#4410 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 9 novembre 2018, n. 10843

Abilitazione scientifica nazionale-Criteri di valutazione

Data Documento: 2018-11-09
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha dettato parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno dagli stessi, di modo che – ove titoli e valori soglia risultino positivamente riscontrati – non può non ravvisarsi l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata per negare il richiesto titolo abilitante, risultando i soggetti interessati già inseriti, ad un livello sotto diversi profili adeguato, in un determinato settore scientifico (poiché i parametri in questione – benché formulati in termini quantitativi – sono anche espressione di un positivo spessore della figura professionale di riferimento).

Contenuto sentenza
N. 10843/2018 REG.PROV.COLL.
N. 05646/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 5646 del 2017, proposto da
Mario Dauri, rappresentato e difeso dagli avvocati Damiano Lipani, Francesca Sbrana e Jacopo Polinari, con domicilio eletto presso il primo in Roma, via Vittoria Colonna, 40;
contro
Commissione Nazionale per l'Abilitazione Scientifica, Settore Concorsuale 06/L1 – Anestesiologia; c/o l’Università degli Studi di Salerno non costituiti in giudizio;
Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato e presso la medesima domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti
9) Prof. Consalvo Mattia, 10) Prof. Monica Rocco non costituiti in giudizio;
Mattia Consalvo, rappresentato e difeso dagli avvocati Arturo Cancrini e Francesco Vagnucci, con domicilio eletto presso il primo in Roma, piazza di San Bernardo, 101;
per l'annullamento
- dei giudizi individuali e del giudizio collegiale riguardanti il Prof. Mario Dauri, espressi dalla Commissione nazionale per l'Abilitazione Scientifica Nazionale per l'abilitazione alle funzioni di professore universitario di I Fascia – settore concorsuale 06/L1 – Anestesiologia, nell'ambito della procedura di abilitazione scientifica nazionale indetta dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca con D.D. prot. n. 1532 del 29 luglio 2016, pubblicati on line in data 27 marzo 2017;
- del verbale n. 1, relativo alla prima riunione della Commissione, tenutasi in data 11 novembre 2016;
- del verbale n. 2, relativo alla seconda riunione della Commissione tenutasi in data 27 gennaio 2017;
- del verbale n. 5, relativo alle riunioni della Commissione tenutesi nelle date del 15 e 16 febbraio 2017;
- del verbale n. 6, relativo alla riunione della Commissione tenutasi in data 3 marzo 2017;
- del verbale n. 7, contenente la “relazione sui lavori effettuati dalla Commissione”, redatto dalla Commissione in occasione della riunione del 3 marzo 2017;
- del Decreto Direttoriale n. 1532 del 29 luglio 2016, con il quale il MIUR ha attivato la “procedura per il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale di professore universitario di prima e seconda fascia”;
- del Decreto Direttoriale del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca n. 2533 del 31 ottobre 2016, recante la “nomina della Commissione per l'abilitazione scientifica nazionale per il settore concorsuale 06/L1 – Anestesiologia (art. 8 comma 1 d.d. n. 1531 del 2016)”;
- del D.P.R. 4 aprile 2016, n. 95, avente ad oggetto “Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 222, concernente il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell'articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240”;
- del Decreto Ministeriale 7 giugno 2016, n. 120, avente ad oggetto “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell'attribuzione dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei Commissari, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e successive modifiche, e degli articoli 4 e 6, commi 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2016, n. 95”;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di Mattia Consalvo;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 31 ottobre 2018 la dott.ssa Gabriella De Michele e uditi per la parte ricorrente l'Avv. F. Sbrana, per Mattia Consalvo, l'Avv. F. Testi in sostituzione dell'Avv. A. Cancrini e per l'Amministrazione resistente l'Avvocato dello Stato Pasquale Pucciariello;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
E’ sottoposta all’esame del Collegio una questione di mancato riconoscimento dell’abilitazione scientifica nazionale, in base alla peculiare procedura prevista dall’art. 16 della legge n. 240 del 30 dicembre 2010 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e di reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario). Tale procedura è disciplinata anche dal regolamento attuativo, approvato con d.P.R. n. 222 del 14 settembre 2011, come modificato con d.P.R. n. 95 del 4 aprile 2016, nonché dal regolamento recante criteri e parametri per la valutazione, oggetto di decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 120 del 7 giugno 2016, oltre che dal bando di selezione.
