#2844 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 24 novembre 2017, n. 11691

Atti di valutazione peer relativi alla procedura di valutazione della qualità della ricerca–VQR 2011-2014

Data Documento: 2017-11-24
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In applicazione del principio di effettività della tutela delle situazioni soggettive protette, rilevanti a livello comunitario (quale principio imposto anche dall’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, promossa dal Consiglio d’Europa nel 1950: cfr. Corte europea dei diritti dell’uomo, Albert et Le Compte c. Belgio, par. 29, 10 febbraio 1983 e Obermeier c. Austria, par 70, 28 giugno 1990)-il Giudice non può esimersi dal valutare l’eventuale erroneità, o arbitrarietà, dell’apprezzamento dell’Amministrazione, senza tuttavia sostituirsi all’Amministrazione stessa nel puro apprezzamento di valore, sottostante a scelte discrezionali, come quelle di cui si discute nel caso di specie. Tali scelte, come è noto, possono corrispondere alla cosiddetta discrezionalità amministrativa, ove si tratti di individuare la linea operativa più opportuna nel caso concreto, per il soddisfacimento dell’interesse pubblico (adeguatamente bilanciato con ogni altro interesse rilevante), ovvero a discrezionalità tecnica, quando l’esercizio del potere richieda non una valutazione di opportunità, ma l’esatta considerazione di un fatto secondo i parametri di determinate scienze o tecniche; in altri casi, infine, la discrezionalità può avere carattere misto, come nel caso dell’individuazione dei criteri selettivi in un pubblico concorso, trattandosi in tal caso di scegliere criteri idonei, affinché gli organi competenti possano individuare i profili ritenuti ottimali, per la copertura del posto da assegnare.

Contenuto sentenza
N. 11691/2017 REG.PROV.COLL.
N. 03306/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3306 del 2017, proposto da: 
Vito Velluzzi, rappresentato e difeso dall'avvocato Guerino Massimo Oscar Fares, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Bisagno 14; 
contro
Anvur e Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Gen.Le dello Stato, e presso la medesima domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
Cineca non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
- degli atti di valutazione peer relativi alla procedura di valutazione della qualità della ricerca – VQR 2011-2014 aventi ad oggetto le pubblicazioni scientifiche presentate dal ricorrente, prof. Vito Velluzzi;
- delle linee guida VQR 2011-2014 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (reg. decreti 0000458 del 27.06.2015), nella parte in cui violano il principio di trasparenza nella nomina dei valutatori e di legalità ed irretroattività nella formulazione dei criteri di giudizio dei prodotti della ricerca.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Anvur e del Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 novembre 2017 il dott. Vincenzo Blanda e uditi per la parte ricorrente l'Avv. G.M.O. Fares e per le Amministrazioni resistenti l'Avvocato dello Stato Orsola Biagini (solo nella chiamata preliminare).
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Il prof. Vito Velluzzi, in servizio quale professore ordinario di Filosofia del diritto (SSD IUS/20) presso l’Università degli Studi di Milano, ha sottoposto alla procedura di Valutazione della Qualità della Ricerca – VQR per il quadriennio 2011-2014, come prescritto dal relativo regolamento, le seguenti pubblicazioni scientifiche: saggio monografico, titolato “Le preleggi e l’interpretazione: un’introduzione critica” pubblicato dalle Edizioni ETS di Pisa, anno 2013, e un articolo, titolato “Due (brevi) note sul giudice penale e l’interpretazione” pubblicato sulla rivista di fascia A Criminalia, anno 2012, pagg. 305-314.
In data 26 gennaio 2017 l’Anvur rendeva noti gli esiti delle valutazioni, per effetto delle quali il Prof. Velluzzi – nell’ambito di una scala di giudizi ricompresi da eccellente (peso 1) a non valutabile (peso 0) – ha ottenuto per entrambe le pubblicazioni il giudizio di “Discreto (peso 0,4)”.
Avverso gli atti in epigrafe ha quindi proposto ricorso l’istante deducendo i seguenti motivi:
1) Illegittimità del giudizio per contraddittorietà ed illogicità, carente od omessa motivazione, travisamento dei fatti ed ingiustizia manifesta. 
