#3069 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 29 gennaio 2018, n. 1014

Accesso ai corsi a numero chiuso-Improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse

Data Documento: 2018-01-29
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse alla decisione del ricorso nel merito, in virtù del consolidamento della loro posizione, per effetto della pronunzia cautelare, è stata ottenuta l’immatricolazione al primo anno del corso di studi e, quindi, essendo stati sostenuti i relativi esami, è stata ottenuta l’ammissione al secondo anno, in tal modo essendo stato conseguito il bene della vita a cui la parte ricorrente aspirava.

Contenuto sentenza
N. 01014/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10305/2014 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza Bis)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 10305 del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da Giulia Biondo, Giorgio De Luca, Maria Federica Evola, Francesca Gentile, Anna Lo Verde, Giacomo Muscolino, Riccardo Nicosia, Giammarco Pensavalle, Carolina Randazzo Mirto, rappresentati e difesi dagli avvocati Carmelo Pietro Russo, Francesco Leone, Gabriele La Malfa Ribolla, con domicilio eletto presso lo studio Francesco Stallone in Roma, via Antonio Stoppani, 1;
contro
Il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, l’Università degli Studi di Palermo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
il Consorzio Interuniversitario Cineca, non costituito in giudizio;
nei confronti di
Ambra Navetta, Federica Cerasa, non costituite in giudizio;
per l'annullamento
della graduatoria unica nazionale del concorso per l'ammissione al corso di laurea in medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria per l'a.a. 2014/2015 nonché per il risarcimento dei danni a seguito di riassunzione dal T.A.R. Sicilia, Palermo, Sezione Prima, O.C. n 2015/14 r.g. n. 1906/14;
nonché con i motivi aggiunti per l’annullamento del decreto ministeriale 5 febbraio 2014 n. 85 con i relativi allegati;
del D.M. 10 marzo 2014 n. 220 con i relativi allegati;
del D.M. 7 marzo 2014 n. 218 con i relativi allegati;
del bando di concorso per l’accesso ai corsi di laurea a numero programmato delle facoltà di medicina e chirurgia per l’anno 2013/14 dell’Ateneo di Palermo;
dell’elenco del 22 aprile 2014;
della graduatoria unica nazionale del concorso per l’ammissione al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e Protesi dentaria per l’anno accademico 201372014;
dei verbali delle commissioni del concorso e di quelli delle sottocommissioni d’aula della facoltà di Palermo;
della documentazione di concorso distribuita ai candidati e predisposta dal CINECA nella parte in cui risulta impresso il codice alfanumerico sotto il codice a barre, tanto nella scheda anagrafica, quanto nel questionario personalizzato delle domande e nella scheda risposte nonostante la contraria indicazione dell’Alto Commissario anticorruzione del 2007, del Consiglio di Stato;
della prova di ammissione consistente nel questionario delle domande somministrato ai candidati, segnatamente dei quesiti nn. 26, 27, 29 e 36 della matrice ministeriale, in quanto pregiudicano il collocamento utile in graduatoria di parte ricorrente;
del decreto ministeriale e28 luglio 2014, n. 591 pubblicato in G.U. 11 agosto 2014 n. 591;
di ogni altro atto presupposto, e/o consequenziale anche potenzialmente lesivo degli interessi degli odierni ricorrenti;
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dell’Università degli Studi di Palermo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatrice nell’udienza pubblica del giorno 12 dicembre 2017 la dott.ssa Emanuela Loria e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
In via preliminare, ritiene il Collegio che la presente decisione può essere assunta in forma semplificata, ai sensi dell’art. 74 c.p.a., in considerazione dei numerosi precedenti dai quali il Collegio non ha motivo di discostarsi.
Nel rispetto del principio di sinteticità di cui all’art. 3 c.p.a., inoltre, si ritiene di prescindere dalla descrizione dell’andamento del processo, per cui si rimanda agli atti di parte.
In punto di fatto, con il ricorso in epigrafe parte ricorrente espone di aver partecipato alla prova di ammissione ai corsi programmati di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria, per l'anno accademico 2015/2016, sostenendo il test d'accesso presso gli Atenei in epigrafe indicati.
