#3527 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 26 aprile 2018, n. 4615

Abilitazione scientifica nazionale-Rinnovo valutazione

Data Documento: 2018-04-26
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In base ai principi desumibili dall’art. 51 c.p.a. e dall’art. 97 Cost., in materia di abilitazione scientifica nazionale, una volta annullato il giudizio valutativo, la rinnovata valutazione deve essere rimessa ad una commissione esaminatrice in composizione diversa rispetto a quella che già si è espressa, onde assicurare in modo pieno la serenità, l’imparzialità e l’affidabilità del giudizio. A maggior ragione quando, come nel caso di specie, lo stesso candidato e lo stesso curriculum siano stati valutati consecutivamente, per due volte, dagli stessi commissari, realizzandosi, pertanto, la fattispecie di cui al n. 4) dell’art. 51 c.p.c.

Contenuto sentenza
N. 04615/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10144/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 10144 del 2017, proposto da: 
p, rof. Gaetano Raiola, rappresentato e difeso dall'avvocato Ennio De Vita, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Carmine De Vita in Roma, via Gallia n. 122; 
contro
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., ANVUR - Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, in persona del legale rappresentante p.t., Commissione nominata con D.D. n. 1631/2015 e 530/2016 per il riesame dei giudizi idoneativi, non costituiti in giudizio; 
nei confronti
Claudio Macchi non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
a - delle valutazioni negative al conseguimento dell'Abilitazione Scientifica Nazionale per professori di prima fascia nel settore concorsuale 11/D2 – Didattica, Pedagogia Speciale e Ricerca Educativa, pubblicate sul sito internet del MIUR a far data dal
07.03.2017, in uno ai giudizi collettivi ed individuali espressi dalla Commissione nominata per adempiere al riesame delle procedure di conseguimento dell'ASN per la tornata 2012, che del pari si impugnano;
b - dei verbali della Commissione nominata per le procedure di riesame dei giudizi idoneativi al conseguimento dell'ASN di prima fascia per il settore concorsuale 11/D2, nelle parti relative alla fissazione dei criteri di giudizio di giudizio ex artt. 3, 4, 6 e 7 del DM n. 76/2012, nonché relativi ai giudizi individuali ed al giudizio collegiale espressi sul ricorrente;
c - della nota del Direttore Generale per la programmazione, il coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore del M.I.U.R. prot. n. 882 del 20.01.2016, con cui si incarica la Commissione già nominata nella procedura di riesame inerente l'altro giudizio abilitativo - tornata 2013 anche alla rinnovazione del giudizio relativo al ricorrente per l'ASN - tornata 2012;
d - ove occorra, dei decreti direttoriali nn. 1503 del 08.07.2015, 1631 del 23.07.2015 e 530 del 22.03.2016, di nomina della commissione valutatrice, nelle parti relative alla nomina ed alla conferma del prof. Pier Cesare Rivoltella quale membro di tale commissione, nonché della nota prot. n. 1117 del 25.09.2015, con cui il Direttore Generale ha reso parere di rigetto dell'istanza di ricusazione presentata dal ricorrente in data 28.07.2015;
e - di ogni altro atto presupposto, collegato, connesso e conseguenziale.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: Avv. Annosi in sostituzione dell'Avv. E. De Vita;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
Premesso che:
- sussistono i presupposti di cui all’art. 71 bis cod. proc. amm. per procedere all’esame in camera di consiglio della presente controversia e definire il ricorso con sentenza in forma semplificata;
- si tratta della procedura abilitativa per titoli e pubblicazioni, ex art.16, comma 3, Legge n. 240 del 2010, a cui il ricorrente aveva originariamente partecipato in relazione alla tornata 2012, ai fini del conseguimento dell’abilitazione a professore di prima fascia nel settore concorsuale 11/D2 – Didattica, Pedagogia Speciale e Ricerca Educativa;
- la procedura abilitativa in esame, indetta con decreto direttoriale MIUR n. 222 del 20.07.2012, era disciplinata “ratione temporis” dal d.P.R. n. 222 del 2011 (recante le disposizioni a carattere organizzativo) e dal D.M. n.76 del 2012 (relativo ai criteri e parametri di valutazione), disciplinanti la tornata 2012 e le tornate immediatamente successive;
- in tale procedura (tornata 2012), con giudizi del 29.01.2014, il ricorrente veniva valutato non idoneo a conseguire l’abilitazione né per la prima né per la seconda seconda fascia di docenza e avverso tali giudizi il prof. Raiola proponeva pertanto ricorso al TAR Lazio n. R.G. n. 5241/2014, nel quale otteneva ragione in sede cautelare con ordinanza n. 3921/2014 del 06.08.2014, che accoglieva la richiesta di sospensiva proposta;
- nelle more del giudizio incardinato, con Decreto Direttoriale n.161 del 28 gennaio 2013, era stata indetta dal MIUR la nuova tornata (2013) per l'Abilitazione Scientifica Nazionale alla prima e seconda fascia dei professori universitari, alla quale pure il ricorrente poteva partecipare (per effetto della sospensiva del TAR sul provvedimento che aveva negato l’abilitazione nella precedente tornata); l’esito era nuovamente negativo per il ricorrente sia per la prima che per la seconda fascia;
