#3380 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 29 marzo 2018, n. 3493

Abilitazione scientifica nazionale-Commissione esaminatrice-Obbligo di motivazione

Data Documento: 2018-03-29
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Per quanto riguarda la disciplina, vigente in tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha introdotto parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno da tali parametri e, in caso di positivo riscontro degli stessi, circa l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata, per negare il titolo abilitante a soggetti, che per titoli professionali e produzione pubblicistica risultino, in effetti, già inseriti nel settore scientifico di riferimento.

Contenuto sentenza
N. 03493/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01549/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1549 del 2018, proposto da:
Maria Cristina Vinci, rappresentata e difesa dall'avvocato Francesco Americo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Cosseria 2;
contro
Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato e presso la medesima domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Commissione d'Esame Decreto Direttoriale N. 1532 del 29.07.2016 Settore Concorsuale 05/F1 "Biologia Applicata" II Fascia, non costituita in giudizio;
Per l'annullamento previa sospensiva:
– del provvedimento, di cui la ricorrente ha avuto conoscenza in data 30 novembre 2017, contenente il giudizio di non abilitazione scientifica per l'acceso al ruolo dei professori universitari di seconda fascia per il settore concorsuale 05/DF1 “Biologia Applicata” di cui al Decreto Direttoriale n. 1532 del 29 luglio 2016 del Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca emesso a norma dell'art.16 della L.240/2010, nonché a norma del d.P.R. 14 settembre 2011, n. 222 per come modificato dal Decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2016, n. 95 Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 222, concernente il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari, nonché per l'annullamento dello stesso verbale di non abilitazione e dell'elenco di estremi sconosciuti degli abilitati, nella parte in cui non comprende la ricorrente;
– di tutti gli atti della procedura e, in particolare di tutti i verbali delle riunioni della Commissione e, specificamente, di quelli relativi alle sedute nelle quali sono stati formulati i criteri di valutazione ed i conseguenti giudizi individuali e il giudizio collettivo del ricorrente; nonché di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali o collegati anteriori e successivi, ivi compresi, ove occorra del Verbale n. 1 nonché degli altri verbali della Commissione;
– ove necessario e soltanto cautelarmente ove e perché successivamente interpretati sfavorevolmente alla posizione della ricorrente del Decreto Direttoriale n. 1532 del 29 luglio 2016 del Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca, nonché del Decreto del presidente della repubblica 4 aprile 2016, n. 95 Regolamento recante modifiche al Decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 222,; Decreto del Miur n. 602 del 29.07.2016, Decreto Ministeriale 7 giugno 2016 n. 120;
- delle delibere Anvur 50, 64 e 7 del 2012 e C.M. Miur n.754 dell'11 gennaio 2013 nella parte in cui dovessero essere interpretati nel senso di escludere chi ricorre;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 marzo 2018 la dott.ssa Gabriella De Michele e uditi per le parti i difensori l'Avv. F. Americo e l'Avvocato dello Stato O. Biagini;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
E’ sottoposta all’esame del Collegio una questione di mancato riconoscimento dell’abilitazione scientifica nazionale, nella peculiare procedura prevista dall’art. 16 della legge n. 240 del 30 dicembre 2010 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e di reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario). Tale procedura è disciplinata anche dal regolamento attuativo, approvato con d.P.R. n. 222 del 14 settembre 2011, come modificato con d.P.R. n. 95 del 4 aprile 2016, nonché dal regolamento recante criteri e parametri per la valutazione, oggetto di decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 120 del 7 giugno 2016, oltre che dal bando di selezione.
L’impugnativa richiede alcune annotazioni preliminari, circa i limiti di sindacabilità degli atti che siano, come quelli in esame, espressione di discrezionalità tecnica nella peculiare forma di giudizi di valore, implicanti competenze specialistiche di alto profilo; in rapporto a tali giudizi – resi peraltro nell’ambito di procedure di esame a carattere abilitativo e non concorrenziale – non può non sottolinearsi l’estrema difficoltà di un sindacato giurisdizionale non debordante nel merito (di per sè insindacabile) delle scelte compiute dall’Amministrazione, sussistendo di norma, per giudizi appunto di valore, margini di discrezionalità particolarmente ampi, rimessi sia alla sensibilità che all’esperienza, nonché all’alta specializzazione dei docenti, chiamati a far parte della commissione esaminatrice.
Non possono essere trascurate, tuttavia, ulteriori circostanze, attinenti sia all’evoluzione dei principi affermati dalla giurisprudenza, in tema di giudizio di legittimità su atti che siano espressione di discrezionalità tecnica, sia alla peculiare disciplina, dettata in materia di abilitazione scientifica nazionale, istituita per attestare la qualificazione dei professori universitari di prima e di seconda fascia, cui potranno essere successivamente affidati – con la procedura di cui all’art. 18 della citata legge n. 240 del 2010 – incarichi di docenza.
