#4629 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 16 maggio 2019, n. 6098 [Duplicato]

Studenti universitari-Accesso all'università-Diploma di massofisioterapista-Qualificazione Università-Notifica

Data Documento: 2019-05-16
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Dopo la riforma introdotta dalla legge 9 maggio 1989, n. 168, le Università non possono essere qualificate come organi dello Stato, dovendo essere inquadrate nella categoria degli enti pubblici autonomi, con la conseguenza che non opera il patrocinio obbligatorio dell’Avvocatura dello Stato, disciplinato dagli artt. da 1 a 11 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, bensì, in virtù dell’art. 56 del R.D. 31 agosto 1933, n. 1592, non abrogato dalla legge n. 168 del 1989, il patrocinio facoltativo o autorizzato regolato dagli artt. 43 del R.D. n. 1611 del 1933 (come modificato dall’art. 11 della legge 3 aprile 1979, n. 103) e 45 del medesimo R.D., con i limitati effetti previsti per tale forma di rappresentanza, ovvero: esclusione della necessità del mandato e facoltà, salvo i casi di conflitto, di non avvalersi dell’Avvocatura dello Stato con apposita e motivata delibera; inapplicabilità delle disposizioni sul foro erariale e sulla domiciliazione presso l’Avvocatura ai fini della notificazione di atti e provvedimenti giudiziali (Cons. Stato, Sez. VI, 9 dicembre 2010, n. 8632; Id., 21 settembre 2005, n. 4909; Cass. Civ., SS.UU., 10 maggio 2006, n. 10700; Id., Sez. Lav., 29 luglio 2008, n. 20582).

Contenuto sentenza
N. 06098/2019 REG.PROV.COLL.
N. 02503/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2503 del 2018, proposto da: 
Francesca Irene Turco, rappresentata e difesa dagli avvocati Mario Caliendo e Giovanni Di Caterino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dello stesso avv. Giovanni Di Caterino in Roma, via G. Palumbo; 
contro
Ministero Istruzione Università e Ricerca, in persona del Ministro p.t., Universita' degli Studi di Roma “La Sapienza”, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
per l'annullamento
1) del provvedimento emesso dalla Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, con protocollo con n.0010714 del 07.02.2018, notificato in pari data, recante il diniego della richiesta della dott.ssa Turco Francesca Irene di voler ottenere la riconversione creditizia del titolo di Massofisioterapista, la valutazione della Laurea in Scienze delle Attività Motorie Preventive ed Adattate e del riconoscimento del pregresso percorso formativo con l'iscrizione diretta ad anni superiori al primo del Corso di Laurea in Fisioterapia;
2) del D. R. n.1639 del 5 luglio 2017 se ed in quanto lesivo degli interessi della ricorrente;
3) di ogni altro atto e/o provvedimento preordinato, connesso e conseguente se ed in quanto lesivo dei diritti ed interessi della ricorrente presupposto.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero Istruzione Università e Ricerca e dell’ Universita' degli Studi di Roma “La Sapienza”;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 dicembre 2018 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: per la parte ricorrente, l'Avv. G. Di Caterino e per le Amministrazioni resistenti, l'Avvocato dello Stato Giovanni Greco;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
1. La ricorrente, Francesca Irene Turco, ha conseguito nel 2015 il diploma triennale di massofisioterapista, presso l’Istituto E. Fermi di Perugia (v. attestato in atti), ai sensi e per gli effetti di cui alla Legge 19 maggio 1971 n. 403. La medesima aveva già conseguito in precedenza, in data 26.11.2008, la Laurea in Scienze Motorie, presso l’Università “Kore” di Enna e, in data 15.7.2010, la Laurea Specialistica in Scienze delle Attività Motorie Preventive ed Adattate presso l’Università degli studi di Verona.
In data 12.1.2018 la stessa ricorrente ha presentato all’Università degli studi di Roma “La Sapienza” apposita istanza volta ad ottenere la riconversione creditizia dei titoli suddetti, la valutazione e la conversione dei connessi crediti formativi e la consequenziale iscrizione diretta al Corso di Fisioterapia presso l'Ateneo romano.
