#3242 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 5 marzo 2018, n. 2448

Accesso ai corsi di laurea a numero chiuso-Violazione principio anonimato

Data Documento: 2018-03-05
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In ossequio al noto principio, a carattere generale, di strumentalità delle forme (di cui sono espressione anche gli articoli 21 octies e 21 nonies della  legge  7 agosto 1990, n. 241) secondo cui – oltre doversi evitare inutili aggravi procedurali – l’invalidità di un atto può essere riconosciuta solo quando gli adempimenti formali omessi non ammettano equipollenti, per il raggiungimento dello scopo perseguito (cfr. in tal senso Cons. Stato, Sez. V, 28 gennaio 2005, n. 187; Id., 5 luglio 2005, n. 3716 e 23 marzo 2004, n. 1542; Cons. Stato, Sez. VI, 23 marzo 2009, n. 1168; TAR Lazio, Roma, Sez. I, 31 dicembre 2005, n. 15180).

In tale contesto, l’omessa sottoscrizione della scheda anagrafica deve ascriversi a mera irregolarità sanabile; di conseguenza, la previsione del decreto ministeriale, recepita nel bando di di ateneo, secondo cui l’adempimento formale di cui trattasi avrebbe dovuto essere considerata causa di annullamento della prova, appare contrastante con i ricordati principi del giusto procedimento (come legislativamente disciplinato) e deve essere annullata, con conseguente, riconoscimento del giusto titolo della ricorrente all’inserimento in graduatoria in base alla votazione riportata e con gli ulteriori effetti di consolidamento, riferibili all’avvenuta immatricolazione (vedi, in termini, TAR Lazio,Sez. III, 2 novembre 2017, n. 10922; Id., 27 dicembre 2017, n. 12650; 29 gennaio 2018, n. 1034).

Contenuto sentenza
N. 02448/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10770/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 10770 del 2016, proposto da: 
Andrea Vitali, rappresentato e difeso dagli avvocati Massimiliano Mangano e Maria Beatrice Miceli, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Massimiliano Mangano in Roma, via Antonio Stoppani, n. 1; 
contro
Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., Universita' degli Studi di Palermo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
Consorzio Interuniversitario del Calcolo Automatico Cineca, non costituito in giudizio; 
nei confronti di
Chiara Scianna, non costituita in giudizio; 
per l'annullamento
del provvedimento con cui è stata annullata la prova di ammissione del ricorrente ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia e in odontoiatria e protesi dentaria per l'a.a. 2016/2017
 Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca e di Universita' degli Studi di Palermo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 febbraio 2018 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: l'Avv. S. Delia, in sostituzione dell’Avv. M.B. Miceli, l'Avvocato dello Stato O. Biagini e l'Avv. F. Paoletti;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 FATTO e DIRITTO
Con il ricorso in epigrafe il sig. Andrea Vitali ha impugnato, deducendone l’illegittimità sotto vari profili, il provvedimento con cui è stata annullata la sua prova di ammissione ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria, per l’anno accademico 2016/2017, prova da lui svolta presso l’Ateneo di Palermo il giorno 6.9.2016, nella quale ha conseguito il punteggio di 65,50, che gli avrebbe consentito di essere inserito in posizione utile nella graduatoria nazionale, se la sua prova non fosse stata annullata.
L’annullamento della prova e la conseguente esclusione dalla graduatoria veniva motivata dal MIUR sul presupposto che la scheda anagrafica, seppure riportante i dati identificativi del candidato (il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita), risultava tuttavia priva della sottoscrizione attestante la veridicità delle informazioni fornite.
L’Amministrazione e l’Università degli studi di Palermo si sono costituite con comparsa formale. Successivamente il MIUR ha depositato una relazione di aggiornamento della competente Direzione ministeriale avente ad oggetto le immatricolazioni nelle more intervenute a seguito delle ordinanze di ammissione con riserva emesse da questo Tribunale, tra le quali anche quella riguardante l’odierno ricorrente (vedi deposito del 25.5.2017).
Con ordinanza cautelare della Sezione n. 6883 del 4.11.2016 il ricorrente è stata ammesso con riserva al corso di laurea.