La procedura concorsuale, ad avviso di parte ricorrente, sarebbe affetta da svariati profili di illegittimità, sia in relazione a profili attinenti le modalità di svolgimento della prova che avrebbero determinato la violazione del principio dell’anonimato, sia in quanto pur avendo parte ricorrente conseguito un punteggio superiore alla soglia minima di idoneità prevista dall’art. 10, comma 1, del D.M. 3 luglio 2015, n. 463 (20 punti), non è stata ammessa alla frequenza dei corsi. Evidenzia, quindi, che in mancanza dei profili di illegittimità denunziati avrebbe invece potuto conseguire un punteggio superiore.
Parte ricorrente ha quindi chiesto l’annullamento degli atti impugnati con il ricorso principale “solo per quanto di interesse”, con riconoscimento del diritto ad essere ammessa alla frequenza del corso di laurea cui aspira.
In via gradata, ha chiesto il risarcimento del danno in forma generica, derivante dalla perdita di chance per il doppio sbarramento del completamento degli studi e del reperimento di un posto di lavoro da medico, oltre i costi sostenuti per la partecipazione alla prova.
Tanto premesso, in via preliminare, va evidenziato che, a seguito dell’ordinanza istruttoria n. 5536/14, l’Università degli Studi di Palermo, in data 21 aprile 2016, ha depositato per tutti i ricorrenti (tranne che per carolina Mirto Randazzo), i certificati da cui è possibile evincere la posizione universitaria dei ricorrenti con riferimento alla posizione universitaria e agli esami sostenuti. Analoga documentazione hanno depositato gli avvocati di parte ricorrente.
Con successivi motivi aggiunti ha quindi impugnato, deducendone l’illegittimità sotto vari profili, il D.M. n.50/2016, con cui gli scorrimenti delle graduatorie sono stati chiusi alla data del 15 febbraio 2016.
Alla luce di tali depositi il Collegio ritiene che, per tutti i ricorrenti, tranne però che per Randazzo Carolina Mirta, sia sopravvenuta la carenza di interesse alla decisione del ricorso nel merito, in virtù del consolidamento della loro posizione - secondo l’orientamento espresso dalla Sezione anche da ultimo con sentenza n. 4689/2017 e precedentemente anche dal Consiglio di Stato, sez.VI, n. 2298 del 6 maggio 2014 che nella fattispecie in questione ha ritenuto applicabile l’art. 4 comma 2 bis d.l. n.115/2005 - poiché, per effetto della pronunzia cautelare, è stata ottenuta l’immatricolazione al primo anno del corso di studi e, quindi, essendo stati sostenuti i relativi esami, è stata ottenuta l’ammissione al secondo anno, in tal modo essendo stato conseguito il bene della vita a cui la parte ricorrente aspirava.
Tanto premesso, rilevato che la disponibilità dell’interesse alla decisione nel merito è di esclusiva pertinenza della parte ricorrente e che il Giudice non può esimersi dal rispetto del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunziato di cui agli art. 112 c.p.c. e 34 c.p.a., sicchè a fronte di una esplicita dichiarazione di sopravvenuto difetto di interesse, che evidentemente presuppone l’interesse al mantenimento della posizione di vantaggio conseguita per effetto del provvedimento cautelare, non è consentito al Collegio, anche in ossequio ai principi evidenziati dall’Adunanza Plenaria n.5/2015, di potersi pronunciare su censure invalidanti dell’intera procedura (diversamente da quanto ritenuto in fattispecie analoga da T.A.R. Lazio, sez. III 9 ottobre 2017 n.10129), non resta al Collegio che dichiarare il ricorso e i motivi aggiunti improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse, evidenziando che nel caso in esame il consolidamento della posizione di studente di parte ricorrente deriva non dall’applicazione dell’art.4 comma 2 bis d.l. n.115/2005, bensì dal superamento degli esami del primo anno del corso di studi, che ha determinato il conseguente provvedimento dell’amministrazione di consentire l’ammissione alla frequenza del secondo anno, su posti evidentemente vacanti e ritenuti utili per l’ammissione del ricorrenti.
Per la ricorrente Carolina Mirta Randazzo è, invece, necessario che il Collegio si pronunci nel merito.
Conformemente ai numerosi precedenti di questa Sezione (cfr. n. 10248/2016; 571/2017, 11051/2017), il ricorso merita accoglimento nei termini di seguito indicati.