La domanda, tuttavia, è stata respinta con il gravato provvedimento, sul presupposto che, essendo il corso di laurea in oggetto a numero chiuso, la valutazione dei crediti formativi vantati avrebbe potuto essere effettuata dagli organi accademici solo a seguito del superamento della prova di ammissione, nel limite dei posti messi a concorso.
2. Il ricorso proposto mira all’annullamento del diniego di iscrizione ad anno successivo al primo del Corso di Laurea in Fisioterapia ed è affidato alle seguenti censure:
I) violazione art. 4 legge 42/1999, art. 6 co 3 D. Lgs. 502/92, DM 27 luglio 2000: ai sensi della normativa citata, dovrebbe dichiararsi l’equipollenza del titolo di massofisioterapista triennale di cui alla legge 403/1971 rispetto al diploma di laurea in fisioterapia. Pertanto il diploma conseguito da parte ricorrente sarebbe idoneo a consentire la riconversione creditizia, ai fini dell’iscrizione diretta (senza previo sostenimento della prova di ingresso) al corso di laurea in Fisioterapia, secondo il nuovo ordinamento. In definitiva, si sostiene che il decreto ministeriale 27 luglio 2000 dichiari il titolo di massofisioterapista equipollente al diploma universitario di fisioterapista, di cui al decreto ministeriale 14 settembre 1994 n. 741, e che, perciò, esso rientri nel novero dei "diplomi, conseguiti in base alla normativa precedente… validi ai fini dell'accesso ai corsi di laurea specialistica, ai master e agli altri corsi di formazione post-base di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509 attivati nelle università", come previsto dall'articolo 10, decimo comma, del decreto-legge n. 402/2001. Da tale ricostruzione della normativa deriverebbe, secondo la tesi attorea, l’illegittimità del diniego, poiché la vigente normativa non prevede che per ottenere la riconversione dei crediti formativi non universitari sia necessario il superamento del test di ingresso; negli stessi termini rileva, per la ricorrente, il diploma di laurea in Scienze Motorie e la laurea in Scienze da lei conseguito nel 2011;
II-III) Violazione art. 3 legge 241/90, difetto di motivazione e difetto di istruttoria, nonché irragionevolezza del provvedimento trattandosi, in sostanza, del mancato riconoscimento di esami afferenti a un corso di studi del tutto equipollente al corso di laurea in Fisioterapia e non trovando applicazione il cd. “numero chiuso”, in riferimento all’iscrizione al corso per la quale non può essere richiesto il superamento del test di ammissione al primo anno del corso di laurea.
3. Si sono costituiti in giudizio (in data 13.3.2018) il MIUR e l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, chiedendo il rigetto del gravame.
4. All’esito della camera di consiglio del 21.3.2018, il Collegio, con ordinanza n. 1805/18, ha ordinato all’Università resistente di procedere al riesame della posizione della ricorrente, per le seguenti ragioni: “... come più volte affermato in giurisprudenza (da ultimo cfr. di questa Sezione, la sentenza 29 agosto 2017 n. 09453; nonché TAR Campania, Napoli, sez. IV, n. 706/2017; Cons. Stato sentenza n. 1105/2015; TAR Sicilia, Catania, n. 196/2017 e Cons. Stato n. 4476/2003), appare inficiata da contraddittorietà la sottoposizione di coloro che sono in possesso del titolo di studio vantato da parte ricorrente (diploma di massofisioterapista) ai test di accesso alla Facoltà ambita; Ritenuto, pertanto, che l’Ateneo debba riconsiderare il provvedimento impugnato, entro giorni venti (30) dalla comunicazione della presente ordinanza, alla luce di tali affermazioni giurisprudenziali, nonché dei titoli posseduti e della loro idoneità (o non idoneità) a determinare l’iscrizione all’anno del corso universitario di interesse della ricorrente, in relazione all’ordinamento degli studi dell’Ateneo prescelto….”.
