#1142 TAR Lazio, Roma, Sez. III bis, 12 maggio 2015, n. 6818

Collocazione degli insegnanti nelle graduatorie–Giurisdizione

Data Documento: 2015-05-12
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Le controversie concernenti la collocazione degli insegnanti nelle graduatorie (permanenti o ad esaurimento) per l’assegnazione degli incarichi di insegnamento rientrano nella giurisdizione ordinaria. Si verte in tema di accertamento di diritti soggettivi di docenti già iscritti e deve ritenersi, pertanto, esclusa la configurabilità di una procedura concorsuale. Infatti, da un lato, si tratta di atti gestori del datore di lavoro pubblico, assunti con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato; dall’altro lato, non è configurabile la procedura concorsuale diretta alla assunzione in un impiego pubblico, per la quale sola vale la regola residuale (e speciale) della giurisdizione del giudice amministrativo.

Contenuto sentenza
N. 06818/2015 REG.PROV.COLL.
N. 01085/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza Bis)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1085 del 2015, proposto da: 
Daniela Zarro, rappresentata e difesa dall'avv. Giuseppe Leotta, con domicilio eletto presso lo studio dello stesso, in Roma, Via della Giuliana n. 35; 
contro
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato per legge presso gli uffici, in Roma, Via dei Portoghesi n. 12; 
nei confronti di
Salvatore Pitruzzella; 
per l'annullamento
esclusione dalla procedura di formazione delle graduatorie nazionali per l'attribuzione di incarichi a tempo determinato per il personale docente delle istituzioni A.F.A.M. per l'insegnamento della materia "abst59 - pedagogia e didattica dell'arte";
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2015 la dott.ssa Maria Cristina Quiligotti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Il Collegio - accertata la completezza del contraddittorio e dell'istruttoria, sentite sul punto le parti costituite e rilevato che le stesse non hanno dichiarato l'intenzione di proporre ulteriori motivi aggiunti, ricorso incidentale o regolamento di competenza ovvero regolamento di giurisdizione - ritiene che il ricorso possa essere definito con sentenza in forma semplificata, ai sensi dell'art.60 c.p.a., avuto riguardo alla manifesta inammissibilità dello stesso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo adito, come da precedenti specifici sul punto della Sezione da cui il Collegio - nella piena condivisione delle relative argomentazioni e conseguenti conclusioni - non ha motivo di discostarsi (cfr., da ultimo, sentenza Tar Lazio, III bis, n.4037/2015 del 29 gennaio 2015).
Oggetto del presente ricorso è, infatti, il provvedimento di esclusione di parte ricorrente dalla procedura di formazione delle graduatorie nazionali per l'attribuzione di incarichi a tempo determinato per il personale docente delle istituzioni A.F.A.M., ai sensi del D.M. n.526/2014, basato sul presupposto del mancato possesso del requisito di cui all'art. 2, commi 1-3, del D.M. n. 526 del 30 giugno 2014, finalizzato alla costituzione delle graduatorie nazionali per l'attribuzione di incarichi a tempo determinato per il personale docente delle istituzioni A.F.A.M. .
Nello specifico, parte ricorrente contesta le modalità con cui l'amministrazione, in concreto, avrebbe formato la graduatoria applicando, a suo avviso erroneamente, l'art. 2, commi 1-3, del D.M. n. 526 del 30 giugno 2014 nella parte in cui ha ritenuto che la carenza del requisito dei tre anni accademici di insegnamento; solo in via subordinata, parte ricorrente deduce l’illegittimità delle richiamate clausole del richiamato D.M. .n 526/2014, invocandone la contrarietà rispetto alle chiare indicazioni della norma di legge primaria di cui all’art.19, comma 2, D.L.12.9.2013 n.104, ove interpretate secondo il significato “escludente” nel senso voluto dall’amministrazione.
La mancata tempestiva impugnazione di tale D.M., in realtà, evidenzia come oggetto dell’impugnazione di parte ricorrente sia, sostanzialmente, il mero provvedimento di esclusione.
Ciò premesso - come da precedenti conformi anche di questa Sezione, da cui il Collegio non ha ragione di discostarsi (cfr., ex multis, da ultimo, Tar lazio, III bis, n. 3418/2015 del 2 marzo 2015) - il ricorso va dichiarato inammissibile sotto il profilo di cui sopra.
