#2499 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 9 marzo 2016, n. 3046

Abilitazione scientifica nazionale-Commissione esaminatrice-Giudizio di merito-Obbligo di motivazione

Data Documento: 2016-03-09
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Ai fini del conseguimento dell’abilitazione, rispetto al superamento delle mediane-dato rilevante ma non decisivo-, risulta preminente il giudizio di merito della commissione sulla maturità scientifica dei candidati, ex art. 5 del d.m. 7 giugno 2012, n. 76.

Contenuto sentenza
N. 03046/2016 REG.PROV.COLL.
N. 02765/2014 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Ex art.60 c.p.a.;
sul ricorso numero di registro generale 2765 del 2014, proposto da: Philip Laroma Jezzi, rappresentato e difeso dagli avv.ti Aristide Police, Piero Narese, Ugo Franceschetti, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Clifford Chance in Roma, Via di Villa Sacchetti, 11; 
contro
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, ANVUR - Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, Commissione di valutazione, rappresentati e difesi secondo legge dall'Avvocatura dello Stato, con domicilio eletto in Roma, Via dei Portoghesi, 12; 
nei confronti di
Antonio Guidara, Rossella Miceli; 
per l'annullamento,
previa sospensione dell’efficacia,
del giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario di II fascia, settore concorsuale 12/D2 “diritto tributario”, tornata 2012, unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenti.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, dell’ANVUR, della Commissione di valutazione;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 2 dicembre 2015 il dott. Silvio Lomazzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art.60 c.p.a.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
Il Sig. Philip Laroma Jezzi, Ricercatore di diritto tributario presso l’Università degli Studi di Firenze, impugnava il giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario di II fascia, settore concorsuale 12/D2 “diritto tributario”, tornata 2012, unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenti, deducendo la violazione dell’art.97 Cost., degli artt.1, 16 della Legge n.240 del 2010, degli artt.3, 4, 5, 6, 8 del D.M. n.76 del 2012, dell’art.4 del D.D. n.222 del 2012 nonché l’eccesso di potere per difetto di presupposti, di istruttoria e di motivazione, irragionevolezza, illogicità, perplessità, ingiustizia manifesta, disparità di trattamento, travisamento dei fatti e dei presupposti.
Il ricorrente in particolare ha fatto presente che era mancata la ponderazione dei criteri e parametri nonché la specificazione dei criteri, generici; che non era stato tenuto in debito conto il superamento di tre “mediane” su tre; che era già stata conseguita una valutazione positiva per un concorso a cattedra per la II fascia nel 2008; che erano contestabili nel merito i giudizi negativi resi; che era mancata la valutazione completa di titoli e pubblicazioni; che vi era stata disparità di trattamento con altri candidati; che in ogni caso le premesse dei tre giudizi negativi contenevano significativi elementi di positività; che vi erano state delle irregolarità procedimentali nelle operazioni di sorteggio dei commissari e carenze similari nelle modalità di intervento degli stessi ai lavori della Commissione di valutazione; che i tempi di esame delle singole posizioni degli abilitandi erano risultati eccessivamente ristretti; che dalla documentazione amministrativa non emergeva la conoscenza della lingua italiana da parte del membro OCSE.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’ANVUR e la Commissione di valutazione si costituivano in giudizio per la reiezione del gravame, illustrandone con successiva memoria l’infondatezza nel merito.
Nella camera di consiglio del 2 dicembre 2015, fissata per l’esame dell’istanza cautelare, questo Tribunale, accertata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, ricorrendone i presupposti ex art.60 c.p.a., sentite sul punto le parti costituite, ha trattenuto la causa per la decisione nel merito.
Il ricorso è fondato e va pertanto accolto, con conseguente annullamento del giudizio impugnato, per le ragioni di seguito esposte.