5. Sia la parte ricorrente che l’Università intimata hanno successivamente depositato ulteriori documenti, tra i quali l’estratto della delibera n. 9 del 10.7.2018 del Consiglio di Corso di Laurea in Fisioterapia, attestante gli esami universitari convalidati, i corrispondenti CFU e la possibilità per la ricorrente di essere iscritta al primo anno del Corso stesso. Dalla delibera non si evince, viceversa, il riconoscimento dell’attività formativa svolta dalla ricorrente, per il conseguimento del diploma di Massofisioterapista presso l’Istituto Enrico Fermi di Perugia.
6. Depositati ulteriori documenti dalle parti e, quindi, memoria illustrativa da parte della sola ricorrente, alla pubblica udienza del giorno 19 dicembre 2018 la causa, dopo la discussione, è stata trattenuta dal Collegio in decisione.
7. Va premesso che il riesame della posizione della ricorrente, effettuato in corso di causa dall’Università resistente con esito (almeno in parte) satisfattivo per la medesima - che ha ottenuto l’iscrizione al primo anno del Corso di Laurea ambito, sulla base della convalida di un certo numero di esami, superati nei due corsi di laurea precedentemente portati a termine (Scienze Motorie e Attività Motorie Preventive e Adattate) - non rileva ai fini della cessazione della materia del contendere né quale evento da cui si possa desumere una sopravvenuta carenza di interesse alla coltivazione del presente ricorso. L’Ateneo, infatti, mostra di avere provveduto all’iscrizione della ricorrente in esecuzione dell’ordinanza cautelare adottata da questa Sezione. Ne consegue che soltanto una sentenza di merito, che accolga, in tutto o in parte, le censure articolate dalla ricorrente, è idonea a rendere definitivi e consolidare gli effetti delle ordinanze cautelari e dei consequenziali provvedimenti amministrativi già adottati dai competenti organi dell’Ateneo (in particolare dal Consiglio di Corso), che alle predette ordinanze hanno dato attuazione.
10. Ciò premesso il Collegio ritiene che il ricorso, quanto al primo motivo, sia parzialmente fondato, nei limiti di seguito precisati.
Come già esposto nella superiore narrativa, parte ricorrente, presentava apposita domanda - ricevuta dall’Università di Roma La Sapienza, a mezzo pec, in data 13.1.2018 - al fine di ottenere l’iscrizione al Corso di Laurea in Fisioterapia, senza il previo sostenimento del test di ingresso e, nel contempo, il riconoscimento dei CFU connessi ai titoli dalla stessa posseduti e costituiti:
- dalla laurea in Scienze Motorie e Sportive conseguita il 26.11.2008 presso l’Università “Kore” di Enna;
- della laurea specialistica in Scienze delle Attività Motorie Preventive e Adattate conseguita il 15.7.2010, presso l’Università di Verona;
- dal diploma di Massofisioterapista conseguito nel 2015 presso l’Istituto E. Fermi di Perugia (operante sulla base di autorizzazione e accreditamento della Regione Umbria).
Il Collegio ritiene che la domanda di parte ricorrente sia legittima limitatamente agli esami superati dalla stessa nell’ambito dei due corsi di laurea menzionati, previa valutazione discrezionale della loro rilevanza e della loro incidenza in termini di CFU, da parte dei competenti organi universitari, sulla base dei regolamenti didattici propri dell’Ateneo interessato.
10. La Sezione, infatti, in recenti pronunce (vedi, tra le altre, TAR Lazio, III, 9 ottobre 2018, n. 9832; id. 12 dicembre 2018, n. 12092), ha affermato e ribadito il principio secondo cui va ammessa l’equipollenza degli esami “affini” sostenuti in altro Corso di Laurea, rispetto a quelli previsti nell’ambito del Corso ad accesso programmato a cui il candidato ha interessate ad accedere (Fisioterapia, nella specie), laddove abbia maturato un numero di crediti formativi sufficienti all’immatricolazione ad anno successivo al primo, sempre che per tale anno, a seguito di trasferimenti o rinunce, si sia verificata una scopertura dei posti disponibili e senza che, in tale situazione, sia necessario affrontare il test, previsto in via esclusiva per il primo accesso agli studi universitari nel settore in questione.