E’ stata disposta l’integrazione del contraddittorio con successiva ordinanza di questa Sezione n. 8640 del 18 luglio 2017, a seguito della quale si è costituta in giudizio la controinteressata sig.ra Maria Carmelina Scalzo, deducendo che l’accoglimento del ricorso potrebbe al più determinare l’iscrizione del ricorrente al corso di laurea in soprannumero, senza alcun effetto sulla posizione degli altri candidati utilmente collocati in graduatoria; in ogni caso la medesima ha dedotto l’infondatezza del ricorso nel merito.
In vista dell’udienza di merito la difesa della ricorrente ha attestato l’avvenuta rituale integrazione del contraddittorio e, su tale base, la causa è stata trattenuta in decisione.
Il ricorso merita accoglimento, in considerazione della fondatezza della censura con cui si deduce che la mancata sottoscrizione della scheda anagrafica non costituisce causa di esclusione dal corso di laurea, secondo quanto previsto dal bando di partecipazione.
Se la previsione del bando di concorso, di cui al decreto ministeriale n. 546/2016, relativa alla esclusione dalla selezione del candidato nell’ipotesi di erronea sottoscrizione del modulo risposte, trova una comprensibile giustificazione nel fatto che tale circostanza potrebbe compromettere l'anonimato della prova, giustificando quindi l’esclusione dal concorso del candidato; altrettanto, tuttavia, non può essere sostenuto per la diversa fattispecie della mancata sottoscrizione dei dati contenuti nella scheda anagrafica (cfr. punto 9 dell’All.1 al D.M.).
Ed invero, il D.M. n. 546/2016 attribuisce alla scheda anagrafica, debitamente compilata e sottoscritta, l’esclusivo rilievo di consentire alla Commissione l’identificazione del candidato.
In particolare, come si desume chiaramente dal punto 9, lett. g) dell’All.1 del medesimo D.M., la finalità della sottoscrizione della scheda è esclusivamente quella di porre l’attenzione del candidato e sulla veridicità dei dati personali (trascritti comunque di pugno nella scheda medesima), e sull’avvenuta verifica della corrispondenza dei delle etichette adesive contenenti i codici identificativi apposti sulla documentazione consegnatagli, al fine di evitare future contestazioni alla Commissione di errori nell’abbinamento tra modulo delle risposte e scheda anagrafica.
Ne deriva, quindi, che alla mancata sottoscrizione della scheda anagrafica potrebbe attribuirsi rilevanza sostanziale esclusivamente nel caso in cui vi fosse contestazione sui dati ivi contenuti (comunque apposti di pugno dal candidato) o, in ultimo, sulla corrispondenza delle etichette contenenti il codice di abbinamento alle quali il D.M. n. 546/2016 attribuisce il ruolo di attribuire la paternità del modulo risposte al soggetto i cui dati identificativi sono indicati nella scheda anagrafica.
Ed invero, se in linea del tutto teorica una scheda anagrafica contenente i dati del candidato, ove non sottoscritta potrebbe essere “sostituita” ex post, ciò in concreto è impedito dal fatto che ogni modulo risposte è abbinato alla sua scheda anagrafica sulla base di una etichetta contenente un codice perfettamente coincidente, il che vale a dimostrare che quel determinato modulo risposte sia stato compilato proprio dalla persona i cui dati sono trascritti nella scheda (pur se non sottoscritti).
Nel caso in esame, pertanto - in cui non vi è alcuna contestazione né sui dati identificativi della candidata, né sulla coincidenza delle etichette adesive apposte sul modulo risposte e sulla scheda anagrafica - all’assolvimento dell’adempimento relativo alla mancata sottoscrizione dei dati contenuti nella scheda anagrafica, pur obbligatoriamente previsto a carico del candidato per le finalità già evidenziate, deve essere riconosciuto un mero rilievo di irregolarità formale.
Peraltro deve anche considerarsi fondata la censura relativa alla violazione dell’art. 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di processo amministrativo e di accesso ai documenti), come successivamente modificata ed integrata, con particolare riguardo al secondo comma, in base al quale “La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento, se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria”.
