#3080 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 8 febbraio 2018, n. 1516

Accesso ai corsi a numero chiuso-Scorrimento graduatoria-Non inserimento in graduatoria per mancata sottoscrizione scheda anagrafica

Data Documento: 2018-02-08
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Come si desume dal punto 9, lett. g), dell’All.1, del d.m. 30 giugno 2016, n. 546, la finalità della sottoscrizione della scheda è quella di porre l’attenzione del candidato sia sulla veridicità dei dati personali (trascritti comunque di pugno nella scheda medesima) sia sull’avvenuta verifica della corrispondenza delle etichette adesive contenenti i codici identificativi apposti sulla documentazione consegnatagli, al fine di evitare future contestazioni alla commissione relativamente ad errori nell’abbinamento tra modulo delle risposte e scheda anagrafica. Ne deriva, quindi, che alla mancata sottoscrizione della scheda anagrafica può attribuirsi rilevanza sostanziale esclusivamente nel caso in cui vi sia contestazione sui dati ivi contenuti (comunque apposti di pugno dal candidato) o, in ultimo, sulla corrispondenza delle etichette contenenti il codice di abbinamento alle quali soltanto il d.m. succitato attribuisce il ruolo di attribuire la paternità del modulo risposte al soggetto i cui dati identificativi sono indicati nella scheda anagrafica.

Contenuto sentenza
N. 01516/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10999/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 10999 del 2016, proposto da: 
Marco Alabiso, Alberani Giulia, Andreangeli Jacopo, Bader Ayt Alla, Baffioni Agnese, Baldo Francesca, Belotti Evelyn Gisell, Berberi Eni, Biondi Giulia, Botalla Battistina Valentina, Cadeddu Morgana, Caldarella Michelangela, Caliendo Daniele, Callegari Marco, Castelletti Gloria, Castorina Simone, Cocco Marco, Codato Sara, Coli Milena, Corsi Elisa, Crispino Elia, De Mauro Claudia Rita, Di Curzio Carlotta, Donghi Eleonora, Errante Leonarda, Falchi Rossella, Fanzini Elisa, Ferrari Simona, Franco Francesca, Frau Andrea, Fumagalli Maria, Gabrielli Rebecca, Gelo Signorino Gaia, Gualtieri Vittorio, Lamanna Marianna, Latini Alessandro, Lesignoli Matteo, Manni Teresa Maria, Mashhadi Hosseini Sara, Mauri Marco, Ottaviano Caterina, Puce Aurora, Sammarco Angela, Saracutu Ovidiu Ionut, Scimeca Chiara, Serretti Tommaso, Vegliante Andrea, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia, Umberto Cantelli, con domicilio eletto presso lo studio Legale Bonetti & Partners in Roma, via San Tommaso D'Aquino, 47; 
contro
- Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Università degli Studi di Bologna, Università degli Studi di Torino, Università Politecnica delle Marche, Università degli Studi di Milano Bicocca, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli Studi di Cagliari, Università degli Studi di Genova, Università degli Studi di Parma, Università degli Studi di Pavia, Università di Sassari, Università degli Studi di Siena, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Napoli Federico Ii, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Università degli Studi di Palermo, Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la sede della quale sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
- Università degli Studi di Padova, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Sabrina Visentin, Marika Sala, Roberto Toniolo, domiciliato ex art. 25 CPA presso la Segreteria del Tar Lazio in Roma, via Flaminia 189; 
- CINECA, non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
previa sospensione dell’esecuzione:
- del provvedimento con cui è stata annullata la prova di ammissione ai corsi di laurea in medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria per assenza della sottoscrizione della dichiarazione di veridicità dei dati anagrafici e della corrispondenza dei codici etichetta in calce alla scheda anagrafica, a.a. 2016/2017;
- del D.M. n. 546 del 30 giugno 2016 nella parte in cui prevede l’esclusione dalla prova per assenza della sottoscrizione della dichiarazione di veridicità dei dati anagrafici (all. 1 punto 9, comma 4);
- dei relativi bandi dei singoli Atenei che hanno recepito la predetta clausola escludente;
- di tutti gli atti connessi.
 Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e di Università degli Studi di Roma La Sapienza e di Università degli Studi di Bologna e di Università degli Studi di Torino e di Università Politecnica delle Marche e di Università degli Studi di Milano Bicocca e di Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e di Università degli Studi di Cagliari e di Università degli Studi di Genova e di Università degli Studi di Parma e di Università degli Studi di Pavia e di Università di Sassari e di Università degli Studi di Siena e di Università degli Studi di Catania e di Università degli Studi di Napoli Federico Ii e di Università degli Studi di Milano e di Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro e di Università degli Studi di Palermo e di Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e di Università degli Studi di Roma Tor Vergata e di Università degli Studi di Padova;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 gennaio 2018 il Cons. Daniele Dongiovanni e uditi, ai preliminari, i difensori delle parti, come da verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 FATTO e DIRITTO
1. I ricorrenti hanno sostenuto la prova di ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2016/2017; tutti gli istanti, tuttavia, non sono stati inseriti nella graduatoria di merito in quanto non hanno sottoscritto la scheda anagrafica.
Al riguardo, hanno proposto impugnativa, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, deducendo vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto svariati profili.
In particolare, parte ricorrente deduce che la previsione contenuta nel D.M. 546/2016, nella parte in cui prevede, quale causa di esclusione, la mancata sottoscrizione della scheda anagrafica, è illogica in quanto l’abbinamento tra il modulo risposte e la scheda è assicurata dal doppio codice a barre, applicato su entrambi i fogli.
Al riguardo, sempre parte ricorrente ricorda che, già nella precedente tornata, una tale “sanzione” è stata ritenuta illegittima dalla giurisprudenza che si è espressa sul punto, con argomenti che sono replicabili anche in questa sede; in particolare, ritiene che la mancata sottoscrizione deve essere ritenuta una mera irregolarità di carattere formale che non può determinare l’esclusione dalla procedura selettiva senza che possa affermarsi che ciò non consenta la corretta identificazione del candidato in quanto non è tale adempimento che garantisce tale esigenza.
Si sono costituiti in giudizio il Ministero resistente e gli Atenei indicati in epigrafe, per resistere al ricorso; in particolare, l’Università degli Studi di Padova ha chiesto l’estromissione dal giudizio, per mancanza di legittimazione passiva, essendosi limitata a recepire nel bando di Ateneo una previsione ministeriale.
Con ordinanza n. 7095/2016, è stata accolta la domanda cautelare, ai fini dell’inserimento degli interessati nella graduatoria di merito, in base al punteggio riportato nella prova di ammissione.
Con successiva ordinanza cautelare n. 8126/2017, è stata poi ordinata l’integrazione del contraddittorio, per pubblici proclami, adempiuta nei termini ivi indicati.
In prossimità della trattazione del merito, parte ricorrente ha chiesto la declaratoria di improcedibilità del ricorso, con conseguente consolidamento degli effetti dell’ammissione in via cautelare e stabilizzazione delle posizioni giuridiche scaturite a seguito dell’accoglimento della relativa istanza, invocando l’art. 4, comma 2 bis del decreto legge 30 giugno 2005, n. 115, introdotto dalla legge di conversione 14 agosto 2005, n. 168, secondo cui “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per cui concorrono i candidati, in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela”.
A sua volta, il Ministero resistente, nel differenziare le posizioni dei singoli ricorrenti, con memorie depositate in data 25 maggio e 27 settembre 2017:
- ha aderito alla richiesta di consolidamento degli effetti dell’ammissione in via cautelare (con conseguente declaratoria di improcedibilità oppure di cessazione della materia del contendere), in ragione dell’avvenuta immatricolazione presso i vari Atenei, dei ricorrenti Alabiso, Andreangeli, Bader Ayt, Baffioni, Baldo, Belotti, Biondi, Botalla, Cadeddu, Caldarella, Caliendo, Callegari, Cocco, Codato, Coli, Corsi, De Mauro, Di Curzio, Falchi, Fanzini, Franco, Frau, Gualtieri, Lesignoli, Manni, Mauri, Ottaviano, Sammarco, Saracutu, Scimeca;
- ha chiesto la declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse per quei ricorrenti che non hanno effettuato l’immatricolazione o confermato l’interesse nei termini previsti dal bando ovvero Alberani, Berberi, Castelletti, Castorina, Donghi, Ferrari, Fumagalli, Gabrielli, Gelo, Lamanna, Mashhadi, Puce e Serretti;
- ha chiesto, altresì, la declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse, essendo terminati i posti disponibili presso gli Atenei prescelti per quanto riguarda i ricorrenti Crispino, Errante, Latini e Vegliante.
Alla pubblica udienza del 24 gennaio 2018, la causa è stata trattenuta in decisione.
