#4411 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 9 novembre 2018, n. 10839

Abilitazione scientifica nazionale-Criteri di valutazione

Data Documento: 2018-11-09
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha dettato parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno dagli stessi, di modo che – ove titoli e valori soglia risultino positivamente riscontrati – non può non ravvisarsi l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata per negare il richiesto titolo abilitante, risultando i soggetti interessati già inseriti, ad un livello sotto diversi profili adeguato, in un determinato settore scientifico (poiché i parametri in questione – benché formulati in termini quantitativi – sono anche espressione di un positivo spessore della figura professionale di riferimento).

Contenuto sentenza
N. 10839/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10339/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 10339 del 2017, proposto da:
Tullio Palmerini, rappresentato e difeso dagli avvocati Beatrice Belli e Giuditta Carullo, con domicilio eletto presso lo studio dello stesso avv. Beatrice Belli in Bologna, Strada Maggiore 47;
contro
Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., Anvur - Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici sono domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Commissione Giudicatrice della Procedura per il Conseguimento dell'Abilitazione Scientifica Nazionale, non costituita in giudizio;
per l'annullamento
del provvedimento di approvazione degli atti della Commissione giudicatrice della procedura per il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale, ex art. 16 della l.240/2010, a professore di prima fascia per il settore concorsuale 06/D1 – Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e Malattie dell’apparato respiratorio;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca e dell’Anvur - Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: per la parte ricorrente, l'Avv. G. Carullo e per le Amministrazioni resistenti gli Avvocati dello Stato Federica Varrone e Giovanni Greco (solo nella chiamata preliminare);
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Il prof. Tullio Palmerini ha partecipato alla procedura nazionale di abilitazione scientifica alle funzioni di professore universitario sia per la prima che per la seconda fascia, nel settore concorsuale 06/D1 – Malattie dell’apparato cardiovascolare e malattie dell’apparato respiratorio, procedura indetta con D.D. MIUR n. 1532 del 29.7.2016.
L’esito della valutazione è stato favorevole all’interessato per la seconda fascia di docenza mentre egli ha riportato un giudizio di inidoneità alle funzioni di docente di prima fascia.
Di conseguenza egli ha impugnato gli atti in epigrafe deducendo che:
- il giudizio collegiale finale per l’abilitazione alla seconda fascia afferma testualmente che il candidato soddisfa il criterio “c” relativo alla “responsabilità di studi e ricerche scientifiche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private” (Verbale n. 1 della Commissione - doc. 4 ric. pagg. 5 e 8);
- il criterio di definizione di questo tipo di titolo è così fissato dalla Commissione con riferimento alla II fascia: “Per responsabilità si intende il Coordinamento dell’intero progetto di studio/ricerca (nazionale o internazionale), oppure il coordinamento nazionale di progetti internazionali, oppure la partecipazione al Comitato di Coordinamento (Steering Committe), il coordinamento di Unità operativa locale. Per qualificate istituzioni pubbliche o private si intendono organismi o istituzioni internazionali, od organismi o istituzioni nazionali quali ad esempio, MIUR, CNR, Ministero della Salute, Società Scientifiche e istituzioni no-profit. Verranno inoltre considerati trial clinici internazionali con i medesimi ruoli di responsabilità, anche se finanziati da organizzazioni profit.” (cfr. doc. 4 pag. 5 e 8);
- si tratta, ad avviso di parte ricorrente, di criterio identico a quello introdotto dalla stessa Commissione anche per la prima fascia (nel quale invero, osserva il Collegio, manca il riferimento al coordinamento di Unità Operativa locale);
- non si comprende allora, sostiene il ricorrente, perché mai la Commissione, nella valutazione di II fascia, abbia ritenuto soddisfatto il criterio e posseduto dal ricorrente il titolo “c” con riguardo alla responsabilità di uno “studio clinico multicentrico finanziato da organizzazione “profit” mentre, nonostante l’invarianza del criterio e l’identità del titolo proposto, l’Organo di valutazione non abbia invece ritenuto valido e computabile lo stesso titolo ai fini dell’abilitazione di prima fascia;
- in particolare, nel giudizio per la I fascia, contraddicendosi rispetto alla valutazione di seconda fascia, la Commissione ha testualmente affermato che “Il candidato NON soddisfa il criterio c, in quanto presenta unicamente un finanziamento da privati per uno studio clinico di cui non è Coordinatore”;
- quest’ultimo assunto ha avuto una incidenza decisiva sul negativo esito riportato, in quanto la valutazione delle pubblicazioni e quella dell’impatto della produzione scientifica sono state valutate come buone e, dunque, il ricorrente non ha ottenuto l’abilitazione alla I fascia soltanto in ragione dell’asserita insufficienza del numero dei titoli (diversi dalle pubblicazioni) posseduti, dal momento che ai sensi dell’art. 5, commi 1 e 2, D.M. n. 120 del 2016 “Nella valutazione dei titoli presentati dal candidato, la Commissione:
a) accerta l'impatto della produzione scientifica dei candidati, utilizzando obbligatoriamente i parametri e gli indicatori relativi al titolo di cui al numero 1 dell'allegato A;
b) accerta il possesso di almeno tre titoli tra quelli scelti dalla Commissione ai sensi del comma 2.