Appaiono fondate le deduzioni dirette a contestare, in relazione al D.M. M.I.U.R. n. 50 del 2016, la chiusura degli scorrimenti della graduatoria sussistendo posti residui utilizzabili al momento dell’entrata in vigore del D.M. 50/2016.
Pertanto, l’amministrazione deve procedere allo scorrimento della graduatoria definitiva, seguendo l’ordine della medesima e sulla base dei punteggi conseguiti da parte dei singoli candidati e, quindi, attribuire i posti che effettivamente siano rimasti scoperti - tenendo conto sia delle sedi disponibili che delle relative preferenze espresse nella domanda di partecipazione - avuto esclusivo riguardo, nella predetta operazione di scorrimento, quanto alle posizioni da scorrere, ai soli candidati che abbiano presentato ricorso avverso il D.M. n. 50/2016 e abbiano conseguito in sede giurisdizionale un provvedimento favorevole in sede cautelare o di merito, con l’avvertenza, quanto alla posizione del singolo ricorrente interessato dai predetti provvedimenti giurisdizionali, che - avuto riguardo alla complessità della vicenda e alla non agevole determinazione sia del numero dei ricorrenti effettivamente interessati che dei posti effettivamente disponibili al fine - l’anteriorità o meno del conseguimento dei singoli provvedimenti cautelari o di merito di cui sopra e conseguentemente della loro esecuzione da parte dell’amministrazione non consuma in via definitiva il relativo posto attribuito in quella sede, potendosi verificare la situazione che, alla conclusione dell’intera vicenda giurisdizionale che ha interessato la procedura relativamente all’anno accademico di riferimento 2015/2016, risulti che, atteso il numero complessivo degli interessati, alcuni dei ricorrenti destinatari di provvedimenti giurisdizionali favorevoli sarebbero dovuti rimanere fuori dalla predetta attribuzione in sede di scorrimento della graduatoria per consumazione dei posti disponibili da attribuirsi ai candidati ricorrenti collocati in posizione più favorevole nella predetta graduatoria, e fatta salva, comunque, in tal caso, la possibilità per l’amministrazione, per motivi di evidente opportunità, da un lato, di procedere allo scorrimento della graduatoria di cui trattasi seguendo il relativo ordine anche con riguardo alle posizioni dei candidati non ricorrenti e, dall’altro, di mantenere ferma l’immatricolazione dei ricorrenti di cui sopra.
Pertanto, l’accesso resta condizionato dalla disponibilità effettiva dei posti, con l’ulteriore precisazione che vanno qualificate come illegittime eventuali postergazioni nelle immatricolazioni dei ricorrenti rispetto a candidati che abbiano comunque conseguito o conseguano nella graduatoria (riaperta) un punteggio di merito superiore (Cons. St., sez. VI, sentenza n. 2104 del 2017), non potendosi riconnettere alcun rilievo, ai fini di un differente apprezzamento, a profili che ineriscono all’organizzazione ovvero a disfunzioni dell’amministrazione nell’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali favorevoli.
Infatti, in esito alle verifiche ed alle attività istruttorie che l’amministrazione dovrà svolgere, l’utile inserimento in graduatoria non potrà che essere assicurato nei limiti dei posti disponibili secondo i criteri sopra indicati, dovendosi, dunque, escludere l’iscrizione per quanti non abbiano ottenuto un punteggio adeguato a tal fine e ciò conformemente ai limiti stessi del disposto accoglimento cautelare.
Pertanto, al fine dell’accoglimento del ricorso e dei motivi aggiunti nei riguardi della ricorrente Randazzo Mirto Carolina l’amministrazione dovrà verificare che non vi sia stata decadenza dalla graduatoria di cui trattasi in conseguenza della mancata conferma dell'interesse nei termini e con le formalità di cui ai decreti ministeriali che disciplinano la procedura in oggetto.
In virtù dell’esito del giudizio, le spese di lite possono essere interamente compensate tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li dichiara improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse, con consolidamento della posizione di studente di parte ricorrente.
Accoglie il ricorso per la ricorrente Randazzo Mirto Carolina nei sensi di cui in motivazione.
Compensa le spese del giudizio tra le parti costituite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso, in Roma, nella camera di consiglio del giorno 12 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Riccardo Savoia, Presidente
Ines Simona Immacolata Pisano, Consigliere
Emanuela Loria, Consigliere, Estensore
Pubblicato il 29/01/2018