2. Anzitutto, il Collegio, aderendo anche a recenti decisioni della Sezione (cfr TAR Lazio, sez. III, 15 gennaio 2018, nn. 448 e 451), ritiene di non poter accogliere l’istanza di estromissione dell’Università di Padova, essendo una delle sedi in cui si sono svolte le prove di esame contestate nell’ambito della quale si svolgono funzioni non irrilevanti per la regolarità della procedura di cui trattasi, seppure in via di mera attuazione di disposizioni ministeriali in tema di sorveglianza e controllo nello svolgimento delle prove stesse, predisposizione dei plichi sigillati contenenti i moduli delle risposte e conservazione del materiale non trasmesso al CINECA (schede anagrafiche, fogli contenenti i quesiti e foglio di controllo del plico, con successiva ricomposizione e conservazione dello stesso per cinque anni); ulteriore elemento che non consente di accogliere l’istanza di estromissione è poi ricavabile dal fatto che, tra gli atti impugnati, figura anche il bando di concorso adottato dalla medesima Università.
3. Ciò premesso, la questione relativa alla mancata sottoscrizione della scheda anagrafica è già stata affrontata dalla Sezione nella sentenza 2 novembre 2017, n. 10992, e, ancora più di recente, con le citate decisioni 15 gennaio 2018, n. 448 e 451.
2.1 Con le sentenze da ultimo citate (nn. 448 e 451 del 2018), infatti, è stato altresì esaminato il profilo relativo alla richiesta declaratoria di cessazione della materia del contendere, avanzata da parte ricorrente in ragione del fatto che gli istanti (recte: alcuni di loro, come indicato nei punti precedenti), in esecuzione dell’ordinanza cautelare di accoglimento, sono stati immatricolati nel corso di laurea prescelto, ciò in applicazione dell’art. 4, comma 2 bis del d.l. 30 giugno 2005, n. 115.
Nell’escludere che, in un’ipotesi della specie, possa trovare applicazione, anche solo in via analogica, la norma da ultimo citata, il Collegio ritiene di potersi limitare, in questa sede, a richiamare integralmente, ai sensi dell’art. 74 del CPA, gli argomenti spesi, al riguardo, nelle citate sentenze della Sezione nn. 448/2018 e 451/2018 che hanno portato al rigetto della richiesta di dichiarare la cessazione della materia del contendere ovvero l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
2.2 Ciò premesso in punto di rito, può (recte: deve) ora essere esaminato il merito delle censure proposte con il ricorso in esame.
Anche in questo caso, il Collegio non ha motivi per discostarsi da quanto già esposto nelle sentenze citate (TAR Lazio, sez. III, n. 10992/2017 e nn. 448/2018 e 451/2018) che hanno ritenuto fondate le censure proposte avverso la decisione di escludere dalla selezione coloro che avevano omesso di sottoscrivere la scheda anagrafica.
Al riguardo, si è avuto modo di precisare, in particolare, che, come si desume dal punto 9, lett. g) dell’All.1 del D.M. 546/2016, la finalità della sottoscrizione della scheda è quella di porre l’attenzione del candidato sia sulla veridicità dei dati personali (trascritti comunque di pugno nella scheda medesima) sia sull’avvenuta verifica della corrispondenza delle etichette adesive contenenti i codici identificativi apposti sulla documentazione consegnatagli, al fine di evitare future contestazioni alla Commissione relativamente ad errori nell’abbinamento tra modulo delle risposte e scheda anagrafica.
Ne deriva, quindi, che alla mancata sottoscrizione della scheda anagrafica potrebbe attribuirsi rilevanza sostanziale esclusivamente nel caso in cui vi fosse contestazione sui dati ivi contenuti (comunque apposti di pugno dal candidato) o, in ultimo, sulla corrispondenza delle etichette contenenti il codice di abbinamento alle quali soltanto il D.M. n. 546/2016 attribuisce il ruolo di attribuire la paternità del modulo risposte al soggetto i cui dati identificativi sono indicati nella scheda anagrafica.
Ed invero, se in linea teorica una scheda anagrafica contenente i dati del candidato, ove non sottoscritta, potrebbe essere “sostituita” ex post, ciò in concreto è impedito dal fatto che ogni modulo risposte è abbinato alla sua scheda anagrafica sulla base di una etichetta contenente un codice perfettamente coincidente, il che vale a dimostrare che quel determinato modulo risposte è stato compilato proprio dalla persona i cui dati sono trascritti nella scheda (pur se non sottoscritti).
Nel caso in esame, pertanto - in cui non vi è alcuna contestazione né sui dati identificativi della candidata, né sulla coincidenza delle etichette adesive apposte sul modulo risposte e sulla scheda anagrafica - la mancata sottoscrizione dei dati contenuti nella scheda anagrafica, pur obbligatoriamente previsto a carico del candidato per le finalità già evidenziate, costituisce un mero rilievo di irregolarità formale.