Quanto sopra, quale espressione del noto principio, a carattere generale, di strumentalità delle forme (di cui sono espressione anche gli articoli 21 octies e 21 nonies della stessa legge n. 241 del 1990, nel testo introdotto dalla legge n. 15 del 2005), secondo cui – oltre doversi evitare inutili aggravi procedurali – l’invalidità di un atto può essere riconosciuta solo quando gli adempimenti formali omessi non ammettano equipollenti, per il raggiungimento dello scopo perseguito (cfr. in tal senso Cons. Stato, sez. V, 28 gennaio 2005, n. 187; 5 luglio 2005, n. 3716 e 23 marzo 2004, n. 1542; Cons. Stato, sez. VI, 23 marzo 2009, n. 1168; TAR Lazio, Roma, sez. I, 31 dicembre 2005, n. 15180).
Nella situazione in esame, come già in precedenza specificato, per l’immatricolazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia nell’anno accademico 2016/2017, l’Amministrazione aveva disposto la sottoscrizione autografa, a pena di annullamento, della scheda anagrafica contenente i dati identificativi di ciascun concorrente: scheda finalizzata a consentire l’attribuzione del risultato della prova dopo la correzione dei moduli, contenenti le risposte ai quesiti a risposta multipla, con utilizzo di tali risultati per la successiva formazione di una graduatoria di merito nazionale, finalizzata a detta immatricolazione.
La ricorrente è stata esclusa dalla selezione con annullamento del risultato conseguito, solo per avere dimenticato la predetta sottoscrizione: quanto sopra, senza che fosse stata in alcun modo impedita o resa incerta l’identificazione dello stesso, grazie al codice a barre apposto sia sulla scheda anagrafica che sul modulo delle risposte.
In tale contesto – dovendo l’omessa sottoscrizione ascriversi a mera irregolarità sanabile – la previsione del decreto ministeriale, recepita nel bando di Ateneo, secondo cui l’adempimento formale di cui trattasi avrebbe dovuto essere considerata causa di annullamento della prova, appare contrastante con i ricordati principi del giusto procedimento (come legislativamente disciplinato) e deve essere annullata, con conseguente, riconoscimento del giusto titolo della ricorrente all’inserimento in graduatoria in base alla votazione riportata e con gli ulteriori effetti di consolidamento, riferibili all’avvenuta immatricolazione (vedi, in termini, TAR Lazio, sez. III, 2 novembre 2017, n. 10922; 27 dicembre 2017, n. 12650; 29 gennaio 2018, n. 1034).
Pur potendo, infatti, la sottoscrizione di cui trattasi considerarsi dirimente per evitare eventuali contestazioni, le modalità di consegna degli elaborati (con apposizione dell’etichetta, contenente il codice a barre, da parte dello stesso concorrente, alla presenza dei commissari di esame) rendeva del tutto improbabile che dette contestazioni intervenissero, come, in effetti, non risultano intervenute in questo e in alcun altro caso analogo; a tale riguardo, del resto, la stessa Amministrazione non ha fornito convincenti rappresentazioni dei modi, attraverso i quali la mera, omessa sottoscrizione della scheda potesse concorrere a supposte manipolazioni dei moduli, soggetti a correzione automatica tramite lettore ottico, in una sede diversa da quella in cui sono rimaste custodite le schede anagrafiche.
Per le ragioni esposte, in conclusione, il Collegio ritiene che il ricorso debba essere accolto, con gli effetti precisati in dispositivo. Si ritiene equa la compensazione delle spese di causa, tenuto conto del vizio procedurale comunque rilevato, benché a carattere non invalidante.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il decreto ministeriale n. 546 del 30 giugno 2016 - nella parte in cui dispone annullamento della prova d’esame per mancata sottoscrizione della scheda anagrafica - ed il conseguente intervenuto annullamento della prova di ammissione sostenuta dal ricorrente. Compensa le spese giudiziali.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Vincenzo Blanda, Consigliere
Claudio Vallorani, Referendario, Estensore 
Pubblicato il 05/03/2018