I limiti del sindacato di legittimità su atti, che, come quelli in esame, costituiscano espressione di discrezionalità tecnica, sono ormai oggetto di giurisprudenza consolidata, anche per quanto riguarda la linea evolutiva, secondo cui può ritenersi censurabile ogni valutazione che si ponga al di fuori dell'ambito di esattezza o attendibilità, quando non appaiano rispettati parametri tecnici di univoca lettura, ovvero orientamenti già oggetto di giurisprudenza consolidata, o di dottrina dominante in materia. (cfr in termini: Cons. Stato, sez IV, 13 ottobre 2003, n. 6201, nonché Cons. Stato, sez. VI, 12 giugno 2015, n. 2888; 27 maggio 2014, n. 3357; 16 aprile 2012, n. 2138; 18 novembre 2008, n. 694; TAR Lazio, Roma, sez. III, 4 agosto 2016, n. 9086).
Per quanto riguarda la più recente disciplina, vigente in tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha dettato parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno dagli stessi, di modo che – ove titoli e valori soglia risultino positivamente riscontrati – non può non ravvisarsi l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata per negare il richiesto titolo abilitante, risultando i soggetti interessati già inseriti, ad un livello sotto diversi profili adeguato, in un determinato settore scientifico (poiché i parametri in questione – benché formulati in termini quantitativi – sono anche espressione di un positivo spessore della figura professionale di riferimento).
Nel citato regolamento n.120 del 2016 si richiede in particolare, all’art. 5, che il candidato possieda almeno tre titoli fra quelli (non meno di sei) scelti dalla Commissione nell’elenco di cui all’allegato “A” al regolamento stesso; detto candidato, inoltre, deve superare due su tre “valori soglia”, rapportati al numero di pubblicazioni su determinate categorie di riviste e alle citazioni registrate – in ordine alla relativa produzione scientifica – su specifiche banche dati internazionali (cfr. allegato “C” reg. cit); conclusivamente, quindi, l’abilitazione di cui trattasi potrà essere rilasciata – sulla base di cinque giudizi individuali (tre almeno dei quali positivi) e di un giudizio finale a carattere collegiale – solo ai candidati che, oltre a possedere i tre titoli di cui sopra, ottengano (art. 6 reg. cit.) una valutazione positiva sull’impatto della propria produzione scientifica e le cui pubblicazioni siano valutate complessivamente di qualità “elevata”, come definita nell’allegato “B” al medesimo regolamento (“si intende per pubblicazione di qualità elevata una pubblicazione che, per il livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che fornisce al progresso della ricerca, abbia conseguito o è presumibile che consegua un impatto significativo nella comunità scientifica di riferimento, a livello anche internazionale”). Ulteriori precise disposizioni indicano il numero di pubblicazioni da produrre, gli anni di riferimento e alcune diversificazioni per le valutazioni, da riferire alla I^ o alla II^ fascia di docenza.
Nel caso di specie, l’abilitazione di cui trattasi è stata negata per il settore disciplinare 06/L1 – Anestesiologia, con 4/5 di giudizi negativi da parte dei membri della Commissione, secondo i quali il candidato non avrebbe raggiunto la piena maturità scientifica richiesta per le funzioni di professore di I fascia. Il prof. Mario Dauri, quindi, ha impugnato il giudizio contrario della Commissione per violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili, con rilevata contraddittorietà e difetto di motivazione del giudizio finale di non idoneità. E’ stato riconosciuto, infatti, il buon contributo del candidato “alle attività di ricerca e sviluppo svolte”, in quanto lo stesso “collabora con gruppi di ricerca nazionali e internazionali”, con ulteriore possesso di sei titoli sui dieci individuati dalla Commissione e raggiungimento di tre su tre valori soglia. In tale contesto – esaminata la documentazione in atti – il Collegio ha ravvisato i presupposti per emettere sentenza in forma semplificata e, previo rituale avviso alle parti, ha trattenuto l’impugnativa in decisione, rilevandone la fondatezza.
