#3303 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 9 marzo 2018, n. 2713

Abilitazione insegnamento strumenti-Giudizio commissione esaminatrice-Discrezionalità tecnica

Data Documento: 2018-03-09
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il giudizio della commissione esaminatrice nelle valutazioni della specie, essendo essenzialmente un “giudizio qualitativo” sulle esperienze e sulla preparazione scientifica dei candidati ed attenendo all’ampia sfera della discrezionalità tecnica, risulta essere censurabile unicamente sul piano della legittimità, per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, emergente dalla stessa documentazione, tale da configurare un evidente eccesso di potere, senza con ciò entrare nel merito della valutazione della commissione. La presenza, poi, di un elevato tasso di discrezionalità, nel senso dell’ineliminabilità di una variabilità di apprezzamenti nel formulare i giudizi che richiedono conoscenze ad elevato livello di complesse discipline cognitive, esclude che si possa applicare l’intero “corpus” delle regole tipiche dei concorsi per l’assunzione nel pubblico impiego e, in genere, delle procedure valutative complesse a carattere comparativo. E’, quindi, consentito soltanto verificare l’esistenza di un coerente sviluppo fra le fasi procedurali del concorso, nel senso che la scelta finale della commissione non appaia in contraddizione con gli elementi emergenti dalle varie fasi in cui si è articolato il procedimento selettivo; di tal che la valutazione della commissione giudicatrice, in quanto inerente ad un “giudizio qualitativo” sulle esperienze e sulla preparazione scientifica dei candidati, può essere dichiarata illegittima solo ove si riscontrino macroscopiche carenze nella motivazione o nei prestabiliti criteri di valutazione ovvero nei contenuti di ragionevolezza e proporzionalità della decisione. 

