata notificata in data 20 febbraio 2013 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato, cui non ha fatto seguito alcun riscontro, nonostante successivi ulteriori solleciti.
Indi con ricorso notificato in data 11 dicembre 2015 e depositato il successivo 18 dicembre 2015 i ricorrenti hanno chiesto l’ottemperanza al giudicato formatosi in relazione alla sentenza indicata in epigrafe.
Si sono costituite in giudizio le Autorità intimate, per il tramite dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato, che hanno eccepito l’inammissibilità del ricorso per mancata notifica del titolo esecutivo presso la sede reale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 14 comma 1 del D.L. n. 669/1996.
Alla camera di consiglio del 13 dicembre 2016 la causa è stata chiamata e trattenuta in decisione.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Ai sensi dell’art. 14 del D.L. n. 669/1996 le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici completano le procedure per l'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali e dei lodi arbitrali aventi efficacia esecutiva e comportanti l'obbligo di pagamento di somme di danaro entro il termine di centoventi giorni dalla notificazione del titolo esecutivo. Prima di tale termine il creditore non può procedere ad esecuzione forzata né alla notifica di atto di precetto.
Va innanzi tutto precisato che secondo un orientamento nettamente prevalente - che il Collegio condivide - la disposizione richiamata, che ha la finalità di concedere alle Amministrazioni un adeguato intervallo, tra la richiesta di pagamento mediante la notificazione di un titolo, e l'avvio della relativa procedura coattiva, pur riferendosi espressamente alla "esecuzione forzata", è applicabile anche al giudizio di ottemperanza, attesa la sostanziale identità di ratio con l'esecuzione forzata regolata dal c.p.c., trattandosi di istituti che, ancorché per vie e con risultati diversi, hanno ambedue ad oggetto l'adempimento di obbligazione pecuniaria derivante dall'ordine del giudice (cfr. T.A.R. Lazio - Roma sez. I 26 agosto 2016 n. 9425; Cons. Stato, Sez. IV, 7 aprile 2015, n. 1772; Cons. Stato, Sez. IV, 13 giugno 2013, n. 3293).
Ciò precisato, la notificazione del titolo esecutivo, prodromica alla successiva esecuzione, deve essere effettuato nel domicilio reale dell'Amministrazione debitrice e non presso la sede dell'Avvocatura dello Stato. Solo dalla notifica effettuata presso la sede dell'ente intimato decorre il termine dilatorio di 120 giorni per il pagamento, di cui all'art. 14 del D.L. 31 dicembre 1996 n. 669, convertito dalla l. 28 febbraio 1997 n. 30, allo spirare del quale può essere ritualmente proposto il giudizio di ottemperanza (T.A.R. Trento sez. I 8 luglio 2016 n. 296).
Invero la notifica del titolo, per essere utile ed effettiva, "deve connettersi alla conoscenza della pretesa esecutiva da parte dell'amministrazione, non altrimenti sostituibile o intermediabile dalla notifica all'organo incaricato ex lege del patrocinio nel giudizio esecutivo che eventualmente il creditore insoddisfatto intenda intentare nel prosieguo" (ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 22 maggio 2014, n. 2654, 6 agosto 2013, n. 4155 e 13 giugno 2013, nn. 3281 e 3293).
Ora, è incontestato che al momento della proposizione del ricorso per ottemperanza la sentenza della Corte d’Appello indicata in epigrafe non fosse stata notificata alla Presidenza del Consiglio presso la sede reale, ai fini dell’adempimento dell’obbligazione, una volta decorso il termine dilatorio di giorni 120 previsto dall'art. 14 comma 1 D.L. 669/96.
Il Collegio osserva che, sotto un profilo sostanziale, l’Amministrazione non è stata posta nelle condizioni di adempiere; inoltre, sul versante processuale, la previa notifica del titolo esecutivo costituisce una condizione di ammissibilità del successivo (ed eventuale) giudizio di esecuzione forzata ovvero di ottemperanza (T.A.R. Lazio - Roma, sez. III, 19 ottobre 2015, n. 11907; T.A.R. Brescia sez. I, 10 giugno 2015, n. 839).
Va precisato che – nel caso di specie – non viene in rilievo la questione del mancato rispetto del termine dilatorio di 120 giorni, di cui al più volte richiamato art. 14 del DL 669/1996 (e quindi di un eventuale profilo di procedibilità dell’azione), posto che non può ritenersi che tale termine abbia iniziato a decorrere, stante la totale assenza di una rituale notificazione, nei termini sopra precisati, del titolo esecutivo. Ne consegue l’irrilevanza della successiva notificazione della sentenza in epigrafe, avvenuta soltanto in data 21 marzo 2016.
Per le ragioni che precedono il ricorso per ottemperanza deve essere dichiarato inammissibile.
Considerata la pronuncia in rito, sussistono eccezionali motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2016 con l'intervento dei magistrati:
Ugo Di Benedetto, Presidente
Diego Spampinato, Primo Referendario
Valentina Santina Mameli, Primo Referendario, Estensore
Pubblicato il 29/12/2016