Sotto tale profilo, già con l’ordinanza cautelare n. 1805 del 2018 le ragioni difensive della ricorrente sono state accolte, con prioritario riferimento ai principi interpretativi, desumibili dalla nota sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 1 del 28 gennaio 2015.
Il percorso argomentativo di tale sentenza può essere sintetizzato, per quanto qui interessa, nei seguenti termini (vedi i citati precedenti della Sezione):
- il superamento del test, di cui all’art. 1, commi 1 e 4, della legge 2 agosto 1999, n. 264 (Norme in materia di accesso ai corsi universitari) costituisce requisito di ammissione, ma non anche abilitazione o titolo ulteriore, indefettibilmente richiesto per accedere alla facoltà di Medicina e Chirurgia, in aggiunta al diploma di scuola secondaria superiore;
- coerentemente, pertanto, la citata normativa richiede che le prove di cui trattasi siano riferite al livello formativo assicurato, appunto, dagli studi liceali, in un logico “continuum temporale” fra detti studi e la prima ammissione al corso di laurea di cui trattasi;
- nessuno specifico requisito di ammissione, invece, è formalmente richiesto per i trasferimenti, disciplinati dall’art. 3, commi 8 e 9 del D.M. del 16 marzo 2007 (Determinazione delle classi di laurea magistrale): le citate norme si limitano infatti a disporre il riconoscimento dei crediti già maturati dagli studenti, in caso di passaggio non solo ad una diversa Università, ma anche ad un diverso corso di laurea; la determinazione di criteri e modalità per effettuare tale riconoscimento è rimessa ai regolamenti didattici, senza esclusione di eventuali colloqui, per la verifica delle conoscenze possedute dallo studente;
- solo per il primo accesso alla Facoltà, pertanto, appare ragionevole un accertamento della predisposizione agli studi da intraprendere, mentre per gli studenti già inseriti nel sistema (ovvero, già iscritti in Università italiane o straniere) può richiedersi soltanto una valutazione dell’impegno complessivo di apprendimento: impegno, dimostrato con l’acquisizione dei crediti, corrispondenti alle attività formative compiute;
- per il trasferimento, sia in ambito nazionale che con provenienza da Università straniere, l’ammissione agli studi universitari si pone come requisito pregresso, divenuto irrilevante poiché superato dal percorso formativo-didattico, già seguito in ambito universitario (purchè detto percorso sia reso oggetto di rigorosa valutazione);
- non si pone, conclusivamente, alcun problema di “elusione” del percorso prescritto dalla legge, se gli obiettivi perseguiti vengono pienamente raggiunti per vie diverse, rispettose delle capacità formative delle Università e delle regole dalle medesime dettate per assicurare la più ampia possibile attuazione del diritto allo studio, costituzionalmente garantito, non senza un rigido e serio controllo del percorso formativo dello studente, che chieda il trasferimento provenendo da altro Ateneo.
I principi basilari sopra sintetizzati, in conformità alla linea interpretativa tracciata dall’Adunanza Plenaria, si adattano al caso in esame, ovvero alla situazione di chi abbia maturato in facoltà italiane, diverse da Fisioterapia, crediti formativi “spendibili” anche in quest’ultimo settore disciplinare, secondo i regolamenti didattici dell’Ateneo.
Ove tali crediti sussistano – e siano sufficienti per l’immatricolazione in anni successivi al primo – non c’è ragione per non ritenere doverosa detta immatricolazione (come va ritenuto per chi voglia immatricolarsi al Corso di Medicina presso un’università italiana, avendo iniziato gli studi di Medicina in una Università straniera), senza reiterazione del test di primo accesso, essendo l’accesso subordinato all’unica ulteriore condizione della presenza di posti disponibili, presso l’Ateneo a cui venga presentata la domanda (per mancata iscrizione degli idonei selezionati negli anni antecedenti, ovvero per trasferimenti in uscita o rinunce agli studi).
