#4413 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 19 novembre 2018, n. 11180

Abilitazione scientifica nazionale-Criteri di valutazione

Data Documento: 2018-11-19
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha introdotto parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno da tali parametri e, in caso di positivo riscontro degli stessi, circa l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata, per negare il titolo abilitante a soggetti, che per titoli professionali e produzione pubblicistica risultino, in effetti, già inseriti nel settore scientifico di riferimento.

Contenuto sentenza
N. 11180/2018 REG.PROV.COLL.
N. 05551/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 5551 del 2017, proposto da
Anna Maria Picco, rappresentata e difesa dall'avvocato Giuseppe Franco Ferrari, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via di Ripetta 142;
contro
Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato e presso la medesima domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Commissione esaminatrice, non costituita in giudizio;
per l'annullamento,
del giudizio di non idoneità all’abilitazione scientifica nazionale, settore concorsuale 05/A1 “botanica”;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 novembre 2018 la dott.ssa Gabriella De Michele e uditi per le parti l'Avv. Papponetti in sostituzione dell'Avv. G. F. Ferrari e il Procuratore dello Stato M. De Vergori;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
E’ sottoposta all’esame del Collegio una questione di mancato riconoscimento dell’abilitazione scientifica nazionale, nella peculiare procedura prevista dall’art. 16 della legge n. 240 del 30 dicembre 2010 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e di reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario). Tale procedura è disciplinata anche dal regolamento attuativo, approvato con d.P.R. n. 222 del 14 settembre 2011, come modificato con d.P.R. n. 95 del 4 aprile 2016, nonché dal regolamento recante criteri e parametri per la valutazione, oggetto di decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 120 del 7 giugno 2016, oltre che dal bando di selezione.
L’impugnativa richiede alcune annotazioni preliminari, circa i limiti di sindacabilità degli atti che siano, come quelli in esame, espressione di discrezionalità tecnica nella peculiare forma di giudizi di valore, implicanti competenze specialistiche di alto profilo; in rapporto a tali giudizi – resi peraltro nell’ambito di procedure di esame a carattere abilitativo e non concorrenziale – non può non sottolinearsi l’estrema difficoltà di un sindacato giurisdizionale non debordante nel merito (di per sè insindacabile) delle scelte compiute dall’Amministrazione, sussistendo di norma, per giudizi appunto di valore, margini di discrezionalità particolarmente ampi, rimessi sia alla sensibilità che all’esperienza, nonché all’alta specializzazione dei docenti, chiamati a far parte della commissione esaminatrice.
Non possono essere trascurate, tuttavia, ulteriori circostanze, attinenti sia all’evoluzione dei principi affermati dalla giurisprudenza, in tema di giudizio di legittimità su atti che siano espressione di discrezionalità tecnica, sia alla peculiare disciplina, dettata in materia di abilitazione scientifica nazionale, istituita per attestare la qualificazione dei professori universitari di prima e di seconda fascia, cui potranno essere successivamente affidati – con la procedura di cui all’art. 18 della citata legge n. 240 del 2010 – incarichi di docenza.
Sotto il primo profilo, infatti, la cognizione del Giudice Amministrativo ha subito nel corso degli anni una significativa evoluzione, fino a ritenere censurabile ogni valutazione che si ponga al di fuori dell'ambito di esattezza o attendibilità, quando non appaiano rispettati parametri tecnici di univoca lettura, ovvero orientamenti già oggetto di giurisprudenza consolidata, o di dottrina dominante in materia. (cfr. in termini: Cons. Stato, sez IV, 13 ottobre 2003, n. 6201); resta fermo tuttavia che l’indagine deve limitarsi all’attendibilità delle valutazioni effettuate, con possibile eccesso di potere giurisdizionale qualora l’indagine del giudice si estendesse all’opportunità o alla convenienza dell’atto, o al merito di scelte tecniche opinabili, con oggettiva sostituzione della volontà dell’organo giudicante a quella dell’Amministrazione competente in materia (Cass., SS.UU., 5 agosto1994, n. 7261).