Contenuto sentenza
N. 02713/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00773/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 773 del 2018, proposto da:
Alessandra Sciurba, rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni Scala, Carlo Petta, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Palermo, via Principe di Paternò, N. 67;
contro
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Commissione Per L'Abilitazione Scientifica Nazionale - Settore Concorsuale 12/H3 non costituiti in giudizio;
Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura dello Stato, presso la sede della quale è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti di
Daniele Anselmo, Gianluigi Fioriglio non costituiti in giudizio;
per l'annullamento
previa concessione di misure cautelari
- del giudizio collegiale e dei giudizi individuali di non idoneità espressi dalla Commissione nazionale per il conferimento dell'Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia nel settore concorsuale 12/H3 - Filosofia del diritto, adottati in data 13 novembre 2017 e pubblicati il 14 novembre 2017;
- per quanto di ragione, del verbale della predetta Commissione del 13 novembre 2017, pubblicato il 14 novembre 2017,
- per quanto di ragione, del verbale della predetta Commissione del 13 novembre 2017, con cui è stata approvata la relazione riassuntiva dei lavori della Commissione, relativa alla valutazione degli aspiranti al conseguimento dell'abilitazione per la prima e la seconda fascia, pubblicato il 14 novembre 2017,
nonché di ogni altro atto presupposto, preparatorio, collegato o altrimenti connesso e/o consequenziale, ancorché non conosciuto.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 marzo 2018 il Cons. Daniele Dongiovanni e uditi per la parte ricorrente l'Avv. G. Scala e per le Amministrazioni resistenti l'Avvocato dello Stato Valentina Fico;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
 Considerato che il ricorso non risulta fondato posto che i giudizi elaborati dalla commissione, seppure a maggioranza dei tre/quinti, non sono espressione di manifesta irragionevolezza;
che, invero, rispetto alla precedente tornata, con DM n. 120/2016, è stato previsto che, per ottenere l’abilitazione nazionale, è necessario risultare in possesso dei tre “pilastri” previsti dalla norma da ultimo citata ovvero il superamento delle mediane, il possesso di almeno tre titoli tra quelli scelti dalla commissione nonché la qualità elevata delle pubblicazioni (cfr all’art. 6 del decreto citato);
che, nel caso di specie, la candidata, pur in possesso dei primi due pilastri (tre mediane e 7 titoli sui dieci scelti dalla commissione), non risulta aver raggiunto il terzo di essi, riguardante la qualità elevata delle pubblicazioni;
che, pur a fronte di tali risultanze, il giudizio di non idoneità si rivela comunque sorretto da adeguata ed analitica motivazione con riferimento alla qualità non elevata delle pubblicazioni presentate dall’interessata che, invero, non sono risultate tali da far ritenere raggiunta la maturità scientifica necessaria per rivestire il ruolo di professore di seconda fascia;
che, a tal fine, i giudizi individuali, pur con valutazioni finali differenti, risultano molto analitici nel valutare le pubblicazioni della candidata, ed anche il giudizio collegiale costituisce una sintesi coerente dei giudizi non unanimi espressi dai singoli commissari;
che, invero, alla luce di quanto emerge dai giudizi individuali e collegiali, ogni diversa valutazione dal parte del giudice si rivelerebbe un’indebita ingerenza nelle competenze (tecniche) della commissione, aventi l’effetto di provocare una vera e propria sostituzione nelle prerogative dell’organo collegiale e quindi un sindacato di merito, non consentito nel sistema vigente;
che, per giurisprudenza costante, il giudice amministrativo ha invero il potere di sindacare in sede di legittimità le valutazioni espresse dalle commissioni giudicatrici in sede di concorso o di esame, solo laddove le stesse risultino ictu oculi affette da eccesso di potere per illogicità o irrazionalità, ovvero per travisamento dei fatti, posto che l'esame rimesso al giudice attiene alla coerenza logica del giudizio espresso dalla commissione esaminatrice, sotto il profilo della relativa logicità/ragionevolezza, non potendo il medesimo giudice sostituire alla valutazione già espressa una propria, differente valutazione (evidentemente frutto di diversi parametri di giudizio, che si tradurrebbero in una non consentita espressione di sindacato nel merito dell'attività amministrativa: in tal senso, Cons. Stato, sez. IV, 2 novembre 2012, n. 5581);
che altresì il giudizio della commissione esaminatrice nelle valutazioni della specie, essendo essenzialmente un "giudizio qualitativo" sulle esperienze e sulla preparazione scientifica dei candidati ed attenendo all'ampia sfera della discrezionalità tecnica, risulta essere censurabile unicamente sul piano della legittimità, per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, emergente dalla stessa documentazione, tale da configurare un evidente eccesso di potere, senza con ciò entrare nel merito della valutazione della commissione. La presenza, poi, di un elevato tasso di discrezionalità, nel senso dell'ineliminabilità di una variabilità di apprezzamenti nel formulare i giudizi che richiedono conoscenze ad elevato livello di complesse discipline cognitive, esclude che si possa applicare l'intero "corpus" delle regole tipiche dei concorsi per l'assunzione nel pubblico impiego e, in genere, delle procedure valutative complesse a carattere comparativo. E', quindi, consentito soltanto verificare l'esistenza di un coerente sviluppo fra le fasi procedurali del concorso, nel senso che la scelta finale della commissione non appaia in contraddizione con gli elementi emergenti dalle varie fasi in cui si è articolato il procedimento selettivo; di tal che la valutazione della commissione giudicatrice, in quanto inerente ad un "giudizio qualitativo" sulle esperienze e sulla preparazione scientifica dei candidati, può essere dichiarata illegittima solo ove si riscontrino macroscopiche carenze nella motivazione o nei prestabiliti criteri di valutazione ovvero nei contenuti di ragionevolezza e proporzionalità della decisione” (ex plurimis: Cons. Stato, sez. VI, n.5608/2006);
che pertanto – non emergendo nella fattispecie alcuna delle circostanze sopra indicate, quali possibili vizi di legittimità dell’apprezzamento discrezionale dell’Amministrazione - il ricorso va respinto mentre le spese del giudizio possono essere compensate tra le parti, in ragione dell’assoluta peculiarità della vicenda.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Daniele Dongiovanni, Consigliere, Estensore
Silvio Lomazzi, Consigliere
 Pubblicato il 09/03/2018