11. Le conclusioni sopra esposte appaiono conformi alla ratio, che giustifica sul piano costituzionale e comunitario la stessa previsione del cosiddetto “numero chiuso”, ovvero dell’accesso programmato a Facoltà, in cui il numero degli iniziali aspiranti superi di gran lunga le capacità formative degli Atenei, nonché – per quanto noto in sede di programmazione – le esigenze del sistema sociale e produttivo, in cui dovranno immettersi i nuovi professionisti (cfr., per il principio, Corte Cost., 11 dicembre 2013, n. 302 in tema di graduatoria unica nazionale, ormai sussistente; ordinanza 20 luglio 2007, n. 307, nonché sentenze 27 novembre 1998, n. 383 sulla previgente legge n. 341 del 1990, come modificata con legge n. 127 del 1997, ma sulla base di principi speculari a quelli, deducibili in rapporto alla legge n. 264 del 1999; Corte di Giustizia, III sezione, 12 giugno 1986 – Bertini c. Regione Lazio, ricorsi nn. 98, 162 e 258/85 e 13 aprile 2010, causa C – 73/08; CEDU, 2 aprile 2013 – ricorsi 25851/09, 29284/09, 64090/09 – Tarantino e altri c. Italia).
Dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria sopra richiamata emerge, infatti, con chiarezza che il cosiddetto numero chiuso si è reso indispensabile in ragione dell’esigenza di assicurare, per la formazione di professionalità adeguate, che l’accesso alle Facoltà di Medicina sia subordinato alla congruità del rapporto fra numero di studenti e idoneità delle strutture, sotto il profilo non solo della didattica, ma anche della disponibilità di laboratori e della possibilità di avviare adeguate esperienze cliniche, nonché di accedere alle specializzazioni.
Non ultima infine (ferma restando la priorità delle esigenze sopra indicate) è la finalità di assicurare – anche in considerazione della libera circolazione di professionisti in ambito U.E. – la possibilità di adeguati sbocchi lavorativi, da commisurare al fabbisogno nazionale, sul presupposto che vi sia un potenziale bilanciamento fra medici formati in altri Paesi dell’Unione, operanti in Italia e medici italiani trasferiti in ambito comunitario. Anche la Corte di Giustizia – pur escludendo la sussistenza di un obbligo, a livello comunitario, di limitare il numero di studenti ammessi alle facoltà di Medicina – ha riconosciuto la facoltà dei singoli Stati di adottare le misure più opportune, per garantire i predetti, ottimali livelli di formazione, al fine di tutelare lo standard qualitativo della sanità pubblica. Parimenti, la CEDU ha affermato che “in linea di principio, la limitazione dell’accesso agli studi universitari non è incompatibile con l’art. 2 del Protocollo n. 1, tenendo presenti le risorse disponibili e il fine di ottenere alti livelli di professionalità...
Pertanto, l’applicazione del numero chiuso non può violare la citata norma se è ragionevole e nell’interesse generale della società. La materia ricade nell’ampio margine di apprezzamento dello Stato” (cfr. sentenze sopra citate, nonché TAR Lazio, Roma, sez. III, 21 ottobre 2005, n. 9269 e 9 ottobre 2017, n. 10129).
12. Per tutte le ragioni esposte, in conclusione, il primo ordine di censure prospettato nell’impugnativa è meritevole di accoglimento, sotto gli assorbenti profili sopra evidenziati, considerato che, per effetto delle citate pronunce di questa Sezione nn. 9832/2018 e 12092/2018, vi è ormai stato l’annullamento della disposizione – contenuta nell’allegato 2, punto 12, al D.M. n. 477 del 2017 – nella parte in cui consente l’iscrizione ad anni successivi al primo, senza previo superamento della prova di ammissione, “esclusivamente” a chi provenga dai medesimi corsi di laurea magistrale, per trasferimento da “altra sede universitaria italiana, comunitaria o extracomunitaria”, senza considerare che a non diversa valutazione di equipollenza degli esami sostenuti – rispetto a quelli previsti nel piano di studio di Medicina e Chirurgia – si può pervenire, anche ove detti esami siano stati sostenuti in Corsi di laurea e Facoltà diverse.