Per quanto riguarda la disciplina, vigente in tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha introdotto parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno da tali parametri e, in caso di positivo riscontro degli stessi, circa l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata, per negare il titolo abilitante a soggetti, che per titoli professionali e produzione pubblicistica risultino, in effetti, già inseriti nel settore scientifico di riferimento.
Nel citato regolamento n.120 del 2016 si richiede in particolare, all’art. 5, che il candidato possieda almeno tre titoli fra quelli (non meno di sei) scelti dalla Commissione nell’elenco di cui all’allegato “A” al regolamento stesso; detto candidato, inoltre, deve superare almeno due su tre “valori soglia”, rapportati al numero di pubblicazioni su determinate categorie di riviste e alle citazioni registrate – in ordine alla relativa produzione scientifica – su specifiche banche dati internazionali (cfr. allegato “C” reg. cit); conclusivamente, quindi, l’abilitazione di cui trattasi potrà essere rilasciata – sulla base di cinque giudizi individuali (tre almeno dei quali positivi) e di un giudizio finale a carattere collegiale – solo ai candidati che, oltre a possedere gli almeno tre titoli di cui sopra, ottengano (art. 6 reg. cit.) una valutazione positiva sull’impatto della propria produzione scientifica e le cui pubblicazioni siano valutate complessivamente di qualità “elevata”, come definita nell’allegato “B” al medesimo regolamento (“si intende per pubblicazione di qualità elevata una pubblicazione che, per il livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che fornisce al progresso della ricerca, abbia conseguito o è presumibile che consegua un impatto significativo nella comunità scientifica di riferimento, a livello anche internazionale”). Ulteriori precise disposizioni indicano il numero di pubblicazioni da produrre, gli anni di riferimento e alcune diversificazioni per le valutazioni, da riferire alla I^ o alla II^ fascia di docenza.
Nel caso di specie, l’abilitazione di cui trattasi è stata negata per il settore concorsuale 05/A1 – Botanica – con cinque giudizi negativi, in quanto “ la produzione scientifica risulta continua nel tempo , ma un po’ eterogenea per le tematiche , non evidenziando una specifica linea di ricerca portante…………le pubblicazioni pur presentando una buona collocazione editoriale, non risultano originali.
Col ricorso in esame, tale valutazione è censurata dall’attuale ricorrente, Anna Maria Picco, per violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili, con prevalente accentuazione dei rilievi sul difetto di motivazione dei giudizi.
In tale contesto il Collegio ha ravvisato i presupposti per emettere sentenza in forma semplificata e, previo rituale avviso alle parti, ha trattenuto l’impugnativa in decisione, rilevandone l’infondatezza.
I giudizi individuali e la valutazione collegiale appaiono, infatti, estremamente coerenti nel rilevare come – pur possedendo tre titoli dei dieci indicati dalla Commissione e raggiungendo i tre valori soglia – la candidata presenti una produzione scientifica “maggiormente associabile all’ambito della Patologia vegetale (AGR/12), con aspetti anche di Chimica agraria (AGR/13)”; in particolare, si sottolinea come la stessa “negli ultimi due anni” abbia pubblicato “due lavori relativi alla biodiversità fungina in suoli periglaciali e su funghi marini, da cui sembra avere interrotto l’attività più strettamente relativa al settore della Patologia vegetale, senza però consolidare nuove linee di ricerca, attribuibili in modo chiaro al settore concorsuale 05/A1 – Botanica”.