E, infatti, al riguardo, deve richiamarsi quanto sancito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 16/12/2013, n. 27991, per la quale "le procedure relative alla formazione ed all'aggiornamento delle graduatorie permanenti del personale docente non si configurano come procedure concorsuali e quindi non appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo, ma a quella del giudice ordinario, in quanto vengono in considerazione atti che non possono che restare ricompresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2 di fronte ai quali sussistono soltanto diritti soggettivi, poiché la pretesa consiste (solo) nella conformità o difformità a legge degli atti inerenti al rapporto già instaurato e quindi di gestione della graduatoria utile per l'eventuale assunzione. Fin da Cass., Sez. Un., 13 febbraio 2008, n. 3399, questa Corte ha affermato che in materia di graduatorie permanenti del personale docente della scuola e con riferimento alle controversie promosse per l'accertamento del diritto al collocamento nella graduatoria, con precedenza rispetto ad altro docente, ai sensi del D.Lgs. n. 297 del 1994, artt. 401 e 522 e successive modificazioni, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, venendo in questione atti assunti con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2), di fronte ai quali sono configurabili solo diritti soggettivi, avendo la pretesa ad oggetto la conformità a legge degli atti di gestione della graduatoria utile per l'eventuale assunzione.
Non possono configurarsi, infatti, nè l'inerenza a procedure concorsuali (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63), per l'assenza di un bando, di una procedura di valutazione e, soprattutto, di un atto di approvazione finale che individui i vincitori - trattandosi piuttosto dell'inserimento di coloro che sono in possesso di determinati requisiti (anche derivanti da partecipazione a concorsi) in una graduatoria preordinata al conferimento di posti che si rendano disponibili. Infatti vengono in considerazione atti che non possono che restare ricompresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2 tra i quali rientrano anche gli atti di gestione della graduatoria utile per l'eventuale assunzione. In numerose altre pronunce rese in materia di graduatorie permanenti del personale docente della scuola e con riferimento a controversie promosse per l'accertamento del diritto all'utile collocamento in graduatoria, con precedenza rispetto ad altro docente, questa Corte (Cass., sez. un., 10 novembre 2010, n. 22805; 16 giugno 2010, n. 14496; 3 aprile 2010, n. 10510) ha costantemente ritenuto la giurisdizione del giudice ordinario. Il medesimo principio è stato riaffermato più recentemente da questa Corte (Cass., sez. un., 8 febbraio 2011, n. 3032); in senso conforme anche Cons. Stato, Ad. Plen., 4 luglio 201l, n. 11.";
Nel caso in esame, le doglianze, per come in narrativa riportate, sono rivolte nella sostanza a contestare la determinazione assunta dal Direttore Generale del M.I.U.R., con la capacità e i poteri datoriali di cui all'articolo 5, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.
Di fronte a tale manifestazione del potere, poiché la pretesa consiste nella conformità o difformità a legge di atti inerenti al rapporto già instaurato, deve ritenersi sussistente la giurisdizione del G.O.
Peraltro, quand'anche il giudice ordinario rilevasse effettivamente l'illegittimità del predetto D.M. n. 526 del 30.06.2014, potrà disapplicarlo incidenter tantum secondo quanto previsto dagli articoli 4 e 5 della Legge Abolitiva del Contenzioso amministrativo.
In conclusione, ai sensi dell'art. 11 del Codice del processo Amministrativo, il ricorso va dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice adito e va ritenuta la giurisdizione del giudice ordinario, dinanzi al quale la controversia potrà essere riassunta nel termine perentorio di tre mesi da passaggio in giudicato della presente sentenza, fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda.
Le spese di lite possono essere compensate, data la parziale novità della questione.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo adito.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2015 con l'intervento dei magistrati:
Renzo Conti, Presidente
Maria Cristina Quiligotti, Consigliere, Estensore
Ines Simona Immacolata Pisano, Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 12/05/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)