Invero va precisato in primo luogo che ai fini del conseguimento dell’abilitazione, rispetto al superamento delle mediane - dato rilevante ma non decisivo -, essendo gli indici correlati alle stesse a carattere quantitativo (cfr. all.A, B al D.M. n.76 del 2012), risulta preminente il giudizio di merito della Commissione sulla maturità scientifica raggiunta dai candidati, ex art.5 del D.M. n.76 del 2012 (cfr., tra le altre, TAR Lazio, III, n.11500 del 2014); che inoltre, quanto ai tempi di verifica della documentazione presentata dagli abilitandi, gli stessi non possono risultare decisivi al fine di riscontrare la correttezza o meno della procedura di valutazione, dal momento che non è normativamente predeterminato un limite di tempo per il compimento della suddetta fase e che non è dato comunque sapere quanto di quel tempo è stato dedicato ad ogni specifico aspirante all’abilitazione (cfr. TAR Lazio, III, n.9403 e n.11500 del 2014); in relazione all’asserita disparità di trattamento operata dalla Commissione medesima altresì che la stessa non è configurabile, trattandosi in ogni caso di procedura abilitativa e non concorsuale, dunque con numero di posti non limitato nè predefinito, quindi senza confronto concorrenziale tra un candidato e l’altro (cfr. ancora TAR Lazio, III, n.11500 del 2014); che in ultimo non risulta prodotto nemmeno un principio di prova sull’asserita mancanza di conoscenza della lingua italiana da parte del membro OCSE.
Nondimeno è necessario in ogni caso evidenziare che il giudizio impugnato risulta viziato per carenza di motivazione sotto i profili dedotti (cfr. all.35 al ricorso); che nello specifico due commissari (Fransoni, Giovannini) concludevano per l’idoneità; che un altro commissario (Colli Vignarelli) riteneva comunque la produzione scientifica del candidato in prevalenza di livello qualitativo “accettabile”, ex all.D del D.M. n.76 del 2012, valutandola dunque positivamente (cfr., tra le altre, TAR Lazio, III, n.10549 del 2014 e n.2418 del 2015); che i restanti commissari (Alvarez Martinez, Basilavecchia) reputavano in ultimo la stessa produzione scientifica continua, coerente col settore concorsuale in argomento, con pubblicazioni di rilevo nazionale e internazionale, apporto individuale ben identificato e varietà di interessi e di aspetti trattati.
Ora, sulla base delle predette risultanze, il Collegio, aderendo peraltro ad un indirizzo ormai consolidato della Sezione (per tutte, TAR Lazio, sez. Terza, nn. 10418/2014, 10911/2014 e 8049/2014), ritiene che, a fronte del superamento delle tre mediane di riferimento da parte del ricorrente, non si evincono dalla motivazione resa dalla commissione le specifiche ragioni che hanno condotto l’organo a ritenere che l’istante non abbia raggiunto la necessaria maturità scientifica per svolgere le funzioni di professore di seconda fascia.
Ed invero, sebbene il Giudice amministrativo abbia il potere di sindacare in sede di legittimità le valutazioni espresse dalle commissioni giudicatrici in sede di concorso o di esame, solo laddove le stesse risultino ictu oculi affette da eccesso di potere per illogicità o irrazionalità (cfr Cons. Stato Sez. IV, 2 novembre 2012, n. 5581), nel caso di specie va segnalato che il profilo del candidato presenta elementi in prevalenza positivi, come emerge dai giudizi dei singoli membri della commissione e dal giudizio collegiale reso dall’organo nel suo insieme, non collimanti con l’esito negativo contestato.
Ne discende inoltre che il contrasto tra i giudizi individuali di idoneità e quelli non favorevoli in seno alla commissione non è stato risolto attraverso un adeguato grado di sintesi nel giudizio finale complessivo di non idoneità.
Ciò detto, in esecuzione della presente sentenza, l’Amministrazione, ai sensi dell’art. 34, comma 1, lett. e), del codice del processo amministrativo (CPA), dovrà quindi procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente commissione, entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla notifica o comunicazione della presente sentenza.
Restano assorbite per difetto di rilevanza e per ragioni di economia processuale (cfr, sul punto, Cons. Stato, Ad. Pl., n. 5/2015) le rimanenti censure.
Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Definitivamente pronunciando, accoglie nei sensi di cui in motivazione il ricorso n.2765/2014 indicato in epigrafe e per l’effetto annulla l’atto impugnato.
Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento, in favore della parte ricorrente delle spese di giudizio, che liquida in €1.000,00 (Mille/00) oltre a IVA e CPA come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 2 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati:
Daniele Dongiovanni, Presidente FF
Silvio Lomazzi, Consigliere, Estensore
Claudio Vallorani, Referendario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 09/03/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)