Quello che la Commissione recepisce, a livello sia collegiale che individuale, è dunque un lavoro scientifico maggiormente associabile all’ ambito della Patologia vegetale, con aspetti rientranti anche nella Chimica, con tematiche più attinenti all’ambito botanico solo negli ultimi due anni, ma senza risultati tali, da evidenziare “un chiaro nuovo indirizzo scientifico”. L’attività pubblicistica della ricorrente, in effetti, risulta in buona parte riferita ad argomenti, che non possono dirsi con evidenza (tale da risultare apprezzabile anche da non esperti del settore) inclusi nel settore disciplinare 05/A1, come definito nell’allegato B del D.M. 30 ottobre 2015, n. 855. Quest’ultimo, infatti, si esprime al riguardo nei seguenti termini: “studia la diversità tassonomica e biologica dei vegetali attuali e fossili - di tutti gli organismi foto sintetici, in funghi, e i relativi simbionti – la loro evoluzione e le relazioni di affinità. Campi di azione sono il rilevamento floristico, l’analisi della biodiversità a livello genetico, di popolazione e di specie, la ricognizione dei taxa elementari, la teoria e le tecniche classificatorie dei gruppi di diversità, il loro uso per analisi biogeografiche e la diagnostica di piante foraggere, officinali e tossiche. Strumenti sono l’acquisizione di informazioni corologiche, biologico-riproduttive, popolazionistiche, paleobotaniche, palinologiche, morfo-anatomiche, istologiche, citologiche, citogenetiche, genomiche, molecolari. Tali informazioni sono elaborate con criteri fenetici, ivi inclusa la tassonomia numerica, filogenetici e cladistici. I contenuti della Botanica sistematica trovano espressione anche nella museologia naturalistica (Orti botanici, Erbari), nonché nella storia e nella didattica della botanica”.
A tale riguardo la ricorrente espone la pertinenza di diverse pubblicazioni prodotte (in particolare lavoro n. 1, relativo alla biodiversità fungina in suoli periglaciali; i lavori nn. 2 e 4, relativi alla biodiversità dei funghi marini; i lavori nn. 7 e 8, relativi alla biodiversità dei funghi in acqua dolce; i lavori nn. 6, 9, 10, 13 e 14 e 15, relativi all’aerobiologia, ossia la scienza che studia le particelle, viventi e non viventi presenti in atmosfera, le fonti che le producono, le modalità di trasporto nell'aria e gli effetti sull'ambiente (indoor e outdoor) in primo luogo sull’uomo, ma anche su animali e piante e sottolinea come per altri candidati (prof. Tosi) le pubblicazioni con la stessa impronta scientifica siano state – con apprezzamento contraddittorio, rispetto a quello ora in esame – ritenute espressamente pertinenti allo stesso settore concorsuale 05/A1. L’amministrazione resistente, tuttavia, produce i giudizi espressi specificamente sul prof. Tosi, tutti positivi in ordine all’attinenza con il settore delle tematiche trattate (con particolare riguardo a “sistematica, biologia ed ecologia dei funghi”), con ulteriore elencazione del “rank” – da intendere come indicatore bibliometrico – delle riviste da cui risultano tratte le pubblicazioni della ricorrente, due soltanto delle quali sarebbero attinenti al settore concorsuale che qui interessa. Fermo restando, dunque, che anche per la ricorrente era stata valutato come pertinente lo studio sulla biodiversità fungina, non si vede come possa enuclearsi da tale unico dato una contraddittorietà di giudizi, che riguardano l’intera produzione scientifica dei diversi candidati (peraltro non in competizione fra loro, essendo la procedura in esame a carattere meramente abilitativo). Mentre non emergono, pertanto, chiari indici di illogicità o travisamento dei fatti, il Collegio è sostanzialmente chiamato a ripercorrere valutazioni tecnico-discrezionali, insindacabili nel merito e particolarmente delicate, trattandosi di attribuire l’idoneità per una docenza di I^ fascia. Quanto sopra, sulla base di mere argomentazioni difensive, non sorrette da alcun principio di prova, come – a titolo di esempio – la produzione di pareri tecnici che, pur essendo di parte, avrebbero potuto evidenziare la necessità di ulteriori approfondimenti, in ordine alla congruità degli apprezzamenti contestati. Allo stato degli atti, pertanto, il Collegio ritiene che il ricorso debba essere respinto; le spese di giudizio seguono la regola della soccombenza, nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando, respinge il ricorso n. 5551/2017, come in epigrafe proposto; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese giudiziali, nella misura di €. 1.000,00 (euro mille/00), oltre agli accessori di legge, a favore della parte resistente.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 novembre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente, Estensore
Vincenzo Blanda, Consigliere
Achille Sinatra, Consigliere
Pubblicato il 19/11/2018