La valutazione Peer relativa al saggio monografico “Le Preleggi e l’interpretazione: un’introduzione critica” è stata valutata con il giudizio finale di discreto (0,4), quale esito della media fra le valutazioni dei due revisori.
Il giudizio espresso dal Revisore 1 sarebbe carente e contraddittorio e affetto da travisamento dei fatti ed erronea considerazione dei presupposti del giudizio.
Esso non avrebbe correttamente considerato che il volume ha ad oggetto lo studio dell’interpretazione giuridica con riguardo agli articoli 12 e 14 delle preleggi e non l’interpretazione giuridica in generale. 
Sarebbero non conferenti le affermazioni secondo cui taluni dei temi affrontati (interpretazione sistematica, interpretazione teleologica, analogia etc.) avrebbero potuto costituire oggetto di una separata monografia, visto che essi vengono trattati in quanto regolati dagli articoli 12 e 14 delle Preleggi e in funzione dei problemi (teorici e applicativi) posti dalla disciplina dell’interpretazione della legge. 
Il revisore 1, inoltre, avrebbe trascurato una parte significativa del libro (quella centrata sugli artt. 12 e 14 delle preleggi), non avrebbe considerato un ampio riferimento critico alla giurisprudenza e il cospicuo apparato bibliografico utilizzato. 
Non vi sarebbe alcun riferimento all’impatto potenziale o effettivo del lavoro, al quale però si assegna il punteggio di 5 su 10. 
Il libro oggetto di valutazione sarebbe stato adottato per corsi monografici obbligatori presso il corso di laurea magistrale a ciclo unico nelle Università Bocconi, Liuc di Castellanza, Roma Tre e presso il corso di laurea in Scienze dei servizi giuridici dell'Università di Verona, per la chiarezza espositiva, la completezza delle informazioni e lo stimolo alla riflessione. Il libro sarebbe stato citato in numerose pubblicazioni universitarie.
Il giudizio sarebbe contraddittorio attesa anche la notevole differenza tra il primo e il secondo revisore, il quale ha accordato al rigore metodologico 9/10, giudicando nel complesso elevato (0,7) il contributo. La commissione nazionale per le abilitazioni, inoltre, avrebbe espresso giudizi lusinghieri sulla pubblicazione.
Anche la valutazione Peer relativa all’articolo “Due (brevi) note sul giudice penale e l’interpretazione”, parimenti destinataria del voto “Discreto (0,4), sarebbe erronea, immotivata e contraddittoria.
Ad essa il revisore 1 ha attribuito la Classe di merito “Discreto”, il revisore 2 il giudizio di “accettabile”. 
Il giudizio espresso dal revisore 2 sarebbe carente di motivazione in relazione all’impatto attestato o potenziale, al rigore metodologico e all’originalità del lavoro;
2) Illegittimità derivata dalla irragionevolezza della procedura di valutazione VQR.
Il sistema di Valutazione della Ricerca presenterebbe profili di irrazionalità. La garanzia dell’anonimato del valutatore dovrebbe essere accordata anche al valutato, come avverrebbe per le valutazioni di referaggio in cui lo scritto o l’opera sottoposta a valutazione non recano l’indicazione delle generalità del suo autore, allo scopo di evitare che il valutatore possa risultare condizionato dai rapporti personali e di scuola con l’autore stesso.
L’attuale conformazione del sistema della VQR, per come delineata nelle linee guida 2011-2014 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (reg. decreti 0000458 del 27.6.2015), sarebbe irrazionale e contraria al principio costituzionale di tutela dell’autonomia universitaria e della libertà scientifica in quanto: sottopone al giudizio i singoli docenti anziché le strutture; non assicurerebbe la trasparenza nella nomina dei valutatori da parte dello stesso organo dotato di competenze regolatorie e valutative; la formulazione dei criteri di giudizio verrebbe posticipata rispetto alla redazione dei lavori oggetto di valutazione (con violazione del principio di irretroattività dei criteri).
L’Anvur e il Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca si sono costituiti in giudizio per resistere al ricorso depositando una memoria con la quale replicano alle censure.