2. Ai fini di cui al comma 1, lettera b), la Commissione, nella seduta di insediamento sceglie, in relazione alla specificità del settore concorsuale e distintamente per la prima e per la seconda fascia, almeno sei titoli tra quelli di cui all'allegato A ai numeri da 2 a 11 e ne definisce, ove necessario, i criteri di valutazione. Allo scopo di garantire l'oggettività, la trasparenza e l'omogeneità delle procedure e dei metodi di valutazione, la delibera ha validità per l'intera durata dei lavori della Commissione, anche nel caso in cui uno o più commissari siano sostituiti…..”;
- appena conosciuto l’esito del giudizio il candidato ha presentato istanza di autotutela ai fini del riconoscimento, come titolo “c”, del ruolo da lui avuto come responsabile (= coordinatore) di uno studio clinico multicentrico finanziato da una organizzazione privata (titolo, come detto, pienamente ammesso dalla medesima Commissione ai fini della seconda fascia);
- non avendo ottenuto il riscontro atteso il prof. Tullio Palmerini ha impugnato dinnanzi a questo TAR il giudizio negativo in quanto illegittimo “in parte qua” per difetto di istruttoria, carenza dei presupposti, difetto di motivazione, contraddittorietà, errore di fatto, i quali concorrono a rendere del tutto illegittimo ed erroneo lo sfavorevole giudizio.
Si è costituito per resistere al ricorso il MIUR che ha depositato, tra gli altri documenti, una articolata memoria di controdeduzioni a firma del Presidente della Commissione giudicatrice.
Alla camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018, fissata ai sensi dell’art. 71-bis c.p.a., il Collegio ha ritenuto di poter definire la controversia con sentenza in forma semplificata e ne ha dato contestuale avviso ai difensori presenti.
Il ricorso è fondato e merita di essere accolto per le ragioni che di seguito si espongono.
Giova ribadire che il giudizio della Commissione, nettamente favorevole sotto tutti i restanti profili e criteri prefissati dalla Commissione in conformità alle previsioni di cui agli artt. 3, 4 e 5 D.M. 120 del 2016, individua nel mancato raggiungimento del numero minimo di tre titoli la causa sostanziale della mancata abilitazione, sicché il mancato riconoscimento del titolo sopra accennato (responsabilità di studio o ricerca scientifica affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private) ha avuto un ruolo decisivo, non essendo contestato il possesso degli ulteriori due titoli presentati dal candidato.
Orbene, come sottolineato e documentato da parte ricorrente (vedi memoria in vista della camera di consiglio, pag. 4 e ss.), il candidato aveva presentato in allegato alla propria domanda due documenti: 1) l'autodichiarazione ("Ho ricevuto un grant dalla ditta farmaceutica Lilly per condurre uno studio prospettico multicentrico dal titolo "Impact of GEne Polyphormisms, Platelet Reactivity and the Syntax score on 1-year clinical outcomes in patients with non ST-segment elevation acute coronary syndrome undergoing percutaneous coronary intervention: the GEPRESS study". Tale studio è stato pubblicato su JACC Intervention 2014");
2) il contratto stipulato tra il Dipartimento dell'Università di Bologna e la società Eli Lilly finalizzato “all'esecuzione dello studio prospettico multicentrico di cui sopra".