Del resto, non può infine non rilevarsi che, da parte dell’Amministrazione, non sono state fornite convincenti rappresentazioni dei modi, attraverso cui la mera, omessa sottoscrizione della scheda potesse concorrere a supposte manipolazioni dei moduli, soggetti a correzione automatica tramite lettore ottico, in una sede diversa da quella in cui sono rimaste custodite le schede anagrafiche.
3. In conclusione, poiché la omessa sottoscrizione della scheda anagrafica per le ragioni esposte costituisce una mera irregolarità formale e che, pertanto, la sanzione escludente prevista nella predetta clausola del decreto ministeriale n. 546/2016 si rivela irragionevole, il ricorso, con riferimento ai ricorrenti che si sono immatricolati a seguito dell’adozione dell’ordinanza cautelare n. 7095/2016, deve essere accolto, previo assorbimento delle ulteriori censure, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati (ovvero il punto 9 comma 4 dell’all. 1 del D.M. n. 546 del 30 giugno 2016, i decreti rettorali che ne hanno recepito il contenuto e la graduatoria finale nella parte in cui i ricorrenti non sono stati inseriti nella graduatoria nazionale di merito nominativa relativa ai corsi di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia per l'anno accademico 2016/2017) e consolidamento degli effetti derivanti dall’esecuzione dell’ordinanza cautelare che hanno disposto l’inserimento in graduatoria dei predetti istanti e l’ammissione al corso di laurea magistrale in Medicina, Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria, ciò ai sensi dell’art. 34, comma 1, lett. e) del CPA.
3.1 Ciò vale anche con riferimento ai ricorrenti Crispino, Errante, Latini e Vegliante, seppure limitatamente al solo inserimento in graduatoria nella posizione che a loro spettava in ragione del punteggio conseguito in sede di esame, non potendo essere accolta la richiesta del Ministero resistente di dichiarare l’inammissibilità per carenza di interesse in ragione del fatto che sarebbero terminati i posti disponibili presso gli Atenei prescelti.
Ed invero, come peraltro riconosciuto dallo stesso Dicastero, per questi candidati non è del tutto preclusa la possibilità di ottenere il bene della vita laddove i candidati che li precedono in graduatoria dovessero rinunciare al loro diritto all’immatricolazione; è sufficiente una tale eventualità per far ritenere sussistente l’interesse di quei ricorrenti all’odierna impugnativa.
3.2 Va, invece, accolta la richiesta del Ministero resistente di dichiarare l’inammissibilità (recte: l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse) per quei ricorrenti (Alberani, Berberi, Castelletti, Castorina, Donghi, Ferrari, Fumagalli, Gabrielli, Gelo, Lamanna, Mashhadi, Puce e Serretti) che non hanno effettuato l’immatricolazione o confermato l’interesse nei termini previsti dal bando; in questo caso, gli istanti, nonostante avessero titolo ad essere quantomeno inseriti in graduatoria in ragione dell’adozione dell’ordinanza cautelare n. 7096/2017, successivamente non hanno – come detto - effettuato l’immatricolazione o confermato l’interesse nei termini previsti dal bando, con ciò decadendo per propria scelta dal beneficio accordato dalla predetta pronuncia. Al riguardo, gli interessati non hanno dedotto alcunché né hanno impugnato la previsione del bando che prevede l’onere di confermare l’interesse all’immatricolazione, il che impone al Collegio di dichiarare nei loro confronti l’improcedibilità del gravame.
4. Le spese del giudizio possono, invece, essere compensate, in ragione della peculiarità della vicenda e dell’esito del contenzioso.
 P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, così dispone:
- lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati nei sensi di cui in motivazione con riferimento ai ricorrenti Alabiso, Andreangeli, Bader Ayt, Baffioni, Baldo, Belotti, Biondi, Botalla, Cadeddu, Caldarella, Caliendo, Callegari, Cocco, Codato, Coli, Corsi, De Mauro, Di Curzio, Falchi, Fanzini, Franco, Frau, Gualtieri, Lesignoli, Manni, Mauri, Ottaviano, Sammarco, Saracutu, Scimeca, Crispino, Errante, Latini e Vegliante;
- lo dichiara improcedibile con riferimento ai ricorrenti Alberani, Berberi, Castelletti, Castorina, Donghi, Ferrari, Fumagalli, Gabrielli, Gelo, Lamanna, Mashhadi, Puce e Serretti.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Daniele Dongiovanni, Presidente, Estensore
Vincenzo Blanda, Consigliere
Achille Sinatra, Consigliere 
Pubblicato il 08/02/2018