Sotto il primo profilo, infatti, la cognizione del Giudice Amministrativo ha subito nel corso degli anni una significativa evoluzione, a partire dalla decisione del Consiglio di Stato, sez. IV, n. 601 del 9 aprile 1999, con successivo indirizzo giurisprudenziale, che ha evidenziato come spetti a detto Giudice – anche in base al principio, di rilievo comunitario, della effettività della tutela – una piena cognizione del fatto, secondo i parametri della disciplina in concreto applicabile. A tal fine, può ritenersi censurabile ogni valutazione che si ponga al di fuori dell'ambito di esattezza o attendibilità, quando non appaiano rispettati parametri tecnici di univoca lettura, ovvero orientamenti già oggetto di giurisprudenza consolidata, o di dottrina dominante in materia. (esattamente in termini: Cons. Stato, sez IV, 13 ottobre 2003, n. 6201).
E’ dunque superata la concezione di un riscontro giurisdizionale di legittimità sugli atti discrezionali, condotto sul piano del controllo solo formale ed estrinseco dell’iter logico seguito, dovendo invece il giudizio estendersi all’attendibilità delle operazioni tecniche effettuate, con possibile eccesso di potere giurisdizionale solo quando l’indagine del giudice si sia estesa all’opportunità o alla convenienza dell’atto, con oggettiva sostituzione della volontà dell’organo giudicante a quella dell’Amministrazione competente in materia (Cass., SS.UU., 5 agosto1994, n. 7261).
L’orientamento giurisprudenziale indicato mira a garantire, attraverso il ricordato principio di effettività, l’esclusione di ambiti franchi dalla tutela giurisdizionale, al fine di assicurare un giudizio coerente con i principi, di cui agli articoli 24, 111, 113 e 117 Cost., con riferimento anche all’art. 6, par.1, CEDU (cfr. in tal senso, fra le tante, anche Cons. Stato, sez. VI, 12 giugno 2015, n. 2888; 27 maggio 2014, n. 3357; 16 aprile 2012, n. 2138; 18 novembre 2008, n. 694).
Per quanto riguarda la disciplina, vigente in tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha introdotto parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno da tali parametri e, in caso di positivo riscontro degli stessi, circa l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata, per negare il titolo abilitante a soggetti, che per titoli professionali e produzione pubblicistica risultino, in effetti, già inseriti nel settore scientifico di riferimento.
Nel citato regolamento n.120 del 2016 si richiede in particolare, all’art. 5, che il candidato possieda almeno tre titoli fra quelli (non meno di sei) scelti dalla Commissione nell’elenco di cui all’allegato “A” al regolamento stesso; detto candidato, inoltre, deve superare almeno due su tre “valori-soglia”, rapportati al numero di pubblicazioni su determinate categorie di riviste e alle citazioni registrate – in ordine alla relativa produzione scientifica – su specifiche banche dati internazionali (cfr. allegato “C” reg. cit). Conclusivamente, quindi, l’abilitazione di cui trattasi potrà essere rilasciata – sulla base di cinque giudizi individuali (tre almeno dei quali positivi) e di un giudizio finale a carattere collegiale – solo ai candidati che, oltre a possedere gli almeno tre titoli di cui sopra, ottengano (art. 6 reg. cit.) una valutazione positiva sull’impatto della propria produzione scientifica e le cui pubblicazioni siano valutate complessivamente di qualità “elevata”, come definita nell’allegato “B” al medesimo regolamento (“si intende per pubblicazione di qualità elevata una pubblicazione che, per il livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che fornisce al progresso della ricerca, abbia conseguito o è presumibile che consegua un impatto significativo nella comunità scientifica di riferimento, a livello anche internazionale”). Ulteriori precise disposizioni indicano il numero di pubblicazioni da produrre, gli anni di riferimento e alcune diversificazioni per le valutazioni, da riferire alla I^ o alla II^ fascia di docenza.
Nel caso di specie, l’abilitazione di cui trattasi è stata negata per il settore disciplinare 05/DF1 – Biologia Applicata, con cinque giudizi negativi, in quanto solo per tre delle 12 pubblicazioni scientifiche presentate – undici delle quali “congrue e di particolare impatto nel settore”, con “collocazione editoriale su riviste di rilievo internazionale” – il “contributo individuale della candidata” emergerebbe “con chiarezza”. Tale valutazione è contestata dall’attuale ricorrente per violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili, in via preponderante attinenti alla motivazione dei giudizi, in rapporto alla complessiva figura professionale della stessa ed ai relativi meriti scientifici.
In tale contesto il Collegio ha ravvisato i presupposti per emettere sentenza in forma semplificata e, previo rituale avviso alle parti, ha trattenuto l’impugnativa in decisione, rilevandone la fondatezza.