- avverso tale esito negativo, il prof. Raiola proponeva un nuovo ricorso al TAR Lazio (n. R.G. n. 2649/2015) che, con sentenza ex art. 60 c.p.a. n. 6955/2015, lo accoglieva annullando i giudizi di non idoneità all'ASN - tornata 2013 e statuiva l'obbligo, in capo al Ministero, di "procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione, entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla notifica o comunicazione della presente sentenza";
- in esecuzione di tale sentenza n. 6955/2015, seppur con ritardo, la Commissione nominata dal MIUR ai fini della rivalutazione concludeva i suoi lavori relativamente al prof. Raiola in data 01.07.2016 giudicandolo idoneo alle funzioni di docente di seconda fascia ed inidoneo alla docenza di prima fascia;
- il TAR Lazio, Sez. III, con la sentenza n. 11377 del 24.09.2015, aveva accolto il distinto ricorso del prof. Raiola finalizzato all'annullamento del giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione alle funzioni di professore universitario di I e II fascia per il settore concorsuale 11/D2 – Settore Scientifico Disciplinare M-EDF/02 - tornata 2012, statuendo sia in ordine all'illegittima composizione della Commissione -atteso che "doveva essere assicurata la presenza di almeno un commissario per ciascun settore scientifico disciplinare compreso nel settore concorsuale per il quale si chiedeva l’abilitazione" - sia in ordine alla mancata acquisizione del "parere pro veritate di un esperto esterno";
- dunque, per effetto di tale sentenza, al MIUR era demandata la rinnovazione dei giudizi di idoneità al conseguimento dell’Abilitazione alle funzioni di professore universitario di prima fascia ed a quelle di professore di seconda fascia per il settore concorsuale 11/D2 anche per la tornata 2012, da parte di una nuova Commissione in corretta composizione e previa espressione del parere pro-veritate da parte di esperto del sSettore M-EDF/02;
- il Direttore Generale per la programmazione, il coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore del M.I.U.R., con nota prot. n. 882 del 20.01.2016 in riscontro della “diffida” inoltrata dal ricorrente, decideva di incaricare, per dare esecuzione alla sentenza 11377/2015, la stessa Commissione già nominata con D.D. 1631/2015 e 530/2016 per l’esecuzione della sentenza relativa alla tornata 2013 (sentenza intervenuta però, come visto, prima della sentenza afferente alla tornata 2012);
- con il giudizio in epigrafe impugnato, pubblicato sul sito internet del MIUR a far data dal 07.03.2017, formulato per il riesame dell’interessato nell’ambito procedura ASN 2012, la Commissione ha espresso nuovamente una valutazione negativa limitatamente alla prima fascia;
- con atto di costituzione in giudizio ex art. 48 c.p.a. per trasposizione di ricorso straordinario, il prof. Raiola ha impugna quest’ultimo giudizio sotto vari profili, deducendo in primo luogo, con il primo motivo, l’illegittimità della composizione dell’organo collegiale che lo ha valutato da ritenere non competente a giudicare il ricorrente, per più ragioni: in primo luogo perché con la sentenza n. 11377/2015, il TAR Lazio aveva annullato le risultanze della procedura selettiva per l'ASN di I e II fascia per la tornata 2012; alla summenzionata decisione il MIUR aveva prestato acquiescenza disponendo la rinnovazione delle valutazioni; il MIUR ha però disposto che il riesame del curriculum del ricorrente venisse svolto dalla medesima commissione in composizione invariata rispetto a quella già nominata in esecuzione della sentenza n. 6955/2015, per la tornata 2013 (ivi compreso l’esperto esterno chiamato a fornire il parere “pro-veritate”); in tale contesto, è evidente, ad avviso del ricorrente, la violazione delle norme che regolano la corretta azione amministrativa, che va informata ai generali principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e trasparenza (art. 97), nonché a quelli di parità di accesso agli uffici (3 – 51 Cost.).
Considerato e ritenuto che:
occorre preliminarmente osservare che secondo il prevalente orientamento della giurisprudenza amministrativa “le cause d'incompatibilità sancite dall'art. 51, c.p.c., (sono) estensibili, in omaggio al principio costituzionale di imparzialità, a tutti i campi dell'azione amministrativa (…)….” (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 18 luglio 2014, n. 3856; id., 30 luglio 2013, n. 4015). Pur nella tassatività delle fattispecie sancite dal citato art. 51 c.p.c. è di intuitiva evidenza che, trattandosi di ipotesi concepite dal legislatore con riguardo alla figura del giudice civile, sono necessari, nei limiti strettamente necessari, gli adattamenti richiesti dal caso concreto, ai fini della configurazione delle cause di incompatibilità nello svolgimento di funzioni amministrative, in rapporto a figure soggettive di funzionario pubblico, operanti nel campo amministrativo e non giurisdizionale.
Giova inoltre osservare che una seconda norma di principio opera nella specie ed è quella di cui all’art. 6-bis dell’a Legge n. 241 del 1990 a mente del quale “1. Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endo-procedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto anche potenziale”.
