#3106 TAR Lazio, Roma, Sez. III ter, 2 febbraio 2018, n. 1303

Studenti-Visto per motivi di studio-Requisiti

Data Documento: 2018-02-02
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il d.m. 11 maggio 2011, All. A, n. 15.II, secodno capoverso., tra i “requisiti e le condizioni per l’ottenimento del visto” richiede la presentazione di una “polizza assicurativa per cure mediche e ricoveri ospedalieri, laddove lo straniero non abbia diritto all’assistenza sanitaria in Italia in virtù di accordi o convenzioni in vigore con il suo Paese”.

Contenuto sentenza
N. 01303/2018 REG.PROV.COLL.
N. 13230/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza Ter)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 13230 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 
Mina Nagy Nassr Khalel, rappresentato e difeso dall’avv. Antonella Pedone, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Alessandro Aloise in Roma, via Bertolucci, 36;
contro
Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e Ambasciata d’Italia al Cairo, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi, 12, sono domiciliati; 
per l'annullamento
(ric.)
del diniego di visto di ingresso per “studio/università” adottato dall’Ambasciata d’Italia al Cairo il 14.8.2016 (prot. n. 1317);
(mm.aa.)
del diniego di visto di ingresso per “studio/università” adottato dall’Ambasciata d’Italia al Cairo il 22.2.2017 (prot. n. 428);
e per la condanna
dell’amministrazione al risarcimento dei danni.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione intimata;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del 15 dicembre 2017 il cons. M.A. di Nezza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Con ricorso spedito per le notificazioni a mezzo del servizio postale il 29.10.2016 il ricorrente in epigrafe, nel premettere di essere un cittadino egiziano laureato in ingegneria elettrica intenzionato a conseguire la laurea in ingegneria delle telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano (avendo ottenuto l’ammissione al relativo corso universitario, con inizio a settembre 2016), ha chiesto l’annullamento del diniego di visto d’ingresso per “studio/università” adottato dall’Ambasciata d’Italia al Cairo il 14.8.2016 sul rilievo dell’avvenuta presentazione di un “conto corrente strumentale con versamenti recenti”.
A sostegno del ricorso ha dedotto i vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili.
Costituitasi in resistenza l’amministrazione, con ordinanza n. 215 del 16.1.2017 è stata accolta l’istanza cautelare ai fini del riesame.
Con ricorso per motivi aggiunti spedito per le notificazioni a mezzo del servizio postale il 24.4.2017 (dep. il 12.5) l’istante, nel dedurre di aver fornito all’amministrazione nel corso del procedimento da quest’ultima riattivato in esecuzione della pronuncia cautelare tutti gli elementi (anche documentali) idonei al superamento dei rilievi critici illustrati nel preavviso di rigetto del 9.2.2017 (concernenti i requisiti socio-economici e i mezzi di sostentamento, la sistemazione alloggiativa, la copertura assicurativa sanitaria e la conoscenza della lingua), ha impugnato il provvedimento del 22.2.2017, con cui l’Ambasciata ha nuovamente negato il visto per asserita mancata dimostrazione di “adeguati mezzi economici” e di “adeguata conoscenza della lingua nella quale si terrà il corso di studio” nonché per l’assenza di assicurazione sanitaria, prospettando:
1) Eccesso di potere: insufficiente motivazione; omessa valutazione dei documenti prodotti: l’amministrazione non avrebbe tenuto in alcuna considerazione i documenti prodotti, non avendo mai chiarito perché gli stessi non fossero idonei a dimostrare l’esistenza degli elementi ritenuti carenti;
2) Violazione dell’art. 3 l. n. 241/90: la motivazione addotta sarebbe apodittica;
3) Violazione degli artt. 4, co. 3, e 39 d.lgs. n. 286/98, degli artt. 5, co. 6, 44-bis e 46 d.P.R. n. 394/99; d.m. 12.7.2000, punto 16: sussisterebbero tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente per l’ottenimento del visto.
Il ricorrente ha chiesto, ancora, la condanna al risarcimento dei danni patiti in conseguenza del contegno illegittimo dell’amministrazione (per un ammontare di euro 7.237,11, di cui euro 1.860 ed euro 2.738 rispettivamente per la prima e per la seconda prenotazione alberghiera, euro 1.053 ed euro 1.760,53 rispettivamente per il primo e per il secondo biglietto aereo, euro 185,58 per l’iscrizione all’università nell’anno 2016/2017).
Con ordinanza n. 2997 del 15.6.2017 è stata respinta l’istanza cautelare.
All’odierna udienza, in vista della quale il ricorrente ha depositato memoria e documenti (16.11.17), il giudizio è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Rilevata anzitutto l’improcedibilità per sopravvenuto difetto d’interesse della domanda caducatoria proposta con il ricorso principale, in considerazione dell’avvenuta adozione (in data 22.2.2017) della nuova determinazione negativa senza apposizione di riserve collegate all’esito giurisdizionale dell’impugnazione del primo diniego (atto che deve pertanto intendersi venuto meno in quanto sostituito dal successivo), ritiene il Collegio che il ricorso per motivi aggiunti sia infondato.
Il provvedimento del 22.2.2017 è così motivato:
- “non ha dimostrato adeguati mezzi di sostentamento, in relazione al periodo di soggiorno richiesto, non inferiori a quelli previsti dalla ‘Tabella A’ della Direttiva del Ministero dell’interno dell’1.3.2000, ovvero a quelli definiti dalla circolare Miur”;
- “non ha presentato alcuna assicurazione sanitaria per cure mediche e ricoveri ospedalieri (art. 39 c. 3 T.U. n. 286/1998 e Direttiva 1.3.2000 del Ministero dell’interno)”;
- “il candidato non ha dimostrato tramite idonea certificazione rilasciata da un Ente riconosciuto l’adeguata conoscenza della lingua nella quale si terrà il corso di studio”.
In esso sono poi indicate le disposizioni di riferimento (artt. 39 e 39-bis d.lgs. n. 286/98; art. 44-bis d.P.R. n. 394/99; all. A, punto 15, d.i. n. 850/2011).
Con l’ordinanza n. 2997/17 la Sezione ha rilevato come il diniego apparisse “correttamente motivato in relazione alla mancata presentazione di una ‘polizza assicurativa per cure mediche e ricoveri ospedalieri’”, documento non “surrogabile dalle inerenti dichiarazioni del Politecnico” circa “l’assistenza ai fini della stipulazione di un’assicurazione medica ‘al momento del Suo [del ricorrente] arrivo in Italia, se necessario […]’”, secondo quanto indicato dall’interessato nella mail del 15.2.2017 recante osservazioni al preavviso di rigetto.
Tale esito va confermato anche nella presente sede.
Il d.m. 11 maggio 2011, All. A, n. 15.II, 2° cpv., tra i “requisiti e le condizioni per l’ottenimento del visto” richiede la presentazione di una “polizza assicurativa per cure mediche e ricoveri ospedalieri, laddove lo straniero non abbia diritto all’assistenza sanitaria in Italia in virtù di accordi o convenzioni in vigore con il suo Paese”.
Nel preavviso di rigetto del 9.2.2017 (in atti) risulta chiaramente indicata la circostanza della mancata presentazione di una “copertura per cure mediche e ricoveri ospedalieri”.
L’istante ha ritenuto di replicare a questo rilievo allegando un’“attestazione del Politecnico che include anche l’assicurazione medica (si legge: Al momento del Suo arrivo in Italia, se necessario, il Politecnico di Milano La assisterà nel trovare un alloggio e a stipulare un’assicurazione sanitaria del costo di circa 100 euro l’anno). […]” (v. nota del 15.2.2017 cit.).
È evidente come detta “attestazione” (consistente in un mero impegno dell’ente universitario a costituire un’assicurazione al momento dell’arrivo dello straniero) non possa tener luogo della “polizza assicurativa” prevista dalla normativa, che deve preesistere alla presentazione della domanda di visto.
Del resto, anche il ricorrente ha riconosciuto la carenza del requisito, avendo egli affermato con la memoria del 16.11.2017 di aver “prodotto all’amministrazione l’assicurazione sanitaria mancante” (con pec 9.11.2017); mentre non è condivisibile la sua affermazione finale secondo cui “ad oggi sussiste anche l’ultimo requisito posto in dubbio” (mem. 16.11 cit.), atteso che legittimità di un atto dev’essere valutata alla luce della situazione fattuale e giuridica esistente al momento della sua adozione.
Né giova all’istante far leva su una pretesa non intellegibilità del preavviso di rigetto (in ordine all’inadeguatezza della ridetta “attestazione” dell’Università), dal momento che, come si è visto, la disciplina di riferimento indica il requisito in modo chiaro e non equivocabile (“polizza assicurativa”; cfr. d.m. 11 maggio 2011 cit.).
Da quanto sin qui osservato discende:
- l’infondatezza delle doglianze prospettate con i tre mezzi dell’impugnazione aggiuntiva – difetto d’istruttoria e di motivazione e violazione della disciplina di riferimento – in relazione al punto della motivazione innanzi esaminato;
- al contempo, l’inammissibilità delle medesime censure riferite ai restanti profili motivazionali, sulla scorta del pacifico orientamento della Sezione secondo il quale “in caso di provvedimento plurimotivato il rigetto della doglianza diretta a contestare una delle ragioni giustificatrici dell’atto lesivo comporta la carenza di interesse della parte ricorrente all’esame delle censure ulteriori volte a contestare le altre ragioni giustificatrici dell’atto medesimo, atteso che, seppur tali ulteriori censure si rivelassero fondate, il loro accoglimento non sarebbe comunque idoneo a soddisfare l’interesse del ricorrente a ottenere l’annullamento del provvedimento lesivo, che resterebbe supportato dall’autonomo motivo riconosciuto sussistente e legittimo” (v., tra le altre, la sent. 11 luglio 2017, n. 8221, che richiama la sent. 19 maggio 2017, n. 6014, con la giurisprudenza in materia di atti plurimotivati);
- l’infondatezza della domanda risarcitoria in assenza dell’ingiustizia del danno (non essendo dato riscontrare, nella fattispecie, il requisito della “spettanza” del bene della vita richiesto dall’art. 2043 c.c. per il ristoro del danno patrimoniale invocato).
Le spese di lite, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sez. III-ter, definitivamente pronunciando:
- dichiara il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse;
- respinge il ricorso per motivi aggiunti;
- respinge la domanda risarcitoria;
- condanna il ricorrente a pagare all’amministrazione le spese di giudizio, che liquida in complessivi euro 1.000,00 (mille/00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 15 dicembre 2017 con l’intervento dei magistrati:
Giampiero Lo Presti, Presidente
Mario Alberto di Nezza, Consigliere, Estensore
Antonino Masaracchia, Consigliere
Pubblicato il 02/02/2018