Appaiono meritevoli di accoglimento ed assorbenti, infatti, le censure di violazione del già citato regolamento n. 95 del 2016 (art. 8) e di eccesso di potere per difetto di motivazione, riscontrabile nei giudizi individuali e in quello collegiale.
Quanto sopra in presenza del pieno raggiungimento, da parte della ricorrente, dei ricordati parametri oggettivi di riscontro, previsti per il rilascio dell’abilitazione scientifica nazionale, ovvero degli almeno tre titoli curriculari, fra i dieci elencati dalla Commissione (che nella fattispecie ne ha riconosciuti, in realtà, ben sette), nonché dei tre su tre valori – soglia, di cui all’allegato “C” al DM. n. 120 del 2016, punti nn. 2 e 3, con positivo riconoscimento dell’impatto della produzione scientifica, nei termini di cui all’art. 1 dell’allegato “A” al medesimo D.M.
L’unica connotazione negativa deve ritenersi riferita, quindi, all’apporto individuale della candidata: apporto che sarebbe stato ravvisato in soli tre lavori – “congrui e di rilievo” – su undici. Anche sotto quest’ultimo profilo, tuttavia, esistono parametri di riscontro, che avrebbero potuto essere ulteriormente puntualizzati dalla Commissione nei propri criteri, quale importante elemento di giudizio in rapporto a pubblicazioni frutto, come spesso si verifica, di collaborazione fra più autori. La stessa ricorrente ricorda alcuni criteri comunemente in uso, come quello di primo o ultimo autore indicato, o di primo o ultimo “corrisponding”, proponendo – su tale base – una diversa e più favorevole valutazione della propria posizione. Resta il fatto, in ogni caso, che l’enunciato risulta nei giudizi di cui trattasi apodittico, poiché privo di ogni riferimento concreto, in ordine sia ai criteri adottati che alle opere coinvolte. I giudizi individuali, inoltre, appaiono praticamente sovrapponibili, al di là di minime differenze lessicali, in misura che va al di là del semplice riferimento ai parametri rimessi all’apprezzamento di ciascun commissario. Il carattere non differenziato dei giudizi individuali, d’altra parte, non può non considerarsi invalidante in rapporto ad una motivazione, da esprimere in modo puntuale e convincente, come in precedenza ricordato, soprattutto in caso di avvenuto raggiungimento di tutti gli indicatori. E’ chiaro infatti che – pur non essendo vietati contatti fra i componenti della Commissione esaminatrice – si richiede a ciascuno di essi di esprimere il proprio personale apprezzamento: apprezzamento, come può ritenersi fisiologico, anche divergente e seguito da valutazione collegiale, al fine di realizzare una sintesi delle diverse opinioni, o di prendere atto dell’opinione di maggioranza. In tale contesto giudizi individuali identici, o quasi, in quanto indice di non reale pluralità di valutazioni (o di valutazioni non autonome) costituiscono sintomo di vizio funzionale dell’atto conclusivo della procedura, anche ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge n. 241 del 1990, di cui pure è contestata la violazione (cfr. in tal senso TAR Lazio, Roma, sez. III, 8 luglio 2016, n. 7846).
Nella situazione in esame, peraltro, anche il giudizio collegiale appare affetto da contraddittorietà, o comunque mal formulato, là dove – pur essendo stato riconosciuti la coerenza con il settore, l’ottima collocazione editoriale e la rilevanza scientifica delle pubblicazioni (con unico addebito attinente, appunto, all’apporto individuale della candidata) – la Commissione valuta la non piena maturità scientifica di quest’ultima, con scarsa coerenza, “in termini di qualità e originalità per il settore concorsuale”.
Per le ragioni esposte, in conclusione, il Collegio ritiene che il ricorso sia fondato e debba essere accolto, con assorbimento delle ragioni difensive non esaminate e conseguente annullamento del contestato giudizio di inidoneità.
Ai sensi dell’art. 34, comma 1, lettera e) del d.lgs. n. 104/2010, il Collegio stesso ritiene che, in esecuzione della presente sentenza, la posizione dell’interessato debba essere riesaminata da parte di una Commissione in diversa composizione, entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente pronuncia, ovvero dalla sua notificazione se antecedente. Le spese di giudizio seguono la regola della soccombenza, nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando:
- accoglie il ricorso specificato in epigrafe e, per l’effetto, annulla il provvedimento che ha giudicato inidonea la ricorrente;
- ordina all’Amministrazione di rivalutare l’interessata entro 60 (sessanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza;
- condanna il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e delle Ricerca al pagamento a favore della ricorrente delle spese di giudizio, che liquida complessivamente in € 1.000,00 (mille/00) oltre I.V.A. e C.P.A. come per legge.
Contributo unificato a carico anch’esso della parte resistente, ai sensi dell’art. 13, comma 6-bis 1, del d.P.R. n. 115 del 2002
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente, Estensore
Vincenzo Blanda, Consigliere
Achille Sinatra, Consigliere
 Pubblicato il 29/03/2018