Il ricorrente ha depositato memoria con la quale ha replica alle deduzioni difensive dell’Anvur.
All’udienza dell’8 novembre 2017 il difensore del ricorrente ha insistito per l’accoglimento del ricorso ribadendo le censure esposte, la causa, quindi, è stata trattenuta per la decisione.
DIRITTO
Con il primo motivo il ricorrente deduce la incongruità e contraddittorietà del giudizio dei revisori che, pur avendo espresso valutazioni positive sulle pubblicazioni indicate dall’istante ai fini della valutazione, avrebbe concluso viceversa con un giudizio negativo.
Al fine di verificare la fondatezza delle censure occorre descrivere - in sintesi - il quadro normativo che regola il sistema di valutazione della Qualità della Ricerca (anche VQR).
Gli articoli 1 e 5 della legge n. 240 del 2010 stabiliscono che l’ANVUR verifica e valuta i risultati del sistema universitario secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche sulla base delle migliori esperienze diffuse a livello internazionale, attraverso la definizione di specifici indicatori e l’espressione dei pareri previsti, anche al fine della distribuzione delle risorse pubbliche.
Con successivo D.M. 458 del 27 giugno 2015 sono state fissate le Linee Guida VQR 2011-2014, il quale all’art. 3 definisce l’organizzazione generale, stabilendo che “1. La valutazione è organizzata nelle 16 Aree di valutazione elencate nell’Allegato 1.
2. L’ANVUR si avvale, per ciascuna Area di valutazione, di un Gruppo di Esperti Valutatori (d’ora in avanti GEV), composto da studiosi italiani ed esteri di elevata qualificazione scelti sulla base dell’esperienza internazionale nel campo della ricerca e della sua valutazione…”.
Il successivo art. 5 stabilisce gli adempimenti dei Gruppi di Esperti della Valutazione (anche GEV) a cui “è affidata la responsabilità di valutare la qualità di ciascuna delle pubblicazioni scientifiche selezionate dalle Istituzioni in ciascuna Area e settore scientifico-disciplinare dell’Area”, individuando, ai fini del giudizio di qualità dei GEV, due metodologie, “ferma restando in capo al Gruppo la responsabilità finale della valutazione”:
a) informazioni bibliometriche (ove disponibili) relative al prodotto di ricerca, quali ad esempio il numero di citazioni ricevute dal prodotto e una misura dell’impatto della rivista ospitante il prodotto, condotta direttamente da ciascun GEV che utilizza a tal fine le banche dati concordate con l’ANVUR;
b) peer review affidata ad esperti esterni fra loro indipendenti scelti collegialmente dal GEV, di norma due per ciascuna pubblicazione, cui è affidato il comito di esprimersi, in modo anonimo, sulla qualità delle pubblicazioni selezionate.
Sono previsti, inoltre, tre criteri per la elaborazione del giudizio di qualità di ogni pubblicazione: originalità, rigore metodologico e impatto attestato o potenziale nella comunità scientifica internazionale. 
Il giudizio di qualità potrà essere espresso secondo i seguenti parametri (secondo una scala di valori definita dal medesimo D.M.-: 
Eccellente (peso 1); Elevata (peso 0,7); discreta (peso 0,4); accettabile (peso 0,1); limitata (peso 0); non valutabile (peso 0).
Venendo al caso in esame dopo il bando di partecipazione (approvato dal Consiglio Direttivo dell’Anvur nella seduta dell’11 novembre 2015) è stata avviata la valutazione della VQR 2011-2014 in Italia.
Per quanto concerne la metodologia che ogni revisore anonimo avrebbe dovuto seguire nella valutazione tramite peer review è stato stabilito che gli esperti avrebbero dovuto:
- valutare separatamente i tre criteri sopra indicati (originalità, rigore metodologico e impatto attestato o potenziale nella comunità scientifica internazionale) attribuendo a ciascuno degli esaminandi una valutazione numerica in scala opportuna; 
- definire una regola di composizione dei punteggi singoli per giungere al livello di qualità finale;
- formulare singolarmente un giudizio sintetico finale per ognuno dei prodotti valutati.