Dal predetto annullamento deriva l’invalidità derivata, “in parte qua”, del bando relativo alle modalità di ammissione ai corsi di laurea per le professioni sanitarie emanato con D.R. n. 1639 del 5 luglio 2017 (impugnato) laddove anch’esso, all’art.1 “Requisiti di accesso”, punto 2, espressamente stabilisce che “Gli studenti laureati già in possesso di un titolo accademico (conseguito in Italia o all’estero) e coloro che provengono da altri corsi di laurea o diplomi universitari sono tenuti ad osservare le medesime procedure indicate nei punti successivi ed a sostenere la relativa prova di ammissione”.
Gli effetti conformativi della presente pronuncia non implicano, in ogni caso, il richiesto accertamento di un diritto della ricorrente all’immatricolazione richiesta, essendo rimessa al discrezionale apprezzamento dell’Ateneo (invero già svoltosi in pendenza di ricorso) – in base ai parametri vigenti – la valutazione sia di equipollenza degli esami che di sufficienza (o meno) dei crediti formativi in possesso della ricorrente, ai fini della immatricolazione al Corso di Laurea in Fisioterapia.
Con riguardo a tale profilo il motivo merita accoglimento.
13. Il primo motivo non può, viceversa, essere accolto nella parte in cui mira (anche) al riconoscimento, ai fini dell’immatricolazione e della maturazione di crediti formativi spendibili nel Corso di Laurea in Fisioterapia, del diploma in Massofisioterapia conseguito dalla dott.ssa Turco nel 2015. Al riguardo assume infatti rilievo decisivo la recente pronuncia dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato 9 novembre 2018, n. 16, ove si afferma – all’esito della approfondita disamina della lunga e articolata vicenda normativa e del contrastante dibattito giurisprudenziale che hanno riguardato il diploma “de quo” - il seguente principio di diritto: “Il diploma di massofisioterapista, rilasciato ai sensi della l. 19 maggio 1971 n. 403, non consente ex se l’iscrizione alla facoltà di Fisioterapia né dà vita, nella fase di ammissione al corso universitario, ad alcuna forma di facilitazione, nemmeno se posseduto unitamente ad altro titolo di scuola secondaria di secondo grado di durata quinquennale; l’iscrizione alla facoltà di Fisioterapia potrà quindi avvenire solo secondo le regole ordinarie che postulano il possesso di un titolo idoneo all’accesso alla formazione universitaria ed il superamento della prova selettiva di cui all’art. 4, l. 2 agosto 1999, n. 264".
14. Nei limiti anzidetti il ricorso può trovare parziale accoglimento con riguardo al primo motivo ed assorbimento, per carenza di interesse, delle restanti censure.
In proposito può osservarsi che il competente organo della Facoltà, in esecuzione dell’ordinanza cautelare adottata in corso di causa dalla Sezione, nell’esercizio dei poteri discrezionali-valutativi ad esso spettanti (in quanto non azzerati dal dictum cautelare a cui ha inteso dare esecuzione), in definitiva ha dato sostanziale applicazione ai suddetti principi (ivi compreso quanto affermato da A.P. n. 16/2018), riconoscendo alla ricorrente la possibilità di immatricolarsi al primo (e non al terzo) anno del corso ambito, attraverso il riconoscimento dei soli CFU derivanti dagli esami sostenuti nei corsi di laurea portati a termine, senza attribuire rilevanza, però, anche all’attività formativa e didattica di cui la ricorrente ha fruito nell’ambito del corso regionale in Massofisioterapia.
15. Solo nei limiti e con gli effetti sopra illustrati il ricorso può dunque essere accolto, mentre la novità della questione trattata ed il carattere parziale dell’accoglimento rendono equa la compensazione delle spese giudiziali.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei limiti precisati in motivazione e, per l’effetto, annulla il provvedimento prot. n. 10714 del 7 febbraio 2018 dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e, in parte qua , del D.R. n.1639 del 5 luglio 2017, limitatamente all’art.1, “Requisiti di accesso”, punto 2, in quanto lesivo degli interessi della ricorrente.
Compensa le spese giudiziali.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Silvio Lomazzi, Consigliere
Claudio Vallorani, Primo Referendario, Estensore
 Pubblicato il 16/05/2019