#3850 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 26 giugno 2018, n. 7121

Abilitazione scientifica nazionale-Carenza di motivazione del diniego-Contraddittorietà giudizio-Mancata valutazione titoli

Data Documento: 2018-06-26
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Nelle ipotesi in cui è attribuita all’Amministrazione un’ampia discrezionalità, come nel caso delle procedure per il conferimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, è necessaria una ancor più rigorosa motivazione che dia conto in concreto degli elementi sui quali la Commissione ha fondato il proprio giudizio, in modo da comprendere quale sia stato l’iter logico seguito.
Tale motivazione sarebbe dovuta essere ancora più stringente nel caso in esame in cui il ricorrente ha superato le tre mediane, ha integrato i 3 titoli necessari per accedere al successivo giudizio della commissione e ha ottenuto valutazioni positive (da almeno due commissari) circa l’idoneità dell’interessato al ruolo di professore di I fascia.

Contenuto sentenza
N. 07121/2018 REG.PROV.COLL.
N. 06069/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 6069 del 2018, proposto da 
Elena Mignosi, rappresentata e difesa dagli avvocati Aldo Sandulli e Benedetto Cimino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio del primo in Roma, via F. Paulucci de' Calboli 9; 
contro
Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato e presso la medesima domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l'annullamento
previa adozione di idonea misura cautelare:
- dei giudizi, collegiale e individuali, pubblicati sul sito internet MIUR - ASN in data 21 marzo 2018, espressi con riferimento alla prof.ssa Elena Mignosi, con cui la commissione ha deliberato di non attribuire alla stessa l'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima fascia nel settore concorsuale 11/D1 (Pedagogia e Storia della pedagogia);
- nei limiti dell'interesse della ricorrente, dei verbali relativi alle riunioni del IV quadrimestre della Tornata 2016 della commissione nominata per il SC 11/D1 nel corso delle quali sono stati valutati i candidati alla prima fascia di docenza e della relazione finale dei suddetti lavori;
- di qualsiasi ulteriore atto presupposto, conseguenziale o comunque connesso.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018 il dott. Vincenzo Blanda e uditi per la parte ricorrente l'Avv. M. Borrillo in sostituzione dell'Avv. B. Cimino e per l'Amministrazione resistente gli Avvocati dello Stato Federica Varrone e Giovanni Greco.
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Mignosi Elena espone di essere ricercatrice attiva ai sensi della VQR istituita dal MIUR e professore di seconda fascia nel settore concorsuale (SC) 11/D1- Pedagogia e Storia della pedagogia, settore scientifico disciplinare (SSD) M-PED01 Pedagogia generale e sociale, presso l’Università degli Studi di Palermo.
La stessa, a seguito dell’indizione della “Procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia” avvenuta con decreto direttoriale n. 1532 del 29 luglio 2016, ha chiesto di ottenere la ASN a professore di prima fascia nel SC di appartenenza 11/D1.
L’esito della abilitazione è stato sfavorevole all’interessato che, quindi, ha impugnato gli ati in epigrafe deducendo i seguenti motivi:
1) violazione dell’art. 3, comma 1 e dell’art. 4 del d.m. n. 120/2016; dell’art. 16, comma 3, lett. a) della l. n. 240/2010; dell’art. 8, comma 6 del d.p.r. n. 95/2016 e dell’art. 5, comma 5 del decreto direttoriale n. 1532 del 29 luglio 2016 (bando 2016). Eccesso di potere per difetto di istruttoria e carenza di motivazione. Omessa e non corretta valutazione analitica di tutte le pubblicazioni presentate;
2) violazione dell’art. 3, comma 1 del d.m. n. 120/2016; dell’art. 16, comma 3, lett. a) della l. n. 240/2010; dell’art. 8, comma 6 del d.p.r. n. 95/2016 e dell’art. 5, comma 5 del decreto direttoriale n. 1532 del 29 luglio 2016 (bando 2016). Eccesso di potere per difetto di istruttoria e carenza di motivazione. Omessa valutazione analitica dei titoli presentati e messa considerazione degli stessi ai fini della formulazione del giudizio finale;
3) violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990. Violazione dell’art. 3, comma 1 del d.m. n. 120/2016; dell’art. 16, comma 3, lett. a) della l. n. 240/2010; dell’art. 8, comma 6 del d.p.r. n. 95/2016 e dell’art. 5, comma 5 del decreto direttoriale n. 1532 del 29 luglio 2016 (bando 2016) sotto altro e diverso profilo. Carenza assoluta di motivazione del giudizio di non abilitazione. Irragionevolezza.
Il Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca si è costituito in giudizio per resistere al ricorso.
Alla camera di consiglio del 20 giugno 2018, ravvisati i presupposti per poter definire la controversia con sentenza in forma semplificata, ai sensi dell’art. 60 c.p.a. (come anticipato alle parti in camera di consiglio), ha trattenuto il ricorso per la decisione.
Il ricorso risulta fondato, atteso che i giudizi elaborati dalla commissione risultano inficiati dai dedotti vizi di manifesta irragionevolezza e irragionevolezza. Infatti, a fronte del giudizio negativo finale, la motivazione, sia in ambito collegiale che individuale espressa, reca comunque estese valutazioni positive del profilo della ricorrente.
Giova evidenziare che l’art. 8, comma 8, del d.P.R. 4 aprile 2016, n. 95 (Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 222, concernente il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell'articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240) stabilisce chiaramente che il giudizio di idoneità o non idoneità è formulato all’esito di una valutazione individuale e collegiale.
Tale obbligo è stato poi ribadito dall’articolo 5, comma 6, del bando di concorso indetto con decreto direttoriale 29 luglio 2016, n. 1532, il quale stabilisce che “la Commissione attribuisce l'Abilitazione con almeno tre voti favorevoli su cinque”.
Occorre osservare, altresì, che nelle ipotesi, come quella in esame, in cui è attribuita all'Amministrazione un'ampia discrezionalità, è necessaria una ancor più rigorosa motivazione che dia conto in concreto degli elementi sui quali la Commissione ha fondato il proprio giudizio, in modo da comprendere quale sia stato l’iter logico seguito.
Tale motivazione sarebbe dovuta essere ancora più stringente nel caso in esame in cui il ricorrente ha superato le tre mediane, ha integrato i 3 titoli necessari per accedere al successivo giudizio della commissione e ha ottenuto valutazioni positive (da almeno due commissari) circa l’idoneità dell’interessato al ruolo di professore di I fascia.
Giova in proposito ricordare l’orientamento di questo Giudice in un caso analogo, in cui il ricorso è stato ritenuto “fondato posto che i giudizi elaborati dalla commissione risultano inficiati dai dedotti vizi di manifesta irragionevolezza, posto che, a fronte del giudizio negativo finale, la motivazione, sia in ambito collegiale che individuale, reca comunque valutazioni positive del profilo del ricorrente” (cfr. TAR Lazio, Roma, III, 18 luglio 2017, n. 8637).
Il giudizio collegiale e quello individualmente reso dai commissari danno atto del superamento di tutte le tre mediane da parte della ricorrente, della “sostanziale coerenza con le tematiche del settore concorsuale 11/D1 o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti” (criterio a), della “continuità sotto il profilo temporale” delle pubblicazioni presentate (criterio e), della buona collocazione editoriale delle pubblicazioni presentate (criterio d), che le pubblicazioni “vertono attorno ad alcuni temi ricorrenti nella letteratura pedagogica” (criterio f).
Alla luce di quanto sopra risultano fondate le censure di insufficienza e contraddittorietà della motivazione del giudizio valutativo prospettate nel secondo motivo.
Il giudizio collegiale, infatti, pur a fronte delle espressioni positive sopra riportate afferma poi che: “la qualità della produzione scientifica di ELENA MIGNOSI, pur adeguata al ruolo di Professore associato (come nel caso del contributo del 2013 sul contesto educativo, la monografia del 2008 sulla "Danzamovimento terapia" e in generale gli studi sull'educazione infantile), non si è ancora attestata al livello di piena maturità richiesto per un'abilitazione di prima fascia: non si distingue per originalità, rigore metodologico e carattere innovativo. Dimostrazione evidente di carenze o debolezze epistemologiche è la citata monografia (così rubricata) del 2014 su Colozza: di 21 pagine (più sintetica nota bibliografica), con un superficiale secondo capitolo dedicato a "Il gioco nella storia del pensiero filosofico e pedagogico, con particolare riferimento all'età contemporanea". Manca una visione complessiva e una riflessione strutturale della pedagogia assunta su un piano critico-problematico che permetta di svolgere con rigore metodologico le differenti articolazioni di cui si compone il discorso pedagogico. Questo limite determina una certa incertezza concettuale; inoltre, la mancanza di un metodo rigoroso di analisi dei testi e di confronto con la complessità della tradizione pedagogica impedisce un dialogo approfondito, critico e fecondo, con significativi paradigmi teorici relativi ai problemi educativi che affronta (come nell'articolo in rivista intitolato "Il corpo e l'arte come risorsa formativa all'Università: un percorso attraverso la danza-movimento terapia per futuri formatori", 2015; e nel saggio in volume intitolato "Intersoggettività e 'prospettiva in seconda persona': una nuova cornice sulle relazioni educative nei nidi d'infanzia", 2017).
Il predetto giudizio collegiale, non tiene conto delle pur ampie e favorevoli opinioni espresse dal prof. Antonio Bellingreri: “la qualità della produzione scientifica dì MIGNOSI ELENA è elevata: si distingue per originalità, rigore metodologico e carattere innovativo e mostra apprezzabile continuità sotto il profilo temporale. La collocazione editoriale dei prodotti scientifici è adeguata. Tenuto conto delle caratteristiche specifiche del settore concorsuale 11/D1 e dei settori scientifico-disciplinari M-Ped 01 e M-Ped 02 in esso compresi, giudico rilevanti le pubblicazioni presentate da MIGNOSI ELENA: esse mostrano infatti il conseguimento di risultati scientifici assai significativi e meritevoli del riconoscimento della comunità scientifica.
Accertata, dunque, la piena maturità scientifica della candidata MIGNOSI ELENA, attestata dall'importanza delle tematiche scientifiche affrontate e dal raggiungimento di risultati di qualità e originalità tali da conferirle una posizione riconosciuta nel panorama nazionale della ricerca nonché una riconoscibilità sul piano internazionale, esprimo un giudizio pienamente positivo circa l'abilitazione di MIGNOSI ELENA alle funzioni di professoressa di prima fascia”.
In altri termini è mancato nel caso di specie una sintesi dei giudizi individuali, necessaria a fronte dei profili positivi evidenziati dal commissario sopra indicato e nello stesso giudizio collegiale.
Non senza considerare che la commissione (come dedotto nel secondo mezzo) non ha tenuto conto di alcuni aspetti della carriera della candidata e, in particolare, del “carattere internazionale” della esperienza, che non sono stati considerati nel giudizio finale, pur avendo l’interessata adeguatamente indicato i profili da valutare nella domanda di partecipazione alla selezione (cfr. doc. 6 ricorrente). E ciò sebbene tale profilo assuma rilievo peculiare nella abilitazioni a docente di prima fascia.
In ragione di quanto sopra, il Collegio ritiene che il ricorso, previo assorbimento delle ulteriori censure non esaminate, sia fondato e vada accolto, con conseguente annullamento dell’impugnato giudizio di inidoneità.
Ai sensi dell’art. 34, comma 1, lettera e) del d.lgs. n. 104 del 2010, il Collegio ritiene, altresì, che, in esecuzione della presente sentenza, la posizione dell’interessato debba essere riesaminata da parte di una Commissione in diversa composizione, entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente pronuncia, ovvero dalla sua notificazione se antecedente.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto:
- annulla il provvedimento che ha giudicato inidonea la ricorrente;
- ordina all’amministrazione di rivalutare l’interessata entro 60 (novanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, secondo le modalità indicate in parte motiva;
- condanna il MIUR al pagamento delle spese di lite in favore della ricorrente, che forfetariamente liquida in euro 1.000,00 (mille0) oltre IVA, CPA, oneri dovuti per legge, oltre alla restituzione del contributo unificato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Vincenzo Blanda, Consigliere, Estensore
Achille Sinatra, Consigliere








L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Vincenzo Blanda
Gabriella De Michele

Pubblicato il 26/06/2018