Il giudizio finale sui lavori, rapportato ai tre criteri, avrebbe dovuto essere formulato con un punteggio numerico (fissato da 1 a 10), e ogni revisore anonimo avrebbe dovuto formulare un giudizio sintetico complessivo, al fine di consentire di individuare le ragioni poste alla base del voto numerico.
Dalla memoria depositata in giudizio dall’Amministrazione si evince, altresì, che l’Anvur ha elaborato delle Linee Guida per i revisori anonimi, in cui chiarisce che:
- ogni prodotto da valutare in peer review sarebbe stato inviato a due revisori esterni, che assegneranno un punteggio da 1 a 10 per ciascuno dei tre più volte citati criteri, che la somma dei tre punteggi avrebbe permesso l’assegnazione del prodotto a una classe di merito sulla base delle corrispondenze illustrate in una specifica tabella;
- in linea con quanto previsto nel Bando VQR è stata prevista “la predisposizione, prima di concludere la procedura di valutazione e di inviare la scheda compilata ai membri GEV, di un conciso giudizio che giustifichi l’attribuzione del prodotto alla classe sulla base dei tre criteri”; 
- il GEV, dopo aver ricevuto le due revisioni, avrebbe dovuto combinarle e, in base al grado di accordo tra le due, decidere se accettare la classe di merito proposta o se sottoporre il prodotto ad un terzo revisore.
Premesso quanto sopra è possibile procedere all’immediato esame delle censure.
Con il primo motivo il ricorrente contesta i giudizi espressi dai revisori anonimi sui prodotti conferiti in sede di VQR: a) il saggio monografico “Le Preleggi e l’interpretazione un’introduzione critica”; b) l’articolo “Due (brevi) note del giudice penale e l’interpretazione”.
Con riferimento in particolare al primo saggio si deduce che i giudizi prodotti dai due revisori divergerebbero nella scelta della classe di merito, atteso che il primo revisore ha attribuito il giudizio di “accettabile” e il secondo di “elevato”, il che evidenzierebbe la contraddittorietà e illogicità delle valutazioni dei revisori.
In via preliminare, anche al fine di chiarire il campo di valutazione entro il quale è chiamato a pronunciarsi nel caso di specie e in relazione alle difese dell'Amministrazione, il collegio ritiene opportuno precisare che il giudizio valutativo espresso dai revisori nell’ambito del sistema di VQR (al pari di quello di ogni altra commissione concorsuale) è sindacabile dal giudice amministrativo solo negli stretti limiti in cui esso riveli profili evidenti di illogicità, irrazionalità e manifesta disparità di trattamento.
Nel caso di specie, tuttavia, il ricorrente censura proprio tali profili di illogicità e irrazionalità in relazione allo svolgimento dalla valutazione, per cui è necessario soffermarsi su tale aspetto.
In tale quadro – ed in applicazione del principio di effettività della tutela delle situazioni soggettive protette, rilevanti a livello comunitario (quale principio imposto anche dall’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, promossa dal Consiglio d’Europa nel 1950: cfr. Corte europea dei diritti dell’uomo, Albert et Le Compte c. Belgio, par. 29, 10 febbraio 1983 e Obermeier c. Austria, par 70, 28 giugno 1990) – il Giudice non può esimersi dal valutare l’eventuale erroneità, o arbitrarietà, dell’apprezzamento dell’Amministrazione, senza tuttavia sostituirsi all’Amministrazione stessa nel puro apprezzamento di valore, sottostante a scelte discrezionali, come quelle di cui si discute nel caso di specie.
Tali scelte, come è noto, possono corrispondere alla cosiddetta discrezionalità amministrativa, ove si tratti di individuare la linea operativa più opportuna nel caso concreto, per il soddisfacimento dell’interesse pubblico (adeguatamente bilanciato con ogni altro interesse rilevante), ovvero a discrezionalità tecnica, quando l’esercizio del potere richieda non una valutazione di opportunità, ma l’esatta considerazione di un fatto secondo i parametri di determinate scienze o tecniche; in altri casi, infine, la discrezionalità può avere carattere misto, come nel caso dell’individuazione dei criteri selettivi in un pubblico concorso, trattandosi in tal caso di scegliere criteri idonei, affinché gli organi competenti possano individuare i profili ritenuti ottimali, per la copertura del posto da assegnare. 