Appare meritevole di accoglimento ed assorbente, infatti, la censura di insufficiente e contradittoria motivazione, evidenziata dal raffronto dei giudizi espressi a livello sia collegiale che individuale. La valutazione collegiale della Commissione, in primo luogo, risulta espressa nei seguenti termini: “alla luce delle valutazioni di cui sopra e dopo approfondito esame del profilo scientifico del candidato, la commissione a maggioranza dei 4/5 dei Commissari rileva che sebbene per il candidato risulti accertato , relativamente agli indicatori relativi all'impatto della produzione, il raggiungimento di tre valori soglia e il possesso di più di tre titoli, il candidato presenti complessivamente pubblicazioni tali da non dimostrare una posizione riconosciuta nel panorama internazionale della ricerca, come emerge dai risultati poco significativi della ricerca in termini di qualità ed originalità per il settore concorsuale rispetto alle tematiche scientifiche affrontate. Conseguentemente si ritiene che il candidato non possieda la piena maturità scientifica richiesta per le funzioni di professore di I fascia”. Come già in precedenza ricordato, tuttavia, una valutazione finale negativa, come quella sopra riportata, avrebbe dovuto essere sorretta da una motivazione particolarmente accurata, tenuto conto del pieno raggiungimento di tutti gli indicatori, già di per sé attestanti un profilo scientifico di rilievo del ricorrente. Per di più, nel giudizio collegiale le pubblicazioni vengono ritenute coerenti con il settore concorsuale e “di discreta qualità”, con collocazione delle stesse su riviste “prevalentemente…di rilievo”, con apporto individuale ritenuto “sufficiente”. Dopo quello che si rappresenta come “approfondito esame”, invece, la Commissione afferma di esprimersi – “a maggioranza dei 4/5 dei commissari” – in termini di non riconosciuta posizione di rilievo dell’interessato nel panorama internazionale della ricerca, come emergerebbe “dai risultati poco significativi …in termini di qualità e originalità per il settore concorsuale”. Quanto sopra, non solo in contraddizione con la qualità “discreta” delle pubblicazioni stesse, riconosciuta nella prima parte dello stesso giudizio collegiale e senza alcuna precisazione, circa il metro di giudizio applicato, ma anche in contrasto con le considerazioni dell’ANVUR, nell’ambito della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), effettuata ai sensi del d.P.R. 76/2010: qualità, in tale ottica ritenuta molto elevata e delle importanti ricadute pratiche, per il perfezionamento delle procedure diagnostiche, nonché per significativi miglioramenti nella qualità di vita dei pazienti sottoposti a trattamento.
A fronte di quanto rappresentato, del tutto inadeguati risultano inoltre i giudizi individuali, il più lungo dei quali contenuto in sei righe, uno in due righe e mezzo, mentre gli altri occupano tre o quattro righe, in ogni caso senza vere e proprie conclusioni (tanto che non è dato comprendere come, nel giudizio collegiale, si faccia riferimento ad una maggioranza di 4/5), con apprezzamenti mediamente negativi, ma in via del tutto apodittica. Il ricorso, pertanto, non può che essere accolto, con conseguente annullamento dei giudizi impugnati; ai sensi dell’art. 34, comma1, lettera e) del codice del processo amministrativo, in esecuzione della presente sentenza la posizione dell’interessato dovrà essere riesaminata da una Commissione in diversa composizione, entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente decisione, ovvero dalla data di notifica della stessa, se antecedente.
Le spese giudiziali, da porre a carico della parte soccombente, vengono liquidate come precisato in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e con le modalità di cui in motivazione e, per l’effetto:
- annulla i provvedimenti che hanno giudicato non inidoneo il ricorrente;
- ordina all’Amministrazione di rivalutare l’interessato entro 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza ovvero dalla notifica della stessa, se antecedente;
- condanna la medesima Amministrazione al pagamento delle spese giudiziali, a favore del ricorrente, nella misura di €. 1.000,00 (euro mille/00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 31 ottobre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente, Estensore
Vincenzo Blanda, Consigliere
Achille Sinatra, Consigliere
 Pubblicato il 09/11/2018