Ad ulteriore conferma dell’incarico ricevuto e del ruolo assunto dal prof. Palmerini nello studio GEPRESS, pubblicato su JACC Intervention nel 2014, la difesa di parte ricorrente ha depositato in corso di causa:
- la dichiarazione del 31.5.2018 del prof. Angelo Branzi (doc. 13 ric.) che specifica di avere assunto nel progetto soltanto il ruolo di intestatario del contratto con la committente Eli Lilly in quanto, per motivi amministrativi, il contratto è stato stipulato con il Dipartimento Cardiovascolare dell’Università di Bologna di cui il prof. Branzi è Direttore; nella medesima nota il docente conferma che lo studio è stato ideato dal ricorrente, il quale ha altresì coordinato l’attività dei vari centri coinvolti nello studio, raccolto i dati, scritto il lavoro assumendone la responsabilità scientifica;
- la dichiarazione in data 6.6.2018 (doc. 14 ric.) della dott.ssa Erica Filippi, Medical Advisor della Direzione Medica del soggetto committente Eli Lilly Italia S.p.a., la quale ha confermato la corretta esecuzione del Protocollo di studio e l’avvenuta erogazione del finanziamento; nella nota in discorso si afferma che il ricorrente è stato il coordinatore e responsabile scientifico dello studio a livello nazionale, come dimostrato dalla pubblicazione del progetto sulla rivista JACC Intervention 2014.
Ad avviso del Collegio, alla luce di tali evidenze documentali, non è revocabile in dubbio né la rilevanza nazionale dello studio, trattandosi di progetto multicentrico, né il ruolo di coordinatore e responsabile dello studio assunto dal prof. Palmerini, come poteva peraltro evincersi dalla stessa auto-certificazione, originariamente presentata dal ricorrente, nonché dall’articolo scientifico derivato dallo studio, il quale, sebbene non allegato in versione integrale e non sottoposto alla Commissione tra i lavori da sottoporre al vaglio analitico, era comunque citato dal candidato in sede di presentazione della domanda ed era agevolmente reperibile anche in versione integrale, nel caso in cui la Commissione avesse avuto dei dubbi in merito al ruolo assunto dal candidato nel progetto o alla rilevanza nazionale (e non locale) di esso.
Peraltro, senza che questo Giudice travalichi il limite del campo d’azione tecnico-discrezionale riservato all’Amministrazione, appare decisiva in termini favorevoli al ricorrente la circostanza che lo stesso, identico titolo sopra descritto è stato ritenuto dalla Commissione pienamente valido ai fini della concessone dell’abilitazione di seconda fascia.
Infine, contrariamente a quanto sostenuto dall’Amministrazione mediante le controdeduzioni della Commissione, la differenza nella formulazione del criterio definitorio relativo al titolo “C” tra prima e seconda fascia appare minima (cfr. il riferimento al coordinamento di Unità operativa locale, presente nel criterio elaborato per la II fascia ma non in quello relativo alla prima) ed è in ogni caso irrilevante rispetto agli elementi sopra evidenziati per il riconoscimento della rilevanza dello studio affidato e portato a termine e del ruolo di “Coordinatore” in esso assunto dal ricorrente.
In conclusione, sulla base di tutto quanto considerato, il ricorso deve essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento di diniego dell'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di Professore di I fascia per il settore concorsuale 06/D1 (malattie dell’apparato cardiovascolare e malattie dell’apparato respiratorio) e delle valutazioni operate dalla Commissione per l’abilitazione scientifica nazionale in questione.
Ai sensi dell’art. 34, comma 1, lettera e) del d.lgs. n. 104/2010, il Collegio ritiene che, in esecuzione della presente sentenza, la posizione dell’interessato debba essere riesaminata da parte di una Commissione in diversa composizione, entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente pronuncia, ovvero dalla sua notificazione se antecedente.
Le spese di giudizio seguono la regola della soccombenza nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e con le modalità di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla il provvedimento che ha giudicato inidoneo il ricorrente;
- ordina all’Amministrazione di rivalutare l’interessato entro 60 (sessanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza;
- condanna il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e delle Ricerca al pagamento delle spese di giudizio in favore del ricorrente che liquida complessivamente in € 1.000,00 (mille/00) oltre I.V.A. e C.P.A. e rimborso del contributo unificato già anticipato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Silvio Lomazzi, Consigliere
Claudio Vallorani, Referendario, Estensore
 Pubblicato il 09/11/2018