Il controllo del giudice, in presenza di apprezzamenti tecnicamente verificabili, può incidere su valutazioni che si pongano al di fuori dell'ambito di esattezza o attendibilità, quando non appaiano rispettati parametri tecnici di univoca lettura, ovvero orientamenti già oggetto di giurisprudenza consolidata, o di dottrina dominante in materia (cfr. anche, in termini, Consiglio di Stato, sez. IV, 13 ottobre 2003, n. 6201).
Alla luce di tali premesse merita adesione la tesi del ricorrente, secondo cui nel giudizio sulla qualità della ricerca in questione (desumibile dalla prima pubblicazione sottoposta all’esame dei revisori), non sarebbe possibile evincere le ragioni di così elevata differenza di valutazione tra i due esperti.
Nelle ipotesi, come quella in esame, in cui è attribuita all'Amministrazione un'ampia discrezionalità, è necessaria una motivazione ancor più rigorosa che dia conto in concreto degli elementi sui quali la Commissione ha fondato il proprio giudizio, in modo da comprendere quale sia stato l’iter logico seguito.
Tale motivazione sarebbe dovuta essere ancora più stringente nel caso in esame in cui in relazione alla prima pubblicazione il primo revisore ha concluso con un giudizio di “accettabile” e il secondo con una valutazione di “elevato”.
La notevole diversità di giudizio, rispetto alla medesima pubblicazione, avrebbe dovuto indurre l’Amministrazione ad una revisione del giudizio dei due revisori per giungere ad una valutazione di sintesi che, invece, è del tutto mancata.
Peraltro nella scheda che riporta il giudizio dei due commissari, dopo l’indicazione della classe di merito finale, la notevole differenza di valutazione è espressamente evidenziata con l’indicazione di “2 Classi di differenza, Attenzione! Classi di differenza 2”.
I componenti del GEV, in relazione al notevole divario di giudizio dei revisori, hanno ritenuto di combinare i due giudizi confermando la classe di merito proposta (“discreto”). 
Nel realizzare tale sintesi, tuttavia, il GEV non ha indicato le ragioni per cui a fronte di un divario così consistente ha ritenuto di giungere ad un giudizio di “discreto”.
E’ pur vero che le linee guida elaborate dall’Anvur prevedono la possibilità di procedere alla combinazione delle revisioni, in base al grado di accordo tra le due, accettando la classe di merito proposta (cfr. memoria dell’Anvur depositata il 2.10.2017); tuttavia nel caso di specie a fronte di un divario così netto (pari a due classi) e ai profili di contraddittorietà e difetto di motivazione evidenziati dal ricorrente (che saranno immediatamente trattati nel prosieguo) sarebbe stato, invero, più opportuno affidare il prodotto ad un terzo revisore (come previsto dalle medesime linee guida), al fine di integrare le valutazioni con le valutazioni di un terzo e giungere ad un giudizio più ponderato e motivato.
Merita di essere condiviso, altresì, l’ulteriore profilo di censura che si sofferma sul giudizio del revisore 1.
Invero dal giudizio allegato (cfr. verbale 26-31 ottobre 2016) non è possibile evincere la valutazione riguardante il parametro dell’impatto attestato o potenziale della pubblicazione nella comunità scientifica internazionale, per il quale il revisore si limita ad esprimere una valutazione in termini numerici (5/10), senza evidenziare i criteri di misurazione o il numero di citazioni dell’opera.
Tale omissione risulta ancor più evidente a fronte della valutazione di ordine superiore (7/10) espressa dal secondo revisore che, seppur in modo estremamente sintetico, ne esprime le ragioni sottolineando “una certa rilevanza (dell’opera) per la ricerca nell’ambito scientifico di riferimento e può sicuramente esercitare un impatto sugli studi di interpretazione giuridica”.
Un ulteriore profilo di contraddittorietà nel giudizio del revisore 1 riguarda il parametro della originalità e del rigore metodologico.