L’art. 51, primo comma, Cod. proc. civ., prevede che il giudice ha il dovere di astenersi nei seguenti casi: 1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto; 2) se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori; 3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori; 4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico; 5) se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, è amministratore o gerente di un ente, di un'associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa.
Il secondo comma dello stesso art. 51 dispone, infine, che il giudice ha la facoltà di richiedere al capo dell’ufficio l’autorizzazione ad astenersi in ogni altro caso in cui ravvisi gravi ragioni di convenienza.
Il Collegio ritiene che nella specie ricorra in effetti l’ipotesi di cui al n. 4) dell’art. 51 cit. in quanto, com’è incontestato, il candidato è stato valutato, in esecuzione della sentenza del TAR Lazio n. 11377/2015 (che aveva annullato l’originaria valutazione di inidoneità del prof. Raiola per la tornata 2012), dalla Commissione, composta dagli stessi componenti e assistita dal medesimo esperto revisore, che si era già pronunciata con riguardo alla tornata 2013 (sentenza 6955/2015).
Va detto che, sebbene formalmente, il giudizio si riferisca ad una differente tornata, nella sostanza l’oggetto della valutazione qui impugnata è stato il medesimo, in quanto la possibilità avuta dal prof. Raiola di ottenere la rinnovata valutazione per la tornata 2013, immediatamente successiva a quella per cui è causa, ha determinato una situazione in cui i due distinti giudizi valutativi hanno avuto ad oggetto, invero, i medesimi titoli e le medesime pubblicazioni.
Sicchè può affermarsi, in adesione alla tesi del ricorrente, che lo stesso candidato e lo stesso curriculum sono stati valutati consecutivamente, per due volte, dagli stessi commissari e che, pertanto, si è realizzata la fattispecie di cui al n. 4) dell’art. 51 c.p.c. che impone che nelle procedure concorsuali il nuovo giudizio sia svolto da una Commissione in rinnovata composizione, tanto più che nelle specie, la necessità di una composizione diversa del collegio era desumibile dalla stessa sentenza a cui l’Amministrazione doveva dare esecuzione. Se, infatti, è vero che la sentenza n. 11377/2015, in relazione ai fatti all’epoca accertati, si riferiva al doveroso rinnovo della composizione della Commissione rispetto a quella originariamente pronunciatasi nel 2014 - e, ovviamente, non rispetto a quella successivamente incardinatasi per dare esecuzione alla sentenza di annullamento del diniego di abilitazione 2013 (il che esclude che, nella specie, possa parlarsi di inottemperanza alla sentenza o violazione del giudicato in senso proprio) - è però altrettanto vero che la sentenza n. 11377 cit., in ogni caso, postula in generale che sia osservato il principio desumibile proprio dall’art. 51 c.p.a. e il principio costituzionale di imparzialità degli organi amministrativi (art. 97 Cost.) in forza dei quali, secondo la consolidata giurisprudenza della Sezione in materia di ASN, una volta annullato il giudizio valutativo, la rinnovata valutazione deve essere rimessa ad una Commissione esaminatrice in composizione diversa rispetto a quella che già si è espressa, onde assicurare in modo pieno la serenità, l’imparzialità e l’affidabilità del giudizio. A maggior ragione quando, come nella specie, per le ragioni sopra esposte, i due giudizi espressi dalla medesima Commissione riguardino esattamente gli stessi dati e profili curriculari dell’interessato, atteso che, riferendosi gli elementi sottoposti al vaglio commissariale – indici di produttività, pubblicazioni, altri titoli - a due annualità consecutive di abilitazione, 2012 e 2013, è evidente che non solo lo studioso esaminato ma anche l’oggetto del giudizio sono stati i medesimi nelle due esternazioni valutative.
L’accoglimento del motivo in esame implica assorbimento dei restanti vizi dedotti, trattandosi di censura che attiene alla stessa costituzione della Commissione, le cui carenze comportano inevitabile travolgimento del giudizio da essa espresso e assorbimento delle censure che al giudizio si riferiscono.
Si ritiene, pertanto, che, ai sensi dell’art. 34, comma 1, lett. e), c.p.a. in esecuzione della presente sentenza, la posizione dell’interessato, limitatamente alla prima fascia (e alla tornata 2012), debba essere riesaminata, entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione se antecedente, da parte di una Commissione in diversa composizione rispetto a quella che ha già valutato il ricorrente, con espressione del parere pro-veritate da parte di esperto revisore nel caso in cui non sia presente, tra i componenti della nominanda Commissione esaminatrice, un docente del settore disciplinare di afferenza del ricorrente.
Le spese di giudizio possano essere compensate tra le parti, in ragione della peculiarità della vicenda e dell’esito del contenzioso.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e con le modalità di cui in motivazione e, per l’effetto:
- annulla il provvedimento che ha giudicato inidoneo il ricorrente;
- ordina all’Amministrazione di rivalutare l’interessato entro 60 (sessanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, con una Commissione in rinnovata composizione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Vincenzo Blanda, Consigliere
Claudio Vallorani, Referendario, Estensore
 Pubblicato il 26/04/2018