Il revisore, infatti, attribuisce il punteggio di 5/10 al rigore metodologico, sostenendo che il metodo seguito “non è del tutto soddisfacente”, e che le tesi “non brillano per originalità, né tantomeno per la accuratezza e la profondità delle argomentazioni”, mentre, poco sopra si esprime affermando che l’opera “non è scritta male e risulta complessivamente ben congegnata”.
Oltre ad una certa contraddittorietà emerge una notevole perplessità del giudizio: dall’affermazione che “l’opera non brilla per originalità” non è possibile evincere un giudizio chiaro e assertivo sul livello di qualità della pubblicazione: pur escludendo che (sulla base di tale valutazione) il saggio possa essere considerato di qualità elevata in relazione al rigore metodologico, non è possibile tuttavia ricavare le ragioni per cui lo stesso non possa essere considerato – a titolo di esempio – discreto.
Quanto alla valutazione della seconda pubblicazione “Due (brevi) note sul giudice penale e l’interpretazione”, deve convenirsi con il prof. Velluzzi secondo cui il revisore 2 non avrebbe motivato in alcun modo l’impatto attestato o potenziale, il rigore metodologico e l’originalità del lavoro.
Invero il revisore si limita ad affermare che “Si tratta di temi importanti (interpretazione/discrezionalità, abuso del processo/del diritto) che le brevi note sacrificano a qualche spunto interessante. Impatto attestato o potenziale: 5; originalità 5; rigore metodologico: 5. Totale: 15. Classe di merito: Accettabile”, senza esprimersi in alcun modo (nemmeno sintetico) sulle ragioni di tale giudizio, che sarebbero stata necessarie anche alla luce della diversa valutazione accordata da revisore 1 in termini di discreto (7/10).
Con il secondo motivo il ricorrente contesta il sistema di valutazione in esame nel suo complesso, sostenendo che lo stesso sarebbe irragionevole perché preserva l’anonimato del valutatore, senza accordare analoga garanzia al valutato, in violazione del principio che regola le valutazioni di referaggio.
Il motivo, in disparte la mancata indicazione delle fonte normativa primaria che sarebbe stata violata, è comunque infondato nel merito. 
Il sistema di valutazione della VQR, infatti, per le modalità di funzionamento, garantendo l’anonimato e la competenza del revisori, deve ritenersi del tutto conforme ai principi generali di buon andamento e di imparzialità dell’azione amministrativa. 
Infatti, la valutazione attribuita a referees anonimi, selezionati in modo da garantirne la specifica competenza nei diversi settori di interesse, assicura, tra l’altro, che gli stessi possano svolgere la propria attività di valutazione dei progetti ai fini dell’ammissione al finanziamento in modo obiettivo, senza rischio di condizionamento esterno, ed efficace, assicurando la scelte dei migliori progetti.
In conclusione per le ragioni esposte il ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento degli atti di valutazione peer relativi alla procedura di valutazione della qualità della ricerca – VQR 2011-2014 aventi ad oggetto le pubblicazioni scientifiche presentate dal ricorrente, prof. Vito Velluzzi.
Ai sensi dell’art. 34, comma 1, lettera e) del D.lgs. 104/2010, il Collegio ritiene che, in esecuzione della presente sentenza, la posizione dell’interessato debba essere riesaminata da parte di revisori e di GEV in diversa composizione entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della pronuncia, ovvero dalla sua notificazione se antecedente.
Le spese di giudizio possono essere compensate attesa la novità delle questioni esaminate.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando dispone quanto segue: 
- accoglie il ricorso introduttivo nei sensi e con le modalità di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla gli atti di valutazione peer relativi alla procedura di valutazione della qualità della ricerca – VQR 2011-2014 aventi ad oggetto le pubblicazioni scientifiche presentate dal ricorrente, prof. Vito Velluzzi;
- ordina all’amministrazione di rivalutare l’interessato entro 60 (sessanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza;
- compensa il pagamento delle spese di giudizio tra le parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Vincenzo Blanda, Consigliere, Estensore
Achille Sinatra, Consigliere
